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Bullet in the sky

23 Gen

Pioggia pungente che cade tra le urla del vento,
come fosse una manciata di chiodi lanciata contro le anime dell’albero del dolore.

Da una lucciola un bagliore rosso arancio
Guarda coma il volto della paura corre atterrito per la valle sottostante.

Spara al cielo blu
Spara al blu.

Con il vento delle locuste arriva un Rattle and Hum.
Giacobbe lottò contro l’angelo, ma l’angelo fu sopraffatto.
Si pianta il seme di demonio, si coltivano fiori di fuoco
E vediamo croci bruciare.
Guarda le fiamme, sempre più in alto.

Woh, woh, spara al cielo blu
Spara al blu.

Un tizio in giacca e cravatta mi si avvicina
La sua faccia rossa come una rosa in un cespuglio di spine
Come i colori di una scala reale.
Lui sfoglia quelle banconote da un dollaro e le sbatte per terra
Cento, duecento.

E posso vedere quegli aerei da combattimento
E posso vedere quegli aerei da combattimento.
Dall’altra parte della capanne di fango come bambini che dormono
Attraverso i vicoli di una tranquilla strada cittadina.
Su per le scale al primo piano
Giriamo la chiave e lentamente si apre la porta
Come un uomo che soffia nel suo sassofono
Mentre, attraverso i muri, si sente il gemito della città.

Fuori c’è il mondo dei consumi,
fuori c’è l’America.

Guarda oltre il campo, guarda il cielo squarciato
Guarda la pioggia venire attraverso la ferita squarciata.
Urlano le donne e i bambini
che corrono tra le braccia
del mondo dei consumi.

 

Hommage a Julian Paul Assange

13 Gen

Esistono persone che non hanno segreti nè sogni nè speranze.
Uomini che, quando dormono, riescono solo a tuffarsi nel nero inchiostro,
che non hanno alcuna fiducia nel prossimo, perchè non conoscono la parola “fede”,
che hanno finito le lacrime ed i sorrisi,
che ascoltano parole altrui, ben sapendo quanto sia inutile credere che gli specchi parlino.

Uomini che vivono sempre ricordando di esser nati solo per morire.
Vite senza problemi, perchè senza giorni e senza amori:
solo una letale lotta per un attimo in più,
nell’effimera speranza che qualcuno si ricordi di noi per l’eternità.

Vite come foglie che cadono da alberi secchi alle radici,
come penne stanche di raccontare vite inutili e preformate,
dai corpi sfracellati da in-fedeli mezzi meccanici,
dalle membra imbastardite da un cosmetico o una griffe.

Mai chiedere se si vuol sapere, mai “far parte di” se il mondo è tuo, ma anche se non lo è.
Mai raccontare della serenità di un pianeta imperturbato da troppi laidi esseri umani,
mai spiegare che nulla è nascosto e nulla è rivelato solo dove tutto è cancellato, eraso, distrutto.
mai scoprire che la Morte ed il Futuro sono una sola medaglia con una sola faccia.

Perchè parlare, quando, eccetto te stesso, in questo mondo non c’è proprio nessuno ad ascoltare?

Fino all’ultimo blog

24 Dic

Tra una settimana questo blog termina la sua corsa, dopo quattro anni di presenza nello spazio, finora, offerto da La Stampa ai suoi lettori.

Anzi, tra pochi giorni, questo blog scomparirà del tutto, come tutti gli altri dei “lettori di La Stampa”, dato che verrà cancellato il dominio.
Tutti i post verranno erasi dal WEB e, riportandoli su un altro dominio, verranno annullati sia i link esterni sia l’indicizzazione sui motori di ricerca.

Erano cinque anni che durava questo esperimento e ringraziamo La Stampa per aver dato a noi bloggers questa opportunità.

Però …

Accade che, lo scorso anno, La Stampa ha annunciato 4 milioni di passaggi e questo blog ha raccolto 130mila passaggi in un anno, oltre 300 pagine visitate come media giornaliera, post che hanno ampiamente superato i 5000 passaggi in poche ore.

Al di là degli aspetti commerciali, accade anche che La Stampa perda una parte della propria “memoria storica”, proprio mentre pubblica l’intera “emeroteca”, dato una parte (piccola) dei nostri post è stata indicizzata da Google come “Notizie”.

Notizie riportate da La Stampa on line di cui non resterà alcuna traccia, pur avendo fatto opinione, perchè scritte da “lettori” e non da “giornalisti”.
Una sottile distinzione tutta italiana.

In quattro anni, questo blog si era conquistato un posizione molto elevata su Google, varrà la pena di rifare tutto il lavoro daccapo?
Non lo so.

L’avventura, forse, continuerà su demata.wordpress.com, dove troverete conservati tutti i post di questi quattro anni trascorsi insieme.

Un abbraccio a Pim, Homing Pingeon, Fino, Amanda, Irene Spagnuolo, Marianna, Bourbakis e gli altri blogger con cui ho avuto l’onore di condividere questa esperienza.

Slept so long, una lirica per i dannati

10 Ott

Slept so long è una canzone dei Korn, che parla della situazione di tutti coloro che questa società abbandona per indifferenza, pregiudizio o negligenza.

 

“Andando a piedi
restando in attesa
solo, senza una cura,
sperando. Ed odiando
le cose che non posso sopportare.

Pensavate che fosse bello
tirare dritto
e fregarvene della mia vita,
ma, porca miseria,
pensate davvero di aver fatto bene?
Davvero pensate di aver fatto bene?

Io vedo l’inferno nei vostri occhi,
presi di sorpresa.
Il contatto con voi mi fa sentire vivo,
il contatto con voi mi fa morire dentro.

Andirivieni, attese,
da solo, senza una cura,
sperando ed odiando al tempo stesso:
cose che non posso più sopportare.

Pensavate che fosse bello
tirare dritto
e fregarvene della mia vita?

Io vi odio!

Ho dormito così a lungo senza di voi
e mi lacera troppo arrivare a questo punto,
giocando con questo vecchio cuore.
Ho ucciso un milione di anime meschine,
ma non potevo uccidere voi.

Ho dormito così a lungo senza di voi
e vedo l’inferno nei vostri occhi,
sbarrati dalla sorpresa.
Se vi tocco mi sento vivo,
ma il contatto mi fa morire dentro.”

(Jonathan Davis – Korn)

Una canzone che da voce ai bambini abbandonati e maltrattati, alle donne che hanno subito violenze, agli anziani depositati in una stanza, ai malati di cui ormai pochi si curano, ai ragazzi delle periferie abbandonati ad un futuro che non esiste, agli incarcerati con-dannati per un passato che nulla potrà cambiare.


http://www.youtube.com/v/76okYqKDITo?fs=1&hl=it_IT

Romani porci? No, ma pazzi forse si

30 Set

Bossi ha torto, i Romani non sono dei porci, ma semplicemente pazzi: in questo ha ragione Asterix.

Ad iniziare dall'idea di mettere a simbolo della città il Colosseo, l'anfiteatro dove,nel corso di 300 anni, sono stati massacrati milioni di europei tra gli applausi degli abitanti del luogo o partendo dal calcio moderno, ad esempio, e del mitico e decantato "ciclo della AS Roma". Mitico perchè in realtà si tratta di uno scudetto ormai datato e di una miriade di secondi, terzi e quarti posti; decantato perchè è evidente che se la cantano e se la suonano da soli.

Passando per l'urbanistica, dove è evidente la patologia generalizzata  dei  capitolini visto che si continuano a costruire case senza fare le metropolitane o i tram, anzi senza neanche le pensiline per i bus. Ovviamente, nessuno protesta e questo lascia il dubbio che i tanti cittadini incolonnati nel traffico non abbiano il problema di arrivare puntuali al lavoro e di dover produrre per otto ore al die.

Per non parlare, poi, dei diritti "inalienabili" dei romani, come la casa pubblica (saranno circa 500mila i beneficiari) il sussidio pubblico, la deroga pubblica, la proroga pubblica, l'esenzione pubblica, l'agevolazione pubblica, eccetera eccetera. Ovviamente, per costoro, Roma è una città stupenda, ma quanto sia meravigliosa bisognerebbe chiederlo ai pochi che pagano l'affitto e non hanno la residenza …

Oppure la Sanità, visto che "qui  arrivano da tutt'italia" anche se il detto locale spiega che è "il modo migliore per farsi curare da un medico è di non ammalarsi mai" … o  gli  intoccabili enti pubblici ed i ministeri, di cui tutti non riusciamo a spiegarci i costi e, soprattutto, l'utilità per il paese, mentre è evidente che senza di essi un milione di romani si ritroverebbero ad emigrare.

Per finire, l'idea stessa di Capitale, che per i Romani significa che tutto gli è dovuto, mentre, da troppi anni ormai, vorremmo  che si mettesse al servizio della nazione.

Bossi ha torto, ma è verosimile credere che tutto quello che arriva a Roma vada a marcire … sarà l'acqua del Tevere?

Facebook non ama i bloggers

26 Set

I blogger, si sa, amano usare pseudonimi e, spessissimo, preferiscono restare degli sconosciuti nel grande oceano della Rete. Una filosofia di vita, ben enunciata dagli albori del  networking.

Facebook da un annetto ha cercato di assorbire il grande flusso dei nostri più o meno banali post ed anche io avevo scelto di pubblicare i miei  sul popolare social network. Anche se, a dire il vero, Facebook non mi attrae e non è che mi abbia fornito un gran traffico di visitatori.

Detto questo, oggi, nel connettermi al social network, mi sono trovato con l'accesso bloccato e la seguente richiesta: "Per poter continuare, abbiamo bisogno del tuo numero di telefono. Questo rapido controllo di sicurezza aiuta a garantire che Facebook continui ad essere una comunità composta da persone reali che si connettono e condividono elementi usando le loro identità reali." Avete mai sentito di un blogger che fornisce il proprio telefono, specialmente se scrive di fatti e misfatti?

Faceboo
Evidentemente, per i guru di Facebook, non basta aggiornare il proprio blog quasi quotidianamente con testi scritti di proprio pugno, per dimostrare di essere effettivamente una persona e non un robot, e, con altrettanta evidenza, non va bene che i blogger usino uno pseudonimo. Peccato che in tantissimi paesi lo facciano anche per tutelare la proria sicurezza o tranquillità che sia.

L'evidenza dei fatti non lascia troppi commenti.

Facebook è un social network estesissimo che, ormai, trae i maggiori introiti dalle concessioni telefoniche visto che è utilizzatissimo come mezzo per chattare. Per tale motivo può sempre meno garantire ai suoi utenti i parametri di riservatezza tipici di internet e dovrà sempre più adeguarsi ai paramentri di rintracciabilità dei sistemi di telefonia, per altro diversamente regolamentati in diversi paesi.

Auguri e buona fortuna dai bloggers, cara Facebook, se così stanno le cose: caso mai davvero servisse ci sono altri social network.

I box di Cesare erano degli orti

4 Mag

La Stampa on line di oggi pubblica un post di Gianna Volpi, una blogger di cui apprezzo la verve e … la grande capacità trasformare un seme di sesamo di discutibile provenienza in un reperto storico di inoppugnabile verità. Una dote alla quale tutti i Romani vengono precocemente addestrati, quando si tratta di vantare una qualunque primazia.

Il post si intitola "Box auto dove Cesare incontrava Cleopatra" e racconta di un presunto sfascio urbanistico causato dal Comune di Roma, che consiste nella creazione di un parcheggio ed una struttura commerciale leggera di fronte al congestionatissimo snodo ferro-tramviario di Trastevere. Al di là della necessità di attrezzare uno dei rari snodi di mobilità che Roma si ritrova, ci sono diversi aspetti della storia raccontata nel post che, conoscendo bene i luoghi, mi sconcertano.

Innanzitutto, il titolo "dove Cesare incontrava Cleopatra" che è accattivante, ma dimentica che Cleopatra stava tranquillamente altrove, che lì al massimo coltivavano l'insalata (pomodori e fagioli sono mesoamericani) e che, soprattutto, Caesaris sta per uno dei tantissimi imperatori che si sono susseguiti in oltre 300 anni. Tra l'altro è la Sovraintendenza ai Beni Monumentali che ha declassato il sito e credo che sia davvero molto rigorosa.

Niente Cesare a Trastevere, è ufficiale.

Ovviamente, sono due anni almeno che si sente raccontare tra i pendolari degli agognati garage e della risistemazione del piazzale, come è evidente che esiste una concessione comunale ed un avviso di avvio lavori. Niente "top secret", come leggiamo sul post.

In secondo luogo, la storia del quartiere. Il lotto che va da Viale Trastevere fino a Porta Portese è in gran parte edilizia pubblica di pregio, destinata ai dipendenti o ad uffici, di cui l'erario si è in buona parte liberato cedendolo agli affittuari a buon prezzo o destinandolo a sedi di enti et similia. La scarsezza di parcheggi e di esercizi pubblici a livello stradale indica che era, all'origine, destinato ad uffici. Ed, infatti, così si sta gradualmente evolvendo il quartiere, visto che è servito da 4 linee di metro FM1, 4 di tram e non so quante di autobus.

A proposito, mentre la relazione tra Cesare (Giulio) e Cleopatra somigliò ad un trattato politico e durò giusto il tempo di generare e partorire un erede, fu Marcantonio a sedurre Cleopatra e questa si suicidò per non diventare concubina di Cesare (Ottaviano). Ah, la Storia …