M5S game over, Renzi missione compiuta?

27 Feb

In Italia, i tre maggiori partiti sono guidati da personaggi (Renzi, Grillo e Berlusconi) che non fanno parte del Parlamento. A dire il vero, forse non dovremmo parlare dei ‘maggiori’ partiti, ma dei ‘partiti’, visto che uno sbarramento all’8% potrebbe cancellare  UDC / Scelta Civica, Fratelli d’Italia e SEL, come anche la Lega non esiste in 2/3 dell’Italia.

Partiti (PD, M5S e PdL) che neanche s’è ben capito come funzionino in termini di democrazia interna, visto che tra i Democratici non c’è segretario o premier che resista un anno uno, che senza Beppe Grillo e il suo portale Cinque Stelle dovrebbero riorganizzarsi da zero, che l’esodo di NCD è dovuto anche al peso dei Berluscones nel partito.

Intanto, Obama  benedice Matteo Renzi, lo spread si mantiene ai minimi, la Germania non è più mordace. Perchè?

Perchè ‘questa sinistra’ piace. All’estero piace.
E non parliamo solo della benedizione del Time, del 2009, quando Mattteo Renzi venne definito da Jeff Israely come l’Obama italiano, “un praticante cattolico  che rappresenta la speranza di cambiamento dei Democratici”.

Mette spalle a muro Roma con suoi debiti e il suo degrado … mentre c’è da privatizzare sul serio l’AMA e mentre la lungimirante Gaz de France – Suez che ha acquistato e occupato il suo bel palazzone (già dei sindacati …) sul Lungotevere ggià da una decina d’anni …

Rinuncia a realizzare opere pubbliche (in toto, in parte o delegando) come per la TAV in Val di Susa, per i No Canal a Milano, per la gestione mediatica della Terra dei Fuochi e del pentito Carmine Schiavone, per i gasodotti in Puglia: meno tensioni sociali e lauti affari per i territori adiacenti (Francia, Milano est, ciclo dei rifiuti emilromagnolo, Molise) …

Parla di scuola strizzando l’occhio agli edili, di università guardando al turismo degli scambi culturali, di lavoro pensando alle Coop, di Sanità con nostalgia per le mutue, di ‘rottamazione’ ma non di pensionamenti.

Ma, soprattutto, quel che piace (all’estero) di Matteo Renzi e del nuovo corso populista (ndr. visitare una scuola alla settimana rievoca i fasti totalitari di Benito e Josip) è la possibilità di frantumare il ‘polo’ Cinque Stelle ed incassarne parte dei cocci alle prossime elezioni.

Missione sostanzialmente compiuta: se 18.000 voti on line possono defenestrare quattro senatori eletti, la democrazia non è tra noi.
Se, poi, Beppe Grillo riesce a commentare «così si terranno i 20 mila euro al mese», siamo ben oltre. Non a caso i Cinque Stelle espulsi ed i ‘dissidenti’ parlano di «fascisti» e «cannibali», mentre i media annunciano il ‘rischio scissione’.

Forse non ‘fascisti’ – anche se giubilare un parlamentare è da Neolitico – ma se non ‘cannibali’, probabilmente ‘dilettanti’, visto che una giubilazione /scissione è la cosa politicamente meno opportuna, se sul tavolo di Renzi c’è il piano nomine di 350 nuovi manager, dalle Poste a Eni, in cui, per la prima volta da 12 anni, un governo di centrosinistra deve decidere i vertici delle aziende di Stato. Ecco la fretta di ‘avvicendare’ Enrico Letta …

Figuriamoci, poi, a regalare alla maggioranza di Renzi al Senato quei 20-30 senatori che servono per formare un governo di ‘sinistra’ anzichè di ‘larghe intese’ e che – se restassero nel M5S – dovrebbero dire addio alla politica in un anno o due, vista la riforma che si prevede per il Senato e la debolezza dimostrata dal Cinque Stelle a livello regionale e di radicamento dei parlamentari al territorio.
Secondo La Repubblica, “Pippo Civati, per dire, già si lecca i baffi: l’area del nuovo centrosinistra è a quota 23 senatori” … e, secondo buon senso, nel giro di un anno buona parte dell’anima ‘di sinistra’ dei M5S sarà in un modo o nell’altro ritornata all’ovile. Cosa ne sarà del resto dei Grillini, è difficile dirlo, ma non è improbabile che Lega e Fratelli d’Italia non possano recuperare qualche punto in percentuale …

Ormai la frittata è fatta, i Cinque Stelle hanno scelto tra l’essere forza ‘parlamentare’ – in cui le decisioni escono dal gruppo degli eletti – ed il rimanere un esperimento di net-democracy – dove il consenso si coagula in questioni ridotte ai minimi e mutevoli termini di un click.
D’altra parte, è dato di fatto che i Cinque Stelle non siano riusciti ad aggregare – in quest’anno di legislatura – una think tank di esperti (blogger o accademici che siano) per sostenere il lavoro dei parlamentari.

Game over, caro Beppe. Chi troppo vuole, nulla stringe.

originale postato su demata

 

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