Jobs Act, il lavoro nero e il conflitto di interessi di Renzi

22 Feb

In un curriculum del 2004 Matteo Renzi racconta che era “un dirigente d’azienda, nel 1994 ha fondato la Chil S.r.l., società di marketing diretto”, dove si occupava di “coordinamento e valorizzazione della rete, nella gestione di oltre duemila collaboratori occasionali in tutta Italia“.

lavoro nero strilloni

(“Lavoro «nero» e irregolare. Percorsi giurisprudenziali” – Salvatore Dovere, ‎Antonio Salvati)

Collaboratori ‘occasionali’ per il nostro presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ma ‘coordinati e continuativi’ per il tribunale … come nel caso della Speedy, “rappresentata dal liquidatore Tiziano Renzi”, e la Chil, “nella persona dell’amministratore Laura Bovoli”, padre e madre di Matteo?
Infatti, le aziende della famiglia Renzi – attive nel settore “strillonaggio e ispezioni nelle edicole per i giornali ma anche di eventi e ideazione di campagne” – nel 1998 incappavano nei controlli dell’Inps, pervenendo a sentenza nell 2000: i collaboratori “sottoscrivevano un modulo-contratto, nel quale la loro prestazione era definita di massima autonomia, ma il contributo è sicuramente dovuto. I venditori ambulanti sono da considerarsi collaboratori coordinati e continuativi”.
Questione confermata e conclusa il 23 dicembre 2004 quando la Corte di Cassazione (sent. 23897) ha ravvisato gli elementi di ‘parasubordinazione’ nel lavoro di strillonaggio.

Come mai, allora,  FirenzeToday  raccontava ancora nel 2012 che “la vita degli ‘Strilloni’ ai tempi di internet: paghe da fame, a volte in nero. Sveglia all’alba, tanta fatica ma poco guadagno. Per di più, pagato a cottimo. Che piova o ci sia il sole, a 40 gradi come sotto la neve“?
A quali controlli sono sottoposte aziende di strillonaggio e volantinaggio?

lavoro-nero strilloni firenze

Oggi, quindici anni dopo, ‘giustizia è fatta’:  Matteo Renzi – ‘ope legis’ con il Jobs Act – trasforma milioni di lavoratori dipendenti in collaboratori occasionali che – si spera – potranno diventare continuativi per poi essere assunti – caso mai – come dipendenti, mentre non si sa bene chi provvede al loro sostentamento e alla loro contribuzione quando sono ‘flessibili’, cioè disoccupati. Ovviamente, di norma, un Jobs Act si occuparebbe proprio di questa ‘quisquilia’ come di quella dello stauts dei sindacati, ma in Italia no …

Ma trattandosi del lavoro di tutti e della moralità di un pesonaggio pubblico come lo è un premier, resta sempre da chiederci che responsabilità aveva Matteo nei casi in cui l’Inps notificò le infrazioni poi sentenziate, con un ‘sistema’ che ben conoscono i ‘collaboratori’ del settore marketing, call center inclus, se le aziende (e l’arricchimento) della famiglia Renzi si  erano fondate anche sul lavoro di migliaia di persone mai assunte – per le quali non venivano pagati contributi neanche quando glielo imponeva l’Inps nè è certo che fossero sempre e comunque ‘in regola’.

Come non considerare che a ‘gestire oltre duemila collaboratori’ c’era dichiaratamente Matteo Renzi, che, ove cascasse il governo, quello ritornerebbe a fare?
Già, perchè il buon Matteo ha ancora un lavoro come dirigente che lo attende presso la Eventi 6 srl – rediviva fenice della fallimentare Chil – ed un salato Tfr – pagato con i nostri soldi, mica i loro – che lo attendono dal 2004 …

Come non ravvisare il pieno conflitto di interessi se, nell’emanare una norma che trasforma radicalmente i rapporti di lavoro, troviamo a capofila un uomo che è dirigente di un’azienda di strillonaggio e marketing già finita sotto i riflettori delle cronache per pratiche scorrette e sotto inchiesta per un paio di fallimenti?

originale postato su demata

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