Governo Renzi: le riforme promesse e i dettagli inconfessabili

25 Feb

Non ci si aspettava che il cambio della guardia tra Enrico Letta e Matteo Renzi fosse una rivoluzione, ma neanche che – alla fine – si dimostrasse un pranzo di gala, con qualche gaffe e poco più.

Le avvisaglie erano nei nomi di alcuni ministri, a partire dalla rimozione (inspiegabile e non dovuta) di Emma Bonino agli Esteri o dalla vistosa assenza di Pietro Ichino e di Mario Mauro.

Nomi come quello dell’evergreen Dario Franceschini al Turismo, di Giuliano Poletti, presidente delle Coop, al Lavoro e Welfare oppure di Stefania Giannini, glottologa e rettore dell’università di Perugia, all’Università ma anche all’Istruzione.
Gli auguriamo tanta buona fortuna, perchè è saranno loro a decidere se l’Italia riparte oggi e per davvero oppure se dopodomani si vedrà: dismissione della pachidermica macchina pubblica che costa un occhio, riorganizzazione del sistema di istruzione (scuola) dopo 20 anni di riforme alterne ed in-finite, raddoppio dei flussi turistici.

Nomi su cui già si animano polemiche, come Federica Guidi (Ducati Energia) allo Sviluppo Economico e del conflitto di interessi che ne viene, Gianluca Galletti (UDC) all’Ambiente, del quale è noto il favore alla localizzazione della produzione di energia nucleare in Emilia Romagna purché il sito sia considerato sicuro e conveniente [1], di Marianna Maida, ministro della Pubblica Amministrazione, membro del comitato direttivo dell’AREL fondata da Beniamino Andreatta e componente del comitato di redazione della rivista Italianieuropei, che vide Massimo D’Alema tra i promotori.

Tutti tosco-emiliani, come lo sono Maria Elena Boschi e Graziano Del Rio o lo stesso Matteo Renzi. In pratica, nove su sedici ministri, che – in termini di di Centroitalia – diventano 12, con i romani Padoan, Lorenzin e Lupi. Intanto, di campani e piemontesi o veneti non se ne vede neanche l’ombra.
Di meridionali se ne conta uno su otto: Angelino Alfano di Agrigento all’Interno e la calabrese civatiana Maria Carmela Lanzetta agli Affari Regionali, ministero notoriamente senza portafoglio. Pochi, pochissimi i ministri che provengano dalle aree fortemente urbanizzate del paese dove vive almeno 1/3 degli italiani e dove si produce buona parte del PIL.
Se si voleva dare un pungolo al Parlamento per approvare un Senato federale, forse Renzi – in negativo – c’è riuscito …

Per non parlare di alcune ‘perle’ di Matteo Renzi, ieri, al Senato, come riportate dal Corsera.

  • Europa: “non saremo credibili se noi non riusciremo ad arrivarci senza sistemare quello che dobbiamo sistemare noi” … in soli tre mesi o basteranno tre anni?
  • Scuola:  “restituire il valore sociale agli insegnanti, e questo non ha bisogno di riforme, denaro, commissioni di studio” … ma senza denari non si cantano messe e senza commissioni /riforme il quadro normativo resta incompleto e sfilacciato come è oggi.
  • L’economia: “rinnovato utilizzo della Cassa depositi e prestiti, per le piccole e medie imprese che non riescono ad accedere al credito” … praticamente una nuova IRI.
  • Lavoro: “uno strumento universale a sostegno di chi perde il posto di lavoro attraverso regole normative anche profondamente innovative” ed “attrarre investimenti in questo Paese”. Come parlare di aspirine per malati che richiedono l’antibiotico …
  • Pubblica Amministrazione: “trasparenza assoluta sulle spese della Pa”. «Ogni centesimo deve essere visibile da parte di tutti» … in un paese dove i quotidiani sono tappezzati da anni e decenni delle descrrizioni particolareggiate di malversazioni e scandali pubblici.
  • Fisco: “inviare a tutti i dipendenti pubblici e ai pensionati direttamente a casa, magari attraverso uno strumento di tecnologia, la dichiarazione dei redditi precompilata” … dopo di che firmare e pagare?
  • Giustizia: “a giugno metteremo all’attenzione del Parlamento un pacchetto organico di revisione della giustizia che non lasci fuori niente”. Dalla giustizia amministrativa – che “negli appalti pubblici lavorano più agli avvocati che i muratori, i Tar possono discettare di tutto e un provvedimento di un sindaco è comunque costantemente rimesso in discussione” – ai “tempi lunghissimi della giustizia civile”, alla giustizia penale, che spesso rischia “di arrivare troppo tardi e colpire male”. Vedremo … il problema era denunciato già dal buon Collodi nel romanzo Pinocchio …
  • Cittadinanza e Unioni Civili: “il contrario di integrazione è disintegrazione, un paese che non si integra non ha futuro”, ma di diritto al voto amministrativo per gli immigrati non se ne parla. “Sui diritti si fa lo sforzo di ascoltarsi, di trovare un compromesso anche quando questo non mi soddisfa del tutto” … tanto diversi ministri sono dichiaratamente contrari …
  • Cultura: “distretti tecnologici insieme a quelli culturali”, “un piano industriale specifico del lavoro che coinvolta proprio i settori culturali” … praticamente quello che serve alla Toscana (e all’Emilia) per rilanciare la propria macchina agroalimentare e manifatturiera e il proprio business turistico cultural-pop.

Di crash generazionale (e pensionistico) neanche a parlarne, di (mala)Sanità colabrodo idem, di rilancio industriale pure. Di infrastrutture (centrali, porti, aereoporti, ferrovie, reti, turismo e mobilità locale, rifiuti …) nessun cenno. Forse, in Emilia si son convinti che sia una questione  (business?) regionale tutta loro …

Intanto, il neoministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, avvisa: “intendo far incrociare il più possibile Expo e agroalimentare” … chissà se Padoan, Maroni, Pisapia e Camera di Commercio di Milano saranno d’accordo, visto che l’Expo 2015 viene finanziato dal MEF (48%), dagli Enti Locali (37%) e da Privati (15%) …

Non sembra un governo dalla gambe lunghe e non sarà una legislatura ‘tranquilla’, ma se Renzi dovesse riuscire a riformare davvero gli apparati e la giustizia prima del voto del 2015, salirebbero nettamente le sue chanches di vittoria in una contesa elettorale ‘vera’ e con ‘par conditio’.

Ma potrebbe davvero rivelarsi un disastro, se dovesse dimostrarsi l’ennesimo approdare al governo delle piccine liti e dei noti interessi di bottega della Sinistra italiana … abbandonando il Meridione ad una (si spera non incauta) riforma Stato-Regioni e – come con Prodi – martirizzando i ministeri ‘non amici’ come la Sanità, le Infrastrutture e gli Interni …

originale postato su demata

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