Il caso Speziale: una vicenda da conoscere

6 Mag

filippo racitiIl due febbraio 2007, due ore dopo il termine del derby di Sicilia, tra Catania e Palermo, mentre ancora si verificavano scontri davanti lo stadio di Catania, moriva in ospedale l’ispettore di polizia Filippo Raciti (40 anni, due figli) a seguito di un trauma epatico causato dall’impatto di un corpo contundente non individuato, sul quale sono tuttora in corso delle indagini.

Le perizie e le indagini dimostrarono che il trauma epatico non fu dovuto alla bomba carta lanciata verso il mezzo su cui era a bordo o causato dalla tossicità del denso fumo che aveva invaso il veicolo, come da prima ipotesi.
Fu presa in considerazione la possibilità che Raciti fosse stato investito dallo sportello del fuoristrada della polizia che si muoveva in retromarcia, ma alcune immagini della emittente televisiva SKY mostrarono un Land Rover che arretrava a velocità insignificante.
Eppure, Salvatore Lazzaro (il poliziotto alla guida del mezzo) – interrogato dalla polizia il 3 e il 5 febbraio 2007 – avrebbe raccontato i momenti concitanti che hanno preceduto la morte dell’ispettore: “…Mentre era in corso un fitto lancio di oggetti, si udivano i boati delle esplosioni, chiudevo gli sportelli ed innescata la retromarcia, ho spostato il Discovery di qualche metro. In quel momento ho sentito una botta sull’autovettura ed ho visto Raciti che si trovava alla mia sinistra assieme a Balsamo portarsi le mani alla testa. Ho fermato il mezzo ed ho visto un paio di colleghi soccorrere Raciti ed evitare che cadesse per terra“. (fonte catania.livesicilia.it)
Viceversa, nel processo Lazzaro racconta di avere notato Raciti lontano dal Discovery di circa 10 metri e verrà denunciato per falsa testimonianza dalla famiglia di uno dei condannati.
Anche la madre dell’altro giovane condannato è dello stesso avviso. “In cinque anni non c’è stato un vero processo. I colleghi di Raciti, che quella sera erano con lui come l’autista, devono parlare. Sono loro e solo loro la vera testimonianza…”. (fonte catania.blogsicilia.it)

Alla fine si perviene, secondo gli inquirenti, all’ipotesi che Raciti durante gli scontri nei pressi dello stadio venne colpito da Antonino Speziale, un ragazzo diciassettenne fermato durante gli scontri, con un tubo di metallo asportato da un lavello dello stadio, che gli provocò una lesione mortale al parenchima del fegato.
La Repubblica del 25 maggio 2007 dette notevole risalto all’impraticailità di questa ipotesi.
“I Ris di Parma esprimono consistenti dubbi sulla presunta “arma” che avrebbe ucciso l’ispettore Filippo Raciti durante gli scontri del 2 febbraio allo stadio Massimino di Catania durante il derby Catania-Palermo. … L’arma in questione è un sottolavello che il giovane avrebbe lanciato contro Raciti.  La perizia è stata letta dall’avvocato Lipera che ha convocato una conferenza stampa per fare il punto sulle indagini.
“Il sottolavello con il quale sarebbe stato ferito mortalmente l’ispettore Filippo Raciti è inidoneo a procurare le lesioni che avrebbero causato il decesso dell’investigatore”, ha affermato il legale del minorenne, invitando i giornalisti a “non parlare più di omicidio dell’ispettore Filippo Raciti, ma di morte del povero poliziotto perché – ha sostenuto – non si può parlare più di omicidio”. A sostegno della sua ipotesi, l’avvocato Lipera ha mostrato un modello di sottolavello analogo a quello sul quale è in corso la perizia rilevando che “la flessibilità del lamierino non lo renderebbe idoneo a cagionare la ferita mortale subita da Raciti”.

Riguardo la sicurezza dello stadio, Wikipedia riporta che “bisogna vedere se lo stadio Massimino è idoneo a ospitare incontri di calcio e in particolare incontri a rischio come sono diventati i derby siciliani», ha dichiarato il giudice Fonzo, precisando che «oltre a verificare le responsabilità di chi ha lanciato la bomba che ha ucciso Raciti occorrerà anche verificare se vi sono responsabilità nella manutenzione dello stadio con particolare riferimento al decreto Pisanu e al regolamento anti violenza della Figc».
L’intero impianto sportivo «sarà sequestrato per consentire a una commissione di periti nominati dalla magistratura di accertarne i livelli di sicurezza», come ha dichiarato il Procuratore aggiunto di Catania, Renato Papa.”

Giuseppe Lo Bianco e Piero Messina, articolisti dell’Espresso, l’8 marzo del 2007 scrivono: «Due telecamere fisse riprendono l’unica carica cui partecipa l’ispettore Raciti, riconosciuto con certezza dal casco opaco, ricordo del G8 di Genova, dai gradi sulle spalline e dall’assenza dei parastinchi. La prova più forte dell’accusa è un “combinato disposto di due filmati realizzati da due posizioni diverse”. Le riprese non sono complete perché entrambi gli obiettivi non colgono l’eventuale contatto.
La prima telecamera puntata verso l’interno della Nord riprende i tifosi che raccolgono un pezzo di lamiera, probabilmente un coprilavabo in alluminio con delle spalliere, che pesa circa cinque chili. Si intravedono altre cinque o sei persone, non riconosciute, che insieme ad Antonio raccolgono quella sbarra e la lanciano “a parabola”.
L’altra telecamera è puntata verso l’esterno e ritrae i poliziotti che si dirigono verso l’ingresso della curva Nord. Viene ripreso anche il momento in cui la lamiera cade per terra sollevando polvere».
(fonte Agenzia Stampa Italia)

Le accuse contro Antonino Speziale, un ragazzo diciassettenne fermato durante gli scontri, andarono avanti, nonostante una perizia così autorevole e l’assenza di un filmato che provi l’impatto con l’ispettore, come anche i pareri ‘a caldo’ degli inquirenti, e nonostante un altro filone di indagine portasse all’arresto di Daniele Natale Micale, ventitreenne, anch’egli accusato del medesimo reato.
L’unica cosa certa è che – in mancanza di testimoni oculari – con quello che volava dagli spalti dello stadio Massimino di Catania avvolto nel fumo, chiunque poteva restare ferito come chiunque poteva essere l’autore del lancio.

Finì che, il 9 febbraio 2010,  il Tribunale dei Minori di Palermo condannò Antonino Speziale alla pena di 14 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale e il 22 marzo 2010 la Corte di Assise di Catania ha irrogato la pena di 11 anni a Daniele Natale Micale.
Nel 2011 la Corte d’Assise d’Appello di Catania ha confermato la condanna a 11 anni di reclusione per Daniele Micale per omicidio preterintenzionale e la Corte d’Appello per i minorenni di Catania ha ridotto quella di Antonino Speziale a 8 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Circa un anno dopo, la Corte di Cassazione ha confermato le sentenze di appello.

Tutto finito? Due giovani violenti assicurati alla giustizia?
Forse no. Non nel caso di Antonino Speziale, almeno.

Il Giornale di Sicilia del 30 aprile scorso riportava che la Corte di Cassazione ha annullato il diniego del Tribunale di Catania alla revisione del processo di Antonino Speziale, sottolineando che «il provvedimento impugnato è stato emesso da giudice sprovvisto di competenza funzionale, con la conseguente nullità assoluta degli atti processuali e della decisione assunta, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento».

Dunque, la Suprema Corte ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di Appello di Messina sezione minori per valutare l’eventuale revisione del processo per ‘errore giudiziario’ come chiede il condannato. «Il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto anche se per ragioni differenti da quelle dedotte dal ricorrente».

In poche parole, Antonino Speziale al momento è ritenuto l’autore di un omicidio, quello dell’ispettore Filippo Raciti, in base ad un processo di cui restano degli aspetti non chiari/legittimi per i quali potrebbe essere dato avvio ad una revisione.
Se la tesi della difesa di Speziale venisse accolta, la morte di Raciti non sarebbe più un delitto, ma un incidente in servizio, con la famiglia di Antonino che – tra l’altro – non avrebbe da pagare centinaia di migliaia di euro per gli indennizzi e quella di Filippo che dovrebbe contare – si fa per dire – sugli spiccioli che lo Stato offre per chi muore sul lavoro.
Intanto, è stato presentato dai legali del ragazzo detenuto un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa di Strasburgo, perchè “un giovane è stato condannato per un gravissimo reato che non ha commesso, senza che vi siano delle vere prove a suo carico e ha perso la sua libertà”, chiedendo di “condannare lo Stato italiano, per la violazione dell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, a corrispondere al loro assistito almeno un milione di euro” in applicazione dell’articolo 34 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e degli articoli 45 e 47 del regolamento della Corte.

Difficile prevedere come andrà a finire la vicenda processuale di Antonino Speziale, ma adesso almeno sappiamo perchè ci sono dei ‘signori’ – spesso brutti ceffi a dire il vero – che ne chiedono la liberazione, visto che la vicenda si aggira ancora per le aule giudiziarie e che una revisione del processo con acquisizione delle prove portate dalla difesa potrebbe portare a diverse conclusioni su come è morto il poliziotto.

Sarebbe bello che oltre alla libertà per un ragazzo, che credono innocente, gli stessi ‘signori’ esibissero sulla stessa maglietta la scritta ‘Giustizia per Raciti”, che non potrà più tornare a casa dai suoi figli e che è morto per evitare che proprio i ‘signori’ si sbranassero tra loro come belve per una partita di calcio, coinvolgendo una massa di spettatori in fuga nel panico, proprio come accadde a Catania …

raciti scontri massimino

Di questo, sicuramente, sono responsabili gli ultras e solo la buona stella dell’Italia ha evitato un massacro come ad Heisel. E per questo dovrebbero pagare.

Invece di Raciti, quella sera a Catania, i morti potevano essere ‘civili’ e in numero discreto, visto cosa accadde.

Chi va in mezzo alla gente – stadi o cortei fa lo stesso – per scatenare il caos va duramente perseguito, non bastano i DASPO (provvedimenti di allontanamento dagli stadi). Peggio ancora se qualche criminale organizzato si fosse messo in testa di ‘gestire la plebe’ come già fa nella suburbia.
Andrebbero indurite le pene – come in Gran Bretagna o Germania – per chi organizza o si associa per turbare il tranquillo andamento di manifestazioni in luoghi affollati, andando a creare una situazione di pericolo pubblico.

Ma questa in Italia è un’altra storia, una questione che non riguarda solo gli ultrà …

originale postato su demata

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