Lavoro: il modello tedesco è attuabile in Italia?

18 Mar

“La riforma del mercato del lavoro in Germania torna a fare da modello per l’Italia”, ha detto Matteo Renzi in visita al Cancelliere Merkel.

Un’affermazione certamente auspicabile, ma che comporterebbe una vera rivoluzione per l’asfittico sistema di spesa pubblica italiano.

La ricetta tedesca per il Welfare, infatti, è riassumibile in cinque iniziative:

  1. reddito di cittadinanza per chi non trova lavoro dopo aver completato gli studi, con contributi previdenziali e un’assicurazione sanitaria
  2. sussidi di disoccupazione universali, purché si dimostri di essere in ricerca attiva di lavoro
  3. contratti di lavoro precari detti MiniJob, senza diritto a pensione né assicurazione sanitaria
  4. buoni per la formazione, job center e agenzie interinali, finanziamenti a microimprese autonome, eccetera
  5. il ritiro anticipato da 67 a 63 anni senza alcuna penalità, se si sono già versati 45 anni di contribuzione, o con il 3,6% di decurtazione per ogni anno di anticipo.

Dunque, annotiamo che in Germania:

  1. il sistema sanitario eroga le proprie prestazioni ‘pubbliche’ per tramite di assicurazioni ‘private’ in convenzione (ndr. tipo le mutue di una volta)
  2. il sistema pensionistico si fonda su una generalità di lavoratori che contribuiscono fin dalla maggiore età e consente una certa ‘negozialità programmata’ dell’esodo
  3. il sistema del lavoro è ben strutturato in un netwwork in cui le agenzie interinali e del lavoro hanno un ruolo paritetico e fanno capo ad un efficiente network di monitoraggio statale (Lander)
  4. il sistema universitario e gli ordini tecnici e professionali sono fortemente selettivi e i laureati sono sostenuti nell’accesso al lavoro e alla attività professionale
  5. l’introduzione di ‘lavoretti’ (i MiniJobs) del tutto deregolati, che sembrano fatti apposta per quello che noi italiani gestiamo ( in modo più o meno analogo) come volontariato.

Un’altra mission impossible per Matteo Renzi?Forse no.

Certamente, non sarà possibile riformare in un anno o due il pachidermico apparato del MIUR, con le sue scuole e le sue università, dotando l’Italia di un sistema di formazione selettivo, meritocratico e, soprattutto, ‘laico’, che oggi significa pariteticità tra pubblico e privato.

Ma in due anni è possibile unificare e rendere capillare (networking, per l’appunto) il sistema delle agenzie del lavoro, della formazione professionale, delle abilitazioni alla professione (insegnamento incluso).

E, soprattutto, è possibile smantellare l’INPS – divenuto ormai un ente assicurativo monopolista da cui trarre risorse per altre finalità (si spera) pubbliche –  e riportarlo a quell’Ente ‘sociale’ che dovrebbe essere.
Un Istituto Nazionale che può benissimo monitorare e parametrare un network di agenzie del lavoro, di uffici dei servizi sociali, delle onlus eccetera, erogando quanto di propria competenza.

L’INPS potrebbe divenire addirittura una centrale progettuale per il fund rising … avendo sede in Germania …

originale postato su demata

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