La maxiofferta elettorale di Ignazio Marino

6 Giu

Arriva il ballottaggio per l’elezione del sindaco di Roma Capitale: Ignazio Marino, Gianni Alemanno o nessuno dei due? A vedere il primo turno, è inequivocabile che la fiducia dei romani nei candidati proposti sia ai minimi storici, ma non è detto che il tonfo non possa essere ‘migliorato’.

Infatti, la campagna di Gianni Alemanno è tutta incentrata sul suo immobilismo che non ha provocato disastri e l’ha tenuto fuori da tanti scandali e latrocini romani, ma forse non abbastanza per far fronte ad un candidato come Ignazio Marino, che “non è di Roma, che non sa nulla della città, che non ne consoce la vita, che non ne conosce i problemi” e che “parla tanto di merito, ma ha avuto incidenti anche gravi nell’amministrare piccole realtà di decine di dipendenti, ad esempio il Centro Trapianti della Sicilia. E’ stato, come sanno tutti, licenziato dall’Università di Pittsburgh per sovrapposizioni di numeri che lo hanno messo in cattiva luce.”

Un immobilismo, quello di Alemanno, che tiene realisticamente in conto sia la recessione corrente e la crisi generale, ovvero la carenza di fondi, e che non ha ceduto davanti alle spinte ‘alla spesa pubblica’ dei palazzinari e delle borgate romane.

Un attivismo, quello viceversa di Ignazio Marino che sta promettendo di tutto e di più, senza spiegare da dove prenderà i soldi e, soprattutto, come farà Roma a sostenere una tale spesa a regime.

Ad esempio, mentre le strade sono da rifare e mentre c’è da dismettere parte dell’edilizia pubblica, si promettono agli elettori romani:

  1. Parchi giochi e aree pedonali nei quartieri, a partire da quelli in periferia, per favorire le attività ludiche, ricreative e sportive a contatto con la natura.
  2. Rafforzare la rete dei servizi pubblici nei quartieri, con interventi di formazione, incentivo e supporto alle necessità economiche, sociali e culturali delle famiglie.
  3. Piano straordinario di edilizia scolastica per rinnovare e aumentare le strutture esistenti, con l’obiettivo di abbattere le liste di attesa in tre anni.
  4. Piena messa in sicurezza, manutenzione ordinaria e straordinaria delle scuole, riqualificazione degli edifici, programma speciale di costruzione di nuovi edifici ecosostenibili.
  5. Assicurare un’adeguata distribuzione degli asili nei quartieri, scuole aperte al pomeriggio e nei mesi estivi.
  6. Case del Welfare e del benessere diffuse in tutti i quartieri, con servizi meglio tarati sui bisogni reali delle persone, molto spesso disabili, con disagio psichico, anziani.
  7. Sostenere le famiglie numerose e le famiglie che si fanno carico di una persona anziana.  Sviluppo di un mercato dei servizi di prossimità per l’accudimento non sanitario degli anziani, con servizi mirati ai diversi bisogni delle fasi della vita.

Proposte che, oltre ad avere un costo, suonano come ‘nuove tasse o tributi e ticket maggiorati’. Ad esempio, il “bollino di qualità per negozi, bar e ristoranti a misura di bambino e di passeggino”,  il “registro pubblico degli assistenti familiari (badanti)”, il “nuovo sistema di agevolazioni tariffarie per l’accesso ai servizi d’infanzia”.

Un vero e proprio salasso a cu si aggiungono proposte del tutto aleatorie, come “costruire una città che permette di conciliare i tempi e gli spazi familiari con ritmi del lavoro”, “costituire una task force di studio e supporto ai problemi sociali connessi all’età dello sviluppo adolescenziale”, “rafforzare l’offerta formativa immaginando la città come un immenso laboratorio didattico all’aperto”,   “creazione del Centro di Cultura del Mediterraneo”.

Per non parlare delle promesse elettorali sulle quali un Sindaco non ha competenza particolare, ma la hanno la Regione e/o lo Stato come:

  1. Collaborazione tra i servizi socio-sanitari presenti sul territorio e gli istituti scolastici per migliorare l’integrazione dei casi di disabilità, il supporto psicologico, l’educazione al rispetto del proprio corpo e sessuale, la prevenzione di fenomeni di bullismo.
  2. Rilanciare l’azione dell’Azienda Speciale FARMACAP, che con la sua rete di farmacie comunali costituisce un presidio nei territori più periferici. Coinvolgere le parocchie nel sostegno ai più deboli e ai più poveri. Sostenere persone e famiglie a rischio povertà e che vivono in strada.
  3. Ricostruire la rete dei poliambulatori pubblici e dei servizi domiciliari, stimolando le ASL, d’intesa con la Regione, a investire sul territorio in termini di strutture e risorse umane.
  4. Riconoscimento delle competenze specifiche dei profili professionali dei medici e maggiore trasparenza dell’organizzazione dei servizi a garanzia della qualità e della sicurezza.

 O, peggio, di quelle che suonano come ‘nuove cementificazioni e speculazioni edilizie’, se Ignazio Marino promette che il Comune di Roma, “pur non avendo risorse economiche da mettere in campo, ha la possibilità, con l’uso sapiente del patrimonio pubblico, di governare la strategia di rigenerazione. Chiameremo gli imprenditori ad aiutarci a perseguire un modello di sviluppo nuovo per Roma ma in atto da anni in molte città europee, concentrando le occasioni di lavoro e di impresa nella trasformazione urbana dell’esistente.”

Ad esempio per “realizzare uno sviluppo urbano a maggiore concentrazione di funzioni e di edificato in alcune aree strategiche”, per i “circa 15.000 gli ettari di città che devono essere riqualificati, tra le aree da ristrutturare già individuate dal PRG, i quartieri dell’edilizia residenziale pubblica e gli immobili del demanio statale e militare”.
Per un “programma graduale e progressivo di pedonalizzazione e sistemazione degli spazi pubblici”, prevedendo “una quota di alloggi sociali in tutti gli interventi di trasformazione urbana e di riuso in aree interne al centro storico” e “realizzare circa 3.000 alloggi sociali, destinati a individui e nuclei familiari svantaggiati che non sono in grado di accedere alla locazione in libero mercato”.
Per la  “valutazione di qualsiasi nuovo impianto sportivo sia di proprietà pubblica che di proprietà privata all’interno delle scelte strategiche di sviluppo della città” e la “messa in sicurezza e riqualificazione degli impianti sportivi esistenti”.

“Un’azione complessiva nella città finalizzata all’efficientamento energetico-climatico degli edifici anche per rilanciare il settore dell’edilizia e quindi l’occupazione” … più chiaro di così.

Come è chiaro, a fronte del convulso traffico romano e della lentezza dei sistemi di trasporto pubblico, che sarà improbabile:

  1. ridurre le distanze esistenti tra i quartieri, a partire da qualità e disponibilità dei servizi di base: offerta scolastica, qualità degli spazi pubblici, luoghi di aggregazione sociale, culturale e sportiva, spazi verdi, collegamenti veloci con il centro,
  2. individuare insieme agli abitanti di ogni quartiere una strada da trasformare e riprogettare in modo da far tornare la vita in strada, come centri commerciali naturali ed un immobile pubblico da destinare a spazi per il lavoro condiviso per i giovani del quartiere,
  3. far diventare le 40 biblioteche di Roma Capitale un presidio non solo culturale ma anche sociale,
  4. rimuovere ogni barriera per rendere accessibile ai pedoni, alle mamme con il passeggino, ai disabili e soprattutto alla popolazione anziana, la fruizione dello spazio pubblico e per favorire lo spostamento a piedi dei bambini nel tragitto casa-scuola.

Quanto alla sicurezza e alla legalità, tasto dolente di una metropoli insicura, potrebbe non bastare la “riorganizzare la distribuzione territoriale delle forze di polizia”, il “maggiore coinvolgimento delle associazioni di territorio”, la “estensione della rete di illuminazione pubblica e di incremento dei punti luce”.

Ci fermiamo qui, ma ad andare sul sito di Ignazio Marino (link) di promesse se ne trovano a bizeffe e non rappresentano affatto ‘un nuovo che avanza’, ma, piuttosto, manca solo di trovarsi davanti un Achille Lauro redivivo.

Le migliori in assoluto?

“Metteremo in rete le sedute del consiglio comunale. Così tutti i cittadini potranno ascoltare le discussioni che avvengono all’interno del consiglio”.
“Apriremo anche un ufficio trasparenza, dove i conti del Comune saranno spiegati con la stessa semplicità con cui la signora Maria o il signor Giovanni fanno i conti a casa propria alla fine del mese. Ognuno saprà come viene speso ogni singolo euro delle proprie tasse”.
“Sistemare tutti i marciapiedi come luogo per l’attività fisica di base: camminare. Punire la sosta delle macchine e dei motorini sui marciapiedi, verniciare le strisce pedonali.”

Intanto, mentre Marino lancia un appello agli elettori del M5S, Roberto Fico – già candidato a sindaco di Napoli – annuncia, lavandosene le mani, che ‘per il ballottaggio di Roma non diamo indicazioni di voto’. Eppure, ce ne era in abbondanza per attirare le ire di Beppe Grillo, specialmente dopo che un candidato M5S ‘de sinistra’, Marcello De Vito, aveva perso 305.705 (-66,1%) dei voti ottenuti alle Politiche …

Leggi anche Alemanno, cinque anni a Roma

originale postato su demata

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