Il PD ed il governo a punti

7 Mar

Fino a poco tempo fa, il Partito Democratico era l’alfiere dei governi fondati su un programma e delle elezioni in cui si confrontano programmi. Poi, abbiamo visto prima l’appiattirsi su un’agenda, quella di Mario Monti, e, dopo, abbiamo assistito alle Primarie con un ‘programma d’intenti’ buono per tutte le stagioni con candidati ‘tutti uguali tutti diversi’.
Infine, dinanzi alla più disastrosa vittoria (elettorale) dopo Pirro, arrivano gli ‘Otto Punti’ di Pierluigi Bersani approvati da un Partito Democratico alla GoettesVerdamnerung e proposti a Giorgio Napolitano, al Presidente della Repubblica, mica agli altri partiti con cui si dovrebbe governare.

Il ridicolo è risibile ‘di per se’ e si commenta da solo. Peccato solo per i tanti elettori ‘democratici’ che al momento si staranno chiedendo ‘dove sono, cosa sono’.

I punti di Bersani? Un cesto di broccoli, ravanelli, mele, caciotte, pane e chi più ne ha più ne metta … manca solo la frittata di maccheroni.

foto da http://www.controlacrisi.org

1) Fuori dalla gabbia dell’austerità.
Un bello slogan che suona come farsi “protagonista attivo di una correzione delle politiche europee di stabilità”. Tutto qui?

2)  Misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro.
Consistono in un rilevante, costoso e dispersivo numero di iniziative, per altro, in alcuni casi controverse. Parliamo di cose diversissime come pagamenti della PA alle imprese con emissione di titoli del tesoro dedicati, rafforzamento degli sportelli sociali e piccole opere nelle scuole e nelle strutture sanitarie, banda larga e sviluppo dell’ICT, riduzione del costo del lavoro, compenso/reddito minimo, riduzione dell’IMU,  misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale, blocco dei condoni e rivisitazione delle procedure di Equitalia.

3) Riforma della politica e della vita pubblica.
Peggio che andar di notte, dato che il primo quesito che va a porsi l’elettore è perchè queste riforme il PD non le abbia fatte 18 anni fa quando candidò Romano Prodi e vinse le elezioni.
Dimezzamento dei Parlamentari e revisione degli emolumenti, cancellazione delle Province, riduzione delle società pubbliche e miste pubblico-private, revisione dei compensi per doppie funzioni e incarichi professionali, democrazia interna dei partiti, legge elettorale con doppio turno e ballottaggio.

4) Voltare pagina sulla giustizia e sull’equità.
Qui siamo all’incredibile: si parla di revisione della prescrizione, senza tenere conto dell’enorme abuso dato delle sentenze emesse ‘in contumacia’ e dai processi che durino più di 3-5 anni. Quanto al resto, molte parole, come norme efficaci sul falso in bilancio, sul voto di scambio e sul voto di scambio mafioso, sulla corruzione, sulla , sul reato di autoriciclaggio, sulle frodi fiscali.  Il tutto, ripetiamolo, senza cambiare la procedura processuale, quella delle notifiche e della produzione di prove, quella inerente la motivazione della sentenza che permarrebbe nel ‘giusto convincimento’ del magistrato di turno.

5) Legge sui conflitti di interesse, sull’incandidabilità, l’ineleggibilità e sui doppi incarichi.
Per sapere in cosa consista questa proposta è necessario immaginare quale possa essere la  falsariga del progetto approvato dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera nella XV Legislatura che fa largamente riferimento alla proposta Elia-Onida-Cheli-Bassanini. Se volevano trasparenza su un problema così cruciale, prendiamo atto che sono andati dal lato opposto.

6) Economia verde e sviluppo sostenibile.
Anche qui se non siamo all ebelle parole, ci ritroviamo nell’impossibile o nell’incredibile. Vada per l’estensione del 55% per le ristrutturazioni edilizie a fini di efficienza energetica od i piani bonifiche e per  lo sviluppo delle smart grid. Già esitiamo a leggere di un programma pubblico-privato per la riqualificazione del costruito e norme a favore del recupero delle aree dismesse e degradate e contro il consumo del suolo, che significa innanzitutto ‘soldi per Roma Capitale’ sovraffollata di case popolari mal costruite, edifici pubblici da dismettere, enormi aree verdi tra le case.
Peggio ancora a leggere di un’eufemistica rivisitazione e ottimizzazione del ciclo rifiuti (da costo a risorsa economica), che sappiamo essere largamente in mano ad organizzazioni criminali ed aziende ex-municiplaizzate spesso in prima fila per gli scandali.

7) Prime norme sui diritti.
Qui siamo alle ovvietà ed ai quattro spiccioli, come lo jus soli, le unioni civili di coppie omosessuali, una legge contro il femminicidio. Tutto qui?

8) Istruzione e ricerca.
E dopo le ovvietà (quando si parla di diritti sono d’ordinanza) arriviamo al “trito e ritrito” che ci raccontano almeno dal 1969, sempre le stesse promesse mai attuate: contrasto all’abbandono scolastico e potenziamento del diritto allo studio, adeguamento e messa in sicurezza delle strutture scolastiche, piano per esaurimento graduatorie dei precari della scuola e reclutamento dei ricercatori.

E’ chiaro a tutti perchè Mario Monti non ha voluto ‘correre’ come ministro dell’Economia del candidato Bersani, perchè il Movimento Cinque Stelle rifugge da qualunque accordo od inciucio e … perchè l’Italia è ferma da un Ventennio.

Il Partito Democratico si presenta oggi con le stesse proposte di ieri e dell’altro ieri. Leggi che, quando era al governo, si è ben guardato dal legiferare.

originale postato su demata

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