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IPR Marketing: la Prima Repubblica è con Monti?

6 Mar

Il sondaggio IPR Marketing per La7 (link) è molto lusinghiero verso Mario Monti: presentandosi come Premier di una Grande Coalizione avrebbe il 50% degli italiani dalla sua parte e, se fondasse un proprio partito, il 32% degli elettori andrebbe con lui.

Un consenso che include pressochè per intero il PdL, l’UDC ed il PD (salvo qualche “frangia”), ovvero i tre partiti ancora composti in larga parte dai politici della Prima Repubblica.

Veltroni, D’Alema, Alfano, Casini, Cicchitto, La Russa, Franceschini, Marini, Violante e chi più ne ha più ne metta.

Popolo bue? Probabilmente, ma … a legger bene il sondaggio fino in fondo scopriamo che dichiara su 1000 contatti addirittura 982 risposte, mentre di solito ne sono 250 ogni mille …

Un record planetario: improvvisamente tutti i primi 1000 “sondati erano lì pronti a rispondere alla telefonata senza aver alcuna incombenza da compiere e tutto il desiderio di partecipare.

Due righe sotto, IPR marketing precisa che “i dati sono stati ponderati rispetto ai parametri di costruzione del campione stesso” … Inutile aggiungere altro, no?

Scopriamo, dunque, che è scomparsa la grande quota di astenuti/indecisi (oltre il 40%) di pochi giorni fa e, soprattutto, che Mario Monti è il candidato ideale per i salotti ed il popolino di un certa Italia, una volta detta “democristiana”, “socialista”, “cattocomunista”.

La cosa non stupisce. Specialmente dopo il floppante governicchio attuale, non è affatto soprendente. Cambiar tutto purchè nulla cambi.

In tutto ciò, con il 50% dei sondaggi non si vincono le elezioni, specialmente se la legge non è ancora scritta, la campagna elettorale non si è avviata, e soprattutto se, arrivando le elezioni tra un anno con il Sud esausto, dovesse accadere che il Partito del Sud, dimostrando una capacità propositiva su questioni di interesse nazionale, riuscisse nello sfondamento del Quorum.

Infatti, di questo passo, con Monti “Premier uber Alles”, Berlino come Roma, continuerà a non arrivare niente di nuovo dal Sud,  … come “non arrivò niente di nuovo dal Fronte Orientale” un secolo fa all’incirca … speriamo solo che il “niente di nuovo” arrivi dal lato “onesto” e non da quello “mafioso” … ci manca solo di fare la fine del Messico.

Tanto basta continuare a farsi del male, o no?

A propostito, Groesse Koaition non significa “grande” coalizione, bensì “coalizione di massa”, e la CDU, il partito di Ang(h)ela Merkel, è l’ultimo, solido baluardo dell’apparato democristiano andatosi a creare con la Guerra Fredda, come i Socialisti ed il PD sono le ultime “ridotte” della Socialdemocrazia.

I dati, dunque, tornano, ma al negativo, dato che non può esser certamente questa la compagine – qualcuno direbbe neoguelfa – ad avere le capacità morali e personali necessarie per difendere e rilanciare un’Europa ed un’Italia sempre più esposte, come le vicende dei fucilieri di marina in India dimostrano.

E resta sempre da capire come si orienteranno, forse e comunque all’ultimo momento, gli astenuti/indecisi che nessuno, come “ovvio”, osa lontanamente sondare …

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Il Centroitalia in stato di calamità

12 Feb

L’Appennino centromeridionale è sommerso dalla neve.
Come al Passo del Furlo, dove si combatte da almeno una settimana contro una bufera ignorata dai media, oppure per le centinaia di persone sfollate dalle piccole frazioni della Romagna.

O come nell’Avellinese dove, oltre agli sgomberi di edifici,  l’accumulo di neve sui tetti ne ha messo a rischio la staticità e le strade del centro sono transennate per la caduta delle grandi lastre di ghiaccio, che si staccano dai tetti e dai balconi, con tantissime auto danneggiate.
Inoltre, almeno una ventina di comuni dell’Alta Irpinia sono senza acqua, a causa di un black out verificatosi agli impianti dell’Acquedotto Pugliese, e nella stessa situazione sono i comuni di Aquilonia, Bisaccia, Lacedonia, Monteverde, Cairano.
Praticamente isolata l’Irpinia, dove sono chiuse molte strade che servono a collegare i centri della Valle Peligna, dell’Alto Sangro,  Pescina, Villetta Barrea, Opi, Scanno, Anversa degli Abruzzi, S. Donato val di Comino (Frosinone).

Anche la Toscana ha i suoi problemi e risultano semi-isolati Gamberaldi, Lutirano, Campigno, Firenzuola, Vacchiella, Eremo Santa Maria, Greta. Mugello è semi-isolato e problemi seri si riscontrano anche a Palazzuolo. In provincia di Pistoia, ma non solo, a causa del congelamento delle tubazioni, alcune aree montane sono senz’acqua potabile.

Nel Teramano, dove la situazione è particolarmente critica, intere frazioni sono rimaste sepolte dalla neve, che è caduta ininterrottamente per circa 24 ore.
Nelle provincie di Pesaro e Urbino nevica quasi ininterrottamente dal 3 febbraio scorso e “la situazione è drammatica”, specialmente a  Mercatino Conca, Sassofeltrio, Monte Cerignone e Montegrimano, con più di 3 metri di neve nell`entroterra.
Addirittura, Urbino ha rischiato di restare isolata e la situazione è piuttosto critica nelle frazioni più periferiche di Umbertide, Preggio, Olivello, Racchiusole, Caicocci, Santa Lucia Castelvecchio, Sant’Anna e Spedalicchio.

Anche Chieti, Francavilla al Mare, Cappelle sul Tavo e Spoltore, in Abruzzo, sono senz’acqua a causa del gelo delle sorgenti e delle riduzioni di portata dell’acquedotto. E nella sola Regione Lazio, si contano ben 150.000 utenze dell’Enel distaccate per il freddo con effetti sulla telefonia, fissa e mobile.

Questa è una breve ed incompleta lista dei luoghi dove neve, vento e ghiaccio hanno raggiunto l’entità di “evento calamitoso”.

Una lunga lista alla quale va aggiunto che il blocco dei mezzi pesanti, l’impercorribilità delle strade e le enormi difficoltà per raggiungere le aziende agricole hanno fatto crollare del 40 per cento le consegne dei prodotti alimentari freschi (frutta, verdura, carne, latte, latticini, uova) dalle campagne ai mercati all’ingrosso rispetto al quantitativo medio abituale.
E che, le nevicate hanno danneggiato le colture d’olivo – appena potate – e portato i consumi energetici (ed i costi) dei vivai e delle serre alle stelle.

Oppure, ancora, che sono milioni e milioni le ore di lavoro perdute e saranno di miliardi le spese che l’Italia ed i singoli italiani dovranno affrontare per ripristinare le zone e le cose disastrate e per intervenire, soprattutto, contro il dissesto idrogeologico ed il degrado infrastrutturale, che incombe sulla sicurezza dei cittadini e delle imprese.

Un governo “iniquo” – vedi George Walker Bush a New Orleans – “non commenta” e manda l’esercito … un governo “equo” avrebbe già fatto la sua parte attivando – e sostenendo finanziariamente – le reti di solidarietà sociale e civile.

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Equità: una questione di stile, ma anche di cittadinanza.

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Monti alle stelle e gli italiani si arrangino

10 Feb

“L’Italia non è in uno stato in cui ha bisogno di sostegno finanziario da parte della Comunità internazionale, ma ha bisogno solamente di una migliore governance. La crescita in Italia è necessaria, non solo per ridurre il tasso di disoccupazione, ma anche per assicurare la sostenibilità dei conti”.

Mario Monti, in visita in USA, ha anche annunciato che il pacchetto sulle liberalizzazioni potrà essere approvato nel giro di due settimane ”con modifiche minimali” e che il terzo pilastro dell’azione di governo, oltre alla disciplina di bilancio e alle liberalizzazioni, “è la riforma del lavoro”.

Tagli al Welfare, eliminazione delle “protezioni” verso i piccoli imprenditori e professionisti, deregulation del lavoro: questi i “pilastri” – molto british e molto neolib – del nostro Governo.

Peccato che il popolo italiano e gli analisti tutti avessero evidenziato che il “male italiano” va ricondotto alla Casta ed agli sprechi, all’immane spesa dell’apparato pubblico, allo strapotere delle banche e delle mafie, ai sistemi di controllo e sanzione farragginosi e deboli.

Tra qualche giorno, Mario Monti ritornerà dagli USA e noi ritorneremo a chiederci – magari dopo le aste di titoli di marzo – se quello attuale è un governo tecnico, che si occupa solo di “riforme tecniche” ed ha un tempo prefissato, oppure è un governo di programma, che opera riforme politiche e che arriva fino a fine legislatura.

Differenza irrilevante, ormai? Mica tanto: un governo tecnico non ha titolo ad innalzare l’età pensionabile o ad intervenire sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori … e, comunque, ambedue le materie sono referendabili, con esiti scontati, almeno per quanto riguarda la riforma delle pensioni.

Intanto, mentre mezza Italia è sotto la neve, non si vede un soccorso pubblico, come anche con il Meridione al collasso, si parla solo d’altro. Inutile chiedersi quali sarebbero le priorità di un “governo di programma”, specialmente se “l’antipolitica” è al centro delle conversazioni dei cittadini comuni.
Specialmente, se il governo non ha altro da dirgli che “arrangiatevi”.

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Leggi anche Obama elogia, ma non è chiaro cosa

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Crespi Ricerche, confermato il flop di Monti

1 Feb

Poche ore fa, Crespi Ricerche ha pubblicato un proprio report relativo alle intenzioni di voto, confermando l’alto consenso (57%), che Mario Monti e la sua maggioranza godono tra i sempre meno italiani (58,8%) che, sembra, esprimerà il proprio voto.

Anche questo studio conferma la minoritarietà del Governo Monti, attestato tra il 27 ed il 33% delle preferenze dell’intero corpo elettorale. Due italiani adulti su tre, in un modo o nell’altro, non voterebbero l’attuale maggioranza ed, evidentemente, è gente che non è soddisfatta o non si sente rassicurata.

Come si conferma, nel rapporto pubblicato da Crespi Ricerche, una crescita della “fuga dalle urne”, dato che la “sommatoria” astenuti-bianche-indecisi è salita, in 20 giorni, dal 38 al 41,2%.

Un andamento generale del consenso che coincide, parallelamente, agli esiti dei diversi sondaggi, effettuati in questi giorni da Ipsos, SWG, EMG per Telecom, La7, Repubblica, Corriere della Sera.

Non è chiaro a quale realtà dei fatti, e soprattutto dei numeri, attingano coloro che continuano a “reclamare” – nel senso di reclame e non di reclamo – che c’è una “sorprendente tenuta del Governo Monti” …

La matematica non è un opinione e la rappresentazione dei dati non può puntualmente ignorare il forte distacco esistente tra cittadini ed establishment.

La statistica serve, anche e soprattutto, alla Politica per individuare direzioni, strategie, finalità. Come, ad esempio, per quanto relativo quei politici che stanno lavorando alla legge elettorale, che ben andrebbero informati della situazione che tutti i numeri raccolti in questa settimana, successiva alle “liberalizzazioni”, hanno confermato.

Una legge elettorale – ne riparleremo – non può essere utilmente strutturata, specie se con finalità oligarchiche o partitocratiche, se chi la formula e chi la vota è influenzato da informazioni “trionfalistiche” che non raccontano come, da qualche parte,  l’astensionismo potrebbe rivelarsi eclatante, causa le solite “punte statistiche”, o, peggio, che la gran parte dei voti vadano a nuove e raccogliticcie entità politiche, vanificando ogni cordata ed ogni premio di maggioranza.

Speriamo che, se non gli statistici, almeno i “direttori” od i “professori” si chiedano quanto fatale, per la nostra povera Italia, possa rivelarsi il proseguire su questa china.

Altri dati su Un governo di minoranza e L’astensionismo galoppa verso il 50%?

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Un governo di minoranza

1 Feb

Nessuno si meraviglia se siano da prendere con le pinze le notizie che diffonde La Repubblica, il quotidiano fondato da quel Eugenio Scalfari, che attualmente rappresenta la “quinta colonna” di un governo liberista come quello di Mario Monti.

Nessuno poteva immaginare che, però, una tale mostruosa manipolazione della pubblica opione continuasse dopo due settimane di sondaggi “edulclorati” e, puntualmente, svergognati.

Oggi, La Repubblica titola: Sale la fiducia al Governo cinque punti in 20 giorni ed esibisce a riprova un sondaggio IPR Marketing che vede al 57% “molta/abbastanza” fiducia al governo Monti.

Peccato che lo stesso sondaggio annoveri un “bel” 53% di astenuti/indecisi e che, se tale è la fuga degli elettori, solo il 27% degli italiani appoggia l’attuale governo e la riprova ne sono i persistenti dati che danno il Centrosinistra a livelli storicamente infimi.

Infatti, secondo un sondaggio di EMG per Telecom-La7 di ieri, Italia dei Valori, Sinistra, Ecologia e Libertà, Verdi, Rifondazione e Comunisti italiani raccoglierebbero, uniti, solo il 19.4% con un astensionismo stimato al 33% ed una massa di indecisi attestati al 16%.

Il Governo Monti, secondo questo sondaggio, raccoglie solo il 27% dei consensi complessivi. Un dato che conferma, in peggio, gli esiti dei dati SWG del 23 gennaio, per La7, che stimavano al 40% gli astenuti ed i voti “dispersi”, con una “Alleanza per Monti” (PdL, FLI, UDC, e PD) al 33% delle indicazioni di voto totali raccolte durante le interviste.

Lo si scriveva giorni fa: l’unico dato certo che questi sondaggi offrono è che meno di un terzo degli elettori è soddisfatto dell’attuale governo e parlamento, mentre una buona metà è, viceversa, del tutto insoddisfatta ed i restanti sono piuttosto confusi.

La “fuga dai partiti” era ampiamente prevedibile fin dall’incipit del governo Monti, quando per 20 giorni, con i mercati impazziti, ci tennero tutti all’oscuro di quello che avrebbero, poi, preteso di legiferare in quattro e quattr’otto senza interferenze da parte del parlamento …

Elettori in fuga dalle urne: questo il dato di un governo minoritario ed autoritario.

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Beni Comuni: il Sud non ci sta

30 Gen

In questo fine settimana si è svolto a Napoli il “Forum dei Comuni per i Beni Comuni”  per il rilancio e il riscatto del Sud nella “consapevolezza che il Sud non può beneficiare in alcun modo dal liberismo economico proposto dai poteri forti del Nord, rappresentati dall’attuale governo Monti e da quello precedente di Silvio Berlusconi e dei suoi alleati della Lega Nord“.

La lotta per il riscatto e per il rilancio del Sud non può essere disgiunta dalla lotta contro il liberismo economico e la politica dei sacrifici che l’attuale governo Monti sta portando avanti.”

Molto applaudito l’intervento di Luigi De Magistris, sindaco di Napoli ed esponente liberale nell’Italia dei Valori: questo esecutivo è un arroccamento dei poteri forti contro le istanze di cambiamento che provengono dalla società. Le politiche di Monti sono quelle di Berlusconi, mentre da qui, dal nostro esempio di democrazia partecipativa e dal basso, devono nascere modelli economici alternativi al liberismo”.

Anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano del Partito democratico, è stato particolarmente critico: “noi siamo qui e vediamo il mondo da sud.  Ed ascoltare il vice segretario del mio partito che dice che le liberalizzazioni di Monti, ovvero qualche taxi in più e qualche farmacia aperta qualche ore in più, sono ‘l’inizio del risorgimento italiano’, mi fa pensare che forse siamo nella confusione delle parole. Io dico no a un sistema che vuole distruggere meccanismi che abbiamo costruito con lacrime e sangue. E credo che dobbiamo utilizzare un modello di partecipazione diverso da quello penoso dei tesseramenti”.
Secondo Massimo Zedda, sindaco di Cagliari di Sinistra Ecologia e Libertà, “in questo momento c’è al governo un galantuomo che però sta facendo le cose che farebbe Berlusconi, e il solco sociale si accentua”.

Intanto, la protesta dilaga e coinvolge sempre più cittadini di tutte le estrazioni sociali, dagli operai agli agricoltori, dai disoccupati agli imprenditori, fino agli studenti.  Ed è un mistero di come abbiano fatto i nostri media a non accorgersi che, nelle proteste siciliane sono sempre più presenti le bandiere con la Trinacria, mentre in Sardegna gli operai sventolano la bandiera con i Quattro Mori.

L’impressione che ne viene è che i sindacati e i partiti nazionali,  in particolare i partiti della sinistra, sembrerebbero allo sbando al Sud, “forse perché da tanti, troppi anni, manca completamente in questi partiti il tema Sud”.

Non a caso, l’evento, che ha visto l’intervento anche della FIOM di Pomigliano d’Arco, è stato presentato dalla giornalista Norma Rangeri de “il Manifesto”, “che ha evidenziato l’esigenza della nascita d’una nuova formazione progressista che si sostituisca all’inefficienza degli attuali partiti per vincere e incanalare verso una politica più partecipata alle prossime elezioni nazionali.

E lo stesso Nichi Vendola, nel suo intervento, ha detto che ““Abbiamo bisogno di politica, e non di invocare specialismi o tecnici che è un’idea di destra, autoritaria.  È propagandistica l’idea che la liberalizzazioni possano trascinarci fuori dalla crisi, mentre l’Italia precipita in quel buco nero che è il -2,2% di Pil previsto dal Fondo monetario internazionale. Questa giornata è un seme buono che può dare speranza per la costituzione di un processo alternativo.

Al convegno hanno partecipato anche esponenti del Partito del Sud e delle Autonomie siciliane e sarde.

Una curiosità “che connota”.
L’evento, tenutosi al Maschio Angioino e al cinema teatro Politeama, era convocato ed aperto a tutti gli amministratori locali italiani ed era finalizzato a trattare, in una visione di centro sinistra, dei rapporti tra “enti locali e Stato”.
Una questione nazionale, non meridionale.

Ebbene, Giuliano Pisapia (sindaco di Milano), Nicola Zingaretti (presidente della Provincia di Roma), Virginio Merola (sindaco di Bologna) e Giorgio Orsoni (sindaco di Venezia) non sono pervenuti …

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