Tag Archives: Adinolfi

Terrorismo, si ricomincia

9 Mag

Il network indipendente “Indymedia” ha pubblicato un documento dei Gruppi Armati Proletari (GAP). Un documento significativo, dato che furono proprio i GAP a dare il “via” agli Anni di Piombo italiani.

Il testo contiene “un attestato di solidarietà” verso chi ha gambizzato Adinolfi, il dirigente dell’Ansaldo-Finmeccanica.

Un attentato, riguardo il quale gli inquirenti brancolano nel buio, dato che il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ha informato la Camera (50 presenti su oltre 600 deputati …) che “nelle indagini su Adinolfi si stanno valutando tre piste: quella vetero-brigatista, quella anarco-insurrezionalista e quella ‘commerciale’, legata agli interessi dell’azienda nell’Est europeo”.

Anche per l’attentato a Musy, l’assessore dell’UDC seriamente ferito con diverse pistolettate, i Gruppi Armati Proletari solidalizzano con gli attentatori, precisando che la vittima era un “avvocato difensore degli intrallazzatori e degli speculatori”.

Chiunque abbia fatto parte dei GAP è un ultrasessantenne, oggi, e dunque non sono loro gli autori delle azioni terroristiche, ma, secondo il comunicato, avrebbero sentito l’esigenza di “riemergere” dato che “più parti della politica e degli organi inquirenti ci si stracciava le vesti per evitare che questo atto di giustizia (al di la di chi lo avrebbe commesso) fosse attribuito ad organizzazioni politiche rivoluzionarie perché questo avrebbe potuto fare scattare gesti emulativi o rinnovata fiducia nella possibilità che la lotta armata contro i parassiti potesse riprendere.

Tenere nascosta la vera attività di Musy è stato il giochetto dei cani da guardia della borghesia. Un giochetto che però, malgrado non ci siano state rivendicazioni da parte di gruppi rivoluzionari, ha le gambe cortissime”.

Non ci voleva molto a prevedere che si ricostituisse qualche vecchia cellula, dinanzi al “far finta di nulla” di questo Parlamento e questo Governo dinanzi a fatti rilevanti di violenza politica.

Sarebbe stato addirittura meglio – agli occhi di queste frange estreme –  intervenire e sanzionare con durezza a Piazza San Giovanni di Roma, piuttosto che “far finta di nulla” dinanzi a devastazioni, incendi e aggressioni, negandone la “politicizzazione” dei gesti e la pericolosità sociale.  Come sarebbe stato certamente meglio consentire ai cittadini di manifestare in santa pace, isolando i violenti e sanzionando gli organizzatori che non collaborano attivamente.

O come, ancor più di sicuro, sarebbe stato bene che i nostri media, in questi mesi, avessero anche dato voce alla gente e non solo a “i conti sono a posto” di Supermario, quasi si trattasse di un videogame della Nitendo.

La delegittimazione e l’oblio mediatico, viceversa, sono la forma peggiore di violenza e la violenza, di per se, attrae altra violenza.

Prima si ripristina un’informazione “corretta” in Italia e meglio è.

originale postato su demata

Popolo delle Libertà, oltre il capolinea

28 Set

Il Governo Berlusconi ha le ore contate e, se il crollo è iniziato un anno fa con Ruby Rubacuori e Fini che fondava Futuro e Libertà, anche  la sindrome da accerchiamento ha chiuso il suo cerchio, ormai.

Il dato di questi giorni è che nel bastione difensivo costruito nel tempo da Silvio Berlusconi si è aperto un varco nel momento stesso in cui gli anni e la vanagloria lo avvicinarono al sordido mondo del sesso in affitto. Utilizzatore finale certamente,  ma ricattabile ed esposto a pressioni double-face da parte di personaggi infimi e meno infimi.

Una scelta imperdonabile, se la stessa moglie ci tenne a chiarire, riguardo le veline: «L’uso delle donne per le Europee? Ciarpame senza pudore. Voglio che sia chiaro che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire» (FareFuturo 27 aprile 2009).

Una situazione ed una storia di partito che ci porta direttamente a chiederci cosa sia oggi il PdL senza Berlusconi premier o candidato tale. Fare una stima, ormai, non è difficile, seppur con una non irrilevante approssimazione.

Se volessimo ragionare in termini di territorio, cioè di regioni e distretti elettorali, Berlusconi vinse le elezioni grazie allo sfondamento in Campania e Lazio, più la Sicilia delle Autonomie. Di sicuro, dopo Alemanno e Polverini, il Lazio e Roma voteranno altrove, alla prossima tornata, qualunque essa sia. Ed altrettanto di sicuro la Campania è in mano al “socialista” Caldoro ed a Napoli c’è De Magistris, per non parlare della Sicilia che è stata illusa per 10 anni con il sogno del Ponte sullo Stretto. Considerato che a Milano e Torino, alle amministrative, non è andata affatto bene, il PdL  di Silvio Berlusconi molto difficilmente supererà la metà dei seggi in Parlamento che detiene nell’attuale.

Se il dato molto negativo su un successo elettorale del PdL può apparire piuttosto scontato, molto più interessante è cercare di capire quali componenti abbiano ceduto maggiormente.

Di sicuro, gli elettori “acquisiti” con la fusione a freddo con Alleanza Nazionale difficilmente seguiranno il destino di La Russa e Matteoli, i due big che preferirono Berlusconi a Gianfranco Fini. Come è probabile che vengano meno, attratti da Casini ad esempio, gli elettori (ed i capibastone) di area cattolica, che, immagino, siano piuttosto stufi di  un Giovanardi che predica, mentre etica, welfare e sicurezza vanno in malora.

Così, ad occhio e croce, parliamo del 10% dell’elettorato e del 30% dei consensi raccolti dal PdL, cui andrebbe ad aggiungersi l’emorraggia padana verso la Lega Nord e l’astensionismo. In pratica, l’estinzione in alcune regioni o, più probabilmente, distretti, specialmente se il Popolo delle Libertà non potesse (causa scandali) o non volesse (per opportunità) contare sulla forza d’immagine e sui potenti mezzi che Silvio Berlusconi ha messo a disposizione del partito in campagna elettorale.

Attualmente, il Popolo delle Libertà è fermo, come solo può esserlo un aggregato di peones con pochi alfieri e qualche regina decotta, che assiste inerme alla fine del suo Macbeth. Un futuro potrebbe essere possibile se Berlusconi abdicasse e se il leader (Alfano, Tremonti, eccetera) venisse scelto da un congresso.

Non è la prima volta che un partito scompaia nell’oblio della Storia, dopo aver dominato la scena per 10 o vent’anni. 

Non sarà questo il caso del PdL ma ci si stanno impegnando fino in fondo …