Pensioni: i conti senza l’oste

19 Mag

Quando si parla di previdenza, si deve guardare anche ai giovani e non solo agli attuali pensionati. Questo il ‘Renzi pensiero’, che sembrerà ovvio, ma così non è.

Infatti, alla conta mancano gli attuali occupati  (o disoccupati) tra i 40 ed i 65 anni d’età, come mancano gli invalidi.

Riguardo gli invalidi, l’Inps centellina riconoscimenti e pensioni in nome dei ‘falsi invalidi’, ma le cose sono ben diverse da come ci raccontano i media, se la Relazione Generale sulla Situazione Economica dell’Italia (MEF 2009) dimostrava che per l’invalidità il nostro Paese spendeva solo l’1,5% del proprio Pil (media UE 2%), con un Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (fonte: Ministero del Lavoro) che dal 2009 al  2011 fu tagliato di oltre 200 milioni, prima ancora che Monti “salvasse l’Italia”.

In Germania – dove gli invalidi riconosciuti sono quasi il 10% della popolazione (in Italia solo il 6%) – per permettere alle persone disabili e bisognose di assistenza di condurre una vita possibilmente autonoma e autosufficiente, invece di singole prestazioni di servizi possono essere, addirittura, erogate su richiesta  prestazioni pecuniarie, regolari o straordinarie, o buoni equivalenti destinati all’organizzazione autonoma e al pagamento dei servizi necessari.

Riguardo  chi lavora o potrebbe farlo, annotiamo una realtà drammatica:

  1. buona parte non ha iniziato a provvedere prima dei 35 anni alla propria  pensione e prevedibilmente a 65 anni avrà poco più di 30 anni  contributivi, cioè nulla
  2. un’altra componente, che fa capo ai settori  tenico-professionali degli Anni ’80, sarebbe già in pensione con il massimo, se non era per Monti, Fornero  e Mastrapasqua
  3. i quarantenni oramai non sono più giovani e – a far due conti – non pochi di loro hanno già accumulato almeno una dozzina di anni di contribuzione.

La tentazione di liquidare gran parte degli over55, esodandoli con apposito salario minimo, è forte ed, a ben vedere, fonte di minore spesa pubblica nel lungo periodo. Allo stesso tempo, chiunque abbia iniziato a versare contributi previdenziali prima dei 30 anni è accomunato dalla stessa sorte, che oggi abbia 40 o 55 anni: in pensione più tardi che mai, ci sono i pensionati, i giovani e … i ‘burned’ da sostenere.

Se i soldi per le pensioni non ci saranno, già oggi è difficile spiegarlo a chi ha iniziato a contribuire da ventenne e si ritroverà, a  60 anni, bloccato al lavoro per versare i contributi degli altri.

Demata (blogger since 2007)

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