Expo 2015, dove andrà la politica italiana? E’ l’ora dei Cinque Stelle?

9 Mag

E’ un vero peccato che i diversi filoni di indagine (Scaiola, Greganti-Frigerio) siano arrivati a conclusione ieri, con gli ordini di cattura, e non diversi mesi fa, prima del congresso PD o della frattura FI-NCD.
Ma è anche una gran fortuna.

Ieri, avremmo avuto l’agognata (dagli italiani) sfida all’OK Corral nel PD e nel PdL con la conseguente corsa alle urne senza neanche una legge elettorale. Oggi, con tanti dinosauri candidati all’ultima corvè delle Europee, la ricollocazione fino alla dismissione è assicurata almeno per una parte di coloro che ci hanno governato/amministrato (così male) durante il recente ventennio.

Ed, intanto, c’è una legge elettorale e c’è almeno un candidato – Matteo Renzi – da contrapporre a Beppe Grillo, dato che in democrazia bisogna essere almeno in due.

Quanto al Centrodestra, ecco dimostratisi i danni causati dall’ostinazione di Silvio Berlusconi nel suo populismo delle Grandi Opere e nel suo partito di big ridotti ad eterni colonnelli senza un nemmeno generale.

Intanto, dopo l’avvio del nuovo Mani Pulite i sondaggi raccontano di un elettorato che per almeno un terzo prevedibilmente cambierà voto. Da domani si entrerà nel silenzio elettorale e questo mistero sarà rivelato solo dalle urne.

Probabilmente, il Partito Democratico non dovrebbe subire un serio contraccolpo, grazie ad un elettorato consolidato, come il M5S ne dovrebbe essere certamente avvantaggiato, trovandosi già da tempo a cavalcare l’antipolitica.
Cosa accadrà nel Centrodestra, nessuno può prevederlo: da un incremento dell’astensionismo ad una corsa verso la destra estrema e il movimento di Beppe Grillo. Peccato che Scelta Civica ormai definitivamente associata al nome di Mario Monti e che la debacle di Oscar Giannino abbiano tolto un riferimento liberale agli italiani.

E sempre parlando di ‘sfide all’OK Corral’ provate solo ad immaginare cosa ne sarebbe l’Italia se avessimo a governarci un intransigente esercito di ‘common people’ come quello del Movimento Cinque Stelle, mentre ci sono da ristrutturare le più importanti infrastrutture giuridiche ed esecutive dello Stato Italiano. Il tutto con un PD impegnato nella rottamazione, il centrodestra nel caos e un  40% degli italiani che non votano, ma sono più o meno dichiaratamente ‘a destra’.

Se questi sono gli affarucci del cortile di casa nostra, ben peggio vanno quelli dell’Italia all’estero, con i soliti scandali ‘a venti giorni dalle elezioni’, le insormontabili resistenze a riformare enti, giustizia, università, sindacato e sanità … dulcis in fundo l’Expo 2015 di Milano, ancora cantiere a cielo aperto e – al momento – bloccato dagli arresti, e, soprattutto, un premier Matteo Renzi che dovrà necessariamente modificare la maggioranza che sostiene il suo governo proprio mentre si accinge a presiedere l’Europa.

Finora il Movimento Cinque Stelle si è alimentato con il voto di protesta ‘a sinistra’, ma il suo ‘non sostegno’ al governo ha incluso anche l’astensione dei propri parlamentari in sede di Commissione anche sui tanti provvedimenti utili che sono stati fatti finora. Una prassi decisamente scorretta, come richiamava il sindaco PD Michele Emiliano su Rai3, se poi puntualmente finisce che si vota il provvedimento tout court o si presentano metodicamente emendamenti in Aula senza cercare le mediazioni necessarie per farli approvare.

L’implosione dell’Expo di Milano dovrebbe far comprendere agli elettori del Movimento Cinque Stelle che non basta mettere sulle poltrone del potere delle persone ‘oneste e affidabili’, se non sono anche ‘esperte e competenti’, visto che parliamo di milioni e miliardi per infrastrutture di interesse nazionale dove ‘il tempo è denaro’. Nessun paese europeo – basta sfogliare i curriculum di politici e amministratori di altri paesi europei – si sogna lontanamente di porre come ministro, sottosegretario, assessore di uno specifico ambito qualcuno che, seppur giovane, non abbia già notorie competenze.

L’Italia ha già pagato il pegno del ‘nuovo che avanza’ con commercialisti ed avvocati assurti a ministro in un battibaleno, ritrovandosi a casse vuote e con un sistema giuridico ‘desemplificato’ e – talvolta – incostituzionale.

Finora, gran parte della rete non ha aderito al progetto di Beppe Grillo e, probabilmente, non lo ha fatto per il semplie motivo di non essere invitati ad un dibattito paritetico, come si usa tra internauti.
Iniziare a linkare articoli e log che non appartengano al movimento già sarebbe un gran passo avanti, oltre che un segnale chiaro di pluralità.
Allo stesso modo, il voler controllare a tutti i costi l’informazione ‘M5S certified’ sul portale di Grillo e Casaleggio e la possibilità data dell’@democracy di consultare ‘la base’ solo su microtematiche ha tenuto lontani i ‘tecnici’, che sanno bene come la ‘realtà delle cose’ sia molto più articolata e fragile di quanto suppongano tante semplicistiche formule: le profonde carenze nel programma M5S in fatto di economia, istruzione, università, sanità e giustizia vanno superate al più presto, fosse solo per iniziare a digerire l’amara pillola di tutti i partiti politici, ovvero che non sempre le soluzioni giuste sono gradite alla base elettorale e viceversa.

Riuscirà il Movimento Cinque Stelle a cogliere il momento storico e rendendosi umile e partecipativo, oltre che dotandosi di volti e voci ulteriori a quella di Beppe Grillo, piuttosto che continuare a professare l’idea – discutibilissima in democrazia – di arrivare al governo con la maggioranza assoluta?

originale postato su demata

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