Scuola tra meritocrazia e pari opportunità

11 Mag

Il ministro Boschi e il segretario della CGIL rappresentano due mondi e due elettorati diversi e non complementari: da un lato l’ipotesi che i meritevoli abbiano uno status riconosciuto (e tutelato), dall’altra l’idea le moltitudini abbiano una effettiva capacità decisionale.

L’Italia è un paese dove la meritocrazia (a scuola) è tecnicamente vietata: nessuno può diplomarsi a 15 anni, nessun altro può laurearsi prima della maggiore età. Stop. E si è assunti per concorso, con il risultato che resterà fuori il 31esimo se i posti sono trenta, ma verrà assunto il 1.800esimo se il bando arriva a duemila.

L’Italia è anche la nazione che (per decisione di un consiglio di classe, ma non del docente preposto) promuove in classe quinta un bimbetto che ancora in quarta non conosceva (a memoria) le tabelline che già in terza avrebbe dovuto sapere a mendito. Il tutto senza tener conto di quanto potrà per lui essere deprimente trovarsi con compiti sempre più impossibile da comprendere prima che svolgere.

Altrove un concorso vale l’altro e le scuole attingono da graduatorie ‘storiche’ (ed aggiornate anno per anno) per reclutare i propri docenti.
Gli alunni sono valutati con prove nazionali e con una gamma di al massimo 4-5 ‘voti’; non superarle comporta automaticamente la permanenza nella classe.
I meritevoli sono agevolati nei percorsi di studi e ‘contesi’ dalle scuole superiori e dalle università, permettendogli di arrivare ai vertici della società anche se ‘figli di un dio minore’.
I ‘ritardatari’ sono supportati e indirizzati negli studi in modo che possano vivere del proprio lavoro e con dignità, piuttosto che puntare ad un acculturamento ed una socializzazione non ben definiti.
La ‘legge’ interviene rapidamente se famiglie, i docenti, i presidi che non fanno il proprio dovere verso i bambini / ragazzi, che in una scuola – ricordiamolo – sono il soggetto da tutelare.

E c’è una questione di ruoli: i sindacati della scuola rappresentano e tutelano il personale della scuola, il ministero dell’istruzione garantisce il diritto allo studio e le pari opportunità di tutti gli alunni.

I sindacati sono contro la Buona Scuola di Renzi, Boschi e Giannini, ma – non essendo solo una questione di spesa pubblica – cosa propongono riguardo lo status dei docenti (e dei dirigenti) e cosa riguardo la valutazione dei risultati?

Demata (blogger since 2007)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: