Amministrative 2016 – Breve analisi del voto

20 Giu

L’esito dei ballottaggi nelle grandi città ha fornito diverse indicazioni utili su come si stia evolvendo la dinamica del consenso politico-elettorale:

  • a Roma, i Cinque Stelle di Virginia Raggi vincono raccogliendo anche i consensi destinati durante il I turno a Fratelli d’Italia (circa 300mila voti) ed alla Coalizione per Fassina sindaco, vista la perdita di oltre 30mila voti del ‘conglomerato’ post-Ulivo rispetto al precedente turno
  • a Torino, si riscontra una dinamica simile, con Appendino dei Cinque Stelle su cui vanno a convergere i voti di pressochè tutti gli elettori delle coalizioni escluse dal ballottaggio
  • a Milano, assistiamo ad un processo inverso con Sala (in misura maggiore) e Parisi (di meno) che ‘cannibalizzano’ il voto precedentemente andato ai Cinque Stelle
  • a Bologna, il popolo delle Cinque Stelle ha seguito lo stesso andamento di Milano nel redistribuirsi verso i due candidati PD e Centrodestra in ballottaggio.

Inoltre, dai dati del I turno elettorale, va ricordato che la somma dei voti raccolti da PD e 5S si approssimava – a Roma, a Torino come altrove – al record di voti conseguito dal Centrosinistra dei ‘fasti’ veltroniani, mentre il ‘Berlusconismo’ è sotto il 10% e la percentuale degli astenuti è cresciuta ancora.

Dati riassuntivi Amministrative 2016.jpg

L’esito elettorale delle Amministrative ha fornito diverse indicazioni utili per la rinascita liberale del Paese.

Semplificando,

1. la frana dell’elettorato storicamente ‘rosso’ è stata raccolta da un movimento ‘giallo’ creato con nuovi strumenti telematici e con un futuro tutto da capire, tra la fine di Casaleggio, l’exploit di Raggi e Appendino, il dirigismo di Di Maio e Di Battista o il ruolo di Grillo. Inoltre, i ballottaggi dimostrano una forte propensione verso i Cinque Stelle (in chiave frontista anti-Renzi), ma, dove i grillini non sono pervenuti al II turno, non si è verificato l’inverso (a buona riprova di quale sia la ‘provenienza’ del loro elettorato)
2. i diversi gruppi di interesse (locali e/o di censo) tipicamente centristi restano in quota Renzi – Alfano – Verdini, ma sono guardati con diffidenza dalla grande massa dell’elettorato che ormai li percepiscono con i vertici delle aziende ex-municipalizzate e sanitarie, le lobbies bancarie e finanziarie, il sistema consortile-consociativo, il popolo degli evasori fiscali abituali, gli apparati che tutto cambia per mutare nulla
3. l’elettorato di Centrodestra – anche se ha tenuto e vinto in tanti comuni della ‘provincia profonda’ – appare essere quello maggiormente coinvolto dal fenomeno dell’astensionismo e del voto disperso, ma la buona prova elettorale di Parisi a Milano e Meloni a Roma offrono un’idea di quale sia il ‘candidato tipo’ e la ‘visione attesa’ dell’elettorato di centrodestra e, se le proposte fossero adeguate, di tanti astenuti.
4. i partiti federalisti e/o autonomisti dimostrano di avere uno scarso appeal nelle aree metropolitane o, comunque, fortemente urbanizzate. Inoltre, anche nelle realtà provinciali dove la Lega era ben attestata assistiamo ad un progressivo declino del consenso, mentre appare improbabile una sua espansione nel Centrosud
5. per la prima volta, la campagna elettorale si è svolta in gran parte fuori dalle piazze e dagli schermi televisivi, che hanno più che altro svolto la funzione (decisamente più appropriata) di ‘contenitori’ di un annuncio programmatico o di un dibattito / confronto. Determinante il ruolo di internet
6. la Campania ‘anomala’ di Mastella con il Centrodestra e De Magistris con i centri sociali, più l’imbarazzante De Luca in Regione e l’inquietante successo del PD nella Terra dei Fuochi casertana, e la Sicilia di Crocetta e dei ‘soliti ignoti’ – mentre la situazione ambientale ed idrogeologica è fuori controllo ed i venti di guerra soffiano dal Golfo della Sirte – saranno determinanti serbatoi di voti per chi vorrà vincere le prossime elezioni politiche
7. l’ampliarsi della portata e della diffusione dei (per ora presunti) brogli, rende inderogabile l’esigenza di coalizioni compatte atte a garantire la presenza di rappresentanti di lista (coalizione) in ogni seggio

Il ‘candidato tipo’

Diversi dati accomunano Parisi e Meloni (ndr. ma anche Raggi, almeno nell’immagine che ha tentato di costruirsi) e ci permettono di individuare una serie di fattori di preferenzialità riguardo i candidati futuri:

1. sono ‘professionals’ dell’apparato politico, segno che larga parte dell’elettorato rifugge dagli avventurismi, ma anche dai personaggi ‘meramente politici’ e non anche ‘esecutivi’
2. sono ambedue romani , a riprova che l’arte del dialogo e dell’arrangiarsi mediterranea (ndr. il neosindaco bolognese Merola è nato in Campania) ha un peso specifico come lo ha il modernismo efficientista mitteleuropeo
3. ambedue hanno un curriculum da ‘enfant prodige’ e da ‘self made man’, ovvero emersi per talento naturale e per merito proprio
4. nelle dichiarazioni si sono dimostrati sì assertivi, ma anche aperti al confronto, cosa indispensabile dinanzi alla stanchezza generale di un parlamento bipolarizzato nell’immobilismo delle rendite di posizione.

Inoltre, l’avvento di due sindaci donna a Roma e Torino (ndr. con Borgonzoni a Bologna sono tre) richiede più di una riflessione:

1. l’estremizzazione (nei toni e nei termini) determinatasi per la sovraesposizione mediatica di Salvini non ha colto gli esiti sperati, specie in luce del dato di Varese e Bologna
2. i/le candidati/e ‘macho’ – tipizzati negli anni come gli attrattori primari del consenso ‘di destra’ – appaiono relegati al voto di protesta e/o ‘celodurista’
3. i candidati ‘cum grano salis’ a loro complementari – tipizzati negli anni come gli attrattori primari del consenso lobbista e campanilista – sono concentrati ormai nel sempre più ridotto spazio del ‘Partito della Nazione’
4. in un contesto di ‘crisi dei riferimenti politici’, un candidato donna (ndr. vedi anche Le Pen o Merkel) può risultare ‘personaggio affidabile e premuroso’, ergo rassicurante, cui affidare “d’istinto” il nostro voto.

Ad ogni modo, il Berlusconismo (e di riflesso il Prodismo) ha cambiato l’approccio al consenso degli elettori ‘moderati’, dato che gli elementi su detti (professionale, mediterraneo, individualista, fuori dagli schemi) coincidono con l’immagine che il leader di Forza Italia (ed il suo alter ego ulivista) ha voluto dare di se: le ‘filiere’ del consenso clientelare – come abbiamo constatato a Roma – non sono più l’unico elemento di attrattività (do ut des), visti i disastri urbanistici, sociali e finanziari che dovremo fronteggiare per molti anni: il candidato ‘nuovo’ deve essere in primis competente ed in secundis in grado di resistere alle pressioni, ergo capace di decidere in autonomia.

E, come sempre, i candidati ‘vincenti’ sono sempre coloro che generano ‘identificazione’ e ‘affinità’.
Nel contesto attuale sono coloro che si richiamano all’orgoglio ‘nazionale’ (ndr. il ‘fai da te’ grillino ne è anch’esso una primordiale forma) e che sono assertivi ma costruttivi nel loro confronto con le posizioni o le istanze altrui.

Il ‘pensiero unico europeo’ dato dalla convergenza ‘centro-populista’ delle due polarità destra-sinistra (Grosse Koalition; governi PD-NCD) ed il prevalere della finanza globale sulle esigenze individuali e locali stanno pervenendo al capolinea, dopo aver assolto (con esiti discutibili) ad esigenze strutturali globali e mentre iniziano a profilarsi altre e ben diverse esigenze collettive e delle persone.

La ‘visione attesa’

Se intervistassimo gli italiani (ma anche i francesi o gli spagnoli) sulle riforme demo-liberali di Lloyd George – anziché su quelle italiane di poco precedenti e del tutto analoghe – nel campo del lavoro, dei sindacati e delle assicurazioni, è probabile che il dato ‘nostalgico’ risulterebbe prevalente: l’Inps ed il SSN hanno progressivamente fagocitato il restante (ad eccezione di alcuni settori privilegiati), diventando nell’attuale il pozzo senza fondo del debito e del deficit pubblici, l’alveare impenetrabile dei ceti privilegiati e del consenso consociativo, la sede consacrata di tutte le iniquità percepite, la fabbrica del voto di scambio e il fomento dei conflitti intergenerazionali.

Che l’Inps ritorni ad essere l’istituto per gli ‘indigenti’ come da mandato costituzionale e che si ripristino le ‘casse’ e le ‘mutue’, le ‘cliniche’ e le ‘convenzioni’, specialmente se, senza la spesa per Inps e SSN /SSR, il bilancio italiano andrebbe ipso facto in attivo ed il deficit sarebbe cancellato, non v’è ragione per credere che una riforma seria e ben congegnata dovrebbe turbare mercati o fallare trattati.

Allo stesso modo, la popolazione è preoccupata per
1. la tutela idrogeologica e ambientale (o alimentare) come la manutenzione delle opere pubbliche è andata in declino con la Riforma del Titolo V e con la conseguente marginalizzazione del Genio Civile e dei Vigili del Fuoco, per non parlare di acqua e rifiuti con relativi arresti per mafia
2. gli iter di giustizia e la semplificazione amministrativa come l’accesso alle cure, che vedono diversa applicazione da circondario a circondario, dopo vent’anni di Milleproroghe e ‘leggine’, con ripercussioni profonde nel tessuto imprenditoriale e per la sicurezza dei cittadini (ndr. attualmente è improbabile che addirittura un omicida volontario trascorra in carcere più di 10-15 anni), oltre che per i servizi assistenziali, insufficienti per i destinatari ma fuori controllo nei costi per l’erogatore.

Chi troverà il coraggio e la quadra avrà in mano le chiavi del futuro.

Demata

Una Risposta to “Amministrative 2016 – Breve analisi del voto”

  1. Grimaldi Fulvio giugno 20, 2016 a 12:59 pm #

    Ho ripetutamente chiesto di cancellarmi!!!

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