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Tagli ai Comuni, lacrime di coccodrillo

15 Set

Arrivano i tagli ai Comuni e scoppia la protesta dei Sindaci, ma non quella dei loro cittadini. E’ evidente che i cittadini abbiano seri dubbi sulla efficacia dele spese comunali e sull’efficienza dei servizi offerti.

E’ un dato sintomatico che dovrebbe far riflettere personaggi di rilievo come Gianni Alemanno e Piero Fassino, che di politica nazionale e di finanza pubblica dovrebbero intendersene.

D’altra parte, al di là della retorica leghista, che a tutt’oggi deve ancora cimentarsi con la governance di una città medio-grande, se una falla c’è in Italia, dalla quale passano sprechi su sprechi sono proprio i Comuni.

Sussidi e servizi sociali, progetti esternalizzati, manutenzione stradale, sicurezza sul territorio, decoro urbano, sostegno al commercio, piano regolatore, edilizia sociale: sembra l’elenco dei buchi neri dell’economia italiana.

I nostri sindaci dovrebbero rendersi conto che è grazie ai Comuni, se siamo un paese dove, ormai, abbiamo sussidiati di terza generazione, strade impercorribili, commercianti vessati, artigiani al lumicino, degrado e criminalità, flussi migratori incontrollati.

E’ utile evidenziare che, al secondo condono edilizio “di massa”, in un paese normale avrebbero arrestato tutti i sindaci che avessero permesso, negli anni, quello scempio.

E’ una questione culturale, ovvero se il Sindaco si occupa della cosa pubblica o delle istanze del territorio: nel primo caso è utile a tutti nel secondo solo a se stesso ed a chi lui vuole ascoltare.

Manovra insufficiente: ci vuole il coraggio di un Presidente

15 Set

Queste le misure del Governo per risanare la finanza pubblica italiana che porteranno qualche quattrino nelle casse dello Stato:

  • Iva al 21%
  • Contributo di solidarietà del 3% per i redditi oltre i 300 mila euro
  • Comuni e Regioni potranno dal 2012 aumentare l’addizionale Irpef
  • Meno agevolazioni per le Coop
  • Addizionale del 10,5% per le società di comodo
  • Taglio del 10-20% delle indennità parlamentari
  • Accorpamento dei Comuni sotto i 1.000 abitanti
  • Nuove lotterie e aumento dell’accisa sui tabacchi

A queste vanno ad aggiungersi il Tfr degli impiegati statali ritardato di 24 mesi per le pensioni di anzianità ed un assemblato di misure aleatorie, come lo “spendig review” di un governo che i conti non li fa mai giusti, la promessa di eliminare le Provincie, le liberalizzazioni che escludono farmacie, taxi e tirocini professionali, gli scontrini fiscali sulle spiaggie.

Infine, si promettono tagli ai ministeri per 6 miliardi nel 2012 e la riduzione del 10% dei dirigenti statali, ben sapendo che questi costi (maggiorati) saranno assorbiti dagli Enti Locali con il Federalismo.

Intanto, Berlusconi vacilla sotto l’incalzare dei magistrati napoletani, il Partito Democratico è paralizzato dalle lobbies finanziarie che lo sorreggono, il Terzo Polo è pressochè ignorato dai Media, metà dell’elettorato potrebbe non andare a votare in queste condizioni, la Lega regredisce politicamente sempre di più.

E’ una situazione che va avanti da un anno ormai, con il nostro Presidente che ha sempre concesso al nostro Governo quei 30-60 giorni che gli sono serviti per tenersi in sella. E’ accaduto a Natale quando Berlusconi ebbe il tempo di ricostruire una maggioranza, grazie a Scilipoti e altri, è accaduto ad agosto, quando Governo e Parlamento stavano andando in ferie, lasciando il Paese con le finanze al lumicino, i mercati indiavolati e l’Europa in allarme rosso.

Tra una settimana o poco più, saranno trascorsi 60 giorni da quando i mercati e l’Euro ci hanno “attenzionati” e questa manovra è il massimo che riescono a fare questo Governo, questo Parlamento, questi Partiti.

Una manovra “piccina così”, decisamente insufficiente, che non ferma gli sprechi e le prebende, che non rilancia il paese, che è fortemente recessiva, come in Europa qualcuno inizia a lamentare.

Si sta avvicinando l’ora del Presidente, il giorno in cui, approvata questa infima manovra, l’Italia ufficializzerà l’incapacità di questo Governo e di questo Parlamento e ricorrerà al governo tecnico istituzionale per andare a votare con una manovra un po’ più salda e con una legge elettorale decente.

Una decisione coraggiosa, degna di un uomo fedele all’Italia ed agli italiani, che può essere presa solo dall’unico tra noi al quale la Repubblica concede, con mille limiti, il potere del re e del padre di famiglia.

L’alternativa, la Grecia, è sotto gli occhi di tutti: turbolenze finanziarie, agitazione di piazza, recessione e stagnazione, incapacità politica, corruzione e declino.