Jihad in Belgio, perchè?

22 Mar

I servizi di sicurezza belgi hanno fatto trapelare alla BBC di non avere un’infrastruttura per monitorare centinaia e forse migliaia di persone che potrebbero avere legami con il terrorismo jihadista.

Il dato è allarmante e vede nel Belgio la punta dell’iceberg, ma il problema è diffuso in tutta Europa.
In Belgio (ma anche in Svezia e un po’ meno in Francia e Germania), statistiche Eurostat alla mano, c’è oltre la metà delle donne nonUE che non lavora, come non lavora il 35% dei giovani nonUE ed almeno il 10% dei residenti nonUE è disoccupato da almeno un anno. Ma il lavoro c’è …

Le origini del fenomeno vanno ricercate

  1. nel sistema di integrazione che ha consentito il mantenimento diffuso di un certo integralismo di fondo  se poco più delle donne extraeuropee (40%) lavora e questo ‘certifica’ una scarsa emancipazione femminile (siamo ormai quasi alla terza generazione)
  2. nel sistema di welfare , che ‘motiva’ i non nazionali a condotte opportunistiche verso il lavoro, se non border line o criminali, in quanto più lucrative, oltre che predatorie verso una società ‘impura’. Non è un caso che i reati più diffusi siano quelli contro la coesione sociale come lo spaccio e lo sfruttamento
  3. nell’intolleranza finora mostrata da media e nell’indifferenza dei  governanti verso chi si lagna se si spendono le già calanti  risorse del welfare per stranieri  giovani che non contribuiscono utilmente alla società – avallandone i comportamenti antisociali – o, peggio, se i nostri quartieri sono in balia di gang di senza nome che sanno di poter contare su sanzioni irrisorie o sull’impunità – con la conseguenza che ormai abbiamo bande ‘pendolari’ che mordono e fuggono nei nostri paesi.

Di fatto, con l’avvento degli Imam integralisti e del reclutamento jihadista, la situazione in cui si trovano alcuni paesi europei è molto simile a quella italiana negli Anni di Piombo, con nicchie diffuse  di ‘disagio giovanile’ che confluisce – grazie a qualche ‘cattivo maestro’ – in banditismo e terrorismo.

Il nostro punto debole è la ‘società di massa’ che si fonda sul compromesso, che – pur di garantire il simulacro dell’autorità – genera cittadini resi incapaci o impossibilitati ad autodifendersi e che – pur di tutelare i colletti bianchi – lascia campo libero alla corruzione e alla mafia … chiamando tutti ogni tot anni a cambiar tutto per spesso non mutare assolutamente nulla.

Vinceremo? Forse, ma dovremmo almeno iniziare a riprenderci il ‘territorio’, almeno quello che ci hanno lasciato i nostri nonni e che potremmo condividere con chi vuole veramente vivere da noi e con noi.
Non con gli altri.

Demata

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