Ecofin, Bce, rigore, tagli e la bad reference dell’Italia

12 Set

Alla vigilia delle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin a Milano, emerge che l’intervento del Parlamento Italiano sui conti pubblici non è stato sufficiente.
Secondo i report dell’Eurotower, l’Italia raggiunge gli obiettivi prioritari di finanza pubblica, ad esempio il rapporto  deficit-Pil oltre il 2,6%. Secondo la Bce, l’Italia ha un deficit strutturale sette volte quello che dovrebbe essere ed è ben lontana da raggiungere il pareggio di bilancio, nè ha iniziato a tagliare le spese di un ventesimo all’anno fino a portare il debito al 60%, ovvero dimezzarlo.

Questa l’amara e cruda realtà, che media e partiti stanno rivoltando come un calzino parlando di ‘flessibilità che non si può imporre’, di ‘Renzi manovrato dal Merkel’, di ‘mancata ripresa che non rilancia il PIL’, che ‘venti miliardi di tagli non sono possibili’ pur essendo le spese centoventi volte di più.

Tutte balle:  il valore delle nostre case – in tre anni – è crollato di almeno 500 miliardi, cioè di almeno 50 patrimoniali …

Quale sia il problema – per chi ha orecchie per ascoltare – lo ha spiegato molto bene il giornalista tedesco Udo Gumpel, ieri, su La7, quando è intervenuto a braccio sulle ‘grandi economie’ che prometteva uno dei nostri governanti, annunciando poi che il Miur avrebbe venduto – goccia nel mare – un edificio del valore di un milione nella quartiere Eur di Roma.
L’intervento di Gumpel è durato una manciata di secondi, ma ha ben chiarito come possa vedere la situazione italiana uno straniero e, soprattutto, perchè non ispiriamo fiducia.

Secondo la lineare logica nordeuropea, ad esempio, se il Comune di Roma ha il doppio dei dipendenti per residente del Comune di Milano, il risanamento non può che partire dal licenziamento di questa metà, specialmente se i servizi capitolini sono di gran lunga inferiori di quelli lumbàrd.

Possiamo immaginare che la stessa logica e la stessa sfiducia si possa applicare alla lentezza con cui la Casta sta iniziando a digerire piccole regole che altrove sono ovvie da sempre, all’incapacità di arrivare ad una giustizia equa cioè prevedibile nei tempi e negli esiti, eccetera eccetera fino alle strade di Roma Capitale che mostrano al mondo buche e dissesti, ambulanti e ‘coatti’, caos amministrativo e trasporti zero.
Cosa possono pensare gli Europei – persino in casa SPD e PSF – della ferrea volontà di tenere l’Italia e l’Euro al palo pur di non intaccare i ‘diritti acquisiti’ di chi già pensionato, ovvero lo zoccolo duro sindacale e di sinistra in Italia. Oppure dell’altrettanto ferrea volontà di non introdurre i voucher nell’istruzione e la libera scelta delle famiglie per non costringere all’efficienza la casta dei professori statali che tanta ignoranza ha seminato per un paio di generazioni.
Per non parlare delle centinaia e migliaia di euro che tutti noi lavoratori italiani versiamo ad Inps, Stato e Regioni senza avere neanche lontanamente il corrispettivo che avremmo in Europa riguardo salute e previdenza. O delle regioni che ‘producono’ giovani (Sud) abbandonate a se stesse, mentre buttiamo via il futuro per foraggiare altre regioni popolate da anziani (Centro) o semi disabitate (Appennini).
Tale e quale a Roma Capitale dove oltre il 50% dei servizi è dedicato agli over65 con buona pace del futuro.

Sarà per questo che Udo Gumpel – come chiunque tra noi ha vissuto in Europa – ha una certa sfiducia sulle possibilità che si possa migliorare se non si incide mai sui rami morti e se – anche dinanzi ad un disastro nazionale – nessuno chiarisca agli elettori in cosa ‘si è sbagliato’.
Non v’è cieco peggiore di chi non vuol vedere.
Non è un caso che le cose vadano solo peggio in Italia e in Francia dove non riesce a farsi indietro o rinnovarsi non solo la Politica, ma l’intera classe dirigente che si affermò durante le grandi speculazioni e la grande corruttela della seconda metà dell’Ottocento.

Non è una questione etica o di principi, ma di metodo politico e di rilevanza nazionale: l’economia mondiale continua a crescere; è qui da noi il buco nero della Crisi.
Dunque, basterebbe che il CdA del Gruppo Messaggero-L’Espresso – la pubblica opinione di sinistra – se ne convincesse per far ripartire tutto: Italia ed Euro.

Originally posted on Demata

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: