Greta e Vanessa a casa: Gentiloni fa la differenza

16 Gen

Due giovani volontarie italiane, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo erano scomparse da agosto in Siria, praticamente non appena arrivate sul posto.
Erano arrivate lì sull’onda del volontariato ‘fai da te’ tipico della nostra penisola, cariche di euro per aiutare ‘le donne’ e senza immaginare che ad attenderle ci fossero degli ‘uomini’.

Due ragazze, che poco prima di partire fondavano con Roberto Andervill il Progetto Horray(a)ty, parola che in arabo suona come ‘liberatori’, ed erano ben riconoscibili in alcune foto postate su internet  dove sventolavano la bandiera siriana del Free Syrian Army, ovvero la fazione ribelle soccombente, appoggiata dagli USA.
Un bersaglio, insomma. Praticamente, un regalo per le bande di tagliagole che operano in Medio Oriente.

Due ragazze tranquille, cresciute nei circuiti parrocchiali a quanto sembra. Greta Ramelli, 20 anni, aveva già esperienze in Zambia e a Calcutta, in strutture missionarie della carità, Vanessa Marzullo è andata in piena zona di guerra a 21 anni, con gli studi universitari in corso per Mediazione Linguistica e Culturale, “dal 2012 si dedica alla Siria, dalla diffusione di notizie tramite blog e social networks all’organizzazione di manifestazioni ed eventi in sostegno del popolo siriano in rivolta. Questo culmina nell’organizzazione e nella nascita del Progetto Assistenza Sanitaria in Siria”.

Una zona di combattimento, non c’è altro da dire, di quelle che persino i reporter di guerra evitano.

Vanessa Marzullo  Greta Ramelli Bandiera Flga Free Syrian Army

Resta un mistero – con una situazione del genere – su cosa abbia indotto i tre volontari a varare il progetto ‘Progetto Horryaty” per l’assistenza sanitaria delle popolazioni rurali e rientrare in Siria. Rapite praticamente a poche ore dal loro arrivo sul posto, in un contesto dal quale si tengono ben  lontani operatori e ong ben più esperti e organizzati, oggi sono tornate.

Nelle poche immagini di repertorio, si vede che quasi si sorreggono una con l’altra, quasi trascinandosi a vicenda, con gli sguardi persi di emerge alla luce da un pozzo nero come la notte e profondo come il mare.

Cosa sia loro accaduto, in oltre cinque mesi trascorsi in balia della feccia del Medio Oriente, possiamo ben immaginarlo ed, infatti, non hanno voluto parlare con i giornalisti accorsi all’aereoporto e neanche hanno lanciato un saluto. Anche il ministro Gentiloni ha rispettato la riservatezza delle due giovani donne che apparivano fortemente provate.

Speriamo solo che il giusto rispetto della privacy di queste sfortunate ragazze non comporti il dovuto approfondimento e dibattito nazionale sul volontariato ‘fai a te’, che comporta rischi per gli operatori di gran lunga maggiori di quello gestito tramite le grandi Org, e su come gestire le presenze irregolari di stranieri nel nostro paese, visto che – se c’è il problema attentati – c’è anche quello degli ostaggi.

A parte la cosa sia accaduto a Greta e Vanessa ed i segni che porteranno con se per sempre, la loro fu una scelta voontarie e personale, mentre prendiamo atto che la tv di Dubai “Al Aan”, raccogliendo un tweet attribuito a militanti dell’Is, racconta di un riscatto di nove milioni di euro …

Infatti, le schede e gli avvisi per i viaggiatori che si recano in Siria –  curate dal Ministero degli Affari Esteri italiano – precisavano già il 14 marzo 2012, che l’Ambasciata d’Italia a Damasco ha sospeso le proprie attività, mentre proprio il 15 luglio scorso un avviso recitava che “in considerazione dell’attuale situazione di elevato rischio e di grave pericolosità, si sconsiglia di recarsi in Siria e si ribadisce l’invito ai connazionali ancora in loco a lasciare il Paese.”

“Si invita ad evitare spostamenti all’interno delle città … e si sconsiglia vivamente di intraprendere alcun viaggio all’interno del Paese … Elevatissimo è il rischio di rapimenti, attentati e violenze in tutto il Paese tra cui la Capitale. Le aree periferiche della capitale e di Aleppo sono assolutamente da evitare a causa di violenti scontri tra l’esercito regolare e i gruppi armati degli oppositori.”

Dunque, sarebbe davvvero da comprendere perchè una certa parte del volontariato italiano non si sia resa conto che stavamo ‘spedendo’ due ragazzine inermi in Siria in data 28 luglio 2014, e – pur senza colpevolizzare le due sfortunate ragazze – sarebbe bello capire chi restituirà all’Erario quei soldi.

A proposito di ostaggi, speriamo che Gentiloni, dopo questo primo notevole successo, porti a casa definitivamente ambedue i nostri marò. Latorre e Girone liberi!

originale postato su demata

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