Disoccupazione, insolvenza, sofferenza bancaria: tre facce di una sola medaglia

19 Giu

Fa rumore il numero dei disoccupati in aumento, ma alle cause dirette di questo incremento poco si fa attenzione: l’Abi e Banca d’Italia confermano che le imprese sono sempre più in ritardo nei pagamenti dei loro debiti e che le ‘sofferenze’ delle banche italiane non sono mai state così alte.

“Ad aprile, secondo il rapporto dell’ Associazione dei banchieri, le sofferenze lorde hanno superato i 133 miliardi, 2,3 in più rispetto a marzo (+22,3% annuo). L’Abi evidenzia come resti «elevata la rischiosità dei prestiti» che per altro continuano a calare in modo significativo.” (Corsera)

Da gennaio a marzo scorso, la quantità di imprese in ritardo di massimo due mesi sui pagamenti delle fatture è salita al 45,6% ed un altro 9,2% ha ritardi di pagamento superiori ai 60 giorni, solo il 45,2% paga le fatture entro i tempi stabiliti.

Secondo i dati dell’Osservatorio Cerved, i maggiori ritardi nel pagare, si riscontrano in Calabria (17,6%), Sicilia (16,1%), Campania (14,7%), Molise (13,3%), Toscana (12,9%) e Lazio (12,6%), regioni dove è lunga la lista delle imprese individuali collegate ai settori edile, logistico, agroalimentare.
I dati sono molto migliori, viceversa, in Veneto (4,4%), che ha molto investito sul’esportazione proprio grazie ad investimenti mirati e mentalità adeguate negli stessi settori.

Il Veneto è ad un tiro di schioppo dalla Svizzera, dalla Baviera, dai valichi sloveni e dall’enorme porto di Pola, dirà qualcuno.
Ma è anche vero che Campania, Calabria e Sicilia avrebbero potuto/dovuto avere porti ed aereoporti tali da poter adeguatamente competere sui mercati mondiali, come anche che le mafie che depauperano i territori (r)esistono perchè possono riciclare il ‘mal tolto’ altrove ed incrementando il loro potere altrove, con buoni affari di ritorno.
Ed è anche vero che Lazio e Toscana non dovrebbero avere motivi per cavarsela così male, visto che sono le due regioni che maggiormente hanno influenzato la partitocrazia italiana e che molto meglio avrebbero potuto capitalizzare tale vantaggio storico.

Quali vie d’uscita?

Qui non si tratta di risollevare l’occupazione sindacalizzata dei dipendenti delle fabbriche o delle grandi aziende, come invoca la CGIL. Il problema è nell’esigenza di riconvertire professionalmente un’enorme massa di italiani che ha conseguito, a suo tempo, un diploma tecnico se va bene, poco più della terza media se va male, con un tot di persone che non sono andate molto oltre la quinta elementare.

Un macrocosmo di professionalità molto limitate (basti vedere come casca a pezzi il Paese) e di personaggi genialoidi, che finora ha vissuto delle briciole (lavoretti, contratti a tempo, convenzioni) al tavolo degli appalti, dei servizi esternalizzati, delle infrastrutture incompiute, del welfare che non c’è.
Imprese inconsistenti, come quella rappresentata dal ‘manovale Preiti’, come abbiamo scoperto dopo l’attentato a Monte Citorio. Aziende fantasma e fabbrichette schiaviste, come quelle che ogni tanto rimbalzano sulle cronache del profondo Sud, del profondo Centro e del profondo Nord.

Ma anche una certa quantità di imprese sane, dove la ‘gavetta’, l’esperienza e l’ingegno compensano adeguatamente gli studi frammentari od incompleti. Il volano …
E se abbiamo imprese che abbisognano di commesse, perchè ancora esitiamo ad attirare investitori stranieri con leggi, concessioni e sistemi tributari adeguati?

Se abbiamo tanti disoccupati, ma abbiamo anche un dissesto idrogeologico ed un sistema stradale che necessitano di manutenzioni ed interventi urgenti, perchè perpetuare un costoso sistema di sussidi, specie la CIG, che allo stato attuale servono solo a mantenere improduttivi i lavoratori in esubero?

Quanto alle mafie, esse rappresentano sia un serio problema di di sicurezza interna, ma anche un consistente buco nella leva fiscale, mentre siamo con le strade piene di ragazze arrivate da chissà dove ed in Italia si consumano più droghe che in Olanda. Ma allora ma rifiutiamo ‘a prescindere’ l’idea di introdurre un sistema normativo che legalizzi almeno parte delle droghe e la prostituzione, ovvero un giro d’affari di decine di miliardi di euro da fiscalizzare,  migliorando notevolmente il controllo del territorio e la legalità generale?

originale postato su demata

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