Costi e benefici di un referendum flop

18 Apr

I numeri del referendum contro il rinnovo ‘automatico’ delle attuali concessioni per la trivellazione sono molto chiari:

  1. solo 13 milioni di italiani hanno votato a favore dell’abrogazione proposta, mentre ben 38 milioni di elettori non l’hanno fatto
  2. 300 milioni di euro sono stati spesi per consultare i cittadini, ma oltre 30 milioni di persone (due terzi dell’elettorato) ha ritenuto il quesito non rilevante, astenendosi.

Dunque,

  1. gran parte dell’elettorato ha retto bene all’onda d’urto della campagna ‘Pro SI’ che – tra SMS, Whatsapp e Facebook – ha diffuso capillarmente (ai limiti dello Spam) messaggi ed immagini che poco avevano a che vedere con il reale quesito referendario – inerente le concessioni, ricordiamolo – e non, viceversa, le distanze dalle spiagge o dai parchi eccetera eccetera.
  2. i diversi appelli all’astensione non hanno violato alcun ‘dovere’, visto che la Carta di Nizza ratificata dall’Italia prevede la possibilità di obiettare per motivi di coscienza e l’obbligo ad una informazione pluralista e corretta che non sono stati precisamente  garantiti
  3. la stragrande maggioranza degli italiani ha detto NO al ‘fronte di tutte le opposizioni’ (Cinque Stelle + Lega + Sinistra) che ha sostenuto il referendum e, dunque, salvo talk show e redazioni ‘amiche’, dovrebbe esseere piuttosto arduo e tanto politically un-correct sostenere se non pretendere “un cambio di strategia energetica nazionale“ … peggio ancora se si volesse parlare di ‘vittoria’, dato che – dovunque – un terzo degli elettori vota – comunque – contro il governo …
  4. l’utilizzo strumentale di un referendum sull’ambiente per questioni interne alla Sinistra al fine di destabilizzare il Governo (e per esigenze di visibilità dei partiti minori) porta, viceversa, in luce quanto poco certe Regioni governate dal Partito Democratico (in primis la Puglia di Emiliano e il Lazio di Zingaretti) abbiano fatto in materia di ambiente e salute, dai depuratori alle cure mediche, passando per infiniti scandali e finendo all’Irperf maggiorata e/o il debito montante.

La prima domanda di oggi è semplice: quanti depuratori avremmo edificato ex novo con 300 milioni di euro, se il nuovo depuratore di Alba Adriatica costerà 7 milioni e mezzo e con altri 680mila euro provvederanno anche all’adeguamento delle reti fognanti?
Oppure, quanti posti letto in più terremmo aperti con 300 milioni di euro, se in Basilicata il costo medio annuo dei posti letto è di 196.300 euro?

La seconda domanda, temo, non ha risposte: visto che in nome del bilancio (e degli sprechi) neghiamo pensioni e sussidi ad invalidi e anziani, come alle madri o ai disoccupati, e visto che da oggi abbiamo 300 milioni in meno c’è la possibilità che il Consiglio Regionale della Puglia discuta riguardo la responsabilità politica di questo costoso flop promosso dal loro Governatore?
Oppure, visto che 14 milioni di italiani sono di sicuro preoccupati per l’Ambiente (e gli altri 38 milioni pure), possiamo attenderci immediate e fattive iniziative delle Regioni riguardo acqua, fogne e rifiuti?

Demata

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