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Ambiente: nessuna buona azione resterà impunita

7 Giu

Il Tenente della Polizia Provinciale Giuseppe Di Bello e il segretario dei Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti avevano, nel gennaio 2010, rivelato un “decadimento delle acque dell’invaso del Pertusillo e lo avevano fatto sulla base di analisi effettuate su campioni prelevati dal lago.
Oggi, la Procura della Repubblica di Potenza li condanna per aver rivelato segreti d’ufficio.

Intanto, l’ex assessore all’ambiente Santochirico fa ancora parte del Consiglio regionale ed i dirigenti preposti sono stati premiati, mentre nulla è dato sapere riguardo l’indagine aperta, all’epoca, dalla Procura di Lagonegro sul disastro ambientale.

Eppure, il problema inquinamento è serio, per le estrazioni petrolifere e per lo sversamento di rifiuti, in massima parte provenienti da altre regioni, sopratutto settentrionali a quanto pare, che in Basilicata riversano da anni rifiuti industriali.

Ad esempio la vicenda della ex Liquichimica di Tito Scalo, dove 10 anni fa è stata accertata la contaminazione della falda acquifera, dove lo stanziamento di 4,5 milioni di euro per una bonifica che attende ancora il completamento della messa in opera.

La colpa del Tenente Di Bello e del radicale Bolognetti?
Aver denunciato, sulla base di indagini biochimiche indipendenti, un grave inquinamento di origine biologica e chimica nelle acque del Petrusillo, di Monte Cutugno, della Camastra e di Savoia Lucana, invasi che forniscono acqua per usi potabili ed irrigui.

In particolare, il Pertusillo è una stazione idrica tra le più importanti dell’acquedotto lucano-pugliese, che è il più grande d’Europa), eppure la Puglia dell’ecologista Nicki Vendola sembra non essere interessata alla questione.

Utile aggiungere che, il 26 agosto scorso, il WWF denunciava una “nuova moria di pesci nel lago del Pertusillo, dopo la morte di centinaia di  carpe a maggio, e che “un gran numero di pesci che si sta accumulando allo sbarramento della diga”. Nessuna risposta sembra esere pervenuta dall’Acquedotto lucano, dall’assessore regionale all’ambiente Agatino Mancusi e dai sindaci del territorio.

Un territorio, quello dell’invaso del Lago di Pietra del Petrusillo, che, non dimentichiamolo, dovrebbe avere particolari tutele, in quanto parte del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese.

Utile aggiungere che i ‘loro’ dati che contraddicono le rilevazioni della ARPAB (Agenzia regionale per l’ambiente della Basilicata), che, viceversa, escludono la presenza di quantità allarmanti di mercurio e di sostanze cancerogene, provenienti dall’inceneritore Fenice e che vanno a confluire, poi, nel fiume Ofanto.

Inoltre, le analisi microbiologiche indipendenti del tenente Di Bello e del segretario radicale Bolognetti lasciano pensare alla diffusa presenza di scarichi urbani abusivi e/o di un cattivo funzionamento dei depuratori.

“Si è voluto parlare di metodo della questione e mai di merito. Abbiamo fornito alla Procura documenti video dei depuratori che non funzionano che nell’invaso scaricano di tutto e di più. In altri luoghi di  Italia si procede con l’arresto di chi inquina qui in Basilicata si fa l’esatto contrario”. (Tenente Giuseppe Di Bello)

Infatti, a badare alla sostanza, si doveva aprire un fascicolo per una serie ‘infinita’ di reati contro l’ambiente e contro la salute pubblica, cosa ben più grave, liberando la Basilicata da un ceto irresponsabile, omertoso e pericoloso per la salute e dalle solite speculazioni a basos costo delle aziende settentrionali. Era chiedere davvero troppo …

Italia: nessuna buona azione resterà impunita.

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Scie chimiche: pioggia o desertificazione?

23 Dic

Far piovere non è poi tanto difficile.

I primi esperimenti risalgono agli Anni ’40, quando Vincent Schaefer, nei laboratori della General Electric di Schenectady (NY), riuscì a coagulare le goccioline di acqua che compongono le nuvole, aggiungendo ghiaccio secco, ovvero anidride carbonica raffreddata.
Oggi il reagente più usato per “inseminare” le nuvole è lo ioduro di argento, una sostanza economica che viene immessa nel carburante di aerei o razzi, che poi andranno ad attraversare le nubi.
L’inseminazione può essere anche fatta con sostanze igroscopiche, come il carbonato di calcio, per far aumentare le dimensioni delle goccioline e provocarne la caduta per l’appesantimento.

«Molti ecologisti concordano sul fatto che queste tecniche, utilizzate  in molti paesi per l’irrigazione, non costituiscono una minaccia per l’ambiente o la salute delle persone, come anche il periodo di influenza attiva sulle nuvole è molto breve». (fonte BBC)

Ovviamente, questi sono interventi su scala locale, ma va ricordato che, nel 2009, la Cina Popolare intervenne su vastissima scala, alterando così il clima, ricorrendo alla pioggia artificiale per porre fine a una lunga e diffusa siccità.

Ed, infatti, la capacità di intervenire sul meteo è anche un business.
Si parla, ormai, di “ingegneria climatica”, di azoto liquido contro la nebbia, di vulcani artificiali contro il riscaldamento globale”, di “microonde contro i tornadi”, di “nuvole sintetiche”, mentre la gente è preoccupata da notizie non verificate riguardo le “scie chimiche” e presunti danni o complotti.
Non a caso, la Weather Modification Inc., azienda leader nel settore che vanta “cinquant’anni di esperienza nelle scienze atmosferiche”, ha clienti negli Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Mali, Marocco, Arabia Saudita, Spagna, Grecia, India, Tailandia, Australia e Indonesia, enti governativi inclusi.

Intanto, sono tante le voci che attraversano la Rete, nel timore generale causato dal Global Warming, e che raccontano delle semisegrete tecniche che l’ingegneria climatica sta approntando e diffondendo.
Infatti, oltre alla questione delel cosiddette “scie chimiche”, tutta da verificare, si racconta di certi aeroporti, in cui si utilizzerebbe sistematicamente metodi antinebbia a base di azoto liquido, o degli esperimenti inglesi in Devonshire, che avrebbero provocato il disastroso nubifragio del 1952 con 34 morti, per non parlare dei tentativi USA, di cui si parlò già durante la guerra in Vietnam, per anticipare i monsoni e tagliar fuori i rifornimenti dei Vietcong.

D’altra parte, stante l’incrementale necessità di acqua per colture, allevamenti, industrie e persone, l’esigenza di controllarne il ciclo è un target essenziale per  la nostra società tecnologica e sovraffollata.

In Italia, è operativo, con buoni risulati per l’agricoltura e gli acquedotti, il “Progetto Pioggia”, che prevede l’inseminazione delle nubi con ioduro di argento, una tecnica utilizzata in tutto il mondo e con scarse contestazioni degli ambientalisti, dato che, come detto, si tratta di irrorazioni a bassa quota su scala locale.

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