Ignazio Marino: blocco Roma e … i romani

27 Feb

Che Roma fosse agli sgoccioli lo sapevano tutti nella Capitale e lo si sapeva fin dal lontano gennaio 2005, quando al sindaco di Roma, Walter Veltroni, venne donato un tapiro bucato a memoria della situazione delle strade comunali, ridotte ormai a una buca continua, dopo aver praticamente rinunciato alla manutenzione stradale  mentre si sosteneva la spesa sociale e culturale.

Lo si sapeva da quel meno lontano giorno del 2008, in cui il neoeletto sindaco Alemanno denunciava ben “12 miliardi e 300 milioni di debito alla fine del mandato Veltroni”, come ebbe a ribadire più volte, mentre il debito accertato dalla agenzia di rating Standard & Poor’s ammonta a 6,9 miliardi di euro.[fonte]
E, sempre nel 2008, ben prima di Parentopoli, La Repubblica scriveva “Il bilancio dell´Ama? È da libri in tribunale. La situazione finanziaria dell´azienda della pulizia e dello smaltimenti rifiuti è più che a un passo dal collasso. Ha azzerato il capitale sociale, contravvenendo a precise norme legislative. Inoltre ha un buco di 600 milioni di conti a breve, con debiti nei confronti di banche e fornitori e sulla voragine finanziaria paga 35 milioni di interessi l´anno.
A partire da gennaio 2008 a oggi, dunque a cavallo delle due diverse amministrazioni Veltroni e Alemanno, la sua gestione arranca a colpi di anticipazioni di cassa del Campidoglio.”

Solo pochi mesi fa, Paolo Gentiloni – nel suo programma per le Primarie a Sindaco di Roma – scriveva che “Il decennio 2001-2010 ha visto la maggiore crescita demografica nell’area metropolitana di Roma in tutti i suoi tremila anni di storia. … in tempi di recessione, il super incremento demografico è anche un rischio, perché può aumentare le sacche di povertà.

L’economia di Roma e del Lazio è in grande affanno. … La grande crisi economica e finanziaria, che fino a qualche anno fa, a Roma si era sentita meno che in altre aree del Paese, oggi morde con tutta la sua ferocia. Anche perché su Roma grava il record di pressione fiscale: abbiamo l’IMU più alta d’Italia e subiamo le conseguenze del debito sanitario regionale con record negativi anche su IRAP e addizionale IRPEF.”

Dunque, Ignazio Marino sapeva in che razza di guaio andava a ficcarsi e quali aspettative andava a suscitare, nel momento in cui si candidava a sindaco di Roma. Lo sapeva nel promettere di di realizzare in quattro e quattr’otto una ‘piccola Pompei’ ai Fori Imperiali e nello spendere gli ultimi spiccioli delle esauste casse capitoline in cordoli e segnaletiche, più gli straordinari agostani per i vigili.

Pura follia che tutto potesse risolversi con quel Decreto SalvaRoma plurimiliardario, che il compagno di partito Enrico Letta ha tentato di far approvare in ogni modo, mentre Napoli e Palermo devono cavarsela da sole (ed i isindaci hanno già protestato) e mentre Lega e M5S suonano il leit motif di ‘Roma ladrona’ …

Infatti, uno dei primi passi del nuovo governo è stato annunciato dal neoministro Maria Elena Boschi rinunciando alla conversione del decreto “per l’elevato numero di emendamenti, che avrebbero potuto tenere l’Aula impegnata per 215 ore, ben oltre la scadenza del provvedimento. Il varerà però “un nuovo provvedimento, dopo una valutazione dei contenuti”, che contenga anche le norme sull’Expo e sulla Sardegna. (La Repubblica)
Il che significa che, per bene che vada, a Roma Capitale arriverà molto meno di quel miliardo e mezzo che andava ad aggregarsi  tra le diverse norme che il governo uscente non è riuscito a far approvare. E Renzi si rifiuta – per evidenti motivi – di blindare il decreto: “non gioco così la mia prima fiducia“.

Una situazione ‘da paura’ come direbbero a Roma, in cui nervi saldi e senso della cosa pubblica fanno la differenza.

Ma da Ignazio Marino, già a caldo, sono arrivate delle ‘note stonate’: “Non sto minacciando dimissioni ma voglio sapere qual è la mia job description. Non voglio fare il commissario liquidatore”.  Job description? Il sindaco che chiede cosa /come deve fare il sindaco?

“Devo essere messo nelle condizioni di governare la città. Roma non si governa in dodicesimi: se c’è bisogno di un sindaco che gestisce un bilancio della capitale d’Italia, io sono felice di esserlo perchè ho avuto l’onore di essere eletto dai cittadini. Ma se c’è bisogno di un commissario liquidatore che licenzi il personale, venda Atac e Ama, dismetta Acea e metta in cassintegrazione tutto il personale, io non sono disponibile a fare quel lavoro lì”.
E chi dovrebbe farlo se non il Sindaco eletto dai cittadini? Un commissario prefettizio? Trasformiamo Roma in Belfast?

Poche ore fa, La Repubblica ha confermato “L’ultimatum di Marino: da domenica blocco la città, la gente dovrebbe inseguire la politica con i forconi”, dimenticando di essere stato senatore dal 2006 al 2013, con il ruolo di presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, che sappiamo bene tutti come va e quanto ci costa …

 “Io da domenica blocco la città. Quindi le persone dovranno attrezzarsi, fortunati i politici del palazzo che hanno le auto blu, loro potranno continuare a girare, i romani non potranno girare”. (fonte La repubblica – Mix24)

Le persone dovranno attrezzarsi? I romani non potranno girare? Incredibile, ma vero: è proprio il sindaco eletto a dirlo …
Senza considerare che il 70% circa dei romani non l’ha votato, che potrebbero essere non pochi quelli che vogliono che venda Ama, dismetta Acea e metta in cassintegrazione il personale in esubero …
Il Messaggero, pur non attaccando il sindaco, titola “Salva Roma, a rischio servizi per anziani, disabili, strade e asili: un collasso annunciato. Tutti i servizi sociali che andranno in crisi per il mancato via libera alla manovra 2014” approvata dal Consiglio Comunale, ricordiamolo, nella speranzosa ipotesi che il decreto passasse in extremis.

Davvero incredibile che – dinanzi ai debiti e dissesti accumulati dalle diverse Consigliature succedutesi al Campidoglio (ndr. non dai governi nazionali), con uno squilibrio demografico /produttivo ‘importante’ ed annunciato, nel corso di una crisi finanziaria epocale – ci si ritrovi con un sindaco che, a quasi un anno dall’elezione, ancora non ha tirato fuori un programma concreto di risanamento a breve-medio termine, in attesa di quei denari che servono per ripianare il ‘buco di 816 milioni di euro’ in scadenza e quelli che servono per iniziare la bonifica del sistema capitolino ed il rilancio della città. In due parole, un miliardo.
La Repubblica, riguardo le spese ‘vive’, precisa che “mancherebbero circa 500 milioni di euro, senza i quali non sarebbe possibile pagare gli stipendi e far funzionare l’amministrazione della città.”
E, come Il Messaggero, aggiunge due dettagli significativi, precisando che “il provvedimento in stand-by a Montecitorio permetterebbe al Comune di scaricare sulla gestione commissariale dell’Ente, una sorta di pozzo nero nel quale sono confluiti i debiti originati prima del 2008, 485 milioni di oneri in due anni 2013 e 2014. Se la Capitale dovesse accollarsi la spesa, il sindaco Ignazio Marino si troverebbe in gravi difficoltà perché il 6 dicembre scorso ha approvato il bilancio previsionale contando sul versamento di qui soldi da parte dello Stato.”

Dunque, lo Stato si è già accollato in qualche modo una decina di miliardi di euro contratti dalla Capitale – quelli di cui per anni si è lagnato il sindaco Alemanno per intenderci – e l’attuale Sindaco avrebbe presentato un bilancio previsionale fondato sui ‘fichi secchi’, come stiamo scoprendo e come già accaduto con la sua compagna di partito, l’ex ministro Carrozza, al MIUR per gli scatti stipendiali dei docenti.

Il tutto con i romani (vittime sacrificali as usual) che oltre al consueto degrado, oltre alla notoria burocrazia, oltre alla sicurezza che fa declinando, oltre alla crisi che non vede vie d’uscita nella città del pubblico impiego … i romani dovranno farsi carico del ‘blocco la città‘ deciso dal neoeletto sindaco e con loro il resto d’Italia che da Roma dipende.

“Bloccherò i bus, fortunato chi ha l’auto blu” … la Lega invoca ‘Nerone commissario’, ma qui sembra che ci siamo già …

Una capitale in ‘blocco’ per non vendere Ama, non dismettere Acea e non mettere in cassintegrazione il personale in esubero, come avvenuto altrove, il tutto dopo gli scandali di Parentopoli, di Malagrotta, eccetera eccetera?

originale postato su demata

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