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Referendum pensioni respinto: in arrivo danni elettorali inestimabili per il PD e altri guasti per l’Italia

22 Gen

La Corte Costituzionale ha bocciato la proposta di referendum abrogativo delle norme introdotte sulle pensioni da Elsa Fornero come ministro del Welfare.

Molti attendono le motivazioni della sentenza della Corte che verranno depositate solo tra qualche settimana e tanti prevedono che ci sarà riferimento all’articolo 75 della Costituzione che non ammette il referendum per leggi tributarie e di bilancio, ma potrebbe non essere così.

Infatti, sarebbe davvero molto difficile spiegare ai cittadini  come sia possibile in termini costituzionali che i risparmi dei lavoratori possano entrare a far parte del bilancio dello Stato. E come sia possibile – se la Corte motivasse così – dovrannno spiegarlo i nostri politici affamati di voti ai 18enni pre crisi, oggi venticinquenni senza lavoro e con i genitori cinquantenni allo stremo.
Specialmente se dall’altro lato ci fosse la generazione pre-1952 con le pensioni d’oro e i loro figli pre-1980 che almeno la casa di proprietà ed una da affittare spesso e volentieri ce l’hanno.

lavoratori anziani senior

Probabile che i serbatoi elettorali di alcuni territori e strati sociali alzeranno, nel segreto dell’urna, l’asso di picche al Partito Democratico, fosse solo in ragione delle note posizioni di Giuliano Amato, oggi giudice costituzionale, ieri autore della riforma – poi ripresa da Dini e Maroni – che allungò oltre ogni aspettativa il sistema retributivo che ci dissangua, e delle poco note posizioni di Camusso e CGIL, che tacciono, invece di sostenere il referendum, come tacciono sul reddito di cittadinanza.
E, probabilmente, andranno altrove tanti elettori ‘moderati’ di un eventuale Partito del Nazareno, che – guarda caso – coinciderebbe più o meno con le forze poltiche che sostennero Monti, in quanto i ‘segati’ della Fornero, figli disoccupati inclusi, rappresentano almeno 4 milioni di voti, forse sette, già nell’immediato.

Intanto, annotiamo che anche mia suocera ottantenne e ‘de sinistra’ ormai afferma che ‘Salvini è razzista, ma ha ragione’ e che è facile immaginare cosa pensino in blocco gli statali il cui padrone si è appropriato dei loro sacrosanti risparmi per la vecchiaia.

Andrà a finire molto male questa storia delle pensioni procastinate ad libitum … anche perchè lasciare questa Inps al palo, senza riformarla e/o senza ri-finanziarla, è davvero contro tendenza: il sistema previdenziale pubblico, da un decennio, si è sostituito a Banca d’Italia nel ‘prestare’ soldi allo Stato. L’Inps per certi versi è (era) una banca, o meglio una ‘cassa’ – ma è l’unica che non ha beneficiato finora di ampie trasfusioni …

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Senato: chi gioca al massacro non ama l’Italia

31 Lug

Oggi, la Lega di Salvini ha conseguito una importante vittoria, ottenendo che nel futuro Senato – quello delle Regioni per intendersi – si possa legiferare su temi etici come famiglia, matrimonio e diritti civili.

Una buona cosa, visto che è solo da 150 anni che il Cattolicesimo è diventato la religione di Stato degli italiani, mentre prima – eccetto 3-4 regioni – ognuno legiferava come voleva. Ad esempio, pochi sanno che nei due stati borbonici (Due Sicilie e Parma-Modena) il divorzio fu consentito dal 1804 al 1819-21, come anche che i regnanti di Napoli fin dal 1600 emisero editti di tolleranza verso gli omosessuali.

L’Italia non è nata ‘serva di Roma’, come cantava il buon Goffredo Mameli, e … l’elmo di Scipio è andato perduto, se i nostri marò non siamo proprio capaci di  riportarceli a casa.

Dunque, davvero non si comprendono le perplessità del ‘core’ intellettuale della Sinistra, ovvero il quotidiano La Repubblica, verso Matteo Renzi e le sue proposte, se il voto di oggi vede il governo battuto per un’inezia su un’inezia, ma in realtà si aprono le porte ad una alleanza trasversale con la Lega e la nuova destra.

E si è già aperta la porta delle ‘preferenze’ – l’ha fatto oggi Matteo Renzi, finalmente – che fanno lievitare i costi della campagna elettorale (come ricordava Anna Finocchiaro), con buona pace di grillini, più predestinati e pervenuti vari, eletti con una manciata di voti personali.
Quanto al problema che il PD paventa – cioè che il controllo delle preferenze garantisca, poi, in alcuni settori del Paese i tentativi della criminalità organizzata di inquinare la campagna elettorale – sappiamo che ci riescono lo stesso (la Seconda Repubblica è finita negli scandali come la prima) e che è anche vero che se un partito candidasse mafiosi è sempre ampiamente possibile che vinca l’altro partito perchè gli onesti si riverserebbero in massa. Il problema si verificherebbe se in TUTTI i 2-3 partiti che contano  ci fosse un mafioso candidato …

La porta delle preferenze ed un vero federalismo, forse è questo che agita il giornale di cui fu direttore Eugenio Scalfari: la percezione che gli italiani siano ormai stufi di una ‘certa sinistra’ che sa solo criticare o puntare i piedi, ricordarsi delle regole solo a corrente alternata, proteggere solo i lavoratori delle grandi aziende o della pubblica amministrazione e mai  i giovani, le donne, gli invalidi, i disoccupati.

Sappiamo tutti che tra i maggiori oppositori del ‘salario minimo’ c’è la CGIL, segretari in testa. Come qualcuno ricorderà che – erano i tempi di Espero – proprio i sindacati misero in giro la storia che le pensioni sarebbero venute a mancare, piuttosto che denunciare quello che ha scritto in più riprese il Sole24ore o che risulta a sentenza, ovvero che per anni non furono versati i contributi dei precari statali, che almeno 30 miliardi dell’ex Inpdap sono finiti a compensazione della voragine chiamata Sanità, che un altro buco di 5-6 miliardi ci arriva dalle ex casse dei dirigenti pubblici, grazie agli errori di stima sull’apprezzamento lira-euro, errori che oggi sappiamo estesi a chiunque abbia versato contributi prima del 1980 circa.

Fattacci che non solo i sindacati, ma anche i Cinque Stelle o Mineo e la Sinistra PD potrebbero denunciare e sanare: l’ha scritto chiaro e tondo il Sole24ore, ce l’hanno tutti i giorni  in rassegna stampa e stanno lì a guardare? E dell’ex direttore Mastrapasqua – son passati mesi – come vanno indagini, accertamenti e processi? Neanche un’interrogazione a cinque stelle per sapere che ne è – dopo un anno – del buco Inps?
Potrebbero almeno ‘ritirarsi in buon ordine’, non avendo granchè da proporre, dando del solito ‘fascista’ a Renzi, come ha fatto SEL, sempre fedele alla tradizione.

Sempre da lor signori, andando alla Camera, arriva la grande novità che, finalmente,  per professori universitari e medici primari il pensionamento d’ufficio potrà scattare dopo i 68 anni, alla faccia dell’innovazione e del cambiamento, mentre Renzi chiedeva 65 e basta come per tutti.
Il tutto ammesso e non concesso che arrivi il parere favorevole della commissione Bilancio sulle coperture finanziarie, che l’INPS non ha neanche i soldi che doveva avere accantonato in 40 anni e passa per/da questi lavoratori, caso mai volessero pensionarsi di diritto domani.
Privilegio uguale e contrario per i ricercatori universitari: il pensionamento d’ufficio scende a soli 62 anni d’età, anche se a manovali, docenti, tramvieri, artigiani, infermieri e chi più ne ha più ne metta tocca di arrivare a 65 anni.

biani_forconi

Parliamo di chi si sta opponendo a Matteo Renzi, di cosa effettivamente facilitano e cosa bloccano, e come dimenticare che mentre il Miur trova risorse per oltre 30.000 assunzioni di docenti precari nella scuola, mentre il turn over pensionistico è bloccato grazie alle norme di Elsa Fornero (e ai buchi da 50 miliardi di euro nel bilancio ex Inpdap), con i tempi che corrono è grasso che cola, ma Cobas e Cgil si lamentano: volevano di più …
Eppure, le nascite sono sempre in stallo, la riforma Gelmini  è ancora da mandare a regime ed i posti  in soprannumero che si dovevano tagliare li paghiamo con le nostre tasse da due o tre anni, mentre esodati disoccupati e invalidi possono aspettare.

Un po’ come a Roma, dove per salvare i posti di lavoro dei dipendenti comunali e mantenere un patrimonio immobiliare insostenibile e poco utilizzato, il sindaco Ignazio Marino preferisce tagliare quasi 3 milioni di chilomentri di linee autotramviarie, oltre ad eliminarle quasi del tutto d’estate, anche se la città (e la Capitale) deve continuare a funzionare nonostante lui e il suo Comune disastrato.

O come i Cinque Stelle che in questi 18 e passa mesi di legislatura sono riusciti a dimostrare solo una cosa: non vanno d’accordo con nessuno, non riescono a coinvolgere e farsi convolgere su proposte concrete, non intervengono sulle leggi finanziarie.
I disoccupati, gli invalidi, gli anziani, gli esodati che Beppe Grillo abbracciava piangendo davanti alle telecamere sono ancora disoccupati, invalidi,  anziani,  esodati.

Se questi sono, come proprio sembra, gli strenui oppositori delle riforme di Matteo Renzi in nome del popolo italiano …

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Roma: gli assurdi percorsi dell’Atac e gli ospedali irraggiungibili

6 Giu

Roma è una città di soli 2,7 milioni di abitanti, che però vivono nello spazio che – di norma – contiene 7-8 milioni di persone in una città europea (es. Londra con 1.500 kmq). Parigi, che ha 2,2 milioni di abitanti, occupa poco più di 100 kmq, Roma ne occupa oltre 1200, mentre a Madrid bastano e avanzano 600 kmq per oltre tre milioni di residenti.

Se la densità abitativa è relativamente bassa, non solo il costo manutentivo procapite schizza alle stelle, ma anche i trasporti ne risentono sia perchè in molte tratte diventano inconvenienti per i gestori sia perchè, con lo sviluppo caotico e palazzinaro di Roma, i percorsi diventano tortuosi, gli incroci improbabili, la segnaletica pubblica carente e quella privata onnipresente.

Il risultato è che tutta una serie di servizi è praticamente irraggiungibile con i mezzi pubblici da quartieri praticamente limitrofi, come dimostra Google Map.
E, nota bene, quelli nelle mappe sono tutti siti ospedalieri  dove convergono migliaia di malati al giorno con i loro accompagnatori per ambulatori e day hospital, oltre ai convegnisti e al personale commerciale e tecnico.

Verano - Borgo Sant'Angelo

EUR Ciampino

Magliana - Ifo San Gallicano

Rocca Cencia Pertini

Ottavia Sant'Andrea

Fidene-SF Neri

Montesacro Togliatti

Inquietante e scandaloso: non è possibile che aeroporti e ospedali siano così scollegati dai propri siti e bacini di riferimento.

Dalle mappe di Google sono evidenti due cose: l’impossibilità a spostarsi con i mezzi pubblici (n.b. le tempistiche non includono i tempi di attesa alla fermata) e l’enorme quantità di chilometri da perorrere facendo giri inutili.

Dunque, la faccenda riguarda anche la Regione Lazio se – guarda caso – alcuni ‘ospedali a rischio o parzialmente inutilizzati sono proprio quelli mal raggiunti dai trasporti pubblici.

Intanto, la Giunta Capitolina dovrebbe prendere atto che continuando a non intervenire nelle periferie, -non appena sarà completato il complesso del Palacongressi dell’Eur e lo stadio della A.S. Roma non molto lontano, con la pedonalizzazione rigida del centro storico – andremo a conseguire quello che già si prospetta: un’area centrale di una sessantina di chilometri quadrati destinata alla casta entro il perimetro della Roma Anni ’50, che garantisce sufficiente densità demografica per servizi pubblici adeguati, e i restanti 1200 kmq ridotti ad una sorta di sobborgo di Los Angeles, senza collegamenti, servizi a casaccio ed impattugliabile.

Un’elegante soluzione alla ‘francese’ direbbe, forse, il sindaco Ignazio Marino, come accade a Parigi, meravigliosa meta turistica e simbolo della Grandeur francese, ma anche sterminata e brutale banlieue di esistenze dimenticate.

Trasformare una caserma in abitazioni in un quartiere centrale dove le scuole o i presidi sanitari o i mercati son pochi non è un’ottima idea per il traffico e le vie, come non lo è mettere tutti in auto nelle periferie anche se c’è da comprare un litro di latte.

Soluzioni ‘migliori’?

Visto quello che racconta Google, si potrebbe iniziare almeno a considerare l’esistenza di un trasporto pubblico circolare (ndr. senza cambi) nei tre anelli esistenti (tram, anello ferroviario, GRA).

Metropolitana tra le corsie autostradali – Mexico City

Ma non solo, visto che abbiamo un sindaco cosmopolita e le ‘informatissime’ 5S al Campidoglio. Sarebbe bello risentir parlare, dopo 20 anni di sacco romano, di:

  1. Decentramento degli apparati centrali e locali (vedi Palazzo della Regione o progetto SDO), revisione dei contratti e delle mansioni per incrementare il telelavoro per i dipendenti pubblici.
  2. Decentramento ai municipi per i rapporti con cittadini, gli interventi  di attuare, la gestione del territorio
  3. Funzionalizzazione produttiva o vendita degli immobili pubblici inutilizzati tenendo conto della finalizzazione dei trasporti e della logistica

 E, a dirla tutta, come ristrutturare l’ATAC e trovare investimenti per rinnovare e ottimizzare senza privatizzarla almeno al 40% del pacchetto azionario?

P.S. Dimenticavo … quelli che vedete sono più o meno i tempi di intervento/ percorrenza delle ambulanze verso i pronti soccorsi.

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Viabilità Roma: troppi incidenti, troppe buche, troppo traffico. Dati e proposte

5 Giu

L’Istat, per il 2012, segnalava 15.782 incidenti con vittime Roma, di cui 145 mortali, con 154 decessi e 20.670 feriti. Negli scontri sono state coinvolte 246 bici. E, se  Roma erano ‘solo’ cinquantasei, nel Lazio si arrivava a ben 89 pedoni morti (15,8% su 564 in Italia) di cui un terzo stava attraversando sulle strisce pedonali.
Secondo i dati della Polizia Capitolina – solo tra gennaio e giugno 2013 – il numero totale degli incidenti con e senza vittime a Roma si attestava a 35.504 con 4.191 motocicli, 94 biciclette e 1.071 pedoni coinvolti.
Praticamente 200 incidenti al giorno registrati, otto all’ora, più quelli per i quali non viene richiesto l’intervento dei vigili.

Perchè?

Partiamo dalle famose ‘buche di Roma’, quelle derivanti da cattiva o mancata manutenzione stradale, e scopriamo che le Buche e voragini a Roma: i numeri di Codici
segnalazioni del sito http://www.voragini.it raccontano che , solo nel 2012, si sono aperte 72 nuove voragini. Nel 2008 il sindaco di Roma e i rappresentanti della fondazione Ania fornivano dati che contavano 215 buche sulle strade romane per un totale di 448 punti potenzialmente pericolosi per automobilisti e motociclisti romani.

Lo stesso Ufficio per la Conciliazione del Comune di Roma precisa che “i casi più frequenti possono riguardare incidenti causati da buche e dissesti del manto stradale di proprietà comunale, da caduta di alberi o da allagamenti determinati da tombini otturati.”
Difficile enumerare i costi che si ripercuotono sulle casse comunali, per decine di migliaia di contenziosi avviati da automobilisti e pedoni, se le sole raccomandate postali di risposta costano oltre 100mila euro all’anno. (Agenzia Dire)

D’altra parte, come fare a sostenere la spesa manutentiva di ben 5.400 km di strade  in una città di soli 2,7 milioni di abitanti, che però vivono nello spazio che – di norma – contiene 7-8 milioni di persone in una città europea (es. Londra con 1.500 kmq). Parigi, che ha 2,2 milioni di abitanti, occupa poco più di 100 kmq, Roma ne occupa oltre 1200, mentre a Madrid bastano e avanzano 600 kmq per oltre tre milioni di residenti.

Se la densità abitativa è relativamente bassa, non solo il costo manutentivo procapite schizza alle stelle, ma anche i trasporti ne risentono sia perchè in molte tratte diventano inconvenienti per i gestori sia perchè, con lo sviluppo caotico e palazzinaro di Roma, i percorsi diventano tortuosi, gli incroci improbabili, la segnaletica pubblica carente e quella privata onnipresente.

Il risultato è che tutta una serie di servizi è praticamente irraggiungibile con i mezzi pubblici da quartieri praticamente limitrofi, come dimostra Google Map.
E, nota bene, quelli nelle mappe sono tutti siti ospedalieri  dove convergono migliaia di malati al giorno con i loro accompagnatori per ambulatori e day hospital, oltre ai convegnisti e al personale commerciale e tecnico.

 

Verano - Borgo Sant'Angelo

EUR Ciampino

Magliana - Ifo San Gallicano

Rocca Cencia Pertini

Ottavia Sant'Andrea

Fidene-SF Neri

Montesacro Togliatti

EUR Ciampino

Magliana - Ifo San Gallicano

Rocca Cencia Pertini

Ottavia Sant'Andrea

Fidene-SF Neri

Inqquietante e scandaloso: non è possibile che aeroporti e ospedali siano così scollegati dai propri siti e bacini di riferimento.

Dalle mappe di Google sono evidenti due cose: l’impossibilità a spostarsi con i mezzi pubblici (n.b. le tempistiche non includono i tempi di attesa alla fermata) e l’enorme quantità di chilometri da perorrere facendo giri inutili.

Intanto, la Giunta Capitolina dovrebbe prendere atto che continuando a non intervenire nelle periferie, non appena sarà completato il complesso del Palacongressi dell’Eur e lo stadio della A.S. Roma non molto lontano, con la pedonalizzazione rigida del centro storico, andremo a conseguire quello che già si prospetta: un’area centrale di una sessantina di chilometri quadrati destinata alla casta entro il perimetro della Roma Anni ’50, che garantisce sufficiente densità demografica per servizi pubblici adeguati, e i restanti 1200 kmq ridotti ad una sorta di sobborgo di Los Angeles, senza collegamenti ed impattugliabile.

Un’elegante soluzione alla ‘francese’ direbbe, forse, il sindaco Ignazio Marino, come accade a Parigi, meravigliosa meta turistica e simbolo della Grandeur francese, ma anche sterminata e brutale banlieue di esistenze dimenticate.

Trasformare una caserma in abitazioni in un quartiere centrale dove le scuole o i presidi sanitari o i mercati son pochi non è un’ottima idea per il traffico e le vie, come non lo è mettere tutti in auto nelle periferie anche se c’è da comprare un litro di latte.

Soluzioni ‘migliori’?

Visto quello che racconta Google, si potrebbe iniziare almeno a considerare l’esistenza di un trasporto pubblico circolare (ndr. senza cambi) nei tre anelli esistenti (tram, anello ferroviario, GRA).

Metropolitana tra le corsie autostradali - Mexico City

Metropolitana tra le corsie autostradali – Mexico City

Ma non solo, visto che abbiamo un sindaco cosmopolita e le ‘informatissime’ 5S al Campidoglio. Sarebbe bello risentir parlare, dopo 20 anni di sacco romano, di:

  1. Decentramento degli apparati centrali e locali (vedi Palazzo della Regione o progetto SDO), revisione dei contratti e delle mansioni per incrementare il telelavoro per i dipendenti pubblici.
  2. Decentramento ai municipi per i rapporti con cittadini, gli interventi  di attuare, la gestione del territorio
  3. Funzionalizzazione produttiva o vendita degli immobili pubblici inutilizzati tenendo conto della finalizzazione dei trasporti e della logistica

 

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Astensionismo: la defezione dei sessantottini? Ancora un paese in stallo, come da vent’anni?

22 Mag

Matteo Renzi avvisa: “I sondaggi sono ottimi e io resto anche se il Pd va sotto il 30 per cento”.

Il Partito Democratico al di sotto del 30%, mentre tutti i sondaggi di due settimane fa lo davano ben oltre? Si prevede una defezione massiva dello zoccolo duro, ovvero di quell’elettorato più che anziano che finora ha votato sempre e sempre ha votato gli schieramenti ‘fascisti’, ‘comunisti’, ‘democratici’?

Sembra proprio di si.

A sentire i discorsi dei nostri pensionati e pensionandi, che sono un bel terzo dell’elettorato, è forte il malcontento verso un mondo intero (e il partito) che non va verso quel successuoso futuro di gioia, benessere e ben vivere che avevano immaginato a vent’anni.
Non vogliono digerire quello che l’Italia doveva fare già 30 anni fa e – lo speriamo in tanti – sarà fatto dal ‘nuovo che avanza’.

Abbattere la blasfemia di una sanità pubblica priva di costi standard, di un sistema di istruzione che abbandona a se stesso chi sceglie l’istruzione non statale, di un sindacato che ha poche regole e scarsi controlli, di un sistema pensionistico che regala migliaia di euro a chi ha versato poche lire di contributi 50 anni fa, ma nega il minimo dovuto a chi s’ammala a 50 anni e ha 30 anni di versamenti.

Meglio di no, tutti al mare o alla casa in campagna: la gestione del disastro che hanno realizzato è delegata alle ‘vittime’, i loro figli e nipoti: tanto ci pensò Giuliano Amato nei primi ’90 a blindare le ‘loro’ pensioni, allorchè – era il 1992 – vennero a galla i problemi fino ad oggi procrastinati.
L’instabilità di governo è assicurata da decenni, se qualcuno volesse costi standard, paritarietà dei servizi, trasparenza sindacale, pensioni eque, informatizzazione reale dei servizi, eccoli pronti ad affossare qualunque governo tenti di farlo.

Non gli piace questo mondo: loro volevano la meritocrazia nelle scuole e nelle università, ma anche il sei politico’, la promozione per tutti. Volevano lo Stato che ‘crea’ lavoro, ma anche che poi non si comportasse da padrone e che fosse persino efficiente e sparagnino.
Chiedevano legalità e semplificazione, ma anche che ‘ciò che non è reato è permesso’, cosa molto diversa dal ‘ciò che non è vietato è permesso’ di liberale memoria. Parlavano di equità e fratellanza, ma anche che fosse un tabù quello di toccare le loro pensioni se pesano troppo, mentre i loro nipoti hanno lavoro.

Volevano il Futuro ma anche rifiutano ostinatamente computer, cellulari e internet e, nonostante questo, si ritengono ben informati. Europeisti se c’era da rincorrere il mito del progresso, ma anche un po’ meno nel creare regole semplici e rispettare gli accordi, ovvero farsi un po’ liberali.

 

Ipocriti? Forse.
A loro spetterebbe di raccontare a figli e nipoti che l’Italia, oggi, si trova nella stessa situazione del 1992, con la differenza che stasi, degrado, ignoranza hanno vent’anni in più e che le forze sane (giovani) di allora sono rimaste inutilizzate: per vent’anni e passa i nati prima del 1955 hanno avuto la maggioranza dell’elettorato e dominavano i partiti ed i sindacati.
Il risultato, in Italia come altrove, è sotto gli occhi di tutti. Anche quelli di chi non vuol vedere.

Delusi? Certamente.
Ma è stata la generazione degli over60 a determinare liste, parlamenti e governi fin dalla metà degli Anni ’80. Hanno votato per 30 anni D’Alema ed i suoi partiti o Berlusconi e la sua corte – talvolta turandosi il naso come diceva qualcuno, mentre noi più giovani li osservavamo allibiti – e criticavano aspramente qualunque idea non fosse la loro, censurando – in pratica – le generazioni che li hanno seguiti. Salvo pochi anni di guerra, hanno vissuto nella prospettiva del Bengodi, in un mondo che cresceva e si arricchiva, riuscendo a pensionarsi prima della Globalizzazione e, spesso, dopo aver accumulato qualche immobile in più della ‘prima casa’.

A dire il vero, non è che i partiti a cui si sono tradizionalmente rivolti abbiano candidato ‘chissàchecosa’ o formulato programmi d’impatto. Come anche la campagna elettorale si è svolta prevalentemente su internet, da cui sono autoesclusi, ed in tv sono passsati solo i big nazionali, spesso e volentieri non candidati.

Gli mancano i Big, gli  manca il teatrino televisivo della politica ‘parlata’, non accedono alla politica ‘documentata’ di internet e, a quanto pare, non voteranno.
E, comunque, a molti di loro interessa solo di trascorrere ‘tranquilli (ovvero con le immeritate pensioni pre-1980 e pre-euro) la dozzina di anni che gli restano.
L’Italia? Paese ‘ingrato’, che vada a rotoli …

Non saranno solo i ‘giovani’ ad astenersi.

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Roma Capitale: un bilancio in chiaroscuro

15 Mag

Siamo ormai all’estate ed il bilancio del Comune di Roma stenta a diventare pubblico, cioè ad essere scaricabile/consultabile dall’apposita pagina dell’Albo elettronico.
E’ un fatto particolarmente grave sia perchè parliamo della capitale di uno stato che sta cercando il risanamento e la trasparenza sia perchè il debito di Roma e il degrado della città sono allarmanti.

Il sindaco Ignazio Marino ha cercato di ‘metterci una pezza’, aveva promesso per oggi delle infografiche ed è stato di parola.

Ad esempio, mettendo in chiaro lo stato di estrema povertà – stando ai dati fiscali in possesso del Campidoglio – in cui versa Roma, dove oltre mezzo milione di contribuenti avrebbe un reddito dichiarato inferiore a 10.000 euro annui, in una città dove – stando ai dati diffusi dal sindaco – di evvasione se ne trova poca o nulla, visto che la successuosa lotta ai ‘grandi evasori’ ha reso la miseria di 42 milioni in un anno.

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Come anche i dati comunali dimostrano che l’emergenza abitativa non è così eclatante, se bastano un migliaio di case popolari a risolvere il problema e che non c’era alcun bisogno da parte del sindaco di minacciare il ‘blocco di Roma’ e la ‘svendita dei beni pubblici’ – se il decreto apposito si fosse arenato in Parlamento – visto che oggi annuncia trionfalmente che il Comune può permettersi 400 nuovi posti negli asili, l’accesso ai finanziamenti UE per il superamento dell’infrazione della megadiscarica di Malagrotta, nonchè il risanamento di ATAC e AMA …

E, mentre la chiusura del Colosseo persino nella ‘Notte dei Musei’ diventa uno scandalo internazionale, si annuncia la riorganizzazione del sistema museale (quale?), come sarebbero circa 20 milioni le nuove entrate derivanti dalla cartellonistica pubblicitaria, che vistosamente imperversa in città, contribuendo al degrado.

In attesa del bilancio vero e proprio – e siamo ormai quasi a giugno – è possibile consultare on line sia il rendiconto del 2012 sia il piano esecutivo di gestione approvato prima di Natale proprio dal Comune di Roma. Si tratta di quasi 1500 pagine di tabelle, parametri e soldi, che raccontano molte cose anche prendendole a caso.

Ad esempio, a pagina 1391, scopriamo che esiste una Unità Operativa Socio-Educativa-Culturale-Sportiva, che presenta ben 3.338 ore lavorate – a fronte del 58,2% delle richieste che perviene via telefono, fax o mail e con un numero di centri/impianti pari allo 0,88 per kmq di territorio municipale –  per “concessioni per palestre scolastiche, centri e/o impianti sportivi e piscine rilasciate in essere più tesserini venatori”, mentre la stessa U.O. per lo stesso periodo e territorio consumava solo 5.437 di ore lavorate per tutto quanto riguarda i disabili, centri diurni inclusi, e solo  4.976 ore di lavoro spese per il disagio sociale e l’emarginazione. La tabella indicava anche una (pessima) media di ben 17 casi di minori seguiti dal tribunale apposito per ogni assistente sociale.

Oppure, a pagina 1447, troviamo un ufficio che occupa 250 metri quadrati, ma utilizza ben 16 condizionatori per soli 26 dipendenti, mentre a pagina 1871 troviamo un ufficio con 76 dipendenti su ben 2.000 metri quadrati che, però, necessita di solo 35 condizionatori.

Capitando a pagina 1494, scopriamo che le sezioni di scuola materna sono 102, ma le maestre non sono 204 al massimo, come tutti si aspetterebbero, bensì 328, mentre per ben 23 plessi le ausiliarie sono solo 36. E scopriamo anche che si utilizzano ben 15 autobus su altrettante linee per soli 244 alunni, ma quanto costino non si sa.
A pagina 1958, troviamo che la spesa di personale per ‘attività tributaria’ è la metà di quella per il ‘verde pubblico’ nell’ex Municipio X, che vede una presenza diffusa di attività commerciali, artigianali e distributive, ma di parchi ne ha davvero pochi.

Senza dilungarci troppo, capitiamo a pagina 1605, dove  scopriamo che nel V Municipio il ‘grado di copertura di manutenzione stradale è del 100%.
Infatti, i giornali locali titolavano giorni fa che ‘la buca sulla Collatina compie nove mesi’ o di ‘emergenza strade a La Rustica’ con tanto di foto, mentre AbitareaRoma denunciava che il “monitoraggio delle strade del Municipio Roma V abbiamo notato, come nella quasi totalità dei casi a strada particolarmente dissestata corrisponde il fatto che società di servizio come Acea, Italgas, Telecom o Fastweb abbia “aperto” qualche mese prima la strada e poi magari l’ha “richiusa” con approssimazione, tanto da cedere poi sotto il peso dei mezzi di superficie o alle prime intemperie. E’ indispensabile quindi che l’Ufficio tecnico Municipale intervenga sia nella fase di apertura che in quella di chiusura.”

E’ di ieri la sentenza che sancisce la responsabilità del Comune di Roma sulle strade e sugli appalti che le dovrebbero ben realizzare e manutentare e la sola spalla fratturata di una signora settantenne costerà ai romani 15-20.000 euro tra indennizzi e spese legali. Il tutto a fronte delle statistiche pregresse inserite nel piano di gestione recepito e delierato dal Comune, che indicavano un bassissimo numero di infortuni e reclami  – pressochè zero – a fronte di un’efficienza spropositatamente elevata persino in Svezia, ovvero vicina al 100%.

Di grazia, quanto è stato destinato per la manutenzione stradale e la sicurezza dei cittadini dal bilancio (si spera) approvato in via definitiva dal Comune di Roma?

E, se quella è la qualità e la leggibilità dei dati pregressi, quale affidabilità per il futuro?

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Buche a Roma, la sentenza: il Comune deve risarcire gli infortunati

15 Mag

Solo ieri, dopo quasi 10 anni di processi, un’anziana signora romana ha ottenuto una sentenza che condanna il Comune di Roma per l’infortunio incorsole cadendo a causa di una buca nel marciapiede.

La cronaca del Messaggero così descrive il fatto: “era la tarda mattinata del 25 maggio 2005 quando l’anziana, mentre percorreva il marciapiede di piazza Tolosetto Farinata degli Uberti, dove oggi sorge il nuovo mercato comunale coperto, cadeva a terra. Non solo la pavimentazione era costellata di avvallamenti e di buche ma queste erano anche coperte da un tappeto di fogliame che rendeva la situazione una vera trappola.”

Un caso lampante, ma non per il Comune di Roma, che ricorreva in appello contro la condanna già ottenuta in primo grado al pagamento di circa 8.000 euro.
Le ragioni?
Le responsabilità era delle ditte appaltatrici …

Non a caso «la sentenza d’appello – sottolinea l’avvocato Neri – stabilisce però l’importante assunto: il Comune di Roma deve esercitare manleva a carico delle ditte appaltatrici. In poche parole i magistrati hanno richiesto che l’amministrazione capitolina eserciti il suo diritto di sgravarsi della responsabilità per eventuali inadempienze o lavori non eseguiti a regola d’arte dalle imprese che si occupano della manutenzione di strade e marciapiedi».

Dunque, ci aspettiamo tutti che il Comune di Roma – oltre a saldare al più presto quanto dovuto all’anziana cittadina, che non è cosa del tutto scontata pur essendoci una sentenza – voglia esercitare rivalsa su chi doveva controllare (ndr. lo dice la magistratura), dato che le tasse ed i tributi li pagano i cittadini.
Come anche che il Campidoglio si decida a saldare le decine di migliaia di contenziosi derivanti dalle ‘proprie’ buche, invece che andare in giudizio inutilmente sperperando denaro pubblico.

Sarebbe bello se, contestualmente, la giunta del sindaco Ignazio Marino volesse chiedersi se contano di più  un migliaio di emergenze abitative e i premi dei suoi dipendenti oppure le esigenze di sicurezza minima (e di salute) di milioni di romani ed il degrado diffuso che allontana aziende e turisti e che ‘coltiva’ teppisti e prebende.

originale postato su demata