Flop democratico

12 Mar

Forse, nel Partito Democratico non si stanno rendendo conto della figuraccia che stanno facendo con gli italiani.
Ad esempio, rincorrendo il Movimento Cinque Stelle che in campagna elettorale aveva dato a Bersani del ‘morto che cammina’. O quell’altra del revanchismo antiberlusconiano – “sbianchiamo il giaguaro” – senza tener conto che le riforme, senza coivolgere l’opposizione, non si chiamano riforme.

Oppure, ancora, quella di Giorgio Napolitano – fino a sette anni fa ex-comunista e fondatore del Partito Democratico – che, con tutta la scelta che avrebbe, insiste per un governo Bersani, imposto dall’oligarchia dominante, ma che neanche la base del suo (ex) partito vorrebbe più.

Ma non solo.
C’è un’anima democristiana ed un’anima postcomunista, che palesemente condividono un solo interesse: spendere soldi pubblici in nome del populismo e del finanziamento della fabbrica del consenso.

C’è Rosy Bindi – candidata presidenziale unofficial – che racconta di ‘aver salvato la sanità italiana’, eppure il disastro è sotto gli occhi di tutti. Come ci sono i Fioroni ed i Franceschini, strenui difensori di province inutili, microcomuni da strapaese, comunità montane a livello del mare.
Per non parlare dei Fassina, dei Damiano e degli Epifani, che se fosse per loro saremmo già in bancarotta, alla ricerca di un’equità che somiglia tanto al comunismo.

Ci sono le resistenze – grandi resistenze – a dismettere l’enorme patrimonio immobiliare del Partito Democratico, il sostanziale rifiuto a tagliare i finanziamenti ai partiti e le reti RAI, l’aleatorietà degli ‘Otto Punti’ di governo proposti da Bersani, l’incapacità di invertire una strategia centenaria che porta lavoro al Nord e degrado al Sud, la ‘difficoltà intrinseca’ a legiferare sul conflitto di interessi ed a morigerare le aziende e gli enti a partecipazione pubblica.

Prendere il 30% dei voti non era difficile, cavalcando crisi economica e morale del Paese, ma ci sono riusciti anche il M5S ed il PdL.
Il Movimento Cinque Stelle ha promesso ai suoi elettori di restare fuori dagli schieramenti e questo sta facendo. Il PdL aveva promesso governabilità e si rende disponibile ad un governissimo. Il PD aveva promesso di vincere le elezioni e non c’è riuscito: adesso, però, gli tocca di stare in un governo ‘condominiale’ e recalcitra.

Chi si ntende di politica sa bene che – al di là della retorica e della massmediologia – sono queste le ‘percezioni’ che influenzano la grande parte dell’elettorato.
Lo sanno bene anche coloro che ‘governano i mercati’: saranno stati i contorsionismi di Bersani e l’opaca fine del mandato di Giorgio Napolitano ad indurre le agenzie di rating a declassare l’Italia?
Probabilmente si.

originale postato su demata

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