Le troppe ‘manine’ di Matteo Renzi

8 Gen

Il Governo Renzi non va, non va proprio e quel che manca è il metodo, cioè l’unica cosa che non dovrebbe venire a mancare.

La ciliegina che fa traboccare il vaso è quel 3% di ‘infedeltà fiscale consentita’ che lascia alla gogna chi evadesse 4 euro su cento totali e riporta in paradiso (leggasi parlamento) chi avesse evaso 29 milioni su un miliardo.
E come dicevamo la questione non è solo nella ‘manina di Renzi’ e nel ‘ritorno di Berlusconi’, ma nella balzana idea di andare per percentuali ‘secche’ senza badare a persone e cose che ci sono dietro.

Metodo simile nel Jobs Act, dove non si considera nè la progressività per i licenziamenti disciplinari nè la fidelizzazione del lavoratore all’azienda per gli indennizzi dei licenziamenti ‘normali’.

La ‘Buona Scuola’ che il MIUR sta per varare prevede scatti stipendiali ogni sette anni da cui verrà escluso il 30% dei docenti, su base di singola istituzione scolastica e non come sistema nazionale di istruzione, così un ‘docente da 7’ avrà lo scatto se sceglie di stare in una scuola mediocre, ma non lo avrà se sta in una scuola ottima o, peius, con ‘equilibri consolidati’.

La Giustizia sulla quale non si prevedono riforme, anche se i processi son talmente lenti che per salvare appalti e servizi a Venezia, Roma e Milano c’è voluto un supercommissario. Peggio ancora riguardo la Sanità per  la quale tutto tace, anche se è evidente che dal ‘Lazio a scendere’ spendiamo un mare di soldi, si taglia di tutto fuorchè baroni e feudi vari e  aumenta il numero dei pazienti che si rivolgono dalla ‘Toscana a salire’, dove le prestazioni sono migliori e, incredibile, costano anche meno.
O le pensioni, dove il non occuparsi della questione ha comportanto ipso facto un incremento di quattro mesi di lavoro per tutti, inclusi quanti avrebbero diritto a scivoli pensonistici a causa di gravi invalidità.

Dulcis in fundo, il debito pubblico che cresce a causa – ormai – del solo debito ed è inutile continuare a tagliare la spesa (e lo Stato di diritto) se non riduciamo drasticamente il deficit, ovvero eliminiamo almeno 1.000 miliardi di ‘cambiali’ che abbiamo in giro.
Renzi sperava che durante il ‘suo’ semestre europeo la Banca Centrale Europea assorbisse in un sueprfondo una buona fetta del nostro deficit, forse tutto addirittura, ma a dissuadere Juncker e Merkel è stata proprio l’incapacità italiana a riformare i perversi rapporti finanziari originatisi con l’Unificazione.

Così non è stato: la sua ‘colpa’ probabilmente è stata quella di essere troppo rispettoso degli equilibri interni della Sinistra e poco attento nel dimenticare che il suo mandato arrivava dal Parlamento e dal Presidente, non dal partito o dagli elettori.
Una delle tante riprove di questo ‘errore’ è tutta nei nomi di alcuni ministri, finora del tutto silenti rispetto ai ‘suddetti problemi’: Andrea Orlando alla Giustizia, Stefania Giannini all’Istruzione, Università e Ricerca, Giuliano Poletti al Lavoro e Welfare, Pier Carlo Padoan all’Economia.
E la prova definitiva di una carenza di idee dello staff renziano, ultima speranza della Sinistra italiana, arriva proprio il continuo replicarsi di una eventuale elezione a presidente di un settantaseiennne, Romano Prodi.

Sarà difficile arrivare al 2016 con un governo così, se non arriverà Mario Draghi a rilevare la voragine di debiti in cui ci hanno lasciato i coetanei di Prodi e Berlusconi … o se le Cinque Stelle non decideranno di far politica per davvero, liberando Renzi dalle pressioni partitocratiche.

originale postato su demata

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