Il Jobs Act e i giovani

7 Mar

Facciamo finta di essere un giovane, uno qualunque purchè ‘vero’, non di quelli ultratrentenni con prole a carico che ci propinano i media, ma qualcuno tra i 17 ed i 25 anni che vorrebbe lavorare, farsi una strada ed una famiglia, conquistandosi la sua pensione a sessant’anni, forse anche un tot prima.

Facciamo solo finta, che lo sappiamo che per uno così proprio non c’è spazio qui da noi, ma facciamolo. E mettiamo che il giovanotto o la signorina di turno decidano di informarsi su come funzioni il sistema del lavoro in diversi paesi europei.

Senza troppi ghirigori vengono subito a galla molte differenze tra l’Italia e il resto dell’Europa, ad esempio:

  1. i Jobs Act si occupano prevalentemente di tutele per chi resta disoccupato o si ammala o viene discriminato o vuole reinserirsi o eccetera, il nostro no. Anzi, le tutele si applicano solo a chi permane con lo stesso datore di lavoro;
  2. di tutte queste tutele altrove se ne occupa il corrispettivo dell’Inps italiano, dato che altrove esiste ancora la ‘previdenza sociale’ mentre da noi è una Public Company del ramo assicurativo in condizioni di palese monopolio
  3. il datore di lavoro ed il dipendente come il disoccupato sono tutelati da norme semplici, praticamente dei regolamenti, e da una giustizia veloce, piuttosto che da lunghe enunciazioni di diritti e formule giuridiche.

I sondaggi raccontano che i ‘veri giovani’ sostengono Renzi per il Jobs Act. Vedremo …

Cosa ne sarà d questi ‘contratti tutelati’ se dopo Natale quale sentenza del lavoro o qualche quesito costituzionale oppure un atto di bilancio (c’è sempre il Fiscal Compact …) andranno a riaprire la questione?

Infatti con i 300 milioni del fondo specificamente costituito (Asdi) non ha trovato impiego a due anni dal licenziamento basta appena per 20.000 persone per un anno. Come una dozzina di mesi ancora potrà durare il blocco delle pensioni di Fornero e la mattanza fiscale di Monti. E poi, cosa accadrà?

E’ forse per questo che le banche non ci credono e tengono duro sui mutui casa ai ‘lavoratori a tutela crescente’? E l’Inps? Quando toccherà all’Inps di essere risanato e riportato agli scopi originari di ‘spesa’ e non di ‘cassa’?

Da oggi i nostri giovani, veri e meno veri, hanno un Jobs Act grazie al quale chiunque cambi ditta un paio di volte in cinque o sei anni – magari per migliorare – si ritrova ‘ancora precario’ a quaranta per finire esodato a cinquanta …

originale postato su demata

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