Cattolicesimo e corruzione nel III Millennio

21 Ago

L’assioma Cattolicesimo – Corruzione è una questione di antica ed antichissima data, fin dal lontano 217 d.C. quando venne eletto papa Callisto I.

Sant’Ippolito racconta che era schiavo e malversatore del denaro del suo padrone Carpoforo. Fuggì e, riacciuffato, venendo condannato alla macina e poi  alle miniere in Sardegna nel 186-189 circa. Graziato per intervento di una delle prostitute di Commodo, sotto  Papa Zefirino, Callisto fu richiamato e organizzò il primo cimitero della Chiesa, con loculi aa pagamento e una catacomba privata.
La sua decisione di concedere la comunione a coloro che avevano commesso spergiuro, adulterio e fornicazione causò il primo scisma della Chiesa con l’antipapa Ippolito appoggiato da Tertulliano, autorevole Pater Ecclesiae.

In questi due millenni, il Vaticano è incappato tante e troppe volte nella corruzione e nell’avidità. Ce lo narrano le eresie di Ario come la Riforma di Lutero o l’Evangelismo di Calvino, passando per laide storie di piccineria e malaffare raccontate da Pasquino ed altri ancora.
Poi, nel 1871, arrivano le Guarentigie, le obbligazioni italiani per i danni di guerra, l’enorme speculazione edilizia nella valle del Tevere, trasferita dal demanio vaticano ai nepoti vari dei papi e dei cardinali.

Infine la Guerra Fredda e la totale indifferenza di parrochi, vescovi e banchieri su CHI fossero personaggi del calibro di Lucky Luciano, purchè anticomunisti e cattolici praticanti.
Siamo arrivati ad oggi e prendiamo atto che sono circa venti anni che troviamo persino i Francescani coinvolti in strani affari, come per l’elezione del democristiano Gava o per la vicenda di Medjugorie.

Ed assistiamo come se nulla fosse a vicende come quella del San Raffaele a Milano o dell’Ifo a Roma. Per non parlare dei troppi religiosi fermati nel tempo agli aereoporti con valigette zeppe di denaro o dello IOR, che proprio non riusciva a diventare trasparente.
Oppure il volere un Giubileo a tutti i costi – con Roma che intanto è implosa – pur di far arrivare all’indebitatissima capitale 500 milioni di euro e, soprattutto, tenuto conto che … almeno il 40% della ricettività alberghiera è dei preti e manco pagano i tributi.

Pecunia non olet, oggi come ai tempi di Zefirino e Callisto I, ma – se fino a ieri quello che è successo con il funerale hollywodiano del ‘Re di Roma’ accadeva in Calabria, in Messico, in Sudamerica – da oggi non c’è verso che tenga: il problema è anche nella Diocesi di Roma …. il cui vescovo è proprio Papa Bergoglio.

Nel III Millennio qualunque forma di corruzione equivale ad avere un trojan nel sistema di governance e la riluttanza a sanzionare è la via (aperta) che il virus segue per ramificarsi: perché un’organizzazione criminale non dovrebbe approfittarsene?

Demata

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