Angela Merkel chiede più rigore nell’Eurozona

21 Ott

Per chi si era illuso che un’Italia presentabile – in vece di quella ‘impresentabile’ di Silvio Berlusconi – ottenesse sconti e premi di ‘produzione’ dai banchieri e dai cittadini della Mitteleuropa, stanno per arrivare le prevedibili smentite.

Angela Merkel apre il negoziato tra Cdu-Csu (Popolari) e Spd (Socialdemocratici) chiedendo un ulteriore irrigidmento della politica tedesca verso il resto dell’Eurozona, secondo quanto anticipa il Der Spiegel.
Addirittura, il governo tedesco prossimo venturo si accingerebbe a chiedere una modifica del Trattati dell’Unione Europea per ottenere sanzioni ‘immediate’ per gli Stati poco virtuosi, tra cui anche qualche Land germanico.

Secondo alcuni osservatori i Socialdemocratici sarebbero pronti ad abbandonare le politiche ‘solidali’ – come gli Eurobonds) verso l’Europa latina (Francia, Italia, Spagna eccetera) pur di ottenere più finanziamenti per crescita, occupazione e welfare in Germania.

Secondo il Der Spiegel, il ministero delle Finanze tedesco – il quota Spd nel futuro governo – starebbe già elaborando le regole di controllo di gestione/bilancio da inserire nel Protocollo 14 dei Trattati europei.
Una mossa determinata anche e soprattutto da un ‘problema interno’ tedesco: l’attesa sentenza della Corte di Karlsruhe sulla costituzionalità del Fiscal Compact, che si prevede se non contraria, quanto meno poco affermativa. Una questione interna della Germani, dicevamo, con molti Land dell’originaria Repubblica Federale, che si sentono sempre più a disagio sotto il duopolio svevo-prussiano di Monaco e Berlino e che rivendicano la centralità della Deutsche Bank, come organo costituzionalmente preposto al controllo, che, da anni, ha assunto lo status di banca privata …

Follie germaniche in un’Europa incatenata dai suoi vizi ad un Euro che sembra più un indice di borsa o un rating d’agenzia, piuttosto che un elemento effettivamente unificante dei diversi sistemi finanziari.

Un rischio ulteriore per la stabilità degli Stati con sistemi di bilancio obsoleti (Francia, Italia e Spagna), se c’è da entrare nell’anno nuovo con il fiato dell’Eurozona sul collo, mentre il pericolo ‘default’ incombe come consueto su Barak Obama e gli Stati Uniti, la Francia di Hollande è – anche lei come l’Italia –  impantanata nelle riforme istituzionali e le monarchie del Mar del Nord (UK, Svezia, Danimarca e Norvegia) guardano ormai al trattato di libero commercio transatlantico, che andrà a creare un ‘sistema unico’ dal Messico alla Romania.

Un quadro di grande mutamento internazionale che vede nascere enormi aree di libero commercio, più o meno coincidenti con l’espansione di quel popolo (gli Han cinesi) o di quella ‘cultura’ (gli Europei cristianizzati o gli arabi/i turchi islamizzati) o da quel bacino post coloniale (Grande Columbia, Brasile, Maghreb, Repubbliche ex-sovietiche, eccetera).

Un panorama internazionale che ormai da anni vede l’Europa latina – abbarbicata alle proprie tradizioni, rivendicandole come ‘innovazioni’ –  perdere pian piano terreno, ritagliandosi un’immagine di partner velleitario e di cattivo pagatore.

D’altra parte come non pensarlo se c’è stato l’intero mondo politico e mediatico a crogiolarsi per oltre un anno, sulla possibilità di una Germania più comprensiva, allorchè Angela Merkel fosse stata rieletta?

originale postato su demata

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