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Siria, Turchia, Kurdistan: tutto in pillole

17 Ott

Il Kurdistan è un territorio delimitato dal Trattato di Sevres del 1920, che però non trovò l’accordo della Turchia. Nella proposta di Sevres il nascente Kurdistan vedeva solo qualche villaggio di frontiera dentro quello che è il territorio della attuale Siria.

 

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Dunque, la Siria negli ultimi due anni è stata di fatto invasa dai Curdi, che pretenderebbero tre distretti siriani dove fino a pochi mesi fa vivevano arabi sunniti.
Infatti, dopo giorni di attacco turco, i Curdi hanno accettato la ‘restituzione’ dei territori e l’esercito siriano potrà essere dispiegato nei territori fino ad oggi controllati dalle SDF curde  e lungo il confine con la Turchia.
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Va ricordato che i curdi entrati  in Siria sono quelli del Partito Comunista Curdo (PKK), autori di molti attentati in Turchia, dove il partito filocurdo ha il 13% dei seggi in parlamento. E che da mesi si  parlava dell’accordo turco-americano per creare una sorta di zona cuscinetto «Isis-free»  di qualche decina di chilometri al confine tra Siria e Turchia.

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Con l’invasione della Siria i Curdi si ritrovano a controllare tutti i grandi bacini idrici /idroelettrici del quadrante (Lago Van in Turchia, bacino e diga Assad in Siria, bacino e diga Mossul in Iraq), oltre ad aree minerarie /estrattive e un paio di snodi vitali degli oleodotti più i collegamenti con l’Iraq.
Ed è fallita la trattativa curdo-siriana per il controllo delle fondamentali dighe sull’Eufrate e dei pozzi di petrolio che sorgono nel nordest della Siria, mentre Assad ha riconquistato la provincia ribelle di Idlib senza il supporto dei combattenti dell’YPG.
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Gli USA prendono atto del disastro causato da Obama/Pelosi e ritirano la propria protezione militare dai territori siriani occupati dai Curdi ‘turchi’, lasciando mano libera ai siriani di Assad, che hanno iniziato da mesi la ‘reconquista’ della Siria.

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La Turchia interviene con la scusa di bloccare i propri confini e di impedire l’afflusso di Curdi ‘turchi’ in Siria, cioè tagliare fuori le milizie del PKK, ma anche per appropriarsi delle città di Kobane e Manbji più una striscia di confine con l’Iraq ed – evidentemente – per ‘difendere’ i ribelli siriani dall’offensiva di Assad iniziata mesi fa.

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La Siria ha un trattato con la Russia, che è tenuta a proteggerla e la Russia interviene nei tre distretti occupati, affinchè “tutte le milizie illegali escano dalla Siria”, e in 48 ore subentra agli statunitensi nelle città di Kobane e Manbji, ambite dalla Turchia.
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Non è chiaro quanti jihadisti dello Stato Islamico detenuti dalle FDS prima dell’abbandono americano siano riusciti a fuggire dalle carceri curde e, intanto, i curdi Peshmerga e il clero cristiano iracheni sono allarmati perchè “hanno paura di un ritorno dello Stato islamico (SI, ex Isis)”, che l’offensiva turca sta espellendo dalla Siria e che si sta rifugiando in Iraq con lo scopo di ricostituirsi nei campi profughi.
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Infatti, una settimana fa, la coalizione a guida Usa in Iraq ha lanciato 40 tonnellate di bombe sull’isola di Qanus, nel Tigri, a nord della capitale irachena Baghdad, che è considerata “infestata” dall’Isis.
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La notizia del giorno, in Turchia, è del solito Erdoğan che mostra i muscoli nei titoli, ma poi negli articoli si legge di Trump che parla di «sanzioni economiche punitive» e del Cremlino, che ammonisce sulla «necessità di prevenire i conflitti tra le unità dell’esercito turco e le truppe del governo siriano».
Infatti, oggi  Erdoğan deve incontrare una delegazione ad Ankara composta niente di meno che dal vicepresidente Mike Pence, dal segretario di stato Mike Pompeo e dal consigliere per la sicurezza nazionale Robert O’Brien, mentre «entro pochi giorni»  è dato in arrivo nella capitale russa, dopo la convocazione telefonica di Putin.
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La solidarietà italiana verso i curdi non è solo umanitaria.
Il gruppo italiano Trevi di Cesena ad inizio 2016 si è aggiudicato  l’appalto in Iraq per la riparazione della diga di Mosul, strappata ad Isis dai Peshmerga curdi, che sono addestrati da specialisti degli alpini e del genio militare italiano.

Il primo contratto di 273 milioni di euro venne firmato nel marzo 2016 e l’Esercito italiano garantisce  a Mosul la sicurezza al sedime della diga (e del cantiere) con circa 500 unità della Task Force “Praesidium”.
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L’esportazione di armi italiane verso la Turchia? Leggiamo di armi di calibro superiore ai 19.7 mm, munizioni, bombe, siluri, razzi, missili e accessori oltre ad apparecchiature per la direzione del tiro, elicotteri T129 e software che la Turkish Aerospace al Pakistan deve ricondizionare e trasferire al Pakistan.
E verso il kurdistan iracheno? Nel 2014, l’Italia ha fornito ai curdi 100 mitragliatrici 42/59 calibro 7,62 con con 250mila munizioni, 100 mitragliatrici M-2 Browning calibro 12.7 con 250mila munizioni, 2.000 razzi anticarro Rpg 7 e Rpg 9, 400mila proiettili calibro 7,62 per Kalashnikov.
Il problema è che un paio di anni fa, risultava che in Iraq sono state vendute armi italiane per 55 milioni di euro, molto meno della Turchia (262 milioni) , ma la differenza non è così ampia senza i costosi elicotteri, motovedette e sistemi antiaerei acquistati dai turchi.
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Demata

Il debito pubblico ormai è a Cinque Stelle

16 Set

Bankitalia ha annunciato che a luglio il passivo delle Amministrazioni pubbliche e’ aumentato di 23,5 miliardi rispetto al mese precedente e  che il debito ha superato il record di giugno (2.386.381 miliardi), arrivando a quota 2.409,9 miliardi.

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L’aumento del debito registrato a luglio, spiega Bankitalia, e’ dovuto all’incremento della liquidità necessarie al Tesoro per il funzionamento generale dello Stato.

E’ rimasto pressoche’ invariato il debito degli Enti di previdenza, che ha creato il 70% del debito pubblico degli ultimi 36 anni, e delle Amministrazioni locali, che spesso e volentieri hanno rating BBB con outlook negativa.

Eppure, il risanamento che doveva iniziare nel 1974, quando chiusero Casse e Mutue, od almeno nel 1982, quando Amato e Dini disegnarono il nuovo Welfare universale, e non è certamente aumentando la spesa dello Stato all’infinito che si eliminano queste falle … specialmente se  i cittadini reclamano da Roma   l’autonomia finanziaria per il Nord e una pari spesa pubblica pro capite per il Sud.

Demata

Due semplici motivi per ridere del sovranismo

16 Set

L’idea dei sovranisti è ‘obsoleta’, forse ultimo rigurgito delle menzogne risorgimentali, ed è sintomatica dell’arretratezza ‘digitale’ del Paese.

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Facciamogliela vedere all’UE ?
Il principale indicatore di crescita italiano è l’importazione dalla Germania: buoni rapporti e molti scambi, da noi va tutto bene, cattivi rapporti e minori scambi, da noi va molto male.

Il nesso – almeno statistico – c’è, le importazioni dalla Germania sono vitali per l’Italia, vogliamo tentare la sorte e vedere come vanno le cose pagando le merci tedesche in lire?

Facciamo come ci pare ?
La valuta consente certi ‘giochetti’ solo se è di carta e la controllano gli Stati: fu per questo che si razziò tutto l’oro e l’argento sostituendolo con la cartamoneta.

Ma quando i soldi erano ‘materiali’ il mercato lo facevano i cambiavalute in base al tenore dei metalli ed alla credibilità dei reggenti. E con l’avvento del commercio elettronico globale, dei token e dei coupon in cui convertire … questo è il presente ed è il futuro.

Con le TPE (Google, Amazon, Apple, ecc.) si ritorna al libero mercato dei cambiavalute: fine della festa di quando uno Stato poteva da un giorno all’altro cambiare il valore di un foglietto stampato.

Demata

Il calendario del New Pope per il Governo Conte bis

8 Set
Tra il Calendario delle Festività Cattoliche e il futuro del Governo Conte bis potrebbe – sottolineo potrebbe – verificarsi una singolare corrispondenza, giorno più giorno meno.

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  • Festa dell’Assunzione: 15 agosto / Salvini si chiama fuori dal governo
  • Esaltazione della Santa Croce: 14 settembre / un esponente del PD è nominato Commissario Europeo
  • Tutti i Santi: 1 novembre / l’UE modifica il Piano di Stabilità
  • Domenica di Avvento: 1 dicembre / il Conte bis programma uno sfondamento di bilancio
  • Festa dell’Immacolata Concezione: 8 dicembre / mercati e agenzie di rating s’allertano; i media nicchiano
  • Giorno di Natale: 25 dicembre / i media scoprono che restano solo sei giorni per correre ai ripari
  • Festa della Madre di Dio: 1 gennaio / alleluia, habemus il Bilancio
  • Epifania: 6 gennaio / recessione in corso, maggiori tagli e tasse; imprese, sindacati, associazioni, cooperative, contribuenti, sussidiati e famiglie s’allertano; i media si adeguano
  • Pellegrinazione al fiume Giordano: 13 gennaio / crisi parlamentare e governativa, cioè nei partiti
  • Mercoledi delle Ceneri: 6 marzo / dopo exit negativi, “strappo” interno al PD e fuoriuscita di M5S
  • Festa dell’Annunciazione: 25 marzo / crisi di Governo
  • Domenica delle Palme: 14 aprile / si va ad elezioni
  • Venerdi Santo: 19 aprile / si aggregano frettolosamente le alleanze
  • Domenica di Pasqua: 21 aprile / apertura campagna elettorale
  • Festa dell’Ascensione: 30 maggio / elezioni politiche
  • Pentecoste: 9 giugno / insediamento dei parlamentari
  • Domenica della Trinita’: 16 giugno / nomina presidenti Camera e Senato
  • Corpus Domini: 20 giugno / incarico di governo
  • SS. Cuore di Gesu’: 28 giugno / formazione nuovo governo
  • Festa di Ss. Pietro Paolo: 29 giugno / insediamento dei neo-ministri.

Se così sarà … ci fosse la mano di Jude Law, Paolo Sorrentino e Silvio Orlando oppure di … Crozza???

Demata

Come garantire il welfare senza andare in bancarotta

2 Set

Garantire il Welfare senza mandare la Nazione in bancarotta non è mai stato difficile, salvo che in Italia, dove si è poco considerata la prevenzione del disagio sociale, cioè formazione e meritocrazia.

Scolarizzazione+della+popolazione+italiana

Ed essendo il ‘disagio’  una forte base di consenso per i cristiano-sociali, i socialisti e i comunisti è andata a finire che da noi, in termini di Welfare, esiste solo il diritto ‘pro capite’  (propr. «per ogni testa») che garantisce ai cittadini in condizione di indigenza o di difficoltà sociale un ‘reddito’ stabile nel tempo e scarsamente condizionabile, anche se il beneficiario conduce uno stile di vita inattivo o criminale.  

Il diritto ‘pro quota’ (propr. «per la parte a ciascuno spettante»), viceversa, comporta che a questi cittadini pervenga un ‘reddito’ che varia a seconda della situazione economica generale e del numero dei beneficiari, cosa che induce il beneficiario ad essere partecipativo e proattivo.

Il Welfare ‘pro capite’ è la tipica misura emergenziale volta ad assicurare un minimo essenziale durante una fase di transizione socio-industriale; il Welfare ‘pro quota’ è la tipica misura infrastrutturale volta ad assicurare una vita dignitosa a chi non è in grado di essere produttivo.

Nel primo caso lo slogan è ‘nessuno sarà lasciato indietro’, nel secondo il proverbio dice che ‘senza denari non si cantano messe’.

Ovviamente, per non mandare in bancarotta una Nazione ed evitare che l’ozio e il degrado si diffondano, ma anche dare a tutti una chanche di vita onesta ed operosa c’è da trovare un equilibrio tra il ‘pro capite’ ed il ‘pro quota’.

Ad esempio, potremmo stabilire che l’entità complessiva di sussidi e servizi ‘pro capite’ che arrivano ad una famiglia ‘indigente’ non sia superiore al reddito medio di un operaio. Per reddito, in questo caso,  intendiamo quanto arriva dagli altri contribuenti ai beneficiari sia in termini di sussidi economici ed esenzioni sia quando equivalente in termini di accesso privilegiato a servizi e abitazioni.

E, magari, i Comuni potrebbero introdurre la rotazione delle case popolari con contratti 4+4 anni, come tutti i comuni mortali, e legiferare un sussidio abitativo per chi ha diritto senza dovergli trovare casa tramite intermediari (costosi e talvolta criminali). 

Altrimenti, se c’è da perdere la casa popolare superando un certo reddito, chiunque deciderà di restare a dove è …

Chissà come sarebbe oggi l’Italia se la Politica si fosse presa la responsabilità ogni anno di legiferare le aliquote per i sussidiati e le tasse per i contribuenti, mettendoci la faccia e spiegarci perchè, spendendo qualcosa in formazione, chi è beneficiario di sussidi e di ‘redditi’ pagati dagli altri contribuenti non può essere impiegato da Regioni e Comuni per la manutenzione e il ripristino del degrado urbano e ambientale.

Demata

L’Italia vista dai meccanici e dagli hardwaristi

2 Set

Un veicolo per funzionare necessità di più “motori”.

Ad esempio, nella nostra autovettura c’è quello di avviamento, quello a scoppio, quello ‘inerziale’ (volano), quello elettrico (dinamo) che da corrente e ricarica la batteria, eventualmente quello elettrico nelle ibride, la centralina che è la rappresentazione logica del motore e non solo.

 

Qual’è la situazione della nostra (ex) bella Italia?

Innanzitutto, c’è che la centralina deve basarsi su un processore e un sistema operativo strutturati con tutti i limiti e i vizi che c’erano dopo il 1871, quando il Meridione era una quasi una colonia, il Vaticano quasi una banca da nazionalizzare e la ‘nazione’ coincideva più o meno con la famiglia Savoia e la sua corte di provinciali.

Un ristretto ‘core’ di poteri e di norme che sopravvisse alla Seconda Guerra Mondiale e fu upgradato alla meno peggio nel 1974 con un software di emulazione come nel 1922, senza sostituire la CPU nè riprogettare la scheda madre e, soprattutto, presumendo che fosse eterno, senza manutenzione od aggiornamenti.
Oggi, la dimensione debordante di questo software non è quantificabile, ma consta di centinaia di migliaia di leggi, determine, delibere e circolari.

Lo stesso accade per:

  • le costanti perdite di olio, acqua o benzina, cioè gli sprechi,
  • la trasmissione che è logora e va a scossoni, cioè malessere e andatura lenta,
  • luci ed elettronica che malfunzionano, cioè regole double face,
  • la carrozzeria rabberciata, cioè degrado urbano e del paesaggio.

E ritornando al ‘motore’ ed alle sue ‘parti’:

– l’ibrido (l’innovazione) diventa un costoso, superfluo e deregolabile ‘accessorio’, in realtà si va sempre avanti ‘a benzina’ (cartaceo)
– la corrente generata è alternata, mentre batteria e impianti richiedono quella continua
– lo spreco inizia dal volano dove si consuma nei pesi e contrappesi dell’obsoleto software di emulazione
– il motore a scoppio (il ‘pubblico’) è sempre quello di una volta e decisamente arranca
– il motorino di avviamento e i contatti della dinamo soffrono degli agenti atmosferici ed ambientali, cioè sono affidati al “fattore caso”
– il linguaggio con cui comunicano i diversi apparati e sistemi dell’autovettura deve essere necessariamente molto semplificato.

Dunque, dal punto di vista “funzionale” questo è il nostro (ex) Bel Paese.

La domanda che dovrebbe sorgere spontanea è semplice.

Come mai potrà uscire l’Italia da questo gorgo inabissante, se in Parlamento ed al Governo troviamo quasi solo avvocati, medici e diplomati oppure se i ministri dell’Economia e Finanze, delle Infrastrutture e dell’Istruzione durano spesso meno di una legislatura?

E quando prenderemo atto che la visione della ripresa italiana è sostanzialmente omogenea leggendo le dichiarazioni dei ‘tecnici, cioè Calenda, Cottarelli, Cantone e … Landini o Draghi?

Demata

Conte bis: la corsa per un Governo da 30 miliardi

2 Set

La lotta per il potere tra Conte e Di Maio, come tra Renzi e Zingaretti, verte tutta sui circa 30 miliardi da ‘manovrare’ per l’IVA e per il Deficit.

Trenta miliardi circa che servono per disinnescare l’incremento dell’IVA e per almeno contenere il Deficit: avviarsi sulla via dell’insolvenza e dei rating in ‘C’ oppure no?
Gli sconti o le sanzioni dell’Eurozona sono un aspetto secondario, tecnicamente una CONSEGUENZA.

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Il Governo Conte bis – mentre forse l’Europa andrà ad addolcire qualche regola – ha diverse opzioni per l’IVA e il Deficit:

  1. riprogrammare una serie di spese sussidiarie come fossero investimenti ‘sociali’ o ‘di impresa’, erodendo solo nominalmente il ‘buco’ con conseguenze ‘pesanti’ sull’esercizio 2020, cioè rinviando ai posteri un problema incrementale
  2. riassorbire la ‘sforatura’ tramite incrementi tributari e fiscali a macchia di leopardo e prevalentemente a ricaduta locale, dato che una ‘vera’ Patrimoniale andrebbe a collassare il tessuto produttivo e distributivo
  3. ‘preparare’ l’Autonomia riequilibrando il rapporto ‘contabile’ tra Amministrazione centrale e regionale, cioè riportando ai costi standard nazionali i servizi essenziali sanitari e scolastici di cui è garante lo Stato rispetto a quelli delle Regioni finanziati dai contribuenti locali o quelli convenzionati da Enti, Aziende e Assicurazioni con i cittadini
  4. ‘trasformare’ una serie di spese ‘a fondo perduto’ per il sociale e l’occupazione in investimenti reali nella formazione professionale e nell’ammodernamento di infrastrutture.

Se in ognuno di questi ambiti – ma non andrà così – venissero ‘captati’ grosso modo 7 miliardi di euro ciascuno, avremo una legge di Bilancio (ed un Governo) che non prendono in giro gli italiani e gli europei.
Sarà brutta davvero, viceversa, se il Governo Conte bis spera di salvare l’Italia portando avanti solo i punti 1 e 2 restando agli annunci  ‘senza portafoglio’ per i punti 3 e 4.

Demata

Decreto dignità: buone notizie

23 Ago

Il “Decreto dignità” è in vigore dal 14 luglio e contiene misure per contenere la diffusione del gioco d’azzardo tra i giovani, in particolare i minori.
In realtà le norme già esistevano, ma ai bambini arrivava la pubblicità delle scommesse tramite le sponsorizzazioni delle squadre e degli atleti del cuore.

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Dunque, il mondo del calcio è stato il primo ad essere coinvolto, con obbligo di rimuovere ogni forma di pubblicità, visto che tra l’altro veniva diffusa in orari da fascia protetta.
Tuttosport di oggi fa il punto delle ricadute economiche derivanti da mancate sponsorizzazioni da parte di agenzie di scommesse.

Ebbene, la perdita complessiva dei 15 club della nostra Serie A sponsorizzati da aziende del Betting è stata solo di 35 milioni di euro, meno del costo di un paio di calciatori di buon livello.

Insomma, è bastata un nulla per evitare che i bambini si ritrovino con la pubblicità delle scommesse appesa in cameretta bene in vista sulla maglia del calciatore preferito o, peggio, nei loro selfie con la adorata maglia addosso.

Non è poco.

Nel 2017, gli italiani hanno speso complessivamente 101,85 miliardi di euro, con una spesa di 1.697 euro pro capite per ogni adulto, ma nel 2016 sono state redistribuite vincite per 77 miliardi, cioè gli italiani hanno perso ben 19 miliardi di euro . 

Le persone che presentano forme di ludopatia in Italia, secondo un’indagine del giornale L’Espresso, sono circa 790.000. Oltre 12mila sono in cura.
Una statistica su un campione di 11.500 adolescenti dagli 11 ai 19 anni  conferma che il 14% scommette online e gioca d’azzardo in rete, il 25% si reca nei centri scommesse e nelle sale slot.
Inoltre, più della metà degli adolescenti acquista Gratta e Vinci, cioè almeno un milione di minorenni riesce ad accedere con facilità alle lotterie ad estrazione istantanea concesse dall’Agenzia Monopoli e Dogane.

C’è ancora molto da fare, ma da questo campionato la pubblicità delle scommesse non entrerà più nelle immagini ieratiche degli anfiteatri moderni e … negli occhi dei nostri figli. Meglio.

Demata

La Lega e gli errori

22 Ago

salviniChi accusa Salvini di voler sfruttare i consensi elettorali si sbaglia: abbiamo votato solo un anno fa (2018) e la Lega si è attestata al (solito) 17%, con buone percentuali al Settentrione e poco o nulla da Roma in giù.
Consensi elettorali di che?

La verità è che hanno sbagliato gli spin doctors della Lega, confondendo i social con gli elettori e i sondaggi con i voti reali.

Riguardo i Social,  a parte la lotta contro le Fake News a livello mondiale, visto che servono a manipolare le elezioni, abbiamo tutti potuto notare che i moderatori di Facebook Italia hanno iniziato a dare corso alle segnalazioni per messaggi di odio, infamanti, violenti, non appena la Germania ha iniziato ad indignarsi per le urla degli Haters italiani contro Carola Rackete.
Ma non solo, da allora Facebook ha responsabilizzato gli Amministratori dei gruppi e delle pagine e adesso ci sono tasti appositi per segnalargli se cancellare messaggi e bandire persone.
Fine della storia, se persino il gruppo FB seimioffical del ministro degli Interni si becca una reprimenda.

C’è, poi, l’illusione dei sondaggi che diventano consensi i quali a loro volta diventano voti e seggi in Parlamento: è il tipico errore che commettono coloro che arrivano alla Politica dal Marketing.
Illusione, miraggio, se parliamo delle Elezioni Europee 2019 alle quali in Italia hanno votato 26.783.732 persone, mentre erano 32.840.055 gli elettori che hanno votato per la Camera dei deputati 2019 e sarebbero 46.604.925 di aventi diritto (estero escluso, dati 2018).

In altre parole, pochi mesi fa è solo accaduto che l’elettorato di Forza Italia sia migrato (per assenza di personaggi e proposte) alla Lega, la quale ha captato forse un milione di elettori dei Cinque Stelle, ma nulla di più: tanti erano i voti  per il Centrodestra nel 2018 e più o meno tanti sono rimasti nel 2019 (12 milioni circa).

Il ‘dato’ delle ultime elezioni (e dei sondaggi che le hanno seguite) racconta solo due ‘certezze’: il Partito Democratico appare stabilmente sotto la soglia del 20% e tale sembra essere il consenso ‘reale’ per i Cinque Stelle, dopo l’esaltazione della crescita fulminea.

Ma da questo ce ne vuole a prospettare di prendere … i pieni poteri con il solito 17% circa della Lega, grazie all’aver ridotto il numero dei parlamentari e solo approfittando delle divisioni interne altrui con l’elettorato che si astiene.

Ovviamente, in molti ci stiamo chiedendo perchè la Lega non ha pensato a governare approvando la Flat Tax, riformando le Pensioni, andando in UE a farsi valere e negoziando l’Autonomia differenziata … invece che accanirsi con le Ong e i migranti e correndo dietro a tutti i tweet manco fosse un’agenzia stampa.

L’unica certezza è che quelle della Lega erano tutte promesse al vento.
Chi l’ha visto “superare la Fornero”, “buon senso in Europa”, “meno tasse più investimenti”, “più autonomia alle Regioni” eccetera?

Demata

Libertà e paura (Easy rider)

18 Ago

Dopo Dennis Hopper, è morto anche Peter Fonda, l’altro ‘eroe’ del road movie ‘Easy Rider’ (in italiano, Libertà e Paura); il primo ne era anche il regista, il secondo anche il produttore, ambedue ne furono gli ideatori e gli sceneggiatori.

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Una storia da rocker, insomma. Ma chi o cosa è un rocker?

E’ uno come James Dean (Gioventù Bruciata), Marlon Brando (Il Selvaggio), Tura Satana (Kill Pussycat Kill!) o Barbra Streisand (Il gufo e la gattina) oppure Clint Eastwood (L’uomo dalla cravatta di cuoio), come Hopper e Fonda ma non Jack Nicholson (Easy Rider), come Kurt Russel (NY Escape) o – ebbene sì – Arnold Schwarzenegger (Terminator 2) ed anche Carrie-Anne Moss (Matrix 2) … fino a Vin Diesel e la saga dei Fast & Furious.

Easy Rider fu il frutto – in chiave ‘hippie’ – della cultura rocker che aveva preso piede  negli anni cinquanta in concomitanza con la maggiore disponibilità di denaro per la classe operaia.
I rocker erano soliti possedere una motocicletta che essi stessi provvedevano a modificare dopo l’acquisto e si lanciavano poi in corse che superavano le 100 miglia orarie lungo le grandi arterie stradali di recente costruzione che lambivano le periferie.

Generalmente una corsa cominciava ad un bar e finiva in un altro bar e i primi rocker (così detti Ton-up Boys per via delle moto truccate; to ton up), assimilarono il modo di vestire rockabilly e la musica rock and roll, come Gene VincentEddie CochranChuck BerryBo Diddley ,LeadbellyAlbert Ammons,  Eddie Lang.

Per questo loro “sport”, i rocker non erano ben visti dalla società, che li riteneva pericolosi li chiamava “rocker” (‘i pazzi’ nello slang di fine ‘800) e il termine venne in seguito adottato dagli stessi rocker per definire sé stessi a partire dagli Anni ’60.

Lo stile dei rocker nel vestire era ed resta ‘equalitario’, quasi una divisa che chiunque può permettersi: giubbino in pelle, spesso decorato – jeans Levi’s o pantaloni in cuoio – scarpe antinfortunistiche e scarpe di pelle appuntite (oggi i brothel creeper dalla subcultura Teddy Boy o i Dr. Martens dalla subcultura skinhead).

La cultura rocker è (stata) l’affermazione dei valori della worker class industriale della seconda metà del Novecento.
Fratellanza, competenza tecnica, innovazione, essenzialità, rispetto per la natura, responsabilità delle proprie azioni, cioè tutto quel che serve per una motocicletta.

Infatti, il titolo italiano del film (Libertà e paura) ben sintetizza il finale di Easy Rider: esistono uomini che senza la Libertà non possono vivere ed altri che della libertà hanno solo Paura, nascondendosi dietro le cose e le persone che accumulano, senza neanche avere il tempo e la tranquillità per amarle.

Demata