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Perchè Merkel ha ragione?

17 Lug

Chi pensa che i contabili europei siano degl aguzzini, mentre i populisti antieuro siano gli alfieri della democrazia si sbaglia. Anzi, peggio, è in malafede.

Infatti, qualcuno crede davvero che sia giusto promettere di pagare tot fatture o cambiali a 60 giorni e poi presentarsi al 91esimo senza un denaro e chiedendo anche lo sconto? Immagino che nessuno – neanche il ragazzino che attende la paghetta o il premio per la promozione – sia lontanamente disposto ad accettare ‘promesse a geometria variabile’ …

Eppure, c’è una certa parte della politica che si comporta così, allorchè si occupa dei nostri soldi, perchè succube – causa incompetenza propria – delle burocrazie ministeriali e locali, giustificandosi con gli elettori invocando insopportabili imposizioni e tagli, che in realtà sono piani finanziari pluriennali e limiti di budget, per i quali ci si poteva predisporre per tempo.

Ad esempio, ci  sono le regioni con le loro agenzie od enti e le loro forniture, le cui ditte preferiscono cedere i crediti ben prima deila scadenza della prima rata di pagamento, pur di esser certi di incassare repidamente, lasciando  il 10-15% alle finanziarie che rilevano il credito, le quali a loro volta dovranno attendere mesi  (o anni) per il saldo, lasciando sul tavolo sconti e crediti contestati (se va male) o incassando lauti interessi (se a bene). Morale della favola, la PA paga con molti mesi di ritardo e cerca puntualmente di sottrarsi o comunque di dilazionare; chi ne fa le spese è l’Italia sia in termini di ricchezza sia in termini di efficienza dei servizi; i demagoghi fomentano il popolo applicando tagli a casaccio  e riversandone la colpa su altri.

Altro esempio, ognuno di noi versa il 9,9% del proprio reddito per l’assistenza sanitaria che, in soldoni, equivale a quasi 300 euro mensili per chi ha uno stipendio netto di 1.600-1.800 euro. Beh, con 400 dollari al mese in USA vi pagate una copertura assicurativa di prima classe, con 200 $ (quel che versa chi guadagna 1000 euro netti) andate in qualunque clinica privata, qui da noi finite in barella per ore ed ore al pronto soccorso. Peggio ancora se invece di sanità parlassimo di previdenza. Morale della favola, i nostri sindacati non ci tutelano, avallando un sistema previdenziale e sanitario iniqui e spreconi; chi ne fa le spese è l’Italia sia in termini di ricchezza sia in termini di efficienza dei servizi; i demagoghi fomentano il popolo invocando un bengodi che non c’è e procastinando le soluzioni ad un futuro che non arriva mai.

Dovremmo riflettere prima di pensare che l’Europa pretenda da noi cose impossibili: la diretta conclusione che se ne trae è la conferma definitva di una ‘storia’ che gira da 2000 anni. I popoli latini sono culturalmente più corrotti o corruttibili di quelli centro-nordeuropei’? Sarebbe meglio fornire ampie e dimostrabili smentite, mantenendo gli  impegni presi  e non buttando in politica (in cavalleria) i guai e le soluzioni, se vogliamo convincere Europa e Germania ad adottare maggiore flessibilità finanziaria. O pensiamo che Normanni e Sassoni abbiano voglia di cambiare le proprie regole (vincenti) per dar seguito ai Celti imbelli od ai Cattolici furbetti?

Demata

La Grecia, la Sinistra e il volto ‘buono’ dei Poteri Mondiali

26 Gen

La Sinistra di Tsipras e Syriza vince le elezioni greche e già si parla di ricaduta sulle presidenziali italiane e di svolta a sinistra dell’intera Europa, mentre la situazione è del tutto diversa.

Innanzitutto, i greci non possiedono neanche il terreno che calpestano camminando: il debito pubblico ellenico è nell’ordine dei 330 miliardi di euro (pari ad oltre il 175% del Prodotto interno lordo), ma più di 150 miliardi sono – attraverso il fondo di stabilità europeo (l’EFSF) e il Meccanismo europeo di stabilità (l’ESM) – dell’Unione europea, un’altra trentina è del Fondo monetario internazionale, mentre la restante parte è in pratica nelle mani di tre paesi: Germania (60 miliardi), Francia (46 miliardi)  e Italia (40 miliardi).
In due parole, tutta la vicenda si poteva risolvere tempo addietro ‘cedendo’ il Dodecaneso all’Italia, Mikonos alla Germania e mezza Corfù ai Francesi … mica agli stati … ai colossi del turismo e delle crociere ….

Inoltre, non è di certo un caso che Mario Draghi ha annunciato i Bot europei – salva Grecia e salva Italia – poche ore prima del voto greco, a sondaggi ormai rassicuranti,  e giorni prima di quello italiano, dopo che Renzi e Berlusconi avevano fatto capire che 505 voti compatti e uniti, almeno quelli, c’erano.
Un big della finanza come Draghi non anticiperebbe mai al buio un cent, figurarsi migliaia di miliardi di euro: è evidente che ai piani alti un’idea precisa sull’esito elettorale l’avevano in anticipo. Nessun complotto, bastano solo degli analisti  scevri da affiliazioni di sorta, ma qualche malizioso potrebbe suggerire che i soldi sono ‘usciti’ solo quando in Grecia arrivava un nuovo ceto politico, come si spera inizierà in Italia a breve.
Fateci capire però perchè Ezio Mauro su Repubblica titola ‘sfida all’austerità’ …

Infine, Tsipras e Syriza per governare dovranno allearsi con Anel, che è come mettere Vendola e Bossi insieme … oltre al fatto che somiglia ad un blocco territoriale a spese delle aree metropolitane (che votano Alba Dorata, guarda caso) dato che la Destra antieuro rappresenta il popolino insulare dei ‘cambi della dracma in nero’ e la Sinistra rappresenta i loro figli e nipoti inviati in città a laurearsi in non meno di 7-8 anni.
Quanto possa durare un flirt del genere è del tutto inedito, vedremo poi se saranno più sussidi per i greci di città o più traghetti per i turisti che vanno al mare …  qualcuno ci spieghi – prima o poi – come però s’è arrivati all’accordo tra diavolo e acqua santa.

Insomma, le cose non stanno proprio come stanno e quel che sembra non è proprio quel che è, as usual, ma l’importane è che vadano per … il verso giusto.

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Charlie Hebdo, un attacco alla libertà: quali conseguenze politiche

7 Gen

veil-charlie-hebdo1-217x300Sono quasi duemila anni che le religioni del ‘dio unico’ perseguitano i popoli indoeuropei (Celti, Sassoni, Norreni eccetera) a causa della schiettezza, della temerarietà e dell’irriverenza, della ‘laicità’ e dello spirito di libertà che erano intrinseci alle culture pagane dei ‘barbari’.

Non parliamo di quattro gatti, ma della cristianizzazione dei Franchi e dei Sassoni ad opera di Carlo Magno o di quella degli Scandinavi ad opera di Harald Bella Chioma oppure di quell’altra dei Vandali e dei Burgundi ad opera del Califfo Abdalrahman, che comportarono la cancellazione di intere etnie.
Per non parlare di quello che accadde a Scoti e Gaelici, Ugonotti ed Albigesi, Catari e gnostici eccetera eccetera fino agli Sciti iraniani o ai Gupta indiani … a causa della loro schiettezza, irriducibilità, libertà, eccetera eccetera.

Nessuna superiorità ‘ariana’, ma il problema – diciamocelo – è tutto lì, da sempre. Le prime tracce le troviamo in Leonida o Cicerone …

Così non può meravigliare che la Jihad, in nome di uno dei tanti ‘dei unici’, decida di far strage a Parigi di uomini schietti, irriducibili e liberi.

Oggi, alcuni fanatici hanno fatto irruzione nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, facendo 12 vittime e 8 feriti, di cui 5 gravissimi. Si tratta sia di persone uccise a casaccio a raffiche di kalashnikov sia vere e proprie esecuzioni con i redattori chiamati per cognome. Poi, la fuga con gli agenti accorsi travolti dai proiettili e poi freddati mentre erano a terra. Tra le vittime,  il direttore del settimanale, Stephan Charbonnier, detto Charb, l’economista Bernard Maris e tre noti vignettisti: Cabu, Tignous e Georges Wolinski, molto famoso anche in Italia.
Dopo di che il commando si è dileguato, abbandonando l’autovettura nel XIX Arrondissement, alla periferia nord-est della città.

charlie-hebdo-coverPoco prima di Natale, in due distinte azioni, due furgoni erano stati lanciati a velocità folle sulla folla dei mercatini natalizi: a Nantes un morto e dieci feriti di cui 5 gravi, a Digione 13 feriti. Senza contare l’irruzione di uno sconosciuto nel commissariato di Joué-les-Tours, con tre agenti accoltellati. In tutti i casi l’assalitore gridava «Allah Akbar» (Dio è grande).

«Non si può parlare di un atto terroristico», aveva frettolosamente dichiarato il Procuratore di Nantes, Brigitte Lamy, seguita a ruota dal presidente francese Francois Hollande, che invitava il Consiglio dei Ministri «a non farsi prendere dal panico» e dal premier francese Manuel Valls che minimizzava «Siamo preoccupati per queste tragedie in serie».

Il presidente Hollande – ad attacco concluso – è andato sul posto per annunciare che «è terrorismo, un attacco contro la libertà» e ammette che «molti attentati erano stati evitati, sapevamo di essere minacciati perché siamo un paese di libertà».

Si – caro Hollande, ma anche cari Renzi e Obama – ‘noi’ siamo minacciati perché amiamo la libertà e perchè le nostre società  rappresentano – per oscurantisti, integralisti e conformisti – un ‘pessimo’ esempio per le loro donne e i loro figli.
copertina-charlie-hebdo-3Oscurantisti, integralisti e conformisti come gli Jihadisti di oggi e come ben ricodano i francesi, erano i cattolici del 23 ed il 24 agosto 1572, la notte di San Bartolomeo in cui vennero massacrati gli Ugonotti di Francia, o come durante crociata cattolia contro gli albigesi ebbe luogo tra il 1209 e il 1229, per non parlare delle Guerre Sassoni (772-804) iniziatesi con l’invasione del territorio sassone da parte dei Franchi e con la distruzione del simbolo sacro di Irminsul presso Eresburg da parte di Carlo Magno, che avvio vere e proprie persecuzioni contro i pagani.

Dunque, in attesa che la Sinistra prenda esempio da Angela Merkel e ci offra ‘as soon as possible’ qualcosa di più ‘europeo’ dei vari Obama, Renzi e Hollande, si spera solo che Marine Le Pen e sodali si astengano dallo sbraitare contro ‘tutti gli stranieri a partire dagli arabi o dai maghrebini’, ricordando che quel che oggi fanno i fanatici del Califfato ieri lo fecero i seguaci del Papato.

Intanto, dopo quello che è successo oggi al Charlie Hebdo, speriamo che i nostri governanti si rendano conto che – atti isolati di terrore od azioni militari di terrorismo che siano – non è (solo)  l’Europa della ‘fede’ ma soprattutto quella dei Lumi e dei Diritti è ad essere sotto attacco: non lo Stato sociale, che paternalisticamente isprira tutti i regimi, ma lo Stato Liberale, che tenta almeno di lasciare quel minimo spazio privato, personale, che chiamiamo Libertà.

92866720_oLa libertà di pensiero e di espressione, come ha appena precisato Ban Ki-Moon, segretario dell’ONU, porgendo il suo cordoglio al popolo francese sulle Breaking News USA. Dunque, si spera solo che la Sinistra postcomunista e sodali si astengano dall’appropriarsi di un lutto continentale, in nome della fede politica di alcune vittime, ricordando che quel che oggi fanno i fanatici del Califfato ieri lo fecero gli ‘eroi’ di qualche cruenta rivoluzione.

La chiave di questa escalation sta tutta nel relativo ‘gradimento’ degli islamici verso le proposte politiche isolazionistiche: cosa meglio dei mondi separati che sia il Muro di Berlino sovietico sia la Fortezza Europa lepeniana rivendicano parimenti?
Dunque, il target di questo vero e proprio attacco militare ad una sede giornalistica nel cuore di Parigi è la prossima sequel elettorale: in Francia si voterà per le elezioni dipartimentali il 22 marzo (primo turno) e il 29 marzo (secondo turno tra le coppie di candidati, un uomo e una donna, che avranno superato il 12,5% degli elettori, non dei votanti, al primo turno) con gli occhi puntati sul Front National di Marine Le Pen, che resta in testa ai sondaggi.

Ma non solo.
In Olanda, il 18 marzo si voterà in tutte le dodici province del paese per il rinnovo delle rispettive amministrazioni, che provvederanno, al loro interno, a eleggere il 26 maggio successivo i 75 componenti del Senato. Nel Regno Unito, le elezioni governative si svolgeranno giovedì 7 maggio, con l’Ukip di Nigel Farage, vincitore delle ultime elezioni europee, che continuerà ad erodere voti, come si prevede farà, in Scozia, il partito nazionalista. Sempre a maggio, in Italia, si andrà al voto in sette regioni (Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Puglia) e in numerosi comuni, ma soprattutto ci sarà da votare per il Presidente della Repubblica, che – ricordiamolo – ha il comando delle forze armate in caso di guerra … per non parlare degli USA che quest’anno scegliaranno il nuovo imperatore della Casa Bianca.

In USA molte cose cambiarono con l’attacco alle Torri Gemelle, probabilmente ne cambieranno molte in Francia e in Europa dopo la strage del Charlie Hebdo.

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Mafia a Roma e l’Italia scivola in BBB+: un derating annunciato

7 Dic

Se nella capitale di uno Stato, le forze dell’ordine incriminano o arrestano in un colpo solo per associazione mafiosa centinaia di persone del mondo della politica e del parastato, ce ne sono di motivi per i quali le agenzie di rating vadano a dubitare della bontà di conti e prospettive.

Specialmente se negli ultimi due o tre anni s’era smantellato mezzo consiglio regionale e comunale con altre inchiaeste e soprattutto se quel che viene fuori è un desolante quadro di risorse ingenti sottratte al welfare per alimentare la pochezza delal politica e l’inefficienza dell’amministrazione e se il sindaco che doveva dimettersi – giorni fa – per inconcludenza manifesta nel risanamento finanziario di Roma, ci tocca, oggi, di trattenerlo al suo posto che alternativa non ve ne è … per non parlare delle ombre che ormai avvolgono le Coop e tutto un sistema di governo, ministri e deputati inclusi.

I perchè di un derating infamante sono ancor più  chiari , se pensiamo che 24 ore prima si era addirittura derogato alle barriere poste da Elsa Fornero ai prepensionamenti, salvando l’unica infrastruttura siderurgica di cui l’Italia bisogno non ha, quella di Terni, lontana dal mare, dai trasporti e dalle metropoli, tanto cara alla CGIL ed a Landini, ma solo quella e per tutti gli altri nulla e poi nulla.

Nulla come questo scorcio di governo con Matteo Renzi premier: in sette mesi sono un Job Act approvato, ma privo di tutte le norme correlate, e la premessa di una riforma elettorale, che innanzitutto il suo stesso partito osteggia.
Non c’è da meravigliarsi se Angela Merkel si sia associata l’asso di picche affisso da Standard&Poors.

Un derating ancor più prevedibile, se, in una situazione del genere, Silvio Berlusconi che non ‘libera’ il Centrodestra da se stesso e lascia senza riferimenti quasi il 30% degli elettori: il futuro italiano sarà Salvini vs. Di Battista?

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Perchè la Mafia a Roma?

4 Dic

Quanto è probabile che la Mafia – il ‘sistema’ – si impossessi di una città, anzi di una capitale ‘mondiale’, se la politica locale continua a fondare il proprio consenso sul clientelismo dei servizi esternalizzati, sulla concussione degli appalti e  dei servizi, sulla corruzione eletta a formula meritoratica, mentre quella nazionale bada solo agli orticelli delle provincie loro?

Quanto è facile per la Mafia – il ‘sistema’ –  inserirsi in una città, anzi in una capitale ‘mondiale’, se la sua pubblica amministrazione è riuscita ad esternalizzare qualsiasi servizio o buona pratica introdotte dalle riforme e dall’innovazione tecnologica dell’ultimo decennio ed ha operato del tutto out of control fino a ieri, stando a scandali ed arresti?

Quanto è appetibile per la Mafia – il ‘sistema’ – una città, anzi di una capitale ‘mondiale’, dove opera un’importante banca, lo IOR, definita nel 2005 ‘torbida’ dalla Ninth U.S. Circuit Court of Appeals in occasione del processo per l’oro sottratto dai Nazifascisti in Croazia, dove vi è uno Stato che, più di un decennio dopo che l’OCSE ha iniziato la sua indagine dei paradisi fiscali nel 1998, non è ancora sulla “lista bianca” dei paesi con un buon record in materia di trasparenza?

Quanto è simile al ‘sistema’ una città dove i ‘ricchi’ si sono arricchiti non creando industria o commercio, ma spesso lucrando sull’enorme flusso di denaro che dal 1864 ad oggi si è riversato sulla città ed usando quei denari per investire su tutte le principali infrastrutture italiane e sullo sviluppo immobiliare manco fosse Gotham City?

Quanto è vulnerabile alla Mafia una città di anziani, che prima ha sottovalutato lo sviluppo tecnico e industriale e poi quello informatico e digitale, dovee la meritocrazia è una leggenda, al punto che non ha (ancora) un sistema di “informatizzazione e dematerializzazione dei SUAP e degli uffici entrate, per censire le autorizzazioni presenti sul territorio di Roma e consentirne un sistematico controllo”, ma è ben attenta a mantenere tutte le sue radiotelevisioni, le sue agenzie e i suoi giornali il controllo di quell’opinione pubblica che viene costantemente disinformata, almeno a stare alle classifiche che Reuter e altre agenzie specializzate pubblicano ogni anno?

E quanto può cambiare davvero una città dove il Sindaco, su La7 da Lilli Gruber, parla di ‘mele marce’ a fronte di un racket dei servizi pubblici con centinaia di persone coinvolte, di ‘patina’ mentre la scena politica cittadina è stravolta da arresti, indagini e sospetti, di non dimettersi quando proprio il partito che gli ha dato la maggioranza vede il vertice cittadino sotto inchiesta e si ritrova con il sistema delle Coop sulla graticola?

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Roma Capitale: solo i debiti costano 2 euro al mese per contribuente

28 Nov

Per legge ogni comune in dissesto è tenuto a tagliare la spesa fra il 10% e il 25% e, secondo le stime della Ragioneria, Roma Capitale avrebbe potuto /dovuto risparmiare più di 400 milioni di euro l’anno, evitando di riccorrere puntualmente a sempre maggiori aiuti da parte dello Stato.

Invece, a Roma, tutto questo non è accaduto e  il 4 ottobre del 2013 – trascorsi i cinque anni di rito -,due ispettori della Ragioneria Generale dello Stato avviavano una “verifica amministrativo-contabile” sul Comune di Roma, consegnata mesi fa e trapelata in questi giorni.

In soli quattro anni – dal 2009 al 2012 – i contribuenti italiani si sono accollati oneri  per 580 milioni annui, come scrive La Repubblica, derivanti dal dissesto finanziario in cui versava il Comune di Roma.
In tutto fanno 2,3 miliardi di euro in quattro anni pressi dalle casse dello Stato per le ‘cambiali’ romane della gestione di Walter Veltroni, mentre le stesse somme venivano sottratte alla sanità, al welfare e alle infrastrutture di tutto il Paese con una crisi finanziaria mondiale in corso.

Poi, c’è la gestione di Gianni Alemanno e fanno altri 885 milioni per evitare il blocco dei servizi, dato che “per il proprio risanamento Roma Capitale ha fatto totale affidamento sull’intervento statale, senza realizzare in proprio alcuno sforzo per riportare in equilibrio i conti, nemmeno quando si trattava di far cessare comportamenti palesemente illegittimi”, come si legge nella relazione degli ispettori della Ragioneria.

Infine – dal 2013, con Ignazio Marino – i contribuenti di tutto il Paese si sono trovati a donare alla città di Roma altri 485 milioni di euro poichè “l’ente, nonostante le difficoltà finanziarie che hanno indotto lo Stato nel 2008 ad accollarsi il debito pregresso del Comune di Roma, aveva continuato ad aumentare progressivamente la spesa corrente”. Sempre gli italiani in toto si sono accollati oneri per ulteriori 115 milioni derivanti dai debiti delle precendenti amministrazioni.

Siamo arrivati a 3,7 miliardi in cinque anni di risorse sottratte al Paese e date alla Capitale per sopperire ai danni provocati dalla corruzione, dalla superficialità e dall’incomptenza.

Malgrado la mole dei sussidi dal resto d’Italia, non si è mai cercato di cambiare i comportamenti che hanno già schiacciato Roma sotto una montagna di debiti. (Federico Fubini – L’Espresso)

Secondo gli ispettori della Ragioneria, “è stata evitata ogni decisione volta ad adeguare il livello e il costo dei servizi forniti dall’ente alle reali disponibilità di bilancio, riproducendo quei comportamenti che avevano portato a uno stato di sostanziale default nel 2008” ed “a seguito del cambio di amministrazione, la situazione non sembra aver fatto registrare particolari miglioramenti. L’attuale gestione, in linea con i comportamenti precedenti, ha dimostrato una notevole celerità nell’avanzare richieste di supporto allo Stato, mentre ben poco ha fatto per attivare le entrate proprie”.

Tra le cause dei 3,7 miliardi di euro di deficit accumulati e sanati dallo Stato in soli cinque anni risaltano alcuni grandi appalti e le perdite delle aziende controllate dal Comune di Roma.
La Capitale – solo per i debiti che accumula – costa ben ad ogni italiano ed immigrato, neonato incluso.

In partiolare, c’è l’Atac, l’azienda dei bus e del metrò, che dal 2004 (Walter Veltroni) al 2013 ( Ignazio Marino) ha registrato una perdita complessiva per 1,3 miliardi di euro, contribuendo per un buon 20% al disastro degli ultimi cinque anni.
Intanto, la spesa corrente è cresciuta dai 4,1 miliardi del 2009 ai 5,1 miliardi del 2012 e, secondo gli ispettori di via XX Settembre,  si era realizzato un “disavanzo di amministrazione di circa 485 milioni di euro” e non degli utili come iscritto a bilancio.

Guai che non coinvolgono solo la ‘regina’ delle ex-municipalizzate romane, ma anche le ‘piccole’ come  Zetema Progetto Cultura (reportistica) che iscrive a bilancio bel 3,5 milioni annui di passivi per ‘trattamenti di fine rapporto’, Farmacap (farmacie comunali) il cui ultimo bilancio approvato risale al 2009.

La situazione degli organismi partecipati da Roma Capitale evidenzia diverse criticità” come il cui riscontro della coincidenza dei saldi debitori e creditori reciproci che non è stato effettuato in sede di approvazione del rendiconto dal 20012 ad oggi. Oppure, addirittura, le rinunce ai crediti vantati dal Comune di Roma nei confronti delle società ed equivalenti a ricapitalizzazioni.
Il tutto mentre molte delle società incrementavano la spesa per il personale, grazie ad assunsioni illegittime e compensi che “sembrerebbero aver superato, in molti casi, i limiti normativamente previsti”.

E così andando le cose gli italiani si ritrovano a bruciare 700 milioni l’anno per una capitale che non riesce neanche a badare a se stessa, se – a fronte di un tale spreco – per “interventi urgenti di manutenzione stradale in caso di eventi meteorologici eccezionali” i fondi sono stati tagliati da 16 a 1,3 milioni di euro e per i 79 edifici scolastici del III Municipio sembra verranno destinati solo 80.000 euro, salvo aggiustamenti di fine bilancio.

Intanto, ogni anno i contribuenti residenti in Italia, immigrati inclusi, versano circa due euro al mese di media per coprire i debiti di Roma Capitale, che non riesce neanche a trovare le risorse – da quanto percepisce dallo Stato in via ordinaria – per garantire i servizi essenziali …

La relazione degli ispettori è ormai di dominio pubblico, pubblicata dal SIULP e da altri siti, ed è davvero difficile comprendere perchè Roma non venga commissariata. Ancor più difficile spiegarlo ad esodati, invalidi, disoccupati e precari.

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Palestina: iniziare da Gerusalemme

30 Nov

L’Assemblea Generale con 138 voti a favore, 41 astenuti e 9 contrari accetta la Palestina, come osservatore, nel contesto delle Nazioni Unite: un plebiscito.
Finisce così, almeno dal punto di vista ‘legale’, una situazione che, ormai da più parti, veniva definita di apartheid, riguardo i palestinesi residenti in Israele, e di disconoscimento, riguardo quanti vivono da assediati od esuli nella terra dove nacquero i loro padri ed i loro nonni.

Il voto dell’ONU ed il nuovo status concesso ai palestinesi consentiranno la possibilità di chiedere al Tribunale Penale Internazionale di indagare su eventuali crimini commessi dai leader sionisti durante cinquata anni di guerra civile, in una terra che – è tutto dire – 55 anni fa si chiamava Palestina ed oggi si chiama Territori ed Israele.

Incredibilmente,  secondo il premier israeliano Benyamin Netanyahu il voto all’Onu «non avvicinerà la costituzione di uno Stato palestinese, ma anzi la allontanerà». E, nonostante l’ombra e l’onta dei processi internazionali in arrivo, si dice sicuro che «non cambierà alcunché sul terreno», neanche dove si sono cacciati i palestinesi con modi poco od affatto legittimi per far posto a coloni arrivati da chissà dove …

Un atteggiamento israeliano, di chiusura assoluta, che preoccupa gli USA, che hanno votato contro, allineandosi sulle posizioni isrealiane.

Per l’ambasciatrice Usa all’Onu, Susan Rice, si tratta di «una risoluzione controproducente», il segretario di Stato americano Hillary Clinton è convinta che l’entrata della Palestina nell’ONU, come osservatore per il momento, «pone nuovi ostacoli sul cammino della pace».

Tutt’altri toni arrivano dalla Città del Vaticano, parte in causa nella questione palestinese, che accoglie «con favore la decisione dell’Assemblea Generale, con la quale la Palestina è diventata Stato Osservatore non membro delle Nazioni Unite».

La Germania – ancora inchiodata alle proprie responsabilità storiche verso gli Ebrei e preoccupata come sappiamo solo dell’andamento dell’Euro – si è astenuta ed il portavoce di Angela Merkel ha prontamente annunciato che il Primo Ministro d’Israele Benjamin Netanyahu ed altri membri del governo saranno a Berlino la prossima settimana.

La Francia, viceversa, che aveva sostenuto fin da principio l’ingresso della Palestina nel contesto ONU, adesso chiede con la massima urgenza che inizino dei negoziati.

Intanto, mentre Assad resiste in attesa di una nuova Siria e mentre l’Iran prosegue nella sua politica di subpotenza internazionale, l’ONU afferma il proprio potere ribadendo che l’orologio è fermo al 1967 ed alle mappe e suddivisioni che allora vennero determinate e dalle quali dovranno ripartire i negoziati.

Mappe e suddivisioni che individuano Gerusalemme come città smilitarizzata sotto controllo internazionale: un luogo di pace, insomma, e di fede nell’Unico Dio, già oggi inifluente in termini di scacchiere militare.

Si potrebbe iniziare da lì: dal Santo Sepolcro, dalla Spianata del Tempio, dal Muro del Pianto. Un sol posto con tre nomi. Se Israele ha davvero buone intenzioni, se non vagheggia una predestinazione divina, questo è il segnale che tutti attendono.

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