Italia: le macerie dopo Marino

9 Ott

Ignazio Marino andava di(s)messo per mille motivi, ma la prima causa è stata l’abilità di darsi la zappa sui piedi nei momenti più critici.

Ad esempio, decidere di rimborsare le somme in piena bufera rimborsi e scontrini, cosa che significa de facto ammettere che non erano rendicontabili, ergo legittime.
Oppure annunciare le dimissioni dopo ore e giorni di colluttazioni politiche, ma avvvisando che per 20 giorni ancora poteva cambiare idea con buona pace delle emergenze romane e del Giubileo alle porte.
Peggio del peggio, sperando di poter «spaccare il Pd», dichiarare «Basta, ora farò i nomi» che è come ammettere che sa cose e fatti che avrebbe potuto o dovuto denunciare da tempo, senza parlare delle code di Rom alle Primarie o del fatto che Odevaine e Buzzi sicuramente non erano del Centrodestra …

Finito Ignazio Marino, prendiamo atto che proprio oggi esplode lo scandalo dei rimborsi della Banca Popolare di Vicenza per «erogazione del credito senza la valutazione di rischio» a favore di diversi gruppi imprenditoriali tra cui la «Imvest»  che fa capo ad Alfio Marchini, futuro candidato a sindaco di Roma, che dichiara «Da quando sono sceso in politica girano dossier, ma non credevo si arrivasse a tanto. A parte che non ho alcun ruolo diretto nell’azienda citata, stiamo pagando tutte le cedole regolarmente e abbiamo dato in garanzia anche uno stabile».

Stessa storia nel resto del Bel Paese con Primo Greganti scovato ancora ‘in servizio attivo’ a Milano, il caso Crocetta in Sicilia, il ritorno di Bassolino a Napoli eccetera eccetera, se parliamo del PD, e dei dossier che diventano casi giudiziari che si trascinano per anni ed anni – per poi spesso veder cadere la accuse – quando parliamo del Centrodestra.

Intanto, i Fratelli d’Italia crescono, ma i media sembrano non accorgersi di loro se non per parlare di Casa Pound o dei Rom, senza dimenticare del ‘fascisti tornate nelle fogne’ che puntualmente si ritrovano a reti unificate.
Restano solo i Cinque Stelle, che faranno cappotto dell’esasperazione della gente, come una volta lo facevano i partiti di sinistra, ma siamo alla demagogia pura, visto che in due anni sono riusciti solo a raccogliere gli scontrini di Marino  e portarli in tribunale, alla Regione Lazio ‘monitorano la Sanità’ ma dai loro dati non si evince neanche quanti malati cronici o terminali ci siano, al Parlamento avessero presentato una proposta organica di legge elettorale, finanziaria, sul welfare, sul lavoro, sulle tasse, sulla sicurezza dei cittadini, sulla mafia eccetera eccetera.

Un gioco al massacro.

Prendiamo atto che a Roma, come a Milano e in Italia – per fare appalti e contratti di lavoro in regola come per evitare colpi bassi e vendette trasversali o i soliti noti ‘organizzatori del dissenso’ – bisogna estromettere la politica e gli apparati che ne dipendono, nominando un prefetto od un magistrato. Terribile, vero?

Dunque, tenuto conto che una città (ed una nazione) divisa e disordinata si presta molto bene ad attacchi esterni e, con un Giubileo alle porte mentre i conflitti religiosi imperversano, ci sarebbero tutti i motivi per riportare in auge il ‘senso dello Stato’, mettendo da parte il livore fazioso ed antistituzionale che da decenni fa consenso elettorale per chi vive di vitalizi e rimborsi elettorali, raccattando la protesta qua e là.

Demata

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