Le ‘Fake News’ che vi sorprenderanno

23 Gen

L’Italia è piena di informazioni non ‘esattamente vere’ che condizionano profondamente la pubblica opinione e, soprattutto, la percezione di cosa va e non va.

Non ci sono abbastanza soldi per la Sanità pubblica. Non vero, la Costituzione  (art. 32) “garantisce cure gratuite agli indigenti”, ma i Servizi Sanitari regionali gratuiti sono estesi  anche che ai lavoratori che – viceversa – dovrebbero (art.38)  essere “assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia”.

193095_image

Non ci sono i soldi per le pensioni. Discutibile, all’incontrario dei Servizi Sanitari, che si reggono sull’IVA e le accise sulle benzine, l’Inps incassa  premi assicurativi dal 95% dei lavoratori e questi sono pari a circa il 33% del reddito lordo  (aliquota contributiva pensionistica di finanziamento), cioè ben più  del 12% del PIL che eroga annualmente come pensioni da lavoro.

L’evasione fiscale ci dissangua. Discutibile, sarebbe più oggettivo parlare di corruzione, se almeno il 5% di tutto sembra muoversi sotto forma di ‘bustarelle’, e di lavoro nero degli immigrati, se in alcuni settori produttivi, sembra essere piuttosto diffuso, anzi  talvolta si legge di riduzione in schiavitù o di mafia.

I servizi sociali non funzionano. Discutibile, se c’è uno strato sociale che – dopo aver ricevuto casa, esenzioni, sussidi – continua a pretendere senza accettare le ‘regole’, andando a discapito delle esigenze emergenti e di quanti in condizioni di disagio.

Non vedremo la pensione neanche a 70 anni. Falso: nessuno può essere obbligato a lavorare più di tot anni nella vita. Ad esempio, chi avesse iniziato a 18 anni – Fornero o non Fornero – mantiene il diritto a pensionarsi entro il 60esimo anno d’età.

La scuola deve essere statale, lo dice la Costituzione. Non vero: è scritto solo che lo Stato può finanziare esclusivamente le proprie scuole. I Comuni e le Regioni possono imporre persino tributi per finanziare la proprie scuole o convenzionarsi con privati.

In Italia c’è carenza di operatori sanitari. Discutibile, oltre al personale pubblico andrebbe considerato il privato (dove si riversa ormai quasi il 40% della spesa sanitaria) per scoprire che – forse, in totale – sono davvero tanti.

L’Italia è il paese dei falsi invalidi. Non vero: il numero di cause che vede l’Inps soccombente per aver negato (spesso per anni) i diritti essenziali a malati gravi è di gran lunga maggiore a quello dei falsi invalidi che finiscono sulle cronache e che potrebbero essere molti meno di quelli coinvolti in frodi assicurative degli altri paesi.

Le tasse che paghiamo sono esorbitanti. Discutibile, se nelle tasse c’è anche il costo della Sanità e della Previdenza alla quale ogni lavoratore dovrebbe contribuire e beneficiare versando un premio di assicurazione.

Con il contributivo, addio pensioni. Falso: l’inconfessabile problema è che a causa della bassa e tardiva contribuzione anche il lavoro di una vita corrisponderà a rendite poco più che minime. E c’è poco da fare se nel Belpaese i titoli di studio servono per ‘cultura’, se si cerca lavoro tramite amici e parenti e si resta con mamma & papà fino a quarant’anni.

I giovani preferiscono restare degli eterni adolescenti. Discutibile, sarebbe più corretto dire che sono indotti. Perchè diventare adulti se non si possono apportare cambiamenti e non c’è mobilità sociale, in un paese ingessato ed antimeritocratico?

Gli invalidi sono depauperati a causa delle pensioni oltre i 3.000 euro mensili. Falso: le pensioni per invaldi e anziani poveri non attingono ai fondi per le pensioni dei lavoratori. Inoltre, sono le circa 80.000 che superano (di gran lunga) i 4.000 euro mensili ad essere del tutto sproporzionate rispetto ai contributi versati.

Gli stranieri delinquono più degli italiani. Falso: se una parte di noi riesce puntualmente ad evadere obblighi e pagamenti per i quali in altri paesi veniva condannato per direttissima al primo tentativo. Obblighi e pagamenti, cioè leggi.

Molti italiani delinquono per cause sociali. Falso: la qualità di vita ed il benessere – altre alle infrastrutture ed ai servizi – sono quelli di un paese avanzato e ben migliori di quelle di altre nazioni meno ricche e avanzate, come della stessa Italia degli Anni ’50, dove i tassi di criminalità e l’insicurezza della popolazione sono molto più bassi.

La Politica è marcia e non funziona. Discutibile,  se proprio noi preferiamo affidare  decine e centinaia di miliardi delle nostre tasse ad ‘eletti dal popolo’, anzichè a manager responsabili ed esperti, cioè con il criterio della ‘preferenza’ e della ‘fazione’ anzichè della ‘meritocrazia’ e del risultato.

Demata

Annunci

L’Italia, le baby gang e l’abbandono dei minori

16 Gen

Il consigliere del Csm Antonello Ardituro, ex pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, è stato molto chiaro nella sua lettera aperta: «Accadono cose che, in altre città, vengono percepite come straordinariamente drammatiche, campanelli d’allarme sui cui si innesta una reazione vera. Lo Stato interviene. Qui no».

b7a3a2f0ec93a1ff5c67581b36e727ee

Boy pointing gun ~ William Klein

Un’Italia con ‘personalità multiple’ se – solo pochi mesi fa, su iniziativa di alcune scuole centrosettentrionali – esplodeva la querelle degli alunni minori di 14 anni che ‘per legge’ dovevano essere accompagnati a scuola dai genitori, mentre – al Forum del Il Mattino di ieri –  il procuratore capo per i minori di Napoli, Maria De Luzemberger, “ha rivelato che al suo ufficio, per un lungo periodo, non sono arrivate più segnalazioni di evasione dall’obbligo scolastico. Solo dopo una telefonata, allarmata, alla direttrice scolastica regionale il meccanismo si è rimesso in movimento”. 
Senza dimenticare che cinque anni fa si era affermata la ‘paranza dei bambini‘, un gruppo di fuoco composta da giovanissimi più o meno maggiorenni, più noti per le ‘stese‘, cioè andare nei quartieri ‘avversari’ e sparare a casaccio sui passanti.

Ci voleva il fatto gravissimo e ci voleva una “madre coraggio” per portare la situazione all’attenzione nazionale e scoprire tutti che era molto tempo che molestie e pestaggi minorili erano un rischio noto in certe vie del Centro Storico, che la Movida selvaggia include risse, stupri, sostanze, racket, impunità e degrado, che la serie televisiva ‘Gomorra’ è percepibile come una ‘vetrina di miti ed eroi’ specie tra i “giovanissimi figli del disastro”. Soprattutto, che la situazione partenopea è una punta dell’iceberg e che il fenomeno è a stento contenuto nelle altre regioni, a leggere la cronaca nera locale.

Predica bene il sindaco De Magistris: «La risposta più importante e immediata sia data da chi ha il dovere di prevenire i reati e individuarne i responsabili. Oggi la priorità è il controllo del territorio, la prevenzione e l’individuazione dei responsabili».

Ma il vero problema è che «l’impunibilità è insopportabile», come afferma il deputato dem Umberto D’Ottavio, ed i primi responsabili son facili da trovare: sono i genitori che abbandonano a se stessi e al degrado i propri figli o, peggio, li educano “al desiderio di denaro facile e di potere, pur di sfoggiare un elevato stile di vita imposto da una società nichilista e consumista basata sull’apparenza e la sopraffazione come scelta di vita, pur sapendo che morirà per raggiungere quel modello ideale di esistenza“.

Ieri sera, sul lungomare, è stata preso d’assedio un presidio militare mobile dove si erano rifugiati tre ragazzini inseguiti dal solito branco.

A fronte di quanto, una Giunta Comunale che – ad esempio –  non garantisce un assistente sociale di presidio fisso in ogni scuola, non adotta il «coprifuoco per i minori non accompagnati dopo un certo orario» proposto dal consigliere regionale dei Verdi, Francesco Borrelli, revoca il Daspo per i parcheggiatori abusivi, mentre i residenti protestano ovunque per le movide selvaggie, non delimita la ‘vita notturna’ nei settori urbanisticamente predisposti, ben delimitati, controllabili, isolati come la Villa Comunale, il Parco delle Rimembranze e la Marina, tiene ferma la rivalutazione imprenditoriale e la crescita occupazione restando inerte sia riguardo lo Stadio San Paolo, sia per la Mostra d’Oltremare sia per Coroglio e Bagnoli, eccetera.

Misure che servirebbero anche nelle altre città per le baby gang e le famiglie disastrose, per la movida e gli spazi in cui va collocata e resa sicura, per lo sblocco di grandi opere e la crescita occupazionale.

Demata

 

Il mistero dei codici statunitensi che identificano la nostra tessera sanitaria

13 Gen

Uno Youtuber italiano, Daniele Penna, nel 2014 si chiedeva perchè la nostra tessera sanitaria riporta codici militari e commerciali americani. Bella domanda … non a caso sono più di tre milioni gli italiani che l’hanno visualizzato su diversi link.

Il video è eloquente, ma proviamo a riassumere aggiungendo qualche ‘dettaglio’ per comprendere meglio.

Iniziamo a dire che lo standard generale della Tessera Sanitaria italiana è definito dalla European Health Insurance Card che sul retro prevede la possibilità di inserire una banda magnetica e lascia un riquadro per il ‘Numero cliente’. Di seguito la card svizzera.

karte_rueckseite_it

In Italia lo spazio destinato al ‘numero cliente’ riporta un codice a barre secondo gli standard del Ministero della Difesa USA e il nostro sembra essere l’unico paese ad aver operato questa scelta, come il nostro è l’unico ad aver unificato il codice fiscale – tramite il quale si può risalire a qualsiasi dato anagrafico o finanziario – con il codice sanitario, con cui si può rintracciare ogni dato sensibile digitalizzato.

Questo codice a barre viene scannerizzato ed acquisito ogni qual volta accediamo a servizi o forniture sanitarie e queste informazioni pervengono in via riassuntiva persino sul modello di dichiarazione dei redditi: stiamo parlando non solo della salute, ma anche di ogni dato riferibile al Codice Fiscale.
Ragion vorrebbe almeno che la codifica fosse strettamente nazionale.

C’è, poi, la questione della banda magnetica che è codificata secondo standard commerciali / bancari ed anche in questo caso l’Europa ci aiuta a capire: se stiamo parlando di una “Tessera di Assicurazione Malattia”, è ovvio che i codici debbano essere di origine finanziaria.

Ma, allora, come la mettiamo che da noi è un servizio pubblico, gestito dalla politica regionale e finanziato con l’IVA e le Accise benzine? Dovremmo chiederlo al Legislatore, come dovremmo chiedergli che fine hanno fatto i diritti dei lavoratori ad essere assicurati per malattia, fissati all’art. 38 della Costituzione e cancellati nel 1974 …

La domanda che resta è di facile ed intuitiva risposta: non è che – andando a scartabellare – Inps e SSR risultano essere delle ‘assicurazioni’?

Demata

L’Italia al voto tra soliti noti, balle spaziali e qualche prospettiva

11 Gen

Tra meno di sessanta giorni l’Italia andrà a votare e sembra che i vari contendenti facciano a gara ad alimentare l’astensionismo, pur di garantire equilibri e filiere interne.

La situazione è chiara, ormai.

kenyareferendum

Come da tradizione, Partito Democratico e Forza Italia ricandideranno in ogni modo possibile proprio coloro che negli ultimi vent’anni ci hanno messo nell’attuale situazione, mentre la Sinistra del pubblico impiego e del parastato si erge a difesa dei ‘diritti’, cioè della fonte del proprio reddito.
Intanto, la Lega ventila riforme fiscali e previdenziali pari ad almeno la metà delle attuali Entrate, cioè il disastro finanziario, e i Cinque Stelle annunciano 400 riforme in un anno, cioè il Caos amministrativo.
I Demoliberali restano al momento divisi tra +Europa, con Emma Bonino ed Alleanza Liberaldemocratica per l’Italia (ALI), con Oscar Giannino.

Altrettanto chiaro è cosa accadrà dopo.

Infatti, tra i primi problemi che il nuovo Parlamento dovrà affrontare, c’è quello che solo dalla Regione Lazio si prevede un debito sanitario stratosferico, mentre il Comune di Roma non ci sta ad onorare quanto che ancora deve alle banche a partire dalla gestione Veltroni, come non intende cedere, liquidare o ristrutturare Atac, Acea e Ama, mentre già si annuncia per la prossima estate un’emergenza delle forniture idriche, della rimozione rifiuti e dei trasporti. Il tutto condito da un senso di insicurezza generale, anche nella Capitale, causata dall’incertezza e dalla pochezza delle sanzioni a cui va incontro chi delinque.

Già nell’esercizio provvisorio, il nuovo Parlamento potrebbe trovarsi a fronteggiare – dinanzi ai media di tutto il mondo – l’emergenza “Roma Capitale”. Dunque, ci si aspetterebbe che all’ordine del giorno di chi ci governa ci sia:

  1.  la riforma del sistema assicurativo, ripristinando pienamente l’art. 38 della Costituzione, garantendo ai lavoratori la sanità, l’assistenza e la previdenza come era fino al 1974, mettendo fine al colabrodo iniziatosi con la gestione ‘politica’ di questi servizi, mantenendo a tutti gli assistiti i diritti ‘universali’ vigenti in capo alle Regioni e all’Inps
  2. la riforma del sistema di giustizia, introducendo la separazione delle carriere, intervenendo sui tempi e modi procedurali rendendo i processi più brevi, riformando il farraginoso iter delle perizie e delle liquidazioni, introducendo aggravanti adeguate per chi reitera reati, specie se violenti, irrigidendo le pene per le azioni fraudolente, eccetera
  3. la riforma del sistema fiscale o, meglio, la fine delle riforme fiscali, dato che un impreditore serio dovrebbe avere la possibilità di pianificare su un arco quinquennale senza troppe ‘sorprese’ e che un amministratore serio non dovrebbe presentarsi dopo cinque anni agli elettori con le casse vuote e le mani bucate.

E’ la stabilità che crea lavoro, impresa, opportunità. Lo Stato non deve farsi datore, finanziatore, erogatore. Lo Stato deve essere (solo) il Garante.
E’ la concorrenza che garantisce occupazione a chi merita e crescita per chi è al passo con i tempi.

Speriamo che le formazioni demoliberali si ricordino delle proprie tradizioni e delle proprie battaglie di tanti anni fa, quando furono le uniche a contrapporsi a questo sfacelo iniziatosi negli Anni ’90, e sappiano attrarre almeno una parte dell’elettorato cristiano-sociale che, ormai, ha ben inteso come – in nome di una non meglio precisata idea di ‘diritti’ o di ‘semplificazione’ ed accampando come paravento la scusa dell’Europa – in venti anni abbiamo perso almeno un milione di eccellenze andate all’estero, mentre scandali e cronache ci presentano una genia che sembra uscita dai film di Alberto Sordi.

Demata

Mattarella, il 2018 e l’astensionismo che monta

1 Gen

“Mi auguro un’ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese”, questo l’invito e l’augurio che il presidente Sergio Mattarella ripone sul 2018 e sulle elezioni che si svolgeranno.

Difficile che molti degli italiani raccolgano l’augurio del nostro Presidente della Repubblica, se il Centrodestra punta su spiccioli ai poveri, xenofobia e meno tasse per i soliti noti, mentre il Centrosinistra non riesce a sciogliere l’abbraccio fatale con le lobbies del pubblico impiego e del welfare, a partire da quella sanitaria decisamente insoddisfacente in troppe regioni, ed i Cinque Stelle che nè a Roma nè a Torino sembrano avere abbastanza esperienza (o competenza?) per evitare ulteriori problemi o rischi per i cittadini.

Intanto, a pochi chilometri dalla residenza presidenziale, proprio stanotte qualcuno ha dato fuoco ad una cinquantina di cassonetti e … la lotta alla Mafia, alla Corruzione e alla Burocrazia non sono nel programma di nessun partito.

Il presidente Mattarella non è un uomo stupido o superficiale e di tutto questo se ne rende ben conto, come si rende ben conto che dal 2006 si è votato con una norma incostituzionale, che è dal 2010 che ci ritroviamo con un Presidente del Consiglio nominato.

Dopo che gli italiani si erano recati in massa alle urne per bocciare la riforma di Matteo Renzi, giusto per chiarire che l’interesse per la Politica c’è, se il dato degli astenuti dovesse persistere od aumentare, sarà evidente che le attuali formazioni politiche  non riescono ad attrarre/accogliere candidati rappresentativi.

Di sicuro, oggi, a differenza di 20 anni fa, non c’è un partito uno – eccetto gli inossidabili Radicali – che stigmatizzi i pubblici impiegati antagonisti della rivoluzione digitale,  la lobby sanitaria e quella del sociale che pesano quasi metà dell’intera spesa pubblica, ma funzionano poco e male, la provincia rurale e i professionisti dei ‘progetti finanziati’ che cavalcano sgravi fiscali a iosa, l’esigenza (ieri) di contrastare le mafie nel Meridione ed (oggi) un po’ ovunque a partire dalla Capitale, l’urgenza di trattenere i cervelli e di liberare i minori di certi quartieri dal degrado e dalla violenza.

Dunque, tanti auguri anche al presidente Mattarella: se alle prossime elezioni gli astenuti risultassero oltre il 40%, sarà lui a dover spiegare quale potrà essere la legittimità di un governo che raccoglie il consenso del solo 25% degli elettori, non solo a chi restasse all’opposizione, ma soprattutto a quella metà degli italiani che ormai da anni non si riconoscono in questa  Italietta preda del mediocre e truffaldino Mondo di Mezzo.

Demata

Bankitalia e lo storico rapporto con le banche toscane

22 Dic

Nel 1893, Giolitti istituì la Banca d’Italia, fondendo la Banca Nazionale nel Regno d’Italia (ex Banca di Genova e Banca di Torino), la Banca Nazionale Toscana e la Banca Toscana di Credito per le Industrie e il Commercio d’Italia, che erano strutture private.

50-Centesimi-Banca-Nazionale-Toscana-Regno-Ditalia-1873

Ricordando che il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia erano a capitale pubblico (ndr. ex borbonico) ed operavano in concorrenza con Bankitalia, vogliamo meravigliarci che siano fallite, mentre le altre – nate come una sorta di concessionarie private predestinate – puntualmente si son salvate?

E oggi ci si meraviglia che il PD toscano  sia corso in soccorso delle banche?

Demata

Il biotestamento, la deontologia medica e la morale cattolica

21 Dic

 La legge sul Biotestamento non contiene una specifica disciplina in tema di obiezione di coscienza per i medici, dato che parliamo di un diritto individuale e personale che i malati terminali non sono spesso in condizione di garantirsi da soli.

E’ un po’ come se venisse esteso alla Vita stessa quello che è già consentito per il rifiuto consapevole di alimentarsi sancito dal Codice Deontologico Medico, art. 53: “Il medico informa la persona capace sulle conseguenze che un rifiuto protratto di alimentarsi comporta sulla sua salute, ne documenta la volontà e continua l’assistenza, NON assumendo iniziative costrittive né collaborando a procedure coattive di alimentazione o nutrizione artificiale”.

122151782-4ba9fd81-6888-4e13-9258-0b4992ac8d6a

Soprendentemente – visto che c’è un Parlamento che ha legiferato alla grande – la ministra Lorenzin, invece di garantirne l’applicazione secondo il voto del Parlamento, annuncia che «è mia intenzione, immediatamente dopo la pubblicazione della legge, incontrare i rappresentanti delle strutture sanitarie private cattoliche, per condividere con loro opportune modalità applicative della legge, volte a contemperare la necessità di applicare fedelmente le nuove disposizioni legislative, con la altrettanto fondata esigenza di assicurare agli operatori sanitari il rispetto delle loro intime posizioni di coscienza».

Peccato che, già a proposito di obiezione di coscienza verso l’aborto, il Codice Deontologico Medico (Art. 43) la contempla secondo gli ‘ordinamenti’ vigenti: non è una questione di etica medica nè un diritto assoluto del medico, ma solo una questione di consuetudine normativa nazionale.

Inoltre, le strutture sanitarie private cattoliche hanno già il diritto al rispetto delle loro intime posizioni di coscienza e già possono astenersi da qualsiasi pratica medica, se questo non è lesivo della salute del paziente.

Il punto è che se alle strutture cattoliche non fosse stato riconosciuto il diritto ad obiettare contro l’aborto … non avrebbero potuto ottenere convenzioni pubbliche per le loro strutture ginecologiche ed, oggi, senza qualche aiutino della Ministra “uscente ma in campagna elettorale”, i costosi reparti di Terapia del Dolore o Intensiva che volessero osteggiare il Biotestamento … finirebbero per perdere finanziamenti ed utenti.

manifestazione-per-biotestamento

Chissà se l’on. Lorenzin immagina cosa andrebbe a succedere con gli obiettori del biotestamento negli ospedali pubblici … tenuto conto che rispetto della legge sull’aborto, i malati terminali neanche possono – come sono oggi costrette tante donne – fare il giro degli ospedali prima di trovare un medico non obiettore …

Giù le mani dal Biotestamento.

Demata