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Come evitare di far brutta figura con i Meridionali

3 Set
La storia dell’Italia ha subito negli ultimi dieci anni una profonda rilettura, nonostante gli archivi risorgimentali siano ancora largamente secretati.
Una storia che continuerà ad essere rivista, dato che in essa sono riposte le origini della Mafia, l’esplosione finanziaria del Vaticano, la destabilizzazione del Mediterraneo, l’organizzazione moderna degli stati fondata sul mantenimento di enormi ‘colonie’ rurali e corrispettivi distretti industriali altrove collocati eccetera.
 
Dunque, se si volesse evitare di continuare ad offendere i Meridionali con dottrine storiche desuete e luoghi comuni razzisti, basterebbe leggere uno qualunque dei tanti libri scritti e pubblicati sull’Annessione per scoprire che fu come in Iraq con G.W.Bush e che …. i primi campi di sterminio li inventarono gli ufficiali savoiardi, ad esempio a Fenesterelle.
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A ben vedere, da decenni, a Roma come in Padania e, magari, sulla RAI, sarebbe bastato ricordare Francesco Saverio Nitti, che – a parte il testo di scienza delle finanze tanto noto quanto poco studiato da chi dovrebbe servirsene – fu presidente del consiglio e propose “il solo programma conservatore serio della borghesia italiana.” (Piero Gobetti, da Scritti attuali, Capriotti Editore – Roma 1945)
 
Francesco Saverio Nitti fu il primo Presidente del Consiglio (1919-1920) proveniente dal Partito Radicale Storico e più volte ministro. Nonno carbonaro, padre mazziniano socialista, altri parenti esuli, profondo conoscitore degli ‘antefatti’, economista di fama internazionale, meridionalista e repubblicano.
 
Pil Pil per abitante ,9 0, ,5 -0, , ,7 2, ,8 2, , ,1 4,1.Anche i più refrattari all’idea che – ammesso che fossero in buona fede – Cavour, Garibaldi e sodali possano aver combinato un gran pasticcio, alla stregua di G.W.Bush in Iraq, dovrebbero almeno confrontarsi con quanto scriveva un Presidente del Consiglio dello Stato Italiano, oltre che fiero liberale e noto economista, a proposito dell’Annessione delle Due Sicilie.
 
“Il governo delle province, prefetti, intendenti di finanza, generali, ecc., è ancora adesso in grandissima parte nelle mani di funzionari del Nord. Non vi è nessun senso d’invidia in quanto diciamo. Ma vogliamo solo dire che se i governi fossero stati più onesti e non avessero voluto lavorare il Mezzogiorno, cioè corromperne ancor più le classi medie a scopi elettorali, molto si sarebbe potuto fare.
Le loro amministrazioni locali vanno, d’ordinario, male; i loro uomini politici non si occupano, nel maggior numero, che di partiti locali. Un trattato di commercio ha quasi sempre per essi meno importanza che non la permanenza di un delegato di pubblica sicurezza.” (Nord e sud -1900)
 
Un certo modo di corrompere e delinquere è tipicamente meridionale, come da luogo comune, oppure è “d’importazione”?
 
 
Unificazione Treccani.pdf
“Nel 1800, la situazione del Regno delle Due Sicilie, di fronte agli altri Stati della penisola, era la seguente, data la sua ricchezza e il numero dei suoi abitanti.
 
Le imposte erano inferiori a quelle degli altri Stati;
I beni demaniali e i beni ecclesiastici rappresentavano una ricchezza enorme e, nel loro insieme, superavano i beni della stessa natura posseduti dagli altri Stati;
Il debito pubblico, tenutissimo, era quattro volte inferiore a quello del Piemonte e di molto inferiore a quello della Toscana;
Il numero degli impiegati, calcolando sulla base delle pensioni nel 1860, era di metà che in Toscana e di quasi metà che nel Regno di Sardegna;
La quantità di moneta metallica circolante (ndr. in oro), ritirata più tardi dalla circolazione dello Stato, era in cifra assoluta due volte superiore a quella di tutti gli altri Stati della penisola uniti assieme.
Il Mezzogiorno era dunque, nel 1860, un paese povero; ma avea accumulato molti risparmi, avea grandi beni collettivi, possedeva, tranne la educazione pubblica, tutti gli elementi per una trasformazione.” (Nord e sud -1900, p. 113)
 
Possiamo affermare con certezza che l’enorme ricchezza dei beni demaniali ed ecclesiastici si è dissolta nel nulla con l’Unificazione, a seguito della quale i Meridionali si sono trovati a pagare i debiti e la burocrazia del Settentrione, mentre buona parte dell’oro cambiava padrone?
 
 
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“Ora, ciò che noi abbiamo appreso dei Borboni non è sempre vero: e induce a grave errore attribuire ad essi colpe che non ebbero, ed è fiacchezza d’animo per noi tutti non riconoscere i lati manchevoli del nostro spirito e della nostra educazione, e voler attribuire ogni cosa a cause storiche.
Bisogna leggere le istruzioni agli intendenti delle province, ai commissari demaniali, agli agenti del fìsco per sentire che la monarchia (ndr. borbonica) cercava basarsi sull’amore delle classi popolari. Fra il 1848 e il 1860 si cercò di economizzare su tutto, pure di non mettere nuove imposte: si evitavano principalmente le imposte sui consumi popolari. Il Re dava il buon esempio, riducendo la sua lista civile spontaneamente di oltre il 10 per cento; fatto questo non comune nella storia dei principi europei, in regime assoluto o in regime costituzionale.”
 
Con i Borboni al posto dei Savoia oggi avremmo avuto uno Stato Minimo ed un Welfare equo?
 
 
Economia_regno“Pochi principi italiani fecero tra il ’30 e il ’48 il bene che egli (ndr. il re Borbone) fece. Mandò via dalla corte una turba infinita di parassiti e di intriganti: richiamò i generali migliori, anche di parte liberale, e licenziò gli inetti; ordinò le leve militari; fece costruire, primo in Italia, una strada ferrata, istituì il telegrafo, fece sorgere molte industrie, soprattutto quelle di rifornimento dell’esercito, che era numerosissimo; ridusse notevolmente la lista civile; mitigò le imposte più gravi.
Giovane, forte, scaltro, voleva fare da sé, ed era di una attività meravigliosa. Educato da preti e cattolicissimo egli stesso, osò, con grande ammirazione degli intelletti più liberi, resistere alle pretese del papato e abolire antichi usi, umilianti per la monarchia napoletana. (da Scritti sulla questione meridionale: Volume 1, Laterza, Bari, 1958, p. 41)
 
Con i Borboni al posto dei Savoia oggi insegneremmo la religione cattolica in ogni scuola e concederemmo ogni tipo di esenzione prebenda agli ecclesiastici?
 
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“Due cose sono oramai fuori di dubbio: la prima è che il regime unitario, il quale ha prodotto grandi benefizi, non li ha prodotti egualmente nel Nord e nel Sud d’Italia; la seconda è che lo sviluppo dell’Italia settentrionale non è dovuto solo alle sue forze, ma anche ai sacrifizi in grandissima misura sopportati dal Mezzogiorno. (da L’Italia all’alba del secolo XX – 1901. p. 108)
 
Più chiaro di così ed … a firma del massimo autore di scienza finanziaria della nazione?
 
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“Dei Borbone di Napoli si può dare qualunque giudizio … Non furono dissimili dalla gran parte dei prìncipi della penisola, compreso il Pontefice. Ma qualunque giudizio che si dia di essi non bisogna negare che i loro ordinamenti amministrativi erano spesso ottimi; che la loro finanza era buona, e in generale, onesta.
Ed è costata assai più perdite di uomini e di danaro la repressione del brigantaggio di quel che non sia costata qualcuna delle nostre infelici guerre dopo il 1860.
 
L’ordinamento finanziario del Regno di Sardegna fu esteso a tutto il resto d’Italia. Fu il [Pietro] Bastogi, che fra il 1861 e il 1862, compì l’opera di trasformazione. Con cinque disegni di leggi, che furono la base delle leggi successive, il Bastogi estese il sistema fiscale piemontese a tutti i vecchi Stati che erano entrati a far parte del nuovo regno.
 
Avvenne così, per effetto del nuovo ordinamento, che il regno delle Due Sicilie si trovò a un tratto, senza che nessuna trasformazione economica fosse in esso avvenuta, anzi perdendo quasi tutto il suo esercito e molte sue istituzioni, a passare dalla categoria dei paesi a imposte lievi, nella categoria dei paesi a imposte gravissime. (Nord e sud -1900)
 
Come a Baghdad qualche anno fa?
 
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“É un grave torto credere che il movimento unitario sia partito dalla coscienza popolare: è stata la conseguenza dei bisogni nuovi delle classi medie più colte; ed è stato più che altro la conseguenza di una grande tradizione artistica e letteraria.” (da L’Italia all’alba del secolo XX – 1901, p. 110-111)
 
Il Risorgimento fu “mero marketing d’opinione”, inteso secondo la lectio di Walter Lippmann, una ventina di anni dopo Nitti?
Ed è (mai) possibile che in una nazione si (insegni e si) conosca una storia molto diversa a seconda del territorio in cui si vive?
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Demata
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Trattativa Stato-Mafia, la madre delle cospirazioni

22 Giu

Dopo tante dichiarazioni di pentiti e non pochi riscontri, arrivano le telefonate di questi giorni – mentre i giudici incalzano – tra l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino e il consigliere giuridico del Presidente Giorgio Napolitano.

Parole chiare, inequivocabili, quelle trascritte nei verbali in possesso dei magistrati, come quelle del consigliere giuridico del Quirinale, il dott. Loris D’Ambrosio, che risponde all’ex ministro indagato.

Adesso probabilmente il Presidente parlerà con Grasso nuovamente… eh… vediamo un attimo anche di vedere con Esposito… (il procuratore generale della Cassazione, ndr)… qualche cosa“.

Dopo aver parlato col Presidente riparlo anche con Grasso e vediamo un po’… lo vedrò nei prossimi giorni. Però, lui, lui proprio oggi dopo avergli parlato, mi ha detto: ma sai, io non posso intervenire“.

Certo, ma io comunque riparlerò con Grasso, perché il Presidente mi ha detto di risentirlo. Però io non lo so… francamente… lui è ancora orientato a non fare niente, questa è la verità“.

Dunque, ecco una ‘bella’ trama che coinvolge il Quirinale – di oggi e di venti anni fa – che va ad aggiungersi a quella della procura di Trani, che procederà per ‘cospirazione’ contro alcune agenzie di rating per il crollo dei titoli italiani e le speculazioni successive.

Cose simili forse stupiranno il Presidente della Repubblica, ma – diciamolo – noi italiani ce l’aspettavamo, anzi ci aspettiamo di scoprire, prima o poi, molto molto peggio di quanto già pessimanente viene a galla.

Quello che stupisce è che una persona posta ai vertici dello Stato, consulente del Presidente e, si spera buon conoscitore dalla storia patria, possa dire “io l’oggetto della trattativa mica l’ho capito, no… mi sfugge proprio completamente“.

Infatti, se La Repubblica scrive di “un patto lungo vent’anni (che) fa tremare ancora oggi molti potenti“, sarebbe opportuno parlare di un patto lungo 150 anni.

Di cosa si trattava tra Stato e Cosa Nostra?

Del solito ‘tramezzino’: voi ci alleggerite la galera e ci fate fare i fatti nostri nel Meridione, evitando che arrivi ai media l’enorme messe di gravi notizie che leggiamo sui quotidiani del Sud ma non sulle ‘grandi testate’, e noi vi garantiamo, dal Garigliano a scendere, pace sociale e vi promettiamo che, dal Garigliano a salire, eviteremo di mettere autobomba, omicidi eccetera, oltra al fatto che vi faremo vivere nel benessere con l’enorme massa di denaro che abbiamo da riciclare.

Per conoscere ‘l’oggetto della trattativa’, bastava che il dott. D’Ambrosio frequentasse qualche cinema. Della ‘trattativa’ – ormai secolare – ne raccontano film come ‘I Guappi’ di Pasquale Squitieri, ‘Il Camorrista’ di Giuseppe Tornatore, ‘Salvatore Giuliano’ e ‘Le mani sulla città’ di Francesco Rosi, ‘Bronte: cronaca di un massacro’ di Florestano Vancini, ‘Gomorra’ di Matteo Garrone, ‘I banchieri di Dio’ di Giuseppe Ferrara.

Ovviamente, preso atto che il Gotha del cinema italiano ha raccontato ‘la trattativa’, non resta che chiedersi se i giornalisti italiani trovino mai il tempo per andare a cinema.

originale postato su demata

2011 “napoletano”

31 Dic

Finisce il 2010 e finisce l’epopea dei “blog dei lettori di La Stampa”.

Del resto, tutto cambia e tutto va a cambiare.

Ad esempio, con il 2011 potrebbero iniziare a cambiare “certi” equilibri italiani e potremmo iniziare a ricordare “come” è nata l’Italia e “chi” ha voluto che nascesse così.

Cose terribilmente serie che il nostro Presidente Napolitano (e napoletano) potrebbe e che La Stampa dovrebbe ricordare se si ha intenzione di rivolgersi a TUTTI gli italiani.

Qual’è il mio pensiero?

Quello di qualunque meridionale che ha ben presente come veniamo trattati da 150 anni … a partire dal milione di martiri, massacrati perchè fedeli ad un re napoletano, anzichè francese.

Cosa porterà il 2011?

Godetevi il video, nella speranza che vi strappi una lacrima ed un sorriso.

Happy New Year.

Napoli batte bandiera argentina

30 Giu

Che a Napoli, durante i Mondiali, sventolino abitualmente bandiere argentine era cosa nota da anni, come è noto che tra Italia ed Argentina i partenopei preferiscano tifare la seconda.

È, però, una novità la nuova bandiera borbonico-argentina che il Movimento Neoborbonico e il Movimento VANTO (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio) stanno distribuendo in città ai tifosi napoletani.

Infatti, la squadra allenata da Maradona incarnerabbe il «simbolo ancora forte, a sua volta, di una Napoli e di un Sud vincenti in Italia e all’estero, contro tutto e tutti».


Argentina Borboni


Proprio nell’anno delle celebrazioni per i 150 anni dell’Italia unita, «più volte, e in maniera infausta, richiamate dagli stessi calciatori di Lippi – riporta Il Mattino – Napoli e il Sud devono ritrovare simboli che possono contribuire a superare complessi di inferiorità che durano ormai da un secolo e mezzo».

Tra l’altro, l’Argentina è uno dei Paesi in cui sono andati a vivere molti di quei milioni di emigranti veneti e meridionali, costretti a partire dopo il 1860 per le conseguenze di un’unificazione-conquista-colonizzazione che, «le celebrazioni di questi giorni dovrebbero ricordare con meno retorica e più verità storica».

Per ora, è un’innocua bandiera, domani vedremo … e c’è anche quella con l’emblema di Murat.


Argentina Murat


Con le dita nel naso …

3 Apr

Irene ci parla delle dita nel naso, ecletticamente, la questione è: “Esistono occasioni “tipiche” nelle quali ci turiamo il naso con le dita?”.

La risposta è “Si”, noi italiani abbiamo una tradizione sul campo ed siamo perpetuarla ai posteri attraverso la pratica annuale del voto.

Si iniziò con l’Unità d’Italia al “profumo del soldi facili”, come quelli che furono ricavati dalla vendita delle terre papali e borboniche sequestrate oppure quelli “trovati” nelle casse del Banco di Napoli e del Banco di Sicilia.

Dopo la conquista di Roma si passò alla “puzza di fame” e non tutti sanno che una ventina di milioni di italiani emigrarono proprio in quel periodo.

Con il ‘900 passammo alla “puzza di fregatura”, con la stampa di banconote false proprio a cura della Banca Romana che “doppiava” le emissioni del Banco di Sicilia.

La “puzza di fregatura” divenne “puzza di incendio” quando l’accesso al voto di tutti i cittadini maschi adulti si comportò in una fregatura come nel 1921.

Grazie a Dio non siamo solo Italioti, ma anche italiani  e qualche volta abbiamo anche provato a cambiar qualcosa, in tema di naso ed odori.

In diverse epoche  si sono tentate delle innovazioni, ad esempio nel 1923 con l’imposizione del Partito Unico, “che tanto nel tempo puzza uguale”.

Una generazione dopo, dal 1948, si cambiò di nuovo tutto e si tornò al sistema delle “più puzze”, un lotto al “vapore d’incenso e di martiri cristiani”, un altro irradiante “vero sudore dell’Armata Rossa”, un altro ancora al “tanfo di mazzetta distillato al 5%”.
Di contrabbando si trovavano anche calzini usati, appartenuti a qualche mistico del partito unico, per anziani nostalgici.

Un’altra generazione dopo, tra  consumismo sfrenato stile Anni ’60/70 e faccioni di Che Guevara, s’inventa l’unica cosa che non s’era mai fatta: ad ognuno una puzza ed a tutti la puzza di ognuno.
Un successone … come dislocare un ratto morto in un’aiuola di margherite, tanto per redistribuire un po’.

Così, dal 1992 si iniziò a notare che ormai c’era una puzza unificata: la “puzza di bruciato”.

Questo sistema, quello della famosa “puzza di bruciato”, con le elezioni del 1994 fu cassato per andare incontro al “profumo del nuovo” che avanza e, soprattutto, non puzza.
Una roba svedese meglio dell’IKEA (sic!).

Molti osservatori politici hanno usato la parola declino, per descrivere questi ultimi 15 anni.

Puzza di cadavere ?