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Legge di Stabilità? No, è una patrimoniale

13 Ott

Oggi l’ANSA ha diffuso una lista delle principali misure contenute nella Legge di Stabilità. Un provvedimento che è anche una minipatrimoniale, che però colpisce solo lavoratori dipendenti e proprietari rurali, ed è anche un’ulteriore stretta sul welfare, dato che prevede un’ulteriore riduzione dei servizi per malati, anziani e bisognosi.

Riguardo gli aspetti ‘patrimoniali’, le norme più vistose sono:

  1. Aumento dell’IVA di due punti, di cui il primo decorre dal 2012 ed il secondo ‘si vedrà’. Una decisione che accentuerà la recessione, colpisce il settore terziario e creerà non pochi problemi, perchè ‘retrottiva’, con i gestori internazionali di vendite on line.
  2. Riduzione dell’IRPERF, una mossa che può essere di preludio, visto quanto finora fatto dal Governo Monti, per la concessione di maggiori poteri fiscali alle Regioni. Non illudiamoci.
  3. Tassazione dei Tfr, che non è altro che una tassazione ‘postuma’ sui redditi, che – si noti bene – colpisce chi non è ancora andato in pensione e che ha già subito notevoli ‘econonomie’ e dilazioni.
  4. Riduzione il tetto della deducibilità fiscale per le auto aziendali: una misura che contribuirà ad innalzare i costi aziendali ed a ridurre le vendite di auto di fascia medio-alta. Aggiungiamo che gli aumenti salariali aziendali saranno tassati nel 2013 al 10% entro il limite di 3.000 euro lordi e possiamo immaginare chi i colletti bianchi non voteranno assolutamente.
  5. Obbligo di rivalutazione del 15% per i redditi dominicali e agrari: una minipatrimoniale che colpisce solo le aree rurali del Paese.
  6. Tetto di 3.000 euro per la detraibilità fiscale: una misura che colpisce ‘i contribuenti più ricchi’, come li chiama il Corriere della Sera, ovvero quelli che dichiarano più di 15 mila euro l’anno. Più ricchi o meno poveri?

Andando ai servizi, gli interventi di maggior rilievo sono:

  1. Aumento dal 4 al 10% l’Iva sull’assistenza socio sanitaria offerta dalle cooperative sociali: una misura che colpisce direttamente i disabili, gli anziani ed i minori a rischio, gli operatori notoriamente sottopagati. Una misura iniqua che si abbina all’assoggettamento all’Irperf delle pensioni di invalidità e come le riduzioni stipendiali sui permessi previsti dalla legge 104/1992 per genitori e fratelli disabili.
  2. Sconto fiscale pari al 19% dell’imposta lorda per le erogazioni liberali al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato, una norma che azzererà la contribuzione per il 5xmille, cassando tanti interventi socio sanitari e  tanta ricerca scientifica. Una batosta che si aggiunge ai ‘risparmi’ di 1,5 miliardi sulla spesa sanitaria per l’acquisto di beni, servizi e dispositivi medici.

Anche altre misure vanno a comporre questo patchwork chiamato ‘stabilità’ …

  1. Aumento definitivo delle accise sulla benzina e il gasolio: un balzello iniquo ed indecente, visto che include anche quella per il terremonto in Abruzzo, dove non è che si sia ricostruito granchè.
  2. Stanziati per il 2013, 1,6 miliardi per il trasporto pubblico locale, 800 milioni di euro per la RFI e 300 milioni per l’Anas. Speriamo solo che sia vero e … che gli autobus e  le vetture da acquistare saranno di produzione italiana.
  3. Aumento di 1 miliardo per i tagli lineari alle le regioni a statuto speciale, ma il budget delle Università potrà crescere del 3% all’anno e per alcuni enti di ricerca del 4%. 160 milioni per la Campania e quasi altrettanti per i comuni in fase di pre-dissesto finanziario. Una goccia nel mare.
  4. Vendita di beni demaniali attraverso fondi immobiliari, un’innovazione discutibile, visto che era finora stata evitata a causa della facilità con cui possano verificarsi sia il riciclaggio di denaro sporco sia svendite e speculazioni.
  5. 300 milioni di euro serviranno  “per far fronte agli oneri derivanti da transazioni relative alla realizzazione di opere pubbliche di interesse nazionale” (leggasi Ponte sullo Stretto), cosa di cui il Ministro Passera dovrebbe avere una chiara nozione provenendo proprio dalla banca che garantì in extremis i prestiti indispensabili  per avviare le opere.
  6. Tagli dell’illuminazione nelle strade, di cui non sembra siano quantificati gli effettivi risparmi. Ad ogni modo: degrado metropolitano, infortunistica stradale e malavita ringraziano. Aumenteranno anche i premi assicurativi?

Arriva anche la Tobin Tax? Sembra di si: secondo il Corriere della Sera “dal testo del provvedimento, che non può ancora considerarsi definitivo, emerge infine un nuovo particolare relativo alla tassa sulle transazioni finanziare. A pagare lo 0,05% sul valore del contratto saranno infatti «in parti uguali le controparti dell’operazione ». Compratore e venditore, dunque, divideranno il costo della Tobin tax.”
Un invito agli italiani ad investire sul ‘mattone’ od a tenere i propri risparmi sotto il materasso? Forse si.

Cosa aggiungere ad un quadro così fosco?
Che è ‘very impressive’ il dato che emerge da tutte le manovre di governo, susseguitesi nel corso degli ultimi 10 mesi.
Un dato che dimostra come si stia evitando accuratamente di toccare gli interessi acquisiti, ma non necessariamente eterni, di alcune categorie di italiani, che appaiono singolarmente omologhe agli attuali governanti: gli over-65 in buona salute, i redditi superiori agli 80.000 euro, gli apparati spreconi ed inamovibili, come le elite universitarie o bancarie.

Raining stones … mala tempora currunt.

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Spending review? No, manovra correttiva agostana …

3 Lug

Mario Monti rassicura i partiti: ‘è una spending review, non una manovra correttiva’. Eppure, se si trattasse di questo parleremmo di oltre 200 miliardi di Euro, come ha precisato pochi giorni fa proprio uno dei superconsulenti voluti da Mario Monti.
Qui parliamo – molto più prosaicamente – di un taglio delle spese di personale e di fornitura per ‘raccogliere’ quei 5,3 miliardi di euro che servono con urgenza, dato che i conti del decreto Salvaitalia si sono rivelati fin troppo ottimistici: i ‘professori’ avevano sottovalutato gli effetti negativi della ‘mancanza di speranza’, ovvero recessione, stagnazione, evasione fiscale, speculazione finanziaria.

Una ‘realtà’ che sembra non essere percepita nè dai media nè dal Partito Democratico, attestato dietro Bersani e D’Alema, che sembrano non aver imparato la ‘lezione della Seconda Repubblica’, ovvero che essere il maggior partito o la ‘fazione’ più coesa non comporta ‘ipso facto’ che si sia in condizione di governare e che, senza un pensiero economico, un programma economico, anche il maggior conglomerato di voti è in balia delle ‘correnti’. L’arroganza con cui è stato ‘censurato’ il buon Fassina ne è un eccezionale esempio e ci conferma che il ‘metodo’ non è cambiato da 50 anni a questa parte.

Uno scenario che si racchiude in quattro dichiarazioni, ben rappresentative ed inequivocabili.

«Se per decenni si indulge ad assecondare un superficiale ‘tiriamo a campare’ oppure si indulge nell’iniettare nei cittadini la sensazione che tanto il Paese può, per le sue risorse, non affrontare problemi seri che le altre nazioni affrontano, forse deve venire il momento in cui, anche a scapito di una temporanea perdita di speranza, bisogna affrontare i problemi seri» – Mario Monti a Palazzo Madama per la presentazione del libro del ministro per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi.

«È evidente che se il governo pensa di procedere al taglio degli organici e alla riduzione dei servizi getta benzina su una situazione molto difficile» – Susanna Camusso, segretario della Confederazione Generale Italiana dei Lavoratori.

«Mentre Sagunto brucia, a Roma si succedono riunioni di congiurati per decidere come buttare giù il governo prima dell’estate e provocare così le elezioni anticipate a ottobre.La voglia di far saltare tutto, si sa, serpeggia da tempo in entrambi i maggiori partiti. Ma se nel Pd Bersani ha l’autorità per zittire un Fassina, nel Pdl pare che Alfano non ne abbia abbastanza per mettere a tacere una folta schiera di sediziosi, ex ministri berlusconiani ed ex colonnelli finiani» – Massimo Polito, editoriale del Corriere della Sera del 16 giugno 2012.

«A questa maggioranza dico da parte di tutti i giovani che avete rotto i coglioni!» – Franco Barbato (IdV), mentre stava illustrando un proprio emendamento alla spending review nell’dall’Aula di Montecitorio.

Intanto, l’unico ministro che sembra aver firmato la proposta di tagli delle piante organiche del 20% per i dirigenti e del 10% per gli altri dipendenti è l’Ammiraglio Giampaolo Di Paola, il cui ministero, la Difesa, ha già decurtato di un quinto il proprio personale, con un piano decennale di prepensionamenti e mobilità che ridurrà di circa 30.000 unità il numero dei dipendenti militari e civili.

Dunque, non sono solo il popolo bue, l’antipolitica che avanza od i congiurati romani a complottare contro il governo di Mario Monti. A quanto pare sono gli stessi ministri a non credere in questo spending review, “anzi, più di un ministero ha chiesto di lasciare quella regola fuori dai propri uffici” ci ricorda il Corriere della Sera.

E, d’altra parte, chi mai potrebbe crederci, se prendiamo atto che Monti ed i suoi superconsulenti vorrebbero fare a luglio ed agosto quello che non hanno fatto in sette mesi di ‘governo tecnico’ e non s’è fatto in 18 anni di Seconda Repubblica.

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Tagli alla Sanità: niente trucchi

2 Lug

Arriva, finalmente, un primo, timido colpo d’accetta alla mala pianta della Sanità italiana. Un Sistema, quello Sanitario Nazionale, che ‘vantava’, nel 2004, ben 95.000 morti per cause gestionali (leggasi ‘malasanità’) e che vede, oggi e domani, un ‘bel’ 30% dei malati rari rinuciare alle cure (almeno 300.000 persone) a causa degli ostacoli che gli vengono frapposti.

I tagli ‘alla Salute’, dunque sono effimeri – 8 miliardi di euro di economie nel triennio su 116 di spesa complessiva – dato che il timore generale è che il SSN gestito dalle Regioni tagli ancor più i servizi già limitati per i malati, piuttosto che ridurre prebende, sprechi ed appalti.

Infatti,  le economie richieste dalla spendig rewiev non tocano gli oltre 200 miliardi che potrebbero essere ricavati dal ripristino di una certa correttezza nei bilanci, dela necessaria oculatezza nei preventivi,  della opportuna deotonlogia medica non solo verso i malati ma anche i colleghi. Non è un caso che le associazioni dei malati parlino di ‘incapacità di ascolto del malato’ ed il Wall Street Journal indichi il nepotism come il male che impedisce all’Italia di recuperare efficienza e competitività.

Otto miliardi d euro su centosedici in tre anni sono meno del 5% della spesa sanitaria ed equivalgono ad un aggiustamento – in basso – di circa 1,5% annuo. Tecnicamente non li si dovrebbe chamare neanche ‘tagli’ bensì ‘ottimizzazioni’.
Ottimizzazioni che dovrebbero toccare esclusivamente tre settori: forniture, servizi esternalizzati, premialità del personale.

Ottimizzazioni che, in quanto tali, non dovrebbero ‘colpire’ i malati, riducendone i servizi o le accessibilità ed incrementandone la contribuzione (ticket), ma, purtroppo, accadrà il contrario.

Quello che c’è da aspettarsi da questa ‘ottimizzazione’ del Sistema Sanitario Nazionale è un futuro piuttosto cupo, se parliamo del Lazio e delle altre regioni centromeridionali.
Infatti, si parte dalle famose ‘cattedrali nel deserto’ degli Anni ’60 e ’70, ovvero da quei siti ospedalieri dislocati in aree poco popolate del paese, per arrivare alle ‘assunzioni facili’ degli Ann’ ’80 e ’90, con situazioni dove il personale è ‘da sempre’ in esubero, ma inamovibile e privilegiato, ed agli ‘appalti d’oro’ dell’ultimo quindicennio, quando il Decentramento si trasformò in un flusso inesauribile di commesse, trasferimenti, enti strumentali, servizi esternalizzati.

Accadrà, dunque, che le Regioni più indebitate e che meno hanno migliorato od adeguato il proprio Sistema Sanitario saranno costrette – pur di non scomodare le ‘lobbies di riferimento’ – a scaricare le ‘giuste’ economie sui malati, trasformandole in ‘odiosi’ tagli. Le elezioni politiche ed amministrative sono alle porte per scadenza naturale dei mandati.

Certo, i nostri media potrebbero dare il loro contributo, confrontando costi e servizi da una regione all’altra o pubblicando le tante lettere che ricevono, ma nperchè dovrebbero farlo se finora non l’hanno fatto?

Fatto sta che, se dovesse arrivare un altro salasso per gli italiani al posto della necessaria ‘ottimizzazione’, non sarà solo il Wall Street Journal a prendere atto che in Italia esiste un problema ‘etnico’: il nepotismo.

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Vaticano, un esborso insostenibile

25 Nov

La legge 222/85 stabilisce che a partire dal 1º gennaio 1990 l’otto per mille del gettito IRPEF venisse ripartito tra lo Stato, le politiche sociali o una tra sette opzioni, e tra esse vi è anche la Chiesa cattolica.

Secondo i dati pubblicizzati dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e aggiornati alla dichiarazione dei redditi del 2005 si tratta di circa un miliardo  di euro.

A questo va ad aggiungersi:

  • la deducibilità fiscale delle offerte da parte dei cittadini, fino al 10% del reddito, e comunque non oltre i 70.000 euro, per tutti gli enti ecclesiastici come per tutte le Onlus e le Associazioni di Promozione Sociale;
  • l’esenzione fiscale totale per le parrocchie e gli enti ecclesiastici
  • i finanziamenti alle scuole paritarie private, gestite da enti cattolici
  • gli oneri di urbanizzazione degli edifici di culto
  • i contributi agli oratori (solo in alcune Regioni)
  • una larga fetta degli interventi di restauro monumentali

Nella sostanza stiamo parlando di non pochi miliardi di euro, cavati a viva forza dalle tasche degli italiani grazie ai balzelli ed alle leggine delal Seconda Repubblica e non solo.

Perchè la Chiesa Cattolica italiana, che vive delle nostre tasse, continua ad essere esente dai tagli e dall’incremento di pressione fiscale?

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Torino, un esempio (letale) di cattivo welfare

1 Ott

Un anziano invalido, Vittorio Delli Carri di 74 anni, è morto per le condizioni inaccettabili in cui aveva vissuto negli ultimi tre mesi, a partire dalla fine di luglio.

La malasorte si era accanita: sfrattato con la moglie pensionata, l’unica figlia s’era ritrovata anch’essa sfrattata e senza lavoro:  ha (soprav)vissuto accampato in auto, in un parcheggio coperto di Torino, senza che avessero neanche i soldi per fare un minimo di spesa.

Solo grazie alle denunce di La Stampa, dopo tre mesi di agonia,  i servizi comunali si erano “accorti” del caso ed un ospedale l’aveva preso in carico: troppo tardi.

«Non aveva più forze – ricorda la figlia – né per stare in piedi né per stare seduto con la schiena dritta». Chissà se qualcuno pagherà mai …

E’ il secondo caso nel Piemonte in pochi mesi, dopo il pensionato sfrattato morto d’infarto, e, probabilmente, in Italia ne avvengono molti più di quanto crediamo.

Non resta che chiedersi cosa se ne facciano i Comuni e  le Onlus dei 5xmille, 8xmille, finanziamenti del Fondo Sociale Europeo, fondi per il Welfare, donazioni, sponsorship e fund rising …

Possibile mai che debbano accadere queste cose con quello che viene speso quotidianamente in Italia per il Welfare?

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