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Con Franco Battiato: Up patriots to arms!

27 Mar

L’artista e compositore di fama internazionale, Franco Battiato, intervenendo al Parlamento Europeo, quale assessore al turismo della Regione Sicilia, ha dichiarato che «ci sono troie in giro in Parlamento che farebbero di tutto, dovrebbero aprire un casino».

Quasi immediata la replica del Presidente della Camera Laura Boldrini:  «Da Presidente della Camera dei Deputati e da donna respingo nel modo più fermo l’insulto che da lui arriva alla dignità del Parlamento. Neanche il suo prestigio lo autorizza ad usare espressioni così indiscriminatamente offensive. La critica alle manchevolezze della politica e delle istituzioni può essere anche durissima, ma non deve mai superare il confine che la separa dall’oltraggio». Dal Senato, dove il presidente Pietro Grasso è già alle prese con l’effetto boomerang dei suoi outing televisivi, per ora nessun reclamo.

 A stretto a giro, replica, però, lo stesso assessore al turismo della Regione Sicilia, Franco Battiato, precisando:  «Sono particolarmente dispiaciuto che il Presidente della Camera si sia sentita offesa dalle mie parole, ma posso assicurare che la frase non era sessista. Facevo semplicemente riferimento alla “prostituzione” che c’era nel Parlamento italiano fino a pochi mesi fa, sia maschile che femminile.
Non facevo riferimento nè al Parlamento europeo nè al Parlamento attuale ho solo parlato di un malcostume politico, non parlavo certo di donne. Io non sono mai stato sessista e chi mi conosce lo sa bene».

Con tutti gli scandali per corruzione, finanziamento dei partiti, cambi di bandiera e fritti misti non è che Battiato abbia tutti i torti, se l’appellativo fosse esteso sia agli uomini che alle donne, come ribadisce l’artista, che chiede di rimando: «Scusi, ma è peggio usare la parola “troia” o tutte quelle cose che hanno fatto alcuni deputati? Erano forse degni di stare seduti in Parlamento?».

D’altra parte, era stata proprio la presidente della Camera, Laura Boldrini, a invocare, nel suo discorso di insediamento, una «Camera, casa della buona politica», come anche aveva garantito che sarebbe stata «la presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato».
Ed è stata proprio Laura Boldrini – ma precisiamo che questo non ha nulla a che vedere con le donne e/o le troie – a scegliere come responsabile della comunicazione Valentina Loiero, figlia di Agazio Loiero, già deputato, senatore, ministro nel Governo Amato, presidente della Giunta regionale della Calabria, assolto per peculato, abuso d’ufficio e per concorso esterno in associazione mafiosa, ma condannato ad un anno di reclusione in Appello per il reato di abuso d’ufficio (2012).

La storia va a finire, per  ora, che il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta ha deciso di revocare l’incarico all’assessore al Turismo Franco Battiato: “Affermazioni inaccettabili, quando si sta nelle istituzioni se ne deve rispettare la dignità. Quando si offende il Parlamento, si offende tutto il popolo italiano e ciò non è consentito a nessun componente delle istituzioni”.

La risposta di Franco Battiato, possiamo immaginarlo, sta nei versi di un motivetto, Up patriots to arms!, che imperversava – guarda caso ? – proprio nel 1980, mentre lobbies, partitocrazia e mafie si impossessavano dell’Italia e mentre tanti noi espatriavano ad arricchire paesi esteri o soccombevano nella miseria e nell’eroina.

Alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena, potete stare a galla. E non è colpa mia se esistono carnefici, se esiste l’imbecillità, se le panchine sono piene di gente che sta male.

Up patriots to arms, Engagez-Vous! La musica contemporanea, mi butta giù.

Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso.
Chi vi credete che noi siam, per i capelli che portiam: noi siamo delle lucciole che stanno nelle tenebre …

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Siamo tutti Pussy Riot

17 Ago

«Qualunque sia il verdetto, noi e voi stiamo vincendo. Perché‚ abbiamo imparato ad essere arrabbiati e a dirlo politicamente». (Nadia Tolokonnikova, leader del trio Pussy Riot)

Secondo la corte presieduta da Marina Syrova, la ‘colpa’ è di aver cantato una canzone «blasfema, insultante» nella cattedrale moscovita del Cristo Salvatore, commettendo una «grave violazione dell’ordine pubblico, disturbando la quiete dei cittadini e insultando profondamente le convinzioni del fedeli ortodossi».

Il tutto perchè, 21 febbraio scorso, Nadezhda Tolokonnikova, 22 anni, Ekaterina Samutsevich, 30 anni, e Maria Alekhina, 24 anni hanno cantato una ‘preghiera punk’ nella chiedendo alla Madonna di «cacciare Putin» dal potere.  Secondo i giudici il testo «esprimeva chiaramente l’odio basato su affiliazione religiosa» e l’obiettivo era quello di raggiungere «il circolo più vasto possibile di fedeli dando pubblicità» al loro gesto.

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L’accusa ha chiesto tre anni di reclusione.
Noi chiediamo la fine del regime narco-mafioso russo.  Con l’aiuto della Santissima Vergine Maria, ma anche senza.

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Strage di Karlsruhe: una storia non raccontata

5 Lug

A Karlsruhe,  è accaduto che un uomo  di 54 anni e la sua compagna, ex proprietaria dell’appartamento, hanno resistito allo sfratto, asserragliandosi in casa, dopo aver preso in ostaggio l’ufficiale giudiziario e due suoi accompagnatori, un mediatore sociale del comune ed un fabbro, cui si è aggiunto un manager della società che ha acquistato l’appartamento, sopraggiunto poco dopo.

Dopo pochi minuti, quando il sequestratore si è reso conto che l’ufficiale giudiziario non intendeva sospendere l’esecuzione dello sfratto, la situazione è precipitata nel panico totale. L’ufficiale giudiziario ha tentato la fuga ed è stato colpito due volte alle gambe. Intanto, i vicini di casa allertavano la polizia e il fabbro ha dovuto legare gli altri due ostaggi con delle fascette e metterli a sedere sul divano.

Proprio in quel mentre, il giovane fabbro avrebbe tentato di strappare l’arma al sequestratore senza successo, restando gravemente ferito da quattro o cinque colpi alla testa ed al torace, dove è stato lasciato morire.

Circa 40 minuti più tardi, l’assistente sociale poteva lasciare l’appartamento e, nell’allontanarsi, sentiva esplodere 4-5 colpi di arma da fuoco. Prima di eseguire il massacro e suicidarsi, il sequestratore ha dato fuoco ad un tappeto, provocando l’incendio dell’appartamento.

Dopo tre ore, le forze speciali tedesche ( SEC ), che avevano circondato l’edificio, hanno fatto irruzione e li hanno trovati tutti morti. “Quando le forze dell’ordine sono entrate nell’appartamento, tutte e cinque le vittime erano già morte. Non c’è stato uso delle armi da parte  della polizia,” ha precisato il procuratore aggiunto Spitz.

L’abitazione, di tre stanze, era stata pignorata a causa del ritardato pagamento di alcune rate del mutuo. Inoltre, come riporta il Taz.de Tageszeitung, ambedue erano disoccupati ed a causa dello sfratto si sarebbero dovuti separare: lui in Alsazia dove aveva il domicilio, lei in una stanza e poco più in un edificio pubblico di Kalsruhe destinato alle emergenze abitative.

Una tragedia ampiamente evitabile, secondo buon senso, ma non secondo il ministro socialdemoratico della Giustizia del Baden-Württemberg, Rainer Stickelberger, che ha definito la tragedia un “unbegreiflichen Tat” (atto incomprensibile), come riporta il Der Spiegel.

Peccato che tutto questo non sarebbe accaduto in un paese europeo diverso dala Germania, dove ingiunzioni, pignoramenti e sfratti sono una procedura che viene messa in atto dagli interessati tramite un pubblico ufficiale con una ben specifica parcella. Contese private …

E, sempre puntando i riflettori sulla Germania di Angela Merkel e della Socialdemocrazia renana, dobbiamo accorgersi che, ad ore ed ore dai fatti, non si conoscono nè i nomi nè le ‘storie’ del sequestratore e delle altre vittime. E, senza ‘storie’, niente ‘perchè’ a cui rispondere.

Una inaudita violazione del diritto di cronaca che si protrae, mentre i quotidiani iniziano a mettere in luce le contraddizioni che emergono dalle prime dichiarazioni delle forze di polizia tedesche.

Secondo il procuratore, le vittime sono state ‘letteralmente giustiziate’ dal sequestratore, ma l’ufficiale giudiziario è stato prima ferito ad una gamba, probabilmente perchè aveva tentato la fuga.  Oppure che l’autore del sequestro non avesse precedenti per reati violenti, ma era stato descritto come ben armato e con una certa dimestichezza con le armi. (Faz.net) In realtà, come riporta Die Zeit, aveva un fucile da caccia, due pistole ed una bomba artigianale.

‘Ci sono indicazioni dell’utilizzo di circa  200 agenti di polizia, tra cui molte forze per operazioni speciali. “Molte cose sono ancora oscure”, ha detto il portavoce della polizia’.  (Der Spiegel) Infatti, ‘diversi isolati sono stati evacuati nella zona nord della città. Per motivi di sicurezza i residenti non hanno potuto rientrare nelle loro case’ e gli studenti due istituti ed i bambini di una scuola d’infazia sono stati bloccati nelle scuole.  (Taz.de) Un numero di agenti e di ‘terrore’ generalizzato spropositati, che hanno mandato in tilt i quartiere settentrionali di Karlsruhe, mentre nell’appartamento erano già tutti morti e divampava, all’insaputa di tutti, un incendio.

Così andando le cose, non ci resta che prender atto – dopo la Norvegia di Anders Brevik – che anche in Germania ci son cose che vanno bene ed altre che meriterebbero, viceversa, maggiori approfondimenti.  Come il diritto di cronaca, che va a farsi benedire, se le news di stasera ed i tabloid fi domani continueranno a raccontare una storia senza volti e senza perchè.

Preso atto che nella socialdemocratica ‘valle dell’Eden’ germanica si spara e si muore per un mutuo, ritorniamo alla realtà, quella che per il ministro socialdemoratico della Giustizia del Baden-Württemberg, Rainer Stickelberger, è “unbegreiflich” (incomprensibile), cerchiamo di spiegare alla buona come si sia arrivati all’eccidio.

Immaginiamo una coppia di cinquantenni che (soprav)vivono arrangiandosi e che perdono l’unico bene – l’unica ancora di salvezza, la casa – per dei pagamenti ritardati  e che, a causa dello sfratto e  dato che lui è domiciliato in un altro Lander e non ha diritto ai servizi sociali del Baden Wuttemberg – debbano separarsi  per affrontare una misera vita ‘da vecchi’ in una blockhaus per poveri.

Considerata l’età anagrafica del sequestratore non è difficile pensare che, essendosi accorto di non essere nella ‘valle dell’Eden’, si sia reso anche conto di esser figlio di una ‘gioventù bruciata’, come quella che, 35 anni fa, ascoltava un motivetto dei The Clash” – l’unico scritto e cantato da Joe Salomon – che diceva: “When they kick out your front door, how you gonna come? With your hands on your head or on the trigger of your gun?  When the law break in, how you gonna go? Shot down on the pavement or waiting in death row”?

Una canzone molto nota anche dalle parti di Karlsruhe, visto che la band dei Toten Hosen ebbe la sua  prima notorietà proprio con una cover semi-acustica delle ‘pistole di Brixton’. Una ballad che racconta molto bene cosa sia accaduto a Karlsruhe, ieri, nella mente di due persone che si son viste cancellare – per dei banali pagamenti – la storia intera di una già modesta vita e quelle briciole di futuro, alle quali anche loro avrebbero avuto diritto.

La gente non va portata alla disperazione. Altrimenti, ci scappa il morto ed, a volte, non sono solo suicidi.

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Ritornare a Sanremo

15 Feb

Lo scorso anno, l’audience massima del Festival della Canzone Italiana di Sanremo si  era registrata durante la serata finale,  alle ore 22:13, mentre una Lorella Cuccarini “desnuda” attraeva ben 15.195.000 telespettatori, secondo Auditel. Mediamente, la serata si era mantenuta su un tetto di 14 milioni di telespettatori.

Un anno fortunato per Sanremo, il 2010, che aveva conquistato uno share elevato, ovvero vicino o superiore al 50% dei telespettatori nei momenti di punta, relegando le altre reti a quote infime, fatta eccezione per qualche singolo programma come Santoro od il Milan in Champions oppure il Kubrick di “Eyes wide shout” o, ancora, la prima visione Premium Crime.

Auditel, però, non ci dice che età abbiano e dove vivano i telespettatori di Sanremo.

Un dato di cui Auditel è in possesso certamente e che andrebbe reso pubblico, come andrebbe reso pubblico il bilancio finanziario, a consuntivo, del Festival di Sanremo e che invece viene fagocitato nel rendiconto generale della RAI.

Tre o quattro informazioni, da cui farci un’idea di possa essere “il popolo di Sanremo”, però, le abbiamo ed arrivano proprio da Auditel per Sanremo 2010.

  • Prima serata: la partita del Milan in Champions tiene un 15% dello share, Canale5 va sotto il 10% con Notting Hill, Ballarò mantiene comunque un modesto share
  • Terza serata: RaiDue con Michele Santoro si avvicina al 20% di share, mentre il Festival raggiunge una punta di 28 milioni di contatti durante la serata “revival” dedicata ai festeggiamenti della 60° edizione.
  • Quarta serata: Premium “Crime” si attesta tra i 2 ed i 4 milioni di telespettatori.
  • Finale: RaiUno si attesta sui 3 milioni con il Kubrick di “Eyes wide shout”

L’impressione che si riceve da questo questo quadro è che questi telespettatori – che evitano il festival – siano relativamente giovani, preferibilmente maschi, probabilmente acculturati, “più europei e meno italiani”. Altra impressione è quella di ritrovarsi dinanzi ad una sorta di rito da teledipendenza che si perpetua di generazione in generazione.

Tenuto conto che sul palco ci sono Morandi (1944) e Celentano (1938) e che sempre e solo di “canzone melodica” parliamo, il “quadro d’insieme” coincide con i pochi dati di confronto.

Potremmo, addirittura, approssimare l’ipotesi – viste le percentuali “bulgare” di share pro Sanremo – che una buona parte dei telespettatori del Festival siano coloro che comunque vedono la televisione in quella fascia serale, ovvero che la costosa iniziativa della RAI non comporta un incremento “importante” del pubblico televisivo, bensì sottrae semplicemente attenzione a quant’altro accade in televisione in quei giorni.

In termini di “democrazia” non è una gran bella notizia, quella di sapere che c’è una settimana in cui gli italiani vedranno “solo” Sanremo e TG RAI, ma non è questo il problema, anche se dovremmo sempre ricordare che la televisione pubblica dipende direttamente dal governo e non dal parlamento, tramite un consiglio d’amministrazione ed un ministero affidatario.

Il problema è che il Festival di Sanremo si è già ampiamanete dimostrato un costoso carrozzone, afflito da scandali ed indagini, che non ripaga l’investimento fatto – a carico delle tasse degli italiani e delle aziende che sponsorizzano – nè in termini di notorietà della musica italiana all’estero, nè in termini di maggiore opportunità di intrattenimento, nè, visto a cosa assistiamo, di qualità – minima e dovuta – di un servizio pubblico e di una televisione di Stato.

Infatti, il solo cachet per “una serata con” Adriano Celentano è costato alla Rai quello che costano “le sedi giornalistiche Rai nel Sud del mondo (in Africa, in Asia, in Sud America) e farle funzionare per un anno intero”.

In un’Italia che si dibatte tra la neve e gli arrangiatevi, mentre l’Euro affanna, con Monti ed i partiti che perdono consenso interno, non resta che chiederci quanti telespettatori seguirebbero il Festival di Sanremo – per cosa è diventato – se non spendessimo i soldi dei contribuenti per ospiti e star “fine a se stessi”.

L’epoca dei festival si conclude nel lontano 1976, quando venne abbandonata la sede del Casinò di Sanremo, che originariamente – e più propriamente – gestiva l’evento, per trasferire il tutto presso il Teatro Ariston di Sanremo. Uno “snaturamento” che segnò il passaggio dalla manifestazione canora al format televisivo, per un’iniziativa che, originariamente, nasceva dall’esigenza, in febbraio, di offrire un evento di rilievo – tra Natale e Pasqua – per i VIP che americani ed europei che venivano a “svernare” sulle rive del Tirreno.

Riportiamo il Festival agli splendori di una manifestazione canora italiana: neanche uno share del 50% in 4 giorni può giustificare un evento televisivo, sprecone e fine a se stesso, visto che i cachet più alti vanno agli ospiti e che le vendite discografiche raramente, ngli ultimi decenni senremesi, riflettono l’andamento effettivo di royalties e vendite nel corso dell’anno, nè abbiamo visto proseguire nella carriere molti, probabilmente troppi, dei tantissimi partecipanti a Sanremo.

Chiudiamo con “questa” “Sanremo – RAI” e ritorniamo al  Festival della Canzone Italiana di Sanremo.

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“Drums Between the Bells”, Brian Eno è tornato

18 Lug

Brian Eno ritorna con un atteso album, “Drums Between the Bells”, sarà ascoltabile on line non prima di martedì 19 luglio a questo link.

Brian Peter George St. John le Baptiste de la Salle Eno, compositore, musicista, produttore discografico e teorico musicale britannico, fu soprannominato “lo stratega obliquo” e fu uno dei leader della scena pop britannica dagli Anni ’60 agli ’80.

Nel libro manifesto intitolato Music For Non-musicians, si definisce un “musicista non musicista” ed è lui il principale compositore della “musica ambientale”, ovvero: tratta da un ambiente per descriverne atmosfere e suoni.

Anche se ha lavorato con Fripp, Manzanera, Moebius, Roedelius, Talking Head, Sun Ra, Hassel, Byrne, Lanois e pur avendo pubblicato praticamente un disco all’anno, c’è molta attesa per questo nuovo lavoro del Maestro, visto che i testi sono del poeta Rick Holland ed all’album hanno collaborato diverse vocaliste.

Chi lo ha sentito racconta di un tappeto di synth, di melodie in chiave minore, chitarre come campanelli e le tipiche sonorità dei recenti lavori di Eno.

I brani parlati “non sono per tutti”, con le voci delle vocaliste caratterizzate da accenti e deformate dalla digitalizzazione, ma, niente paura … il maestro ha previsto un bonus CD con tutti i brani in versione strumentale.

Prodigy – World’s On Fire

20 Mag

E’ uscito oggi, con diversi giorni di anticipo sulla data preannunciata, World’s On Fire, il DVD  live dei Prodigy. (link IBS)

Un film che conferma definitivamente The Prodigy nell’olimpo delle pop-rock band di tutti i tempi. Un evento musicale che, si dice, tocca una nuova frontiera della qualità del suono “dal vivo”. A vedere il trailer, sembrerebbe di si.

In ricordo di Demetrio Stratos

22 Apr

Demetrio Stratos (Eustratios Demetriou) nasceva il 22 aprile 1945 ad Alessandria d’Egitto da una famiglia di origine greca.

Tredici anni di vita li trascorse nella città multietnica, studiando pianoforte e fisarmonica al prestigioso Conservatoire National d’Athènes (Conservatorio) ed, essendo di famiglia ortodossa, fin da piccolo poté assistere alla musica religiosa bizantina, oltre che alla musica araba tradizionale.

Nel 1962 si trasferì a Milano dove si iscrisse al Politecnico di Milano e nel 1966 si unì al gruppo beat de I Ribelli come pianista e voce solista.
Nel 1972, sotto la produzione di Gianni Sassi della Cramps Records, Demetrio Stratos fonda con Patrizio Fariselli, Paolo Tofani, Giulio Capiozzo e Jean Patrick Djivas fonda il gruppo pop degli Area, anima ed espressione del movimento giovanile di quegli anni.

Dopo l’abbandono di Tofani ed il frazionamento della band, nel 1978, Demetrio Stratos si dedica esclusivamente alla ricerca vocale, collaborando con John Cage e Merce Cunningham nello storica piece “Event” che ebbe la collaborazione di Andy Warhol per i costumi.
Purtroppo, colto da una forma di anemia aplastica, morirà dopo pochi mesi  (13 giugno 1979) al Memorial Hospital di New York, all’età di soli 34 anni e lasciando una moglie ed una bambina.

Grazie alle già notevoli capacità naturali e alle tecniche acquisite nei suoi studi della “voce come strumento” Demetrio raggiunse risultati al limite delle capacità umane, che rimangono ancora ineguagliati.

Stratos poteva vocalizzare 4 suoni contemporaneamente (quadrifonie) e nella sua massima esibizione raggiunse i 7000 Hz (un “normale” tenore può arrivare mediamente i 523 Hz, mentre un soprano – quindi una donna – può raggiungere i 1046 Hz).

Nonostante sia stato uno degli maggiori artisti italiani ed europei del secolo scorso, a tutt’oggi, Demetrio Stratos è pressochè ignorato e dimenticato.
Non una via, non una piazza, non un edificio pubblico.



Fabri Fibra contro (la) cultura

10 Dic

La Stampa ed altri media riportano dell'esaltante serata di Fabri Fibra all'Alcatraz di Milano, cui seguiranno diverse serate nella maggiori città italiane.

Il tour, come il disco che viene promosso, si chiama Controcultura, ma sarebbe meglio che lo si chiamasse "Contro la cultura" e ci si chiedesse cosa mai hanno da scrivere i media che lo seguono.

Luca Dondoni (La Stampa) scrive "sino ad oggi non solo non si era ancora visto un rapper così duro e longevo, ma l’Italia non sembrava pronta per rime in musica solitamente applaudite nelle nicchie dei centri sociali." Evidentemente, il cronista non sa nulla dei 99Posse o dei Sud Sound System e questo fa tristezza, se parliamo di musica italiana e di autori indipendenti.

Quello che mi preoccupa, piuttosto, è che l'Italia possa essere "ormai" pronta per le "rime in musica solitamente applaudite nelle nicchie".

Questo è l'inizio del primo brano del CD, ad esempio: "Come Corona senza fama e senza il Rap io sto male sto appoggiato al davanzale mentre penso ad avanzare tipo truppe vedo troppe HipHop toppe ragazzine smandroppe io col Rap faccio il Popper."

Oppure, "infrazione, mentre schiaccio la frizione, ma Fabrizio è un coglione perché ha perso l'ambizione, lo dicono, lo pensano, lo scrivono sui forum. Rassegnati al mio tic tac, diktat. Quorum."

O ancora: "tutto vale tutto come il contrario, fallo come un fallo volontario. Un volo in faccia all'avversario avvezzo a fare il pezzo. Il puzzo, il pozzo, il pazzo, il pizzo, vuoi un indizio, ninjitsu, ti faccio uno schizzo".

Siamo a livello di scuola materna, sono le filastrocche con cui giocavo con mia figlia, nulla di più.

La Stampa riporta l'opinione di "tre quattordicenni": "Fibra è la nostra religione. Lui ha una marcia in più. È troppo figo. Si vede che non gliene frega niente di andare nei programmi tv a “spararsi le pose”. Quello che vuole dire è nelle rime e nei dischi".

Tutto qui?

E, se non gliene fregava niente di "spararsi delle pose" (ndr. darsi delle arie), perchè Fabri Fibra si è "autoproclamato re dei rapper italiani", come riporta l'articolo?

Per concludere, qualcuno se ne è accorto che i giovani rapper italici   di oggi non sono granchè più originali dei Beastie Boys del 1980?


http://www.youtube.com/v/eBShN8qT4lk?fs=1
 

Sakineh, l’ostaggio di Ahmadi Nejad

14 Nov

In Iran, la corte islamica si accinge a lapidare l'uxoricida Sakineh, tra proteste internazionali vistose, ma spesso più istituzionali che popolari. Un evento che se dovesse verificarsi, vede il mondo prepararsi ad assistervi a reti unificate, in attesa che filtri almeno un filmatino fatto col cellulare come per l'impiccagione di Saddam.

La scarsità di proteste popolari è certamente un pessimo sintomo riguardo l'effetto "festa, farina e forca", che la televisione sempre più induce, ed è un pessimo segnale che mandiamo in Iran, dove sono sempre più le persone che trovano intollerabile e/o ridicolo il regime del presidente Mahmoud Ahmadinejad.

Un uomo che il popolo chiama Ahmadi Nejad, ovvero "signor Nessuno Fortunello", oggetto di una satira interna continua e pungente. Un dittatore piccolo piccolo (ce ne sono di "grandi"?) che sta usando l'atrocità della morte per lapidazione di Sakineh per terrorizzare l'opposizione interna e per blandire i reclami internazionali.


http://www.youtube.com/v/RdZKF8bDu6s?fs=1
 

Intanto, mentre gli iraniani continuano a contrapporre l'intelligenza e la non-violenza agli abusi ed alla repressione, proseguono in Iran le gravi violazioni dei diritti civili e religiosi che tutti ormai conosciamo.

Etteham e Mahour: il rap in Iran è donna

14 Nov

Da circa un anno si trova in rete questo rap, i cui autori sono anomimi.

Sono due donne, a quanto sembra, e non hanno un volto nè un nome reale, come, viceversa, lo hanno le donne raffigurate nelle immagini.

Immagini che raccontano da sole cosa rivendica la canzone e cosa accade alle donne in Iran.

http://www.youtube.com/v/J7aA_V1X1YM?fs=1
 

E' davvero difficile credere che la condanna a morte per lapidazione dell'uxoricida Sakineh coincida con la volontà popolare delle iraniane …