Ocse istruzione: l’Italia in coda, what else?

25 Nov

L’aggiornamento Ocse (Education at a Glance 2015) sullo stato dell’istruzione dei 34 paesi più industrializzati del mondo, offre un panorama nitido quanto imbarazzante della situazione a casa nostra.

What else … se la Scuola dal 1995 non attua politiche di turn over ed ha sprecato vent’anni di innovazione tecnologica e semplificazione oppure se l’Università preferisce vivere in subordine di scelte regionali – spesso dimostratesi velleitarie – piuttosto che indirizzarle.

FATTI

Solo il 17% degli adulti (25-64 anni) ha conseguito una laurea, come in Brasile, Messico e Turchia.

Solo il 42% dei diplomati si iscrive “all’università”, siamo terzultimi dopo il Lussemburgo e il Messico, mentre il 35% dei 20-24enni non ha un lavoro, non studia, né segue un corso di formazione.

Solo il 34% dei ragazzi italiani (uno su tre) consegue una laurea od un diploma di III livello, mentre la media Ocse è uno su due.

I docenti sono molto più anziani di qualsiasi altro Paese industrializzato: nel 2013 il 57% di tutti gli insegnanti della scuola primaria, il 73% degli insegnanti della scuola secondaria superiore e il 51% dei docenti dell’istruzione terziaria avevano compiuto o superato 50 anni.

L’Italia e la Repubblica Ceca sono i soli Paesi dove il tasso di occupazione tra 25 e 34 anni è più basso (di poco) tra i laureati che tra i diplomati. In particolare, nel 2014 il 62% dei nostri laureati tra 25 e 34 anni era occupato (cioè come la Grecia) e risultava il fanalino di coda dei Paesi dell’Ocse (di media all’82%).

In Italia, nel 2012, le istituzioni dell’istruzione terziaria hanno speso solo lo 0,9% del Pil nazionale e più esattamente 10.071 dollari USA per studente, cioè due terzi della spesa media Ocse.

RISULTATI

I redditi dei laureati in Italia sono superiori solo del 43% a quelli dei diplomati, mentre la media Ocse è del 160%.

Nel 2013, gli insegnanti guadagnavano due terzi del salario medio dei lavoratori con qualifiche comparabili degli altri paesi Ocse.

I nostri giovani laureati registrano anche uno dei punteggi più bassi in termini di lettura e comprensione (literacy) di un testo, ovvero molti “hanno difficoltà a sintetizzare le informazioni provenienti da testi complessi e lunghi”.

Nel 2013, meno di 16.000 studenti stranieri (N.B. immigrati permanenti inclusi) risultava iscritto a un ateneo italiano mentre – senza contare gli immigrati permanenti – la Francia vedeva ben 46.000 studenti stranieri iscritti come la Germania superava i 68.000.

CONCLUSIONI

La regressione continua e non potrà cambiare, se i docenti saranno sempre più anziani e se manco un registro elettronico si riesce a varare. Oppure se la formazione professionale e quella permanente continuerano ad essere ‘materia condivisa’ cioè terra di nessuno.

E’ davvero difficile immaginare un’inversione di tendenza sulla base delle sole assunzioni che il Governo Renzi e le Regioni stanno attuando, senza un ampio turn over del personale, avviando un percorso che incrementi in parallelo le competenze tecnologiche di base e la spesa per studente e che semplifichi la gestione amministrativa di queste risorse.

Per non parlare dello scarso appeal di una laurea che permarrà se non si andrà almeno a ridurre la pressione fiscale e/o previdenziale esistente sui già striminziti redditi dei lavoratori dipendenti laureati …

Demata

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