Alemanno, cinque anni a Roma

7 Giu

Si va al ballottaggio per la poltrona di Sindaco di Roma Capitale, il ‘pretendente’ Ignazio Marino promette di tutto di più, mentre il candidato ‘uscente’ Gianni Alemanno poco aggiunge al ‘non c’è una lira’ di questi ultimi cinque anni.

E’ vero che Walter Veltroni aveva lasciato una situazione finanziaria sa svenarsi, ma troppo poco è stato fatto, mentre gli scandali travolgevano il centrodestra capitolino, alla Regione come al Comune.
Inoltre, sul tema sicurezza, Roma è ormai nelle mani degli esagitati di Campo dei Fiori, dei graffitari indelebili dovunque, degli okkupanti e degli antagonisti semi-professionali, degli ultrà dello stadio più attenzionato d’Europa, di organizzazioni criminali d’importazione che sparano e uccidono, di qualche squadretta ‘nera’ che pesta qua e là (link).
Andando ai ‘famigerati’ Rom ed accampati vari, i manifesti elettorali di Gianni Alemanno ‘vantano’ un migliaio di sgomberi in totale, uno al giorno sembrerebbe, che è davvero poca cosa. Sgomberi e controlli ai quali non si sa se seguano interventi dei servizi sociali e ricollocazioni, tra l’altro. Probabilmente no, visto come è andata per Sanità e Welfare in Regione Lazio ed a cascata in città.

Flop totale, caro signor Sindaco?

Eppure, anche senza il presenzialismo del buon Veltroni, c’erano da rivendicare le strade che riprendevano ad essere tali, anche se rattoppate in economia. La Crisi che ha colpito limitatamente Roma, anche per le resistenze della Giunta Alemanno a raschiare risorse privata tramite l’IMU. Il completamento di un tunnel e di una metropolitana, che hanno ridotto notevolmente il traffico su Roma Nord.
La resistenza opposta a chi voleva e vorrà destinare ad alloggi popolari le sterminate periferie invendute che i palazzinari hanno realizzato grazie al Piano Regolatore di Morassut e Veltroni. Il bilancio del Comune che è meno disastrato di prima, mica poco.

Qualcosa da ‘vendere’ in campagna elettorale c’era. Come si poteva portare aria nuova nella lista elettorale.

Purtroppo, la Roma caput mundi cui fa riferimento Gianni Alemanno – quella delle rendite, delle deroghe, della bona fidae e dei sussidi – non è la stessa Roma Capitale (modernista, tecnica, esecutiva, imprenditoriale) – che voterebbe un sindaco laico di centrodestra, alla Chirac per intenderci.

Una Roma che ben sa che la giunta Veltroni lasciò un debito lordo di 22,4 miliardi di euro, a fronte di crediti reali di 5,7 miliardi di euro, che rappresenta il più clamoroso e grave dissesto finanziario nella storia della amministrazione pubblica italiana.
E che non comprende perchè la campagna elettorale – a sinistra come a destra – non si sia ispirata al risanamento finora ottenuto e da continuarsi. Forse per i 4.500 ‘parenti’ assunti in ATAC di cui si vocifera in città? O di quegli altri, tanti, di cui si è già vociferato, in questi anni, per le tante aziende in cui il Comune è coinvolto?

La somma degli astenuti e la loro distribuzione nei quartieri di Roma ci darà la misura  – probabilmente la parte più produttiva ed informata – di questo popolo romano insoddisfatto.

Leggi anche La maxiofferta elettorale di Ignazio Marino

originale postato su demata

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