I malati ‘ricoverati’ per giorni in Pronto Soccorso: soluzioni

26 Ott

Continua ad essere uno scandalo l’esorbitante numero di pazienti che vengono ammassati in osservazione per giorni nei Pronti Soccorsi e DEA dei policlinici universitari e degli ospedali regionali.

La causa del problema NON sono i posti letto che i medici sempre lagnano nelle regioni dove questo accade, prima ci sono altri ‘fenomeni’:

1 – canalizzazione di parenti di dipendenti e di malati cronici ‘programmabili’ tramite il PS onde accedere a ricoveri – ripeto ampiamente programmabili – bypassando l’iter ordinario che … non c’è … visto che con questo tipo di gestione nessuna agenda potrebbe far fede ad eventuali prenotazioni

2 – lucratività elevata di un paziente in osservazione in Pronto Soccorso, specie se accatastato peggio di un’astanteria ottocentesca, dato che viene considerato un ‘posto letto’ con un costo che va dai 300 ai 700 euro al giorno

3 – assenza di una effettiva gestione ambulatoriale che prevenga le acutizzazioni e programmi gli accessi a ricovero, dato che i medici universitari snobbano del tutto questo tipo di gestione che – cosa non da poco – li mette a contatto frequente con i propri pazienti e li costringe a redigere e modulare un piano terapeutico

4 – carenza e/o inadeguatezza dei servizi sociosanitari comunali, indispensabili almeno per evitare che un anziano ‘decotto’ o il ‘caso sociale’ venga ‘scaricato’ dai familiari o dalla sua solitudine in uno stanzone illuminato a giorno, assediato da malati che urlano senza motivo, altri che defecano nel letto, altri che stanno per davvero male … per non parlare della folla di visitatori (ebbene sì, come nei reparti di degenza …)

5 – l’abuso di medicina difensiva da parte degli specialisti, sempre ricordando che il pronto soccorso è il miglior modo per affermare di aver fatto il proprio dovere senza fare nulla altro che scaricare il tutto su un collega ignaro.

Se vogliamo stroncare un fenomeno fortemente regressivo nella qualità e nell’accesso ad un servizio pubblico monopolizzato dagli Atenei, oltre che estremamente costoso rispetto a quanto effettivamente fruito dal cittadino, è urgente qualificare requisiti ed indicatori.

Ma quali? Pochi ed i più ovvi:

1- numero totale di pazienti che accedono alla DEA e ore totali di degenza di questi pazienti in DEA

2- numero di effettivi ricoveri a reparto, numero di dimissioni con prognosi e numero totale dei giorni di prognosi prescritti

3- costi di gestione del DEA distinti per pazienti con diverso codice e per  permanenza entro /oltre le 6 ore dalla registrazione.

A proposito, almeno per i codici verdi, la civiltà democratica potrebbe almeno prevedere la dicitura ‘rifiuta il ricovero’ … visto che ricovero proprio non è?

Demata

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