Obama e l’ultima Guerra Mondiale

11 Set

Molti credono, in Italia, che Barak Obama sia stato l’artefice del ritiro USA dall’Irak, che abbia lavorato per la pace e che sia amato dai suoi elettori. In realtà,  il ritiro e i tempi furono fissati da George W. Bush, l’islamismo integrale si è notevolmente rafforzato militarmente e territorialmente, gli statunitensi hanno ormai voltato le spalle a Mr. President e le prossime mid-term al Senato si preannunciano una debacle, come quelle della Camera dove i Repubblicani sono in maggioranza già da quattro anni.

Un vero e proprio disastro che adesso prende forma tra Irak e Siria, dove l’Islamic State ha radunato una vera e propria armata d’altri tempi – dai venti ai trenta battaglioni almeno con oltre 50.000 effettivi, armamento Nato e difesa antiaerea – che è già pervenuta al controllo dei campi minerari e petroliferi di Mosul, Kirkuk e Samarra e che da due mesi sta tentando di occupare stabilmente la diga di Haditha e di lì controllare l’oleodotto che va dal Golfo Persico al Mediterraneo.

Qualcosa che si sarebbe potuto evitare se, ad esempio, Obama non avesse messo in libertà centinaia di terroristi detenuti a Gauntanamo che hanno operato da reclutatori e strateghi per la nuova Jihad. Oppure il ritiro  inopportuno della ‘forza di transizione’ USA nel 2011 (40.000 effettivi) mentre corruzione e nepotismi estromettevano dall’esercito irakeno i migliori ufficiali, oggi operativi con Islamic State.

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Sempre ad Obama fanno ascritti i black out, i tentennamenti e la manifesta incapacità che portarono all’odissea egiziana (dove i movimenti laici sono stati facilmente sopraffatti da quelli islamisti) o quella libica, dove ancora oggi si combatte asparamente e dove non è affatto chiaro quale sia la presenza integralista, certamente forte. O Boko Haram in Nigeria che può permettersi di rapire migliaia di ragazze senza che accada praticamente nulla.

Per non parlare del maldestro tentativo di sostituire in Siria il presidente Assad – filorusso – con un ‘moderato’, filoamericano e vicino alla potente famiglia Hazzim, che ha creato il vuoto necessario ai Jihadisti irakeni e arabi di creare una prima retrovia.
O dell’agghiacciante silenzio USA quando Israele ha scatenando l’inferno a Gaza, paralizzando e rinviando di almeno due mesi qualsiasi ipotesi di intervento internazionale in Irak, di cui si è approfittato Islamic State con l’offensiva di Mossul.

Oppure la buffa idea di Mr. President di una crociata internazionale in Siria – lo scorso anno – per aiutare i ‘ribelli’ contro il ‘criminale di guerra’ Assad – con tanto di prove false – che diede avvio alle tensioni con Putin (i russi hanno una base navale in Siria) e da cui fu dissuaso solo dopo un appello del Papa.
Le disastrose ingerenze in Ucraina che hanno fatto da pretesto per un utilitaristico embargo antirusso e da scintilla per l’apertura di un fronte bellico in Europa, oltre a causare la frattura di un fronte occidentale contro l’espansione jihadista sulle rive del Mar Caspio e del Mediterraneo.

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Tanti anni fa, era la Gran Bretagna – con il suo esercito e il suo Commonwealth – a dominare il mondo e fu un indeciso e incapace Lord Chamberlain a consentire l’ascesa di Hitler e di Stalin, che cosparsero l’Europa di odio, tombe e macerie.  All’epoca gli USA erano isolazionisti come oggi la Cina Popolare e, accumulate sufficienti risorse, intervennero quando i vari contendenti erano sfiniti, riarmarono i russi trasformandoli in una potenza militare per evitare troppi morti americani, cancellarono intere città tedesche con bombardamenti a tappeto e assunsero il controllo del mondo.

Oggi, ingenuamente, Mr. President vuole annientare una vera e propria armata di terra con bombardamenti intensivi persino in Siria, senza considerare che domani o dopodomani, inevitabilmente, le bombe colpiranno donne e bambini, portando acqua al mulino della Jihad ed aggravando la frattura con Putin, mentre gli unici avalli arrivano dai burned Cameron e Hollande.

E, come tutti sanno, la Storia spesso si ripete.

Originally posted on Demata

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