Fuori dal calcio mondiale: i vivai non sono delle polisportive

14 Nov

L’Italia è fuori dai prossimi Mondiali di calcio in Russia e si apre finalmente il ‘processo’ al movimento calcistico italiano. Lasciamo perdere il commissario tecnico Ventura, da cui non si poteva pretendere molto di più, se ricordiamo che è l’ex allenatore del Bari e del Torino. Il disastro era annunciato.

Il problema di una disfatta epocale è nella Federazione e nell’idea di ‘movimento calcistico’ – leggasi interessi – che ne condizionano nomine e scelte.

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Interessi che non possono essere – nel bene come nel male – diversi che altrove:

  • Inghilterra: nel 2016 il Commissario Tecnico della Nazionale Inglese deve dimettersi dopo soli 67 giorni, a seguito di un’inchiesta giornalistica che lo coglieva nel dare consigli per aggirare le norme imposte dalla Football Association. Al suo posto Il presidente della Football Association, Greg Clarke, fu convocato in Parlamento per rispondere della sua nomina.
  • Francia: nel 2016 il presidente della Lega calcio transalpina (Lfp), Frederic Thiriez, si è dimesso dopo una serie di gravi scandali che hanno coinvolto squadre delle Ligue 1 e 2 o giocatori famosi. Al suo posto, è stata eletta Nathalie Boy de la Tour, già presidente della Fondation du Football, bocciando col 66% dei voti contrari la candidatura dell’ex c.t. della Francia Raymond Domenech.
  • Germania: nel 2016 il presidente della Dfb, la Federcalcio tedesca, Wolfgang Niersbach, si dimette perche’ coinvolto nello scandalo legato all’assegnazione dei Mondiali del 2006 per sospetta truffa, riciclaggio e appropriazione indebita. Al suo posto, all’unanimità, viene eletto il tesoriere Reinhard Grindel, parlamentare della Cdu di Angela Merkel.

  • Spagna: nel 2017 è stato arrestato, all’interno di una vasta operazione anticorruzione, Angel Maria Villar, il presidente della  Real Federación Española de Fútbol da ben 29 anni ed ex Presidente dell’Uefa accusato di corruzione tra privati, falso, amministrazione sleale, appropriazione indebita e occultamento di beni. Al suo posto, viene eletto il tesoriere Juan Luis Larrea, noto economista basco ed esperto in competitività, concorrenza e sostenibilità.

Queste sono dolori e gioie, guai e rimedi, del Calcio nei quattro paesi più rappresentativi, oltre – naturalmente – l’Italia: tutti hanno fatto un drastico repulisti prima del Mondiale in Russia, tutte le Federazioni hanno dovuto rispondere alla nazione intera, tutti i nuovi nominati sono tutti personaggi di chiara fama per quanto riguarda etica e competenze.

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Noi italiani, piuttosto, dovremmo porci qualche riflessione su come veniamo visti all’estero (e come stiamo messi), se la Football Association inglese ha recentemente annunciato l’esonero di Mark Sampson, ct della nazionale femminile, per condotta inappropriata quando era alla guida del Bristol, per i suoi commenti razzisti … mentre da noi il presidente della maggiore società calcistica è inibito per 12 mesi, mentre la pressione del crimine organizzato è vistosa e … non abbiamo sapuo far meglio che rieleggere Carlo Tavecchio come Presidente della FIGC, nonostante nel 2014 la UEFA l’avesse sospeso per sei mesi da tutti gli incarichi di rilievo europeo e, poi, la FIFA a livello mondiale per almeno una frase ritenuta offensiva nei confronti dei giocatori extracomunitari.

Considerato che a dire di tutti Carlo Tavecchio, dominus della Lega Dilettanti fin dai lontani Anni ’90 ed ormai settantaquattrenne era l’uomo giusto per risollevare i vivai, ma ieri sera un allenatore a fine carriera ha schierato Buffon-Barzagli-Chiellini-Candreva-Bonucci-De Rossi, cioè oltre 200 anni in sei … basta così?

Serve una fase di riflessione e di transizione: non è solo un problema di commissario tecnico, se dai vivai ne viene fuori un solo professionista ogni  35mila bambini.
E’ evidente che i Vivai vengano confusi con le Polisportive da cui arriva Tavecchio, cioè uno ‘sport’ utile all’intrattenimento o alla formazione.
Alla Serie A e alla Nazionale italiana servono veri vivai per il Calcio professionistico, che è “Sport” al maiuscolo, dove vince uno solo, il migliore, e dove contano il talento, il sacrificio e il fare squadra, non il miraggio dei soldi facili per ragazzini con famiglia, ultrà disoccupati, presidenti furbetti, commentatori d’assalto e soubrette varie, bookmakers e scommettitori, produttori di bevande e modaioli: chi più ne ha più ne metta.

Negli altri paesi europei, c’è stato un terremoto ai vertici calcistici ed nel sistema-calcio prima dei Mondiali. In Italia, per nostra scelta, i Mondiali non ci sono e sarà il caso di provvedere almeno prima degli Europei.

Demata

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