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Matteo Salvini: l’uomo ‘nero’ dell’Italia sulla stampa mondiale?

28 Gen

Non solo i grandi editori europei, ma anche le agenzie USA o i giornali di nicchia ed i ‘fogli’ commerciali parlano molto dell’Italia ed al centro dell’attenzione c’è Matteo Salvini.

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Andando ai contenuti, il ‘tormentone’ è sempre lo stesso.

Me Mola Madrid (Spagna): Il leader della Lega affronta un’accusa di rapimentoIl Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione al Senato (il leader di estrema destra Lega è senatore per la Calabria meridionale) per accusare il ministro di “sequestro di persona persone aggravate “, perché credono che, “abusando dei suoi poteri, privò ​​della libertà” 177 immigrati, che alla fine toccarono terra dopo cinque giorni di navigazione e altri cinque giorni di blocco al porto. I magistrati ritengono che quelle persone furono trattenute senza giustificati motivi e in condizioni fisiche e psicologiche critiche”.

Challenges (Francia): Matteo Salvini testa di ponte delle grandi manovre di nazionalisti e dei sovranisti in tutto il continenteMatteo Salvini, ministro degli Interni e leader della Lega – formazione con ‘accento’ fascista – guarda ad Oriente per rafforzare le sue alleanze. Dopo Viktor Orban, l’ultra-conservatore Primo Ministro ungherese, che ha ricevuto a Milano il 28 agosto, si è incontrato il 9 gennaio con il polacco Jaroslaw Kaczynski, leader del Presidente del Partito per il Diritto e la Giustizia“, … di destra cattolica ultraconservatrice, al punto da  paragonare l’estensione dei diritti civili in Europa ad una «malattia» da cui  difendersi.

The Spectator, (Regno Unito): La Gran Bretagna si è disamorata dell’Italia, così come gli italiani “Gli italiani erano la nazionalità che tutti volevano copiare. Non più, l’Italia non ama più se stessa. Costantemente risulta come una delle nazioni più infelici in Europa  e questo ha messo radici ancor prima della piaga della disoccupazione giovanile, che attualmente si attesta al 31,9 per cento. L’Italia ha anche la più alta percentuale di bambini tra i 15 e i 24 anni non impegnati nell’istruzione, nell’impiego o nella formazione. È difficile dare una svolta a “bella figura” (un concetto italiano che significa “essere ben visti in società”). 

E questa è una delle fotografie che mandano in giro i giornali parigini …

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Matteo Salvini – foto Le Parisien

MR East (Danimarca): Salvini chiude il secondo centro migratorio italiano a Roma “Secondo i media italiani, la decisione ha incontrato proteste, anche da parte del sindaco della città di Castelnuovo di Porto, dove si trova il centro. I bambini vanno a scuola qui e ora devono lasciare il villaggio. I giovani migranti hanno iniziato la loro integrazione qui e non sanno dove andare, dice il sindaco Riccardo Travaglini.”

Wikipedia (DE): Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare “Italia si è astenuta all’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre 2018 (ndr. non aderendo formalmente al Patto per la gestione delle migrazioni dell’ONU, che non è vincolante come un trattato). Il vero capo del governo è Salvini, come si è scoperto di nuovo, con il recente cambiamento di rotta l’Italia continua a perdere credibilità “

AP News (USA): Un ministro italiano snobba l’olocausto dei migranti  “Il leader del partito della Lega, Matteo Salvini, ha twittato una preghiera sulla Giornata internazionale della memoria dell’Olocausto per “milioni di vittime del nazismo”, così che “la follia omicida non si ripete”.  Salvini, che  si rifiuta di lasciare che le navi di soccorso private portino in Italia i migranti soccorsi nel Mar Mediterraneo, ha anche usato la funzione religiosa di domenica per difendere la posizione del suo governo contro il permesso di ingresso ai migranti.”

Die Welt, Germania: Come la Destra italiana deporta nella criminalità i migranti I migranti sono sbattuti per strada. Il ministro dell’Interno Salvini sgombera le case dei rifugiati  e mette in numero imprecisato di migranti per strada senza una nuova casa. Un aumento della prostituzione e della criminalità ben prevedibile. Senza un permesso di soggiorno temporaneo nessuno affitterà loro un appartamento. Senza una residenza non otterranno il permesso di soggiorno e non troveranno in lavoro, che a sua volta è necessario per soggiornare.”

Dalla varietà delle testate consultate, gli aspetti che inquietano l’opinione pubblica (cioè i cittadini) delle altre nazioni sono chiari: l’Italia si avvia a ripetere gli incidenti e l’autarchia voluti da Benito Mussolini?
Noi italiani non ci crediamo, noi sappiamo che il Presidente del Consiglio è l’avvocato Giuseppe Conte, ma agli stranieri il dubbio sta venendo …

Demata

L’inferno in Libia raccontato a … chi ne ha bisogno

25 Gen

Secondo Alessandro Di Battista, ex deputato Cinque Stelle, la Libia oggi è “un inferno creato ad hoc dai francesi”. Purtroppo, la Libia come la intendiamo oggi un secolo fa non esisteva neanche e, purtroppo, è figlia del “sogno coloniale” italiano, come lo è il disastro somalo.

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Mappa francese del 1707

In realtà, fino all’ “inferno creato ad hoc dagli italiani” dal 1911 al 1931 con stupri, torture, massacri e armi chimiche, c’erano la provincia ottomana della Tripolitania,  che includeva parte di quella che da sempre è la Cirenaica, retta in realtà dalla  Confraternita islamica dei Senussi, e Gadames con il semi-indipendente  Fezzan, visto che parliamo del cuore poco abitato del Sahara.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il 24 dicembre 1951, la Libia dichiara l’indipendenza come Regno Unito di Libia, sotto re Idris al-Sanusi, che diciotto anni dopo viene deposto da Mu’ammar Gheddafi, con l’appoggio dell’Egitto di Gamāl ʿAbd al-Nāṣer, il prototipo dei vari raiss filo-russi come poi furono Gheddafi, Assad e Saddam.

E si andò avanti con gli orrori e le bizzarrie di Gheddafi fino al 27 febbraio 2011, quando a Bengasi (cioè in Cirenaica) si insediò il Consiglio Nazionale Libico, con quasi immediato riconoscimento italiano (28 febbraio) e solo a seguire della Francia e Gran Bretagna (5 marzo), quale “unico legittimo rappresentante della Repubblica libica”, e poi degli USA tramite Bill Clinton (10 marzo) e della Lega Araba (12 marzo).

Con Gheddafi che – anzichè negoziare – ormai bombardava a casaccio le città, il 19 marzo 2011 “alle 17,45 è stato colpito il primo obiettivo militare dai caccia francesia Bengasi dove le truppe governative minacciavano la sede del Consiglio.
Ed iniziava anche “una pioggia di bombe” dagli aerei inglesi, francesi e statunitensi, oltre a 110 missili Tomahawk lanciati dalle navi Usa e dai sottomarini inglesi, mentre il Pentagono annunciava l’avvio dell’operazione “Odissea all’alba”,  che oltre agli Usa vedeva coinvolti Gb, Francia, Italia e Canada. Infatti, oltre alle basi messe a disposizione e al supporto logistico per preparare l’attacco, la sera dopo, il 20 Marzo 2011, entravano in azione dalle nostre basi i Tornado ERC italiani e le aviazioni danese e spagnola. 

Dunque, tutt’altro che un “inferno creato ad hoc dai francesi” come sostiene Alessandro Di Battista e come credono non solo milioni di seguaci, ma anche quella parte dei media più attenta ai “like” che ai “lettori”.
Anzi, il “problema Libia” l’abbiamo creato noi italiani, prima dei quali la parola stessa non esisteva: riporta la Treccani che “il nome di Libia, derivato dalla geografia classica (v. appresso), venne dal geografo F. Minutilli rievocato con la sua Bibliografia della Libia (Torino 1903) e applicato alla regione allora costituente il pascialato turco della Tripolitania e Cirenaica“.

Più chiaro di così …

Eppure, oltre alla questione ‘inferno francese’ che ha causato un “quasi incidente” tra Francia e Italia, l’ex onorevole Di Battista non è nuovo ad una lettura molto soggettiva delle cose.
Ad esempio, solo pochi giorni fa, era “arrabbiatissimo per non essere riuscito a vaccinare il figlio” e denunciava che “dicono che vaccinano fino alle 11.15, ma in realtà ne fanno 20“, per ritrovarsi a stretto giro con la ASL RM1 che precisava come “il presidio di via Plinio ogni giorno mediamente vaccina 110 bambini e non 20 come erroneamente dichiarato. A conferma di questo, nella prima parte della mattina di oggi sono stati trattati 90 bambini“.

Oppure quasi un anno fa, nel salotto mediatico di Lilli Gruber, era proprio Alessandro Di Battista a rilanciare la bufala di un quotidiano, secondo cui a Pachino “al prezzo di 1 euro e 39 centesimi al kg è in vendita il pomodoro ‘datterino’ importato dal Camerun“, anche se prontamente smentita dai “documenti dell’Agenzia delle dogane che raccontano una realtà diversa: dai dati risulta che i pomodori importati dal Camerun sono pari a zero“.

Dunque, tenuto conto che il termine ‘follower’ si traduce ‘seguace’ che è cosa diversa da ‘sostenitore’, c’è da ricordare che le sue dichiarazioni sono quelle di un “opinion maker”, che è una cosa a sua volta differente da ‘leader politico’ con un ruolo – di solito – mediatico, cioè quello dell’ “anchor man”.
La Casaleggio & associati ha sufficienti professionisti per cogliere questa sottile differenza e prendiamo atto che Di Battista parla per se e non per i Cinque Stelle. Dovrebbero farlo anche i media, riportando le dichiarazioni di personaggi famosi: un conto sono gli opinion maker, i loro seguaci e le post-verità che preferiscono, un’altra i leader politici,  i lettori/elettori ed i fatti storici.

Demata

Lettera aperta a +Europa

24 Gen

Dal 25 al 27 gennaio 2019 si tiene il Congresso di +Europa, a Milano presso l’Hotel Marriott, in vista delle prossime elezioni europee formazione politica demoliberale avrà in Italia la possibilità di sfondare il 4% – presentandosi come alternativa per i tanti defezionisti del PD e/o dei Cinque Stelle – e questo darebbe la certezza di tot seggi in Parlamento UE.

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Ma basta tentare per l’ennesima volta ad “essere uniti” e farsi “alternativa”, mirando ad un 6% oggi che ridiventerebbe 3% dopodomani?
No, a parte l’antico problema dei catto-liberali o Destra liberale –  oggi con la Lega – e dei liberisti ‘di ritorno’ più o meno pentiti delle iperboli che ci hanno raccontato per anni, c’è quello dell’elettorato PD che ritornerà alla base nelle elezioni locali e politiche.
Inoltre, farsi ‘alternativa’ non è una forte motivazione al voto per gli  almeno 5 milioni di quegli elettori (oggi ancora in vita) che dal 1992 – con l’avvento del Bipolarismo ‘centrista all’amatriciana’ di Berlusconi vs D’Alema – non hanno più avuto un proprio partito ‘riformista’ da votare, mentre prima avevano fior di riferimenti, programmi e personaggi da scegliere tra PSI, PLI, PRI, Radicali eccetera.

Se, poi, si pensa di attrarre il voto degli under30 (10% elettorato), a maggior ragione servono ‘slogan’, programma e visibilità on line, visto che usano solo il web per informarsi, ma uno su sei non ha il diploma e di media 1 su 4 non lavora (ndr. le cose peggiorano per meridionali e donne), con il risultato che solo uno su dieci è sposato o convivente e non meno di mezzo milione ha già cercato o trovato lavoro in Europa, spesso da soli e fuori dai circuiti ‘protetti’ dei progetti UE.

In altre parole, non vorremmo che il Demoliberali europeisti italiani ‘vincano’ le Europee e 2-6 di loro vanno a Bruxelles a farsi sentire, ma alle Politiche dovranno – causa legge elettorale – confluire con il PD come al solito, mentre alle Amministrative non avranno abbastanza candidati nei comuni, salvo poi reclutare i transfughi dei Cinque Stelle (si spera quelli di buon senso e con il capo cosparso di cenere) e/o dell’arcipelago verde (che almeno sarebbero ‘trendy’, vista l’ascesa dei Greenliberal nei paesi avanzati).

La questione si riassume tutta nel detto di Sun Tzu: “I vincenti sono quelli che prima si preoccupano di come vincere e poi vanno alla competizione, i perdenti sono coloro che prima prendono parte al contesto e poi, solo quando sono lì, cercano di vincere”. 

Intanto, c’è da superare il 4% sperando che molti voti non ritornino al PD a stretto giro, ma – ad avere un progetto – ci sarebbero da convincere innanzitutto i simpatizzanti di vecchia data (quei famosi 5 milioni) e i loro figli under30 (altri 3-5 milioni), con l’obiettivo di pervenire ad un 8-10% stabili anche alle politiche e alle amministrative, cioè avere anche in Italia una valida rappresentanza della Associazione Liberali Democratici Europei, finora esclusa.

Se, secondo Sun Tzu, è complicato per un soldato andare in battaglia senza sapere chi è il generale, chi sono gli alleati e cosa deve essere conquistare …  lo è anche per un azionista nel non diffidare di una ditta di proprietà di un fondo, che campa in una nicchia speculativa ed i ricavi finiscono a finanziare chissà cosa e dove … come per un consumatore che arrivato allo scaffale non è di certo indotto a scegliere un prodotto, se non è stato pubblicizzato, lo scatolo non è attraente e c’è scritto tutto quanto serve.

Slogan, programma e portale: qui non si tratta di una fondazione o di un giornale il cui sito è organizzato per ‘temi’ e si va avanti con “l’attualità”: qui parliamo di un ‘organo di partito’, una volta a mezzo stampa ed oggi on Web ed interattivo come un portale. Infatti, visitando i siti degli altri partiti europei aderenti ad ALDE è tutta un’altra storia.

Nel III Millennio, senza programma semplice (e corrispettivi slogan), diventa impossibile ai leader di essere presenti su Web e soprattutto sui Social in modo coerente.
Infatti, Lega e Cinque Stelle hanno risolto il problema del “non programma” con un solo speaker a testa (Salvini e Di Maio) che parla per tutti più volte al giorno. Ma non è una soluzione praticabile in ambito liberale.

Nel III Millennio, senza un programma “di partito”, è impossibile emettere decine di tweet alla settimana per ‘esistere’ sui Social senza contraddirsi e senza rifugiarsi nelle astrazioni. Serva un portale – come quelli dei Sindacati, ad esempio – per aggregare la base locale ed ‘esistere’ nel territorio, ‘emergere’ alle Politiche o Amministrative e poter dimostrare la capacità di buon governo.

Perchè non c’è un programma? 

Certamente manca un programma (a tutti i partiti nostrani, sia chiaro), perchè in Italia le Facoltà giurisprudenziali ed economiche non hanno mai recepito il dato che “la tecnica ha i suoi effetti sull’economia e sui rapporti sociali”, eppure sono trascorsi quasi 50 anni da quando fu pubblicato “Technology and Society”, a cura di Robin Roy e  Nigel Cross (Milton Keynes: Open University Press, 1975).

Tradotto in italiano come “La tecnologia e i suoi effetti sull’economia e sui rapporti sociali”, ne esistono ormai pochissime copie … con somma gioia dei teorici del Leviatano e della Legge di Mercato come del Welfare State e dello Statalismo.
Ma oggi, ormai, è a Silicon Valley dove ‘transitano’ tutte le relazioni sociali e tutti i soldi del mondo … ed sono il Climate Change e la tecnologia che dovrà fargli fronte a dettare le regole in termini finanziari e relazionali.
Il predominio dell’Economia sulla Politica e della Politica sulla Tecnica? Bufale.

Molto probabilmente non c’è un programma (come tutti i partiti nostrani, sia chiaro) anche perchè si corre dietro ai comitati dei quattro gatti e ai like massivi che sono foglia al vento, ma non v’è la percezione nel ristretto mondo della Politica dei partiti, che sono non meno di 3 milioni gli italiani che risiedono in Germania, Regno Unito, Francia e Spagna (dati AIRE) , ai quali c’è da aggiungere quelli di seconda generazione ‘europea’ con doppio passaporto e tutti coloro che operano nel commercio e nella logistica esteri.

In altre parole, la Politica che corre dietro all’ortolano e al padroncino o all’accademico, non sa che gli ‘italiani all’estero’ significano – qui in Italia – che su 25 milioni di famiglie italiane, almeno una su 3 che ha problemi diretti derivanti dall’Europa.
Perchè Europa unifica il denaro e sposta i giovani lavoratori come vuole, ma ostacola i ricongiungimenti ed i rientri interfamiliari, come nega pari norme sanitarie, assistenziali e previdenziali. Perchè Europa limita i trasferimenti d’impresa e l’Ecommerce, se i trattati bilaterali poi lasciano aleatoria la residenza fiscale come è variegata la sede/norma giudiziaria competente. Perchè Europa consente agli Stati nazionali (e alle Autonomie) di derogare persino ai servizi essenziali e di accumulare debiti fino a strozzarsi da soli, azzerando le pari opportunità tra diversi territori europei.

E se da un lato arriva la Brexit, dall’altro c’è il trattato di Aquisgrana tra Francia e Germania … spesso i problemi degli italiani con l’Europa sono causati innanzitutto da leggi nostrane che aspettano la ‘riforma definitiva’ da 30-40 anni. 

Dunque, se si vuole dimostrare che non è la solita questione di ‘poltrone’ e di ‘nominati’ e se si vuole diffondere l’idea di un’Italia in Europa ed un’Europa per l’Italia, c’è da chiarire agli elettori ‘quale Europa’ potrebbe essere utile ai cittadini e alle famiglie, come ad imprese e lavoratori, per difenderci sui Mercati come per salvaguardare cittadini e aziende dalle bizzarrie (normative) delle varie gentry provinciali e regionali.
Cioè … quali riforme per l’Italia?

Ignora cosa un uomo desidera e ignorerai quale è la vera fonte del potere.” (Walter Lippmann).

I media parlano solo di chi sarà segretario di +Europa, ma un segretario viene eletto in base alle tessere, cioè il pre-esistente, e agli elettori interessano le ‘promesse’, cioè i programmi futuri … da mettere in piedi nei prossimi tre giorni.
Sembrano davvero pochi, cosa dire? Buon lavoro.

Demata

Governo Conte: come farsi cacciare dall’Europa

23 Gen

italietta-dei-politici-l-zrfmdzAd ogni azione segue sempre una reazione, specialmente se la Francia è accusata di “colonialismo” da Di Maio, con una sonora bufala su Franco Centrafricano ed invocando “l’Africa agli africani” (o meglio “gli africani stiano in Africa”) per prendersela persino con l’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO) dei cui servizi l’Italia usufruisce alla grande e da decenni.

 

Così accade che da oggi siamo soli nel Mediterraneo a fronteggiare i flussi migratori: la Germania è uscita dall’Operazione Sofia e così, in mare, restano solo 4-5 fregate spagnole, occupate di fronte al Marocco a protezione delle loro coste: il resto del mare, eccetto Malta e fino al largo della Grecia, è tutto nostro.

Da oggi finisce anche l’Europa del ‘triplice’ Patto di Roma che vedeva Germania, Francia e Italia come padri fondatori e protagonisti dell’unione: arriva il duplice accordo di Aquisgrana tra Merkel e Macron per “rafforzare l’integrazione fino alla creazione di “uno spazio economico franco-tedesco con regole comuni”.
Di fatto ha inizio l’unificazione di difesa, frontiere, strategie comunitarie, economia, sistemi fiscali e welfare state e, con la Brexit alle porte, è difficile immaginare a cosa sarà esposta a breve l’Italia se si mantiene alla deriva … nel Mediterraneo in fiamme.

Ed, oggi, si apre il Forum economico mondiale (FMI) di Davos 2019 con l’Italia sotto i riflettori, con una crescita ‘dichiarata’ allo 0,6%, cioè impercettibile e, comunque, la più bassa fra le principali economie mondiali.
Con l’Iva al 24,5% dal 2015 e ‘sospesa’ solo grazie a nuove tasse, a tagli dissennati, ad ulteriori indebitamenti e dinanzi ad ulteriori sprechi e a nuove spese, da oggi l’idea generalizzata è che il Bel Paese sia un “rischio globale”, dato che si teme un debito molto superiore a quanto già oggi si conosce.

A parte, c’è la questione che il Premier Conte ha appena concluso gli incontri con Ciad, Sahel, Etiopia e Niger, aggiungiamo che Di Maio anticolonialista ed antifrancese relega in panchina tutta la Farnesina ed un pezzo della Nato, con Salvini per il quale “il Fmi che è una minaccia per l’economia mondiale, una storia di ricette economiche coronata da previsioni errate, pochi successi e molti disastri”.

Ma il Parlamento cosa ne dice di questa improvvisa virata in politica estera, avversa a partner storici dell’Italia come Francia e Cina? E cosa pensiamo di promettere ai paesi africani se … il commercio estero è di competenza esclusiva dell’Unione Europea e non dei singoli Stati?
Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nominato e non eletto, con il suo governo di opposte fazioni – tra leghisti, grillini e berluscones – intende portarci pian pianino al fatto compiuto di esser fuori fuori dall’Europa?

Demata

Populisti, chi? L’Europa, liberista?

25 Nov

Siamo tutti in attesa dell’ “al lupo al lupo” che i ‘populisti’ metteranno in atto in vista delle elezioni UE, ma ‘populisti’ chi?

La Lega, quella vera, vota in Parlamento come nelle sue regioni come fosse il Centro-destra. Una larga parte è l’elettorato ‘conservatore’ ben attento all’Europa con cui commercia alacremente: il Settentrione, insomma.
C’è – però – anche la componente più tradizionalista e  ‘populista’ del mondo cattolico, ma espressione di potentati locali, più che della posizione ufficiale della Chiesa.

Matteo Salvini? Fa da ariete mediatico, come è un riferimento per i tradizionalisti cattolici e per la Destra. Risolto lo scandalo degli stranieri “espulsi, ma non espulsi”, quello del “business dell’accoglienza” e quello della “legittima difesa”, dovrà cimentarsi nella lotta alla mafia e la sicurezza delle periferie, mentre Di Maio dovrà affrontare tonnellate di conti su conti, dopo aver scoperto con il Decreto Dignità che gli effetti collaterali (e i conti) di certe norme non sono affatto scontati.

Ad ogni modo, i populisti ‘dichiarati’ sono ai Cinque Stelle della ‘sovranità popolare’, definizione cara anche a Potere al Popolo e, se “popolo” è inteso come “nazione”, ci sono anche i Fratelli d’Italia e la Destra, sia estrema sia ‘storica’, cioè la Lega di Salvini.

Dicevamo del senso religioso ‘ufficiale’ della Chiesa – cristiano-sociale o ‘buonista’ – e dal lato di Centro-sinistra è davvero difficile non includere tra i ‘populisti’ tutti coloro che da decenni parlano di sociale e di crescita, senza anche far quadrare i denari. Il bello è che poi si ripresentano, continuando come prima, senza aver imparato almeno a nostre spese che “senza denari non si cantano messe”.
Intanto, Zingaretti e Martina – ma anche i Radicali e Più Europa o i Popolari e Cristianodem – non ci hanno ancora detto quale visione dell’Italia, del Partito e dei ‘tempi moderni’, cioè delle politiche e delle riforme di cui si faranno portatori come Segretari del PD. Mica bastano i “progetti europei”, anch’essi una forma di populismo, nella lectio italiota.

Populismo … giallo, verde, bianco, rosso, nero.

Guardando le statistiche demografiche, viene il sospetto (conoscendo questi dati) che l’Italia non gliela faccia innanzitutto perchè è dagli Anni 70 che siamo poco più di 50 milioni (immigrati esclusi), ma le infrasfrutture erano pensate per una nazione che si sviluppava industrialmente e commercialmente.

Sviluppo che significava:
– investire in innovazione e qualità per rimoltiplicare impresa e innovazione,
– chiudere i rami produttivi morti, anzichè cassa integrarli,
– assolutamente non accorpare l’Inps con le Casse-Mutue,
– semplificare la pubblica amministrazione e la giustizia
– individuare distretti industriali dove – entro certi limiti – ‘si può inquinare’,
– industrializzare il turismo invece degli affittacamere e dei tour operator fai da te,
– finanziare cultura e istituti tecnici, come pretendere decoro e sicurezza sul lavoro,
– agevolare le imprese e l’occupazione anzichè le tasse e i sussidi, eccetera
– ridurre l’enorme debito pubblico esploso con il cedimento della lira e l’aumento del costo del petrolio.

L’Italia? A vederla con gli occhi degli altri:
dieci anni fa aveva promesso di sistemare debito, deficit e sprechi, ma oggi sono aumentati;
– è dalla crisi petrolifera e dal crollo della lira del 1974 che promette mari e monti, ma va solo per sentieri e paludi,
– ad eccezione dell’autarchia fascista e del Piano Marshall, Roma in 2000 anni (e Savoia in 2-300) non hanno mai avuto se non debiti su debiti per sprechi su sprechi,
– è la nazione che ha inventato la Mafia – una multilevel dedita a tutti i prodotti e servizi illegali – che controlla una bella fetta del Paese e costituisce il modello di anti-stato che si è diffuso in tutto il mondo,
– è la patria del Cattolicesimo, religione controversa per eretici, scismatici, riformati, evangelici, puritani, sunniti, sciti, sefarditi, wahabiti, ebrei, laici, attivisti, agenzie di controllo, scienziati, come per donne  … e bambini,
– è la nazione che ha concepito la Res publica come governance, ma la storia racconta anche che gli eletti dal popolo (Tribuni) contassero come il due di briscola e che ogni anno le leggi si riscrivessero d’accapo, finanziandole con qualche nuova usurpazione/invasione, ma soprattutto dimostra che quel sistema confluì in una serie di guerre civili quasi ininterrotta per secoli.

L’erba del vicino è sempre più verde … il silenzio è d’oro … fatta la legge trovato l’inganno … mal comune mezzo gaudio … si fa ma non si dice …

Aggiungiamo che l’Italia – se funzionasse – avrebbe una eccezionale capacità agroalimentare, manifatturiera, industriale e turistica, a parte il fatto che se c’è da costruire armi e naviglio non è seconda a nessuno.
Brutto concorrente, insomma, l’Italia, se noi italiani ci rimboccassimo le maniche, si studiasse tanta matematica e tecnica nelle scuole e si ricominciasse da un INPS solamente ‘sociale’, da un’IRI che subentra e ristruttura il made in Italy invece di ridislocarlo all’estero, dal Genio Civile preposto a ponti, dighe ed edifici pubblici, dai Politecnici che in ogni nazione sono il nerbo dell’industria e dell’innovazione.

Dunque, se l’Europa fosse l’avido mostro liberista che cercano di raccontarci, prendiamo atto che sarebbe favorevole ad “aiutare” l’Italia e lasciarle mantenere la sua mentalità e il suo stile di vita, perdendo capacità produttiva anno per anno.

“Purtroppo”, l’Europa è anche quella del welfare, della sicurezza sul lavoro, delle tasse eque, delle infrastrutture e dei servizi che funzionano, della Common Law e dei processi brevi, dei diritti applicati per davvero, della Spesa Sociale separata da quella previdenziale, sanitaria e/o assicurative, dei conti a posto e delle promesse mantenute … e sarà difficile che ci aiuterà ad impiccarci da soli.

Demata

Ma quanta ricchezza va in malora a causa della Corruzione?

24 Nov

La Corruzione  – in termini di economie nazionali e finanza internazionale – è un grosso problema, dato che crea voragini di spreco ed inefficienza nei paesi che ne sono afflitti, come la massa di denaro sporco in movimento si apre accessi occulti e tracciati ‘sotterranei’ utilissimi agli speculatori ordinari come alle lobbies del crimine.

In questo grafico, HowMuch.net tenta di dare una percezione visuale dei valori prodotti da Trasparency International sulla corruzione percepita dagli addetti del settore in ogni paese e del PIL coinvolto in questo fenomeno erosivo e metastatico.

L’Italia è uno dei paesi più corrotti d’Europa secondo Trasparency International, con un punteggio di 50 su 100. E non ci sorprende che nell’Eurozona solo Grecia e Romania fanno – leggermente – di peggio, come che, eccetto la Spagna e la Polonia (60/100) o la Francia e il Portogallo (70/100), il resto d’Europa viaggi addirittura su punteggi da 80/100 a salire, Gran Bretagna inclusa.

Dunque, c’è interesse a valutare quale sia il potenziale di fiume di denaro percepito come tangenti, speculazioni, sprechi, cioè Corruzione. Non è una questione di interesse locale, se è di questi giorni l’emersione del Caso Danske Bank, con 4mila miliardi a rischio riciclaggio, in larga parte ‘provenienti’ da Russia, Ucraina e Azerbaijan, presumibilmente da mazzette, speculazioni ed evasioni fiscali del mercato energetico.

Come c’è interesse a valutare quanto pesante sia la palla al piede delle singole nazioni, che trasforma in tangenti, speculazioni e sprechi quelle Entrate Fiscali  destinate per servizi ai cittadini o alle imprese, se non peggio alle spese infrastrutturali. Ad esempio, ponti, argini, rifiuti, scuole, ospedali, strade, semplificazione, eccetera …  

In parole povere, anche se le computi e grafici sono solo delle proiezioni e delle stime, è credibile che almeno il 16% delle Entrate Fiscali italiane vada disperso in Corruzione, intendendola come tangenti, speculazioni e sprechi?
Ed è possibile che il volume finanziario delle risorse coinvolte in spese che si trasformano in infrastrutture e servizi costosi, carenti, assenti, velleitari o inefficienti sia di 250 miliardi di euro annui?

Servizi ed infrastrutture che potrebbero essere migliori, costando di meno e durando di più. A voler diventare onesti, noi Italiani sistemeremmo il deficit in un biennio ed il debito in quinquennio … proprio come chiedono l’Europa e i Mercati da ormai 10 anni, caso mai lo si fosse dimenticato.

 

Demata

Medici in sciopero per le assunzioni, ma sono già più di Francia, Olanda e Inghilterra

23 Nov

In Italia abbiamo quattro medici, generici o specialisti, ogni mille abitanti. Come la Svezia, la Germania o la Svizzera. Più dei tre medici della Francia, dell’Olanda e della Gran Bretagna.

In ambedue i casi, che i medici siano tanti quanti l’Italia o che siano ben di 1/4 inferiori, l’unica cosa certa è che i Servizi Sanitari pubblici funzionano meglio che da noi.

Eurostat 2018 maggio riparto spesa sanitaria

Eurostat 2018 – Riparto spesa sanitaria

Numero di medici che non ha una relazione diretta nè con la spesa nè con la qualità. Infatti, ad esempio, i Paesi Bassi spendono per la salute ben 3.194 euro annui per abitante, cioè quasi l’8% del PIL, ma con meno medici dell’Italia e più infermieri.

La differenza tra Olanda e Italia la fanno il minor costo percentuale dei farmaci e delle attrezzature, molta più ricerca e innovazione farmaceutica e strumentale), meno servizi ambulatori territoriali ed esternalizzati, più percorsi assistenziali ospedalieri.
Lo stesso vale per la Francia ed in Gran Bretagna.

Più infermieri significano percorsi e reparti ospedalieri, anzichè ambulatori.
Più ricerca e sviluppo significano minori spese per farmaci o attrezzature.

Oggi, i medici italiani hanno scioperato, bloccando praticamente tutto eccetto le urgenze, chiedendo di superare “il vero problema” per il personale in Sanità: l’anacronistico (secondo loro) parametro del tetto di spesa sul personale, fermo ormai da circa 15 anni, e chiedendo assunzioni e turn over …

Mica le strutture scassate in cui ci curano, portandoci i farmaci da casa, e costituite quasi solo da dirigenti medici, al punto che persino la richiesta di farmaci da altre strutture passa dagli onnipresenti vigilantes.
Il ministro Grillo, anche lei medico, ha immediatamente annunciato il suo appoggio nella prossima Conferenza Stato-Regioni. Non per le strutture e i posti letto (cioè infermieri che fanno i turni), non per la ricerca e l’innovazione (cioè l’eccellenza), neanche almeno per la manutenzione (cioè la sicurezza).

E senza chiedersi se possa funzionare senza enormi sprechi un sistema sanitario che si fonda su policlinici universitari – distogliendoli dalla ricerca e dalla formazione – e su ambulatori semiesternalizzati senza infrastrutture intermedie, cioè l’antitesi della R&D Health e dei Percorsi Assistenziali.

E vogliamo chiederci perchè l’Europa – che vede lo stesso grafico di Eurostat che è all’inizio di questo post – abbia preso posizioni piuttosto dure verso l’Italia?

Demata

Sanzioni UE: il crash Lega – M5S era annunciato

22 Nov

L’UE constata il mancato rispetto degli obiettivi di riduzione del debito pubblico e si prepara a sanzionare l’Italia. Nulla di nuovo, lo sapevamo dall’estate: l’incremento del debito pubblico è uno degli obiettivi del Patto Salvini-Di Maio, una sorta di scrittura privata tra separati in casa con il Premier a far da avvocato di famiglia, come se il fatto non fosse innanzitutto il suo.

Lega Cinque Stelle Deficit Crash
Dirà qualcuno che il Contratto Lega-M5S riporta che “l’azione di Governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico“, ma forse non ha letto il seguito“riduzione del debito pubblico non già per mezzo di ricette basate su tasse e austerità, politiche che si sono rivelate errate ad ottenere tale obiettivo, bensì per il tramite della crescita del PIL, attraverso la ripartenza della domanda interna e con investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie”.

Come possano crescere il PIL e ripartire la domanda interna è ben chiaro nel Contratto:  investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno, cioè spesa pubblica, che – non crescendo il PIL – diventa automaticamente Debito pubblico. 

Per inciso, gli investimenti ad alto moltiplicatore sono quelli nella ricerca, nell’istruzione  e nella formazione tecnica, nell’eccellenza universitaria, nell’innovazione, nella semplificazione (ndr. chi li ha visti?) ed il potere d’acquisto delle famiglie si sostiene innanzitutto riducendo le tasse, a partire dall’IVA che incide direttamente sul costo delle merci per il cittadino. Ed aggiungiamo che nel Contratto non c’erano i 300 miliardi che servono per sistemare ponti e autostrade e neanche i 20 miliardi che servono per gli edifici scolastici. Tutti urgenti.

Ricordiamo anche che nel Contratto Salvini – Di Maio si promettevano tante, tante spese: per la ristrutturazione della rete idrica e la gestione pubblica dell’acqua, l’agricoltura e lo sviluppo rurale, le Regioni (ndr. inadempienti) e i rifiuti, la rigenerazione urbana e il retrofit (riqualificazione energetica) degli edifici, i piani specifici per la Pianura Padana, eccetera.

Tutta roba che costa e non genera ricavi o profitti nè minori costi per almeno un decennio: tante spese, da aggiungersi a quelle promesse per “concretizzare i criteri di salvaguardia ambientale, secondo i migliori standard mondiali a tutela della salute dei cittadini del comprensorio di Taranto, proteggendo i livelli occupazionali e promuovendo lo sviluppo industriale del Sud”. 
Intanto, a Taranto interviene l’Unicef, tanto che sono esposti i bambini, a Novi Ligure scompare la Pernigotti che si rimaterializzerà in Turchia mentre Caffè Splendid, Hag e ex Pirelli non ci sono più, a Termini Imerese si tira avanti da anni con i finanziamenti dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa ; ad Acerra (praticamente sotto casa di Di Maio) le attività de La Doria saranno trasferite nell’impianto di Parma …

A proposito, come non abbiamo letto bene quel Contratto, noi italiani abbiamo dimenticato che tutto è iniziato il 19 settembre a Strasburgo con il Premier Conte che annunciava all’Europa che “la linea del governo non è superare il 2% ma di fare una manovra seria, credibile e coraggiosa che offra risposte ai cittadini che allo stesso tempo consenta la ripresa economica“.
Poi, il giorno dopo, il 20 settembre 2018,  Di Maio annunciava che possiamo sforare il deficit per mantenere le promesse” e pochi giorni dopo, il 27 settembre, Salvini confermava “Sforare? Vale la pena. Meglio felicità degli italiani” …

Dunque, lo sapevamo già che la Lega e i Cinque Stelle ci avrebbero portato alle sanzioni europee per “il mancato rispetto degli obiettivi di riduzione del debito pubblico”.
Tutti, a partire dai parlamentari e dai giornalisti.

Speriamo che – da oggi – i nostri media e i nostri politici decidano di non inseguire il consenso dei “like” lunghi un attimo e poi dimenticati, continuando  la ‘campagna elettorale infinita’ di Salvini e di Di Maio … con una crisi di governo dando ‘la colpa a qualcun altro’.

E’ l’ora dei fatti e delle responsabilità, a partire da Palazzo Chigi, che avrebbe il ruolo non notarile di governo del Paese e di evitare il Peggio: cosa sia questo peggio e come fare, ce lo spiegava ieri il Sole24Ore.

“Si è molto parlato in queste settimane della possibilità che il Consiglio europeo chieda il deposito di una sanzione dallo 0,2% allo 0,5% del Pil (da poco meno di 4 a poco più di 9 miliardi) in un deposito infruttifero.
Ma il Trattato prevede anche la possibilità che i capi di Stato e di governo invitino la Bei (ndr. Banca europea per gli investimenti) a «riconsiderare» la propria politica di investimenti nei confronti del Paese sanzionato: ipotesi non proprio irrilevante visto che l’Italia oscilla tra il primo e il secondo posto a seconda degli anni nella classifica dei destinatari delle operazioni Bei.
Per evitare questa seconda fase c’è ancora molto margine, come mostra il caso di Spagna e Portogallo che non arrivarono mai alle multe dopo l’avvio della procedura. Ma per sfruttarlo bisogna cominciare una trattativa vera.”

Poche ore dopo, Salvini scherniva ben 18 partner europei con un “Lettera Ue? Aspettiamo quella di Babbo Natale“, Di Maio già pensava alle elezioni con “la nostra strada per ridurre il debito è aiutare famiglie e imprese“, Tria non la manda a dire se “la drammatizzazione del dissenso tra Italia e Commissione europea danneggia l’economia italiana” e Conte se la prende con il governo precedente se “l’Ue parla del debito del 2017, quindi quello del precedente governo” e – dopo due mesi di scarsissima visibilità dal quel 19 settembre – adesso confida “di poter convincere tutti sulla validità di queste riforme“.

Se fossimo di uno dei 18 paesi europei che hanno votato le sanzioni, potremmo dubitare che gli italiani – fatto il condono, salvata Roma per altri sei mesi e garantito con lo spoil system le carriere predestinate – la ributtano in cavalleria, che se cade il governo guadagniamo un altro anno nel ritardo delle riforme e dell’innovazione?

E non sono i media europei, ma quelli italiani, che riportano di “Matteo Salvini, la scenata di Luigi Di Maio nell’ufficio del leghista: ormai parlano via segretarie”.

Come non sono i partiti europei, ma il Partito Democratico che – in una situazione del genere iniziata con il mancato rispetto del criterio del debito nel 2017, quando c’erano Renzi e Padoan che lasciarono un debito/pil del 131,2% – dimostra disunione e ‘tanta voglia di spesa pubblica’, se una parte dei suoi sostenitori sente l’esigenza di alternative a Minniti (ndr. una vita dedicata alla sicurezza nazionale), candidando alla Segreteria nazionale il governatore della Regione con 27 miliardi di debito a rendiconto nel 2016 o un giovane cresciuto nel partito che come ministro delle  politiche agricole alimentari e forestali ha dispensato mutui, sgravi, deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta …

Se non fossimo italiani, come la vedremmo questa storia delle sanzioni UE?

Demata

 

Il segreto confessionale diventa illegale?

4 Lug

Da ottobre l’Australia iniziarà ad abolire l’esenzione dall’obbligo di denuncia finora accordata al segreto del confessionale, se i sacerdoti se non riferiranno informazioni su casi di abusi apprese in confessione.

Secondo il Diritto Canonico, come conferma ( Ary Waldir Ramos Díaz/Aleteia – Nov 14, 2014) ed il cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore del Vaticano, la legge di un Paese non può costringere un sacerdote a violare il segreto della confessione. Se la legge dice che il confessore deve denunciare una persona che è andata a confessare un delitto, è evidente che il sacerdote non lo può fare.”

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Il punto è che l’Australia pone la questione anche in termini di “intenzione a commettere un delitto” e non solo di delitto irrimediabilmente già avvenuto e segretamente confessato.

Così, con 600 sacerdoti in sommossa per la libertà di culto, padre Scott Armstrong, presidente dell’Australian Confraternity of Catholic Clergy, tiene a precisare che: “Ogni sacerdote degno del suo nome farebbe tutto il necessario per proteggere i bambini, un simile obbligo non sarebbe comunque di alcun aiuto per loro”

In effetti,  … se parliamo di quelli già violentati, denunciare equivale a riconoscere le loro sofferenze, tacere significa condannarli a vita. Se, poi, i bambini fossero quelli ‘adocchiati’ dal pedofilo, è evidente che l’unica salvezza per loro è nel segnalare il ‘peccatore’ alla polizia.

La legge degli Stati condanna anche la sola ‘intenzione peccaminosa’ quando si parla di pedofilia, ma la questione potrebbe essere estesa anche a peccati/crimini come l’omicidio, l’appropriazione di cose, lo stupro, la schiavitù.

Tutte le religioni mettono gli uomini nelle mani di un dio, ma sappiamo, però, che – a differenza di tutte le altre religioni –  la ‘intenzione peccaminosa’ e/o la sua abitualità sono un un concetto lontano alla Chiesa Cattolica, in termini di sacerdote che ha il dovere di prevenire/contrastare il ‘male’. 
Al Clero – secondo la Chiesa Cattolica – è sostanzialmente assegnato il compito di farsi intermediario tra gli Uomini e la divinità ed erogatore del perdono e della benevolenza.

Sappiamo che è esattamente quello che – all’incontrario – fu rivendicato da eresie, scismi e riforme varie, come sappiamo anche che la fine di Roma derivò dal Diritto Romano troppo permissivo per oziosi, avidi, perversi e corrotti.

Oggi il Mondo è severo con chi viene colto e non è “in bona fidae”,  ben più di quanto lo consenta la morale cattolica o il diritto di Roma.
Era molto tempo che se ne parlava.

Demata

Copyright: Wikipedia oscurata per protesta

3 Lug

La proposta di direttiva UE sul diritto d’autore nel mercato unico digitale prevede, per i contenuti caricati online nell’Unione Europea:

  1. la frammentazione su base nazionale delle informazioni pubblicabili
  2. la verifica preventiva dei contenuti e del materiale protetto dal diritto d’autore
  3. la possibilità di una  link tax come in Spagna
  4. l’azzeramento delle piattaforme online con contenuto generato dagli utenti (blogs) che dovrebbero adottare misure “adeguate e proporzionate” per tutelare il copyright.

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Oggi, Wikipedia ha oscurato il proprio sito per protesta e diramando il seguente Comunicato:

Cara lettrice, caro lettore,

Il 5 luglio 2018 il Parlamento europeo in seduta plenaria deciderà se accelerare l’approvazione della direttiva sul copyright. Tale direttiva, se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet.

Anziché aggiornare le leggi sul diritto d’autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell’informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere.

La proposta ha già incontrato la ferma disapprovazione di oltre 70 studiosi informatici, tra i quali il creatore del web Tim Berners-Lee (qui), 169 accademici (qui), 145 organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica (qui) e di Wikimedia Foundation (qui).

Per questi motivi, la comunità italiana di Wikipedia ha deciso di oscurare tutte le pagine dell’enciclopedia. Vogliamo poter continuare a offrire un’enciclopedia libera, aperta, collaborativa e con contenuti verificabili.

Chiediamo perciò a tutti i deputati del Parlamento europeo di respingere l’attuale testo della direttiva e di riaprire la discussione vagliando le tante proposte delle associazioni Wikimedia, a partire dall’abolizione degli artt. 11 e 13, nonché l’estensione della libertà di panorama a tutta l’UE e la protezione del pubblico dominioLa comunità italiana di Wikipedia

Il 26 aprile 2018, 145 organizzazioni nei settori dei diritti umani e digitali, della libertà dei media, dell’editoria, delle biblioteche, delle istituzioni educative, degli sviluppatori di software e dei fornitori di servizi Internet hanno firmato una lettera di opposizione alla legislazione proposta. Dall’altro lato, l’approvazione della direttiva è sostenuta da editori, gruppi di media e case discografiche.

Demata