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Liberazione, una festa da riscrivere

24 Apr

La lotta per la Liberazione italiana iniziò subito dopo l’armistizio dell’8 settembre ad opera delle truppe italiane fedeli al Re con la battaglia di Cefalonia ed il massacro della Divisione Acqui,  le battaglie di Rodi e Lero per iniziativa di ufficiali come Inigo Campioni e Luigi Mascherpa, la Campagna di Liberazione della Corsica,  la difesa di Porta San Paolo a Roma, il Fronte Militare Clandestino della Resistenza, FCMR, e la rete di informatori organizzata dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, poi catturato e ucciso.

Collateralmente all’iniziativa delle Forze Armate fedeli al Re, fin dalla sera dell’8 settembre, i socialisti Ivanoe Bonomi, Mauro Scoccimarro e Pietro Nenni con i liberali Alessandro Casati ed Ugo La Malfa (Partito d’Azione) ed il cattolico Alcide De Gasperi costituirono il primo “Comitato di Liberazione Nazionale” (CLN). e nel giro di una settimana una rete di “comitati” atava sorgendo nelle principali città italiane.

Intanto, a Napoli, fin dal 4 settembre (ovvero quattro giorni prima dell’Armistizio) c’era una situazione insorgente, culminata con la rivolta civile  e la liberazione della città. I violenti combattimenti durarono solo tre giorni con oltre 500 morti e migliaia di feriti tra la popolazione.

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Quale fosse il livello di adesione ed organizzazione del CLN è ben chiarito da Giorgio Bocca: alla metà di settembre in Italia settentrionale, circa 1.000 uomini, di cui 500 in Piemonte, mentre nell’Italia centrale erano presenti circa 500 combattenti, raggruppati nei settori montuosi di Marche e Abruzzo.

Tutto qui e solo il 20 settembre 1943, a Milano, venne costituito il comitato militare del PCI che in ottobre si trasformò in comando generale delle Brigate d’assalto Garibaldi, sotto la direzione di Longo e Secchia.

Come anche, è documentato che, durante l’inverno del 1944, molte formazioni si sciolsero o di dispersero ed, in gruppi o individualmente, molti combattenti abbandonarono le armi o si consegnarono, riducendo il numero di quelli ancora in azione a soli 20-30.000 uomini (G. Bocca).

Diversamente, la quasi totalità dei soldati italiani catturati dopo l’8 settembre, oltre 600.000, rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò e furono internati e sottoposti ad un duro trattamento di privazioni e violenze.

Le formazioni partigiane, specialmente le Brigate Garibaldi, come racconta Giorgio Bocca, non furono mai impegnate (a differenza dei napoletani e dei soldati fedeli al Re) in battaglie di una certa entità, ad eccezione della difesa di Montefiorino, ed i combattenti furono circa 100.000, con le formazioni più numerose in Piemonte (30.000). Nelle regioni che avevano alimentato la “Rivoluzione Fascista”,  le formazioni partigiane ammontarono ad un numero molto limitato di effettivi: Lombardia (9.000), Veneto (12.000), Emilia (12.000). Tra l’altro, gli scontri più impegnativi con i nazifascisti videro sempre la partecipazione di tanti ex-prigionieri sovietici o slavi (oltre 5.000), poi inquadrati nel “Battaglione Stalin”.

Non a caso, il numero di civili non combattenti uccisi dai nazifascisti (10.000) fu di numero comparabile a quello dei partigiani morti in combattimento o, soprattutto, fucilati dopo essersi arresi.

Così andando le cose, andò a finire che, mentre Napoli s’era liberata in 3 giorni, l’Italia centrosettentrionale dovette attendere un anno e mezzo per mettere in fuga l’invasore.

Si stima che in Italia nel periodo intercorso tra l’8 settembre 1943 e l’aprile 1945 i Nazifascisti compirono più di 400 stragi  (uccisioni con un minimo di 8 vittime), per un totale di circa 15.000 caduti. Va precisato che gran parte di queste stragi furono rappresaglie condotte nei termini del Codice Militare di Guerra e dei trattati internazionali ed, infatti, gli autori non furono mai perseguiti per crimini di guerra.

Sul fronte partigiano, le stragi, le razzie e le efferratezze non sono mai state del tutto quantificate ed acclarate. Sta di fatto che i “fascisti” morti per crimini di guerra commessi dai partigiani (specie in Emilia Romagna e Lombardia) furono migliaia. Basti ricordare le foibe,  le stragi di Torino, di Oleggio, di Mignagola, di Oderzo oppure le tante “epurazioni” avvenute internamente alle Brigate Garibaldi e l’accanimento mostrato verso le donne dei fascisti presi.

Spike Lee, regista afroamericano, ha cercato di raccontare questa (brutta) “verità” nel film “Il miracolo di Sant’Anna”, ma la cosa sembra scivolare via sulla pelle degli italiani, nonostante che lo studio della storia sia nel nostro paese una “materia” importante a scuola.

E, così andando le cose, domani 25 aprile festeggeremo la Liberazione in nome della Resistenza partigiana, dimenticando “da che parte” accadde il maggior numero di crimini di guerra e che gli “insorti della prima ora” (ovvero gran parte di chi ci rimise la vita) lo fecero per il Re, per l’Italia, per odio contro i tedeschi, per fedeltà alla divisa e  … per campare.

Con buona pace per la verità storica …

Durante i violenti combattimenti di Napoli, nessun crimine di guerra venne commesso dagli insorgenti e, caso unico nella Storia della II Guerra Mondiale, i tedeschi accettarono di ritirarsi con l’onore delle armi. Anche le Brigate “Giustizia e Libertà” comandate da Ferruccio Parri non sembra si siano macchiate di efferratezze.

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Disastro Sudan: Clooney arrestato

16 Mar

George Clooney, il padre Nick ed altri attivisti sono stati arrestati e portati via in manette, mentre protestavano davanti all’ambasciata del Sudan sulla Massachusetts Avenue di Washington.

Il noto attore, premio Oscar, è stato arrestato per disobbedienza civile, essendosi rifiutato di allontanarsi e cessare la protesta.

Prima dell’intervento degli agenti, il gruppo di manifestanti, tra cui deputati repubblicani, leader religiosi e personaggi famosi come  Jim Moran, John Prendergast e Martin Luther King III, ha parlato della crisi umanitaria che colpisce centinaia di migliaia di sudanesi, ai quali viene impedito di ricevere aiuti internazionali dal presidente Bashir.

Clooney ha detto di essere lì nella speranza di attirare più attenzione sul problema ed è colpito per l’impegno personale del presidente Barack Obama. L’attore ha anche ricordato che se non si interviene nei prossimi tre o quattro mesi “stiamo andando verso un vero disastro umanitario”.

Il conflitto tra nord del Sudan prevalentemente arabo ed un sud cristiano animista è alimentato da una guerra civile che dura da più di 40 anni.
Nel 2004, la condizione del Sudan è stata definita dalla Comunità Internazionale “la più grave situazione umanitaria esistente”.

Molti gli sforzi fatti dalla Comunità Internazionale e numerosi anche i tentativi di organizzazioni Africane (tra cui l’Unione Africana) di portare la guerra civile ai tavoli di pace.

Infatti, al serio problema dei guerriglieri ribelli, il governo del nord ha imposto, sin dagli anni ’80, il regime della Shari’a, la Legge coranica.

In base all’accordo di pace globale (Cpa), che nel 2005 ha posto fine a oltre venti anni di guerra civile tra Nord e Sud del Paese, le prime elezioni politiche del Sudan si sono tenute solo nell’aprile 2010. L’esito scontato al nord, con la riconferma del presidente Omar Hassan El Bashir, e scontato al sud, dove è stato rieletto presidente Salva Kiir Mayardit, leader degli ex ribelli dell’Esercito di Liberazione Popolare del Sudan (SPLA).

Al peggio non c’è mai fine.

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Cesare vince a Rebibbia ed anche a Berlino

19 Feb

“Cesare deve morire” dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani ha vinto l’Orso d’Oro alla 62esima Berlinale, il Festival del cinema di Berlino.

Il premio per il miglior film arriva dopo ben 21 anni di “assenza” italiana dal podio e vede, in contempranea, un altro successo italiano con il docufilm “Diaz – Don’t Clean Up This Blood” di Daniele Vicari, che ha vinto il Premio del Pubblico.

Il film dei “maestri” Paolo e Vittorio Taviani è stato girato nella Sezione di Alta Sicurezza del carcere di Rebibbia con i detenuti stessi come attori.
La storia racconta la messa in scena del Giulio Cesare shakespeariano, alla fine rappresentato con successo sul palcoscenico del carcere.

Un percorso di ricerca attorale e “del Se” che coinvolge profondamente i detenuti tra “la grande tragedia” – shakespeariana e umana – pur mantenendo tutte le cadenze della vita carceraria.

“Non ci stancheremo mai di ripeterlo: Shakespeare va riscoperto sempre – commenta Paolo Taviani alla stampa – Ci siamo permessi di trattarlo un po’ male: lo abbiamo preso, smembrato, decostruito, ricostruito. Ma forse Shakespeare sarebbe stato contento di vedere rappresentato in un carcere il suo ‘Giulio Cesare’”.

“Ci siamo detti che se fossimo riusciti a fare incontrare tra loro queste due realtà così drammatiche, allora avremmo avuto il nostro film”.

“La cosa che ci ha molto commosso e stupito durante la lavorazione è che questi detenuti attori recitavano benissimo, ma in un modo diverso da quello che è il recitare convenzionale. Nel nostro Bruto c’era un dolore vero che gli altri attori non hanno”.

“Cesare deve morire” è “un racconto sulla potenza della scoperta dell’arte. ‘Da quando ho scoperto l’arte, questa cella è diventata una prigione’ dice uno dei protagonisti alla fine”.

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Iron Sky, i nazisti ritorneranno?

10 Feb

Dopo Fascisti su Mare del grande Corrado Guzzanti, arriva Iron Sky, il film indipendente del regista finlandese Timo Vuorensola, che racconta del ritorno sulla Terra dei discendenti di un gruppo di nazisti fuggiti prima in Antartide e, poi, sulla Luna, nel 1944.

Grazie alla tecnologia antimaterica sviluppata, i Nazi riescono ad allestire un’enorme base segreta dal nome “Black Sun”, una colonia sul lato oscuro della Luna, da cui lanciare l’invasione della Terra, nel 2018.

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Il film è ambientato tra architetture alla Albert Speer ed ha una colonna sonora originale, scritta e suonata dal gruppo musicale industrial sloveno Laibach.

Il regista, Timo Vuorensola, spiega che, con questo film, intende ironizzare sugli stereotipi del nazismo ed, a vedere il trailer, è probabile che ci troviamo ad un nuovo cult-movie dopo “Mars Attack”.

Iron Sky è prodotto dalla Blind Spot Pictures, la finlandese Bli Energia Productions e co-prodotto dal 27 Films tedesca e dalla New Holland Pictures australiana; tra gli attori troviamo Julia Dietze, Christopher Kirby, Stephanie Paul e Udo Kier.

Il film era rimasto nel cassetto per anni a causa della mancanza di fondi sufficienti e, per finanziare il suo progetto, il regista è ricorso a forme originali di finanziamento, come una sponsorizzazione sul Web.
Timo Vuorensola è convinto – ed i fatti gli danno ragione – che l’autofinanziamento ed il low cost, pur non potendo coprire per intero le spese di un film, possa essere la nuova frontiera del cinema emergente, altrimenti escluso dai grandi circuiti di produzione e distribuzione cinematografica.

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Monti alle stelle e gli italiani si arrangino

10 Feb

“L’Italia non è in uno stato in cui ha bisogno di sostegno finanziario da parte della Comunità internazionale, ma ha bisogno solamente di una migliore governance. La crescita in Italia è necessaria, non solo per ridurre il tasso di disoccupazione, ma anche per assicurare la sostenibilità dei conti”.

Mario Monti, in visita in USA, ha anche annunciato che il pacchetto sulle liberalizzazioni potrà essere approvato nel giro di due settimane ”con modifiche minimali” e che il terzo pilastro dell’azione di governo, oltre alla disciplina di bilancio e alle liberalizzazioni, “è la riforma del lavoro”.

Tagli al Welfare, eliminazione delle “protezioni” verso i piccoli imprenditori e professionisti, deregulation del lavoro: questi i “pilastri” – molto british e molto neolib – del nostro Governo.

Peccato che il popolo italiano e gli analisti tutti avessero evidenziato che il “male italiano” va ricondotto alla Casta ed agli sprechi, all’immane spesa dell’apparato pubblico, allo strapotere delle banche e delle mafie, ai sistemi di controllo e sanzione farragginosi e deboli.

Tra qualche giorno, Mario Monti ritornerà dagli USA e noi ritorneremo a chiederci – magari dopo le aste di titoli di marzo – se quello attuale è un governo tecnico, che si occupa solo di “riforme tecniche” ed ha un tempo prefissato, oppure è un governo di programma, che opera riforme politiche e che arriva fino a fine legislatura.

Differenza irrilevante, ormai? Mica tanto: un governo tecnico non ha titolo ad innalzare l’età pensionabile o ad intervenire sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori … e, comunque, ambedue le materie sono referendabili, con esiti scontati, almeno per quanto riguarda la riforma delle pensioni.

Intanto, mentre mezza Italia è sotto la neve, non si vede un soccorso pubblico, come anche con il Meridione al collasso, si parla solo d’altro. Inutile chiedersi quali sarebbero le priorità di un “governo di programma”, specialmente se “l’antipolitica” è al centro delle conversazioni dei cittadini comuni.
Specialmente, se il governo non ha altro da dirgli che “arrangiatevi”.

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Leggi anche Obama elogia, ma non è chiaro cosa

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ZERO ORE, una storia di de-sviluppo

13 Gen

ZERO ORE è la storia del Gruppo Calzaturiero Adelchi o, meglio, il triste finale.

Una fabbrica nata, quasi per scommessa, in un piccolo cinema della provincia di Lecce e trasformatasi nel giro di 10 anni in un industria da 300.000 paia di scarpe a settimana, grazie soprattutto alla solerzia del personale.
Uomini e donne del Sud, pugliesi, anzi leccesi che avevano coltivato il “sogno” del Made in Italy, “infranto sotto i colpi della speculazione e della delocalizzazione selvaggia”, come scrive il regista Davide Barletti dei Fluid Video Crew, che sta realizzando il documentario, raccontando quel poco o tanto che è rimasto nella memoria collettiva di chi c’era. Di chi credette, investendo la propria esistenza, nel rinascere della tradizione manifatturiera del Sud, in un contesto globale di pari opportunità di accesso ai mercati.

ZERO ORE è la storia di 800 famiglie alle quali, a partire dal 2006, è stato progressivamente cancellato un futuro lavorativo e con quello la dignità.

Va precisato che il Calzaturificio Adelchi era un’azienda sana e sostanzialmente competitiva, finchè il titolare dell’impresa non decise delocalizzare all’estero la produzione privando Tricase della principale attività produttiva, come anche accadeva a Casarano per il calzaturificio Filanto.

Alcuni sindacalisti del luogo denunciarono la cosa, allorchè iniziò lo stillicidio, segnalando l’ignobile trattamento dei lavoratori albanesi, bengalesi, etiopi, rumeni, che in alune località accettano compensi giornalieri di 0,70 Euro, con una sicurezza scarsa se non nulla, come dimostrerebbe la morte di due operai “delocalizzati” in Albania, Antonio Cazzato ed Ippazio Magno.

E’ evidente che, senza le facilities di un paese avanzato come l’Italia e la qualificazione artigiana dei leccesi, l’impreditore Adelchi non avrebbe potuto realizzare i profitti che gli hanno permesso di espandersi, prima, e, poi, di delocalizzare.

La sua ricchezza è frutto, in minor parte, della sua capacità di arricchirsi, ma, per la componente rilevante, è nata e si è consolidata grazie al contesto italiano e, localmente, leccese.

Ad eccezione di quanto il dott. Adelchi versi al fisco italiano, cosa resta all’Italia dell’impresa “calzaturificio”, su cui tutti noi italiani avevamo, più o meno direttamente, investito?

Quella del Calzaturificio Adelchi è una storia di de-sviluppo, in cui un territorio viene prima industrializzato e fornito logisticamente, per poi riportare il tutto – appena si è lucrato abbastanza per consentire una conveniente espansione extranazionale – al bracciantato ed al sia arrangi chi può.

Quando si deciderà lo Stato Italiano – con opportune leggi – a difendere i propri interessi traditi, i magri investimenti da non sprecare e le modeste promesse, assolutamente da non tradire?
… non stiamo parlando di “fughe di capitali”, funzionali ad un certo sistema speculativo, ma di “fughe di posti di lavoro”. Può una democrazia liberale permettersi un tal genere di “deformazione”?

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Salma Hayek: perchè la Legion d’Onore?

4 Gen

Salma Hayek, nota attrice messicana, è stata insignita della Legion d’Onore francese e, doverosamente, ci si chiede quali meriti abbia o come abbia servito la Francia, visto che si tratta di un’onoreficenza militare.

A scatenarsi non sono solo gli internauti francofoni – le nuove nomine “farebbero rigirare Napoleone nella tomba” – ma anche la stampa d’Oltremanica, sempre attenta alle boutade della vicina Francia.
D’altra parte, l’ex ministro Henri Torre ha addirittura rifiutato l’onorificenza: “Oramai è svalutata”.

Fatto sta che Salma Hayek (al secolo Salma Valgarma Hayek Jiménez-Pinault) abbia sposato il figlio (ed erede) di François Pinault, un imprenditore multimiliardario francese che possiede i marchi e controlla la distribuzione di Gucci, Yves Saint Laurent, Sergio Rossi, Boucheron, Bottega Veneta, Bédat & Co, Alexander McQueen, Stella McCartney, Balenciaga, La Redoute, Ellos, Empire, Brylane, Cyrillus, Vertbaudet, Somewhere, Daxon, Edmée, Celaia, La Maison de Valérie, Josefssons, Metrostyle, Chadwick’s of Boston, Jessica London, Brylane, Kingsize, Fnac, CFAO, DOM-TOM, Puma, Volcom, Brioni Roman Style, Artemis S.A. e, giusto per non farsi mancar nulla …. la casa d’aste Christie’s.

Niente paura, la Legiòn d’Honor ha visto di peggio, come la nomina di Stone & Charden, duo musicale degli Anni ’60, un vero e proprio “florilegio” secondo qualcuno, e  non a caso c’è chi si chiede se non si debba dare l’onoreficenza anche a Tintin e Milou, come in un commento su L’Express

E, forse, vista la fine che ha fatto la Legion d’Onore, più che della crisi dell’Euro, sarebbe ora di mettersi a discutere del declino dell’Europa, dei propri valori e della propria identità.

Napoleone si sta rivoltando nella tomba e da tempo, ormai ….

A proposito di figuracce, ritorniamo a Salma Hayek e prendiamo atto di come la nota testata “USA Today” riporti che l’attrice,  impegnata da anni in campagne contro la violenza e la discriminazione, avrebbe, nel febbraio 2006,  donato la “folle somma” di 25.000 dollari a Coatzacoalcos, sua città natale, e di “ben” 50.000 dollari a Monterrey, che non è affatto un piccolo centro, per combattere la violenza contro le donne …

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Cultura: chi è Lorenzo Ornaghi?

16 Nov

Nell’esecutivo del governo Monti ci sarà anche Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e laureato in Scienze politiche presso la stessa università non statale.
Vicepresidente del quotidiano Avvenire, è anche nella Fondazione Vittorino Colombo di Milano e nella Fondazione Policlinico IRCCS di Milano.

Questo il suo pensiero, tratto da un’intervista rilasciata a Paola Bignardi, ex presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana, per l’Editrice La Scuola di Brescia.
“L’educazione della persona è il centro di ogni percorso scolastico. La scuola non è una più o meno lunga pista di decollo verso una professione, ma rappresenta la fase decisiva della maturazione della personalità. E, con essa, della formazione – in senso proprio e per nulla convenzionale o ideologico – del cittadino.”

“Per reagire, fornendo nuove «ragioni di senso» ai giovani, occorre inevitabilmente riavvicinare loro – e noi stessi – alla riflessione e alla ricerca della verità sull’uomo.”

“Come insegna Benedetto XVI nella sua prima Enciclica, Deus Caritas est, dobbiamo comprendere che solo recuperando la consapevolezza profonda del bene umano, della sua bellezza e della sua concreta possibilità, saremo in grado di accettare le sfide poste dalla realtà contemporanea.”

Restano, per ora, nel mistero quali siano i requisiti tecnici per cui è stato scelto per il “salvare i Beni Culturali”.

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Pina (Bausch), un film di Wim Wenders

14 Nov

Philippine Bausch detta Pina (Solingen, 27 luglio 1940 – Wuppertal, 30 giugno 2009) è stata una coreografa tedesca ed è probabilmente uno dei personaggi più significativi della generazione degli Anni ’80.

Pina Bausch ha diretto dal 1973 il “Tanztheater Wuppertal”, con sedi a Wuppertal ed Essen Werden, in Renania, Germania.

Fu la massima esponente del Tanztheater (teatro-danza), un preciso progetto artistico che intese differenziarsi dal balletto e dalla danza moderna e che includeva  elementi recitativi, come l’uso del gesto teatrale e della parola.

Un altro elemento di novità è costituito dall’interazione tra i danzatori e la molteplicità di materiali scenici di derivazione strettamente teatrale – come le sedie del Café Müller – che la Bausch inserisce nelle sue composizioni ed il profondo rapporto interpersonale che veniva a crearsi con i suoi allievi, a differenza di tanti altri coreografi e danzatori.

Come tante altre opere degli Anni ’80, poco o nulla del lavoro di Pina Bausch è stato tramandato ai posteri, soprattutto per l’oscurantismo che la generazione degli Anni ’60 e ’70 ha praticato verso qualsiasi cosa potesse mettere in discussione le ideologie del tempo.

E’, dunque, una fortuna che Wim Wenders abbia accettato la sfida del 3D ed abbia girato “Pina”, un docufilm in omaggio alla grande coreografa tedesca, che si è posizionato, proprio in questa settimana, nella Top Ten dei film più visti in Italia.

Un film eccezionale, sia per il ritorno di Wenders allo stile narrativo delle origini (L’amico americano, Lo stato delle cose) sia, soprattutto, per le inedite e straordinarie potenzialità del 3D applicato allo spazio scenico teatrale.

Un film per tutti quei giovani che volessero scoprire la parte “colta e visionaria” degli Anni ’80 e … per farsi un’idea di come sarebbe migliore l’Europa se le idee ed i modelli di quegli anni avessero attecchito.

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Moratti – Pisapia: programmi a confronto

26 Mag

Letizia Moratti continua a pagare la presenza di Silvio Berlusconi “capolista” e le (xeno)fobie della Lega.
E’ di oggi l’appunto di Famiglia Cristiana che si trova a chiedersi “se la polemica elettorale resta ferma all’anticomunismo, al taglio delle tasse (promesso da 17 anni), fino all’assurdo della cancellazione delle multe stradali, anche se domenica vincesse la Moratti quale riforma si potrebbe attendere per una politica cosi’ desolante come quella di oggi in Italia?”.
Il periodico delle Edizioni Paoline, schierandosi nella corsa a sindaco, precisa anche che Milano “non rischia nulla di terribile”, se vincesse il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia.

Tutto questo accade mentre la Lega innescava una puerile querelle riguardo il diritto dei residenti islamici di avere una moschea degna di tale nome, cui tutti i media hanno “abboccato”, ditraendo l’elettorato da quello che più conta: i programmi dei due candidati sindaco.

E qui viene il bello, o meglio il tragico.

Il programma di Letizia Moratti è chiaro, preciso, completo: sono indicati, quasi elencati, i servizi, le risorse, le destinazioni. Non sono pochi ed, a scorrerli, c’è quasi da vergognarsi a vivere nella Capitale od in gran parte d’Italia, visto di cosa son capaci i milanesi.
Il programma di Giuliano Pisapia è vago, impreciso, incompleto: l’unica cosa chiara è che faranno tanti progetti e tante commissioni per dare tanti diritti a tutti. Sembra il programma di Walter Veltroni per Roma e sappiamo tutti cosa ha trovato “dopo” l’attuale sindaco Alemanno.

Incredibile? Ecco di seguito i due programmi a confronto.

 

LETIZIA MORATTI

GIULIANO PISAPIA

 

Ambiente
  • 100.000 nuovi alberi in città
  • 5 nuovi parchi (expo 2015)
  • miglioramento dell’efficienza energetica delle case popolari
  • raddoppio spazzini di via
  • nuove aree cani
  • pronto soccorso per animali operante 24 ore su 24
  • rimozione del degrado ambientale al fine di ripristinare la legalità nelle periferie
Anziani
  • nuovi centri per anziani
  • raddoppio assistenza a domicilio
  • potenziamento sportello badanti
  • potenziamento dei centri diurni
  • adeguamento degli interventi per le persone non autosufficienti e disabili
  • cinema e teatro a biglietto ridotto per gli anziani “nonni”
  • rete di strutture di lungodegenza,
Cultura
  • nuovo museo arte contemporanea
  • nuove biblioteche in periferia
  • grandi eventi a Milano
  • Istituire un grande Assessorato alla Cultura
  • Istituire la Conferenza permanente tra comune, università, enti di ricerca
  • Rifugi anti-noia e presidi di legalità
  • sportello pubblico per tutti gli operatori di cultura
  • assegnazione di spazi del demanio comunale
Famiglie e infanzia
  • piano casa
  • Fondo Sostegno Affitti
  • nuovi asili nido
  • Bonus Bebè e Bonus nonno
  • Sportello baby Sitter
  • libri di testo gratuiti
  • risanamento delle condizioni materiali delle case pubbliche
  • riqualificare l’offerta dei Consultori familiari
  • forte investimento “per la qualità” e profonda riorganizzazione interna negli asili e nelle scuole per l’infanzia
Giovani e sport
  • ristrutturazione delle palestre scolastiche
  • potenziamento incubatori imprese innovative
  • spazi per i giovani talenti
  • incentivi per le imprese dei giovani
  • Carta comunale dello studente
  • superare l’attuale modello organizzativo dello sport milanese
  • ampliamento dell’offerta di posti letto per i fuorisede
  • borse per la mobilità in entrata e in uscita per gli stranieri
Mobilità
  • nuove metrò M4 e M5,
  • nuovi parcheggi,
  • potenziamento Bike-Mi e Car-Sharing
  • potenziamento Bike-Mi
  • maggior coordinamento dei mezzi pubblici che collegano i diversi atenei
  • pianificazione della mobilità e prevenzione dell’inquinamento atmosferico
Accoglienza
  • messa in sicurezza e riduzione dei campi regolari
  • chiusura di tutti i campi abusivi
  • insegnamento dell’italiano
  • autorizzare esperienze di “autocostruzione”
  • riconoscere il diritto di voto agli immigrati
  • indagini di settore ed interventi di mediazione
  • insegnamento dell’italiano
  • rete di sportelli “Nuove Cittadinanze
  • realizzazione di un grande centro di cultura islamica
Sicurezza e legalità
  • pattuglia di quartiere
  • più videosorveglianza
  • diffusione dei braccialetti anti aggressione con geo-localizzazione
  • contrasto delle baby-gang
  • tracciabilità dei flussi per le società partecipate
  • attenuazione della percezione d’insicurezza dei cittadini milanesi
  • sportello dei diritti di quartiere
  • pubblicità della situazione patrimoniale e delle condanne e pendenze di tutti i facenti parte di organismi del Comune
  • misure organizzative per prevenire la corruzione
  • campagne di informazione e iniziative pubbliche contro l’usura
Occupazione
  • 61.000 nuovi posti (expo 2015)
  • diffusione del telelavoro, del part time
  • Job Sharing
  • Buoni Lavoro
  • sostegno all’opera di reinserimento socio-lavorativo dei detenuti
  • riapertura di opportunità lavorative con le associazioni degli industriali, degli artigiani, della cooperazione sociale
  • rigorosa verifica di tutte le esternalizzazioni
  • piano procedurale per 220 incarichi da ricoprire
Salute e Disabili
  • Centri Socio Educativi
  • potenziamento servizi
  • Centri Diurni Disabili
  • Nuclei Distrettuali Disabili
  • poliambulatori integrati
  • psicologo di quartiere
  • garantire a tutti i cittadini una rete diffusa di cure primarie,
  • una nuova stagione di impegno per la medicina del lavoro e per la sicurezza,
  • politiche di adeguamento della rete di offerta dei servizi sanitari e socio sanitari
  • promozione dell’integrazione tra servizi sanitari, socio sanitari e sociali
Imprese
  • più sostegno alle onlus
  • nuovi servizi on line
  • meno burocrazia per le imprese
  • Casa delle Associazioni di quartiere
  • Istituzione di un nuovo organismo interno al Comune “in staff al Sindaco” per la gestione delle partecipate
  • revisione delle procedure e dei capitolati contrattuali
  • revisione delle autorizzazioni a operare nelle aree di mercati all’ingrosso
  • Consulta cittadina della cooperazione internazionale
Tasse e Tariffe
  • no aumenti
  • adeguamento delle tariffe
  • ristrutturare il debito del Comune
  • accesso a venture capitals