Pensioni: oltre l’incostituzionalità

27 Dic

Ogni qualvolta si affronta la questione sanità o quella delle pensioni ci si ritrova dinanzi a pesanti silenzi o polemiche settoriali: tabù.

Eppure, sta tutto lì il nodo della questione ‘tasse’, ‘impresa’, ‘giovani’, ‘no al peggio’, ‘no al declino’: il problema è nella spesa pubblica e nella sua sostenibilità, non nel diritto alla salute di tutti e, soprattutto, nel diritto alla previdenza per i lavoratori invalidi.
Come sta tutta lì, la sentenza della Corte Costituzionale 275 del 2016: “È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione.”

Dunque, non è per via del Fiscal Compact che il nostro Parlamento si rifiuta di esaminare le proposte (vedi “quota 95”) per le pensioni prodotte dall’apposita commissione dal 2010 ad oggi.
Come anche, dovremmo iniziare a chiederci – ad esempio – quante risorse effettive c’erano e ci sarebbero per intervenire, se i ‘regali’ alle banche ed agli obbligazionisti ammontano ormai a decine e decine di miliardi in un quinquennio.

Ma non solo:

– quanto costerebbe in meno la spesa sanitaria per gli invalidi gravi e malati cronici trattenuti in servizio?
– quanto sarebbe minore il costo del lavoro per le assenze degli invalidi gravi e malati cronici?
– quanti posti di lavoro si sarebbero liberati?
– quante economie per minori posizioni apicali?
– quanta automazione e trasparenza telematica avremmo potuto introdurre?
– quanta semplificazione e minore spesa avremmo realizzato?
– quanta minor recessione avremmo dovuto affrontare e quanto la ripresa sarebbe stata energica?
– quante tasse in meno e servizi migliori?

Per il futuro, prima di affrontare questioni come ‘tasse’, ‘diritti’, ‘lavoro’, ‘pubblica amministrazione’, ‘servizi pubblici’ e ‘sanità’, cerchiamo prima di dar  risposta al semplice quiz su elencato.

Demata

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Una Risposta to “Pensioni: oltre l’incostituzionalità”

  1. contursi dicembre 28, 2016 a 6:50 pm #

    tutto vero ci sono migliaia di precoci malati stanchi (lavorano da 40 a 43 anni quasi) che passano più tempo in malattia/ospedale o a fare visite specialistiche e esami ma che non sono riconosciuti invalidi al 74% (cioè totalmente invalidi ) che si trascinano quando possono
    al lavoro , togliendo il posto ai giovani disoccupati che a volte (non per propria volontà )intralciano i propri colleghi e non svolgono al meglio le proprie mansioni pagati a fine carriera come due apprendisti che ben svolgerebbero il doppio del lavoro , non è umano ma neppure un traguardo del futuro !!!

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