Le certezze nei sondaggi

8 Feb

Arrivati all’ultimo sondaggio, scopriamo ‘solo ora’ due rischi piuttosto gravi che si profilano all’orizzonte: il pareggio al Senato e l’espansione del M5S. Infatti, secondo i dati pubblicati dal Corriere delal Sera elaborati da Mannheimer, il Centrosinistra sarebbe al 37%, il Centrodestra al 30%, i Montiani al 13%, M5S al 14%, Ingroia e Di Pietro al 4%, Oscar Giannino oltre il 4% in alcune regioni. Numeri simili, con una maggiore rimonta di Berlusconi, li leggiamo altrove.

Purtroppo, al Senato l’unica maggioranza ‘sicura’ con il Porcellum sia nella combinazione Centro più Centrodestra, lo sapevamo da anni. E, purtroppo, è esclusiva responsabilità del Partito Democratico che si stia andando a votare con questa legge, dato che qualunque altra avrebbe drasticamente ridotto il peso elettorale (ed il numero di onorevoli) di certe zone appenniniche e sub appenniniche.
Domani, con quello che raccontano i sondaggi, non ci resta che attendere accordi di ‘bassa macelleria’ tra PD e M5S od RC.

L’altro rischio è che, di questo passo, il Partito Democratico più Rivoluzione Civile più M5S arrivino al 55% dei consensi – od almeno al 45% – e che, con Monti non coalizzato con il PdL, è già certo che più di un terzo degli eletti saranno di estrema sinistra.

Dunque, aspettiamoci un Parlamento ed un Governo ben più controversi e traballanti dei due passaggi di Romano Prodi come primo ministro di maggioranze eterocomposite.

Inutile, persino, commentare – nel caso al Senato saranno necessarie alleanze con M5S e Rivoluzione Civile – quale potrà essere il ruolo di Monti, Fini e Casini in una maggioranza così composta: saranno presi nella morsa del Senato trasformato in una trincea e della Camera ‘okkupata’ da almeno un centinaio di attivisti, regolarmente eletti.

Dunque, se il ritorno di Silvio Berlusconi al governo turba i mercati ed il bon ton internazionale – oltre a rappresentarsi un anacronismo fattuale – la vittoria di Bersani rischia di trasformarsi nel peggiore incubo per i signori che tirano i cordoni della finanza e della politica che conta.

E non c’è bisogno dei sondaggi per sapere che, questa volta, proprio se vincessero le elezioni, gli ex ‘compagni delle Botteghe Oscure’ giocheranno la loro ultima partita agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, che non ha dimenticato i drammatici flop dei due Governi Prodi, la ‘sommossa elettorale’ – alle amministrative, dei cittadini esasperati dalle tasse e dagli sprechi – che costrinse D’Alema a dimettersi, la ‘del tutto errata’ riforma delle pensioni o la riforma del Titolo V della Costituzione del ‘patrimonialista’ Giuliano Amato, la malasanità colabrodo istituzionalizzata da Rosy Bindi.

E, all’epoca, c’erano ‘solo’ Ferrero, Visco, Bertinotti e Damiano a volere che i ‘ricchi piangano’. Figuriamoci domani. E figuriamoci cosa sarebbero le future elezioni e che ira popolare si dovrà affrontare, se accadesse – come si prefigura – una volatilizzazione del M5S, con i suoi eletti cooptati dai grandi apparati partitici nazionali.

Non serve attendere l’apertura delle urne, per prevedere che in un alleanza Monti-Bersani ‘la barca tirerà pesantemente a sinistra’. Leggiamoli bene i sondaggi, dando attenzione al quadro generale e non solo ai filacci degli inciuci possibili. Tra un mese avremo un parlamento composto per oltre la metà da eletti vogliono ridurre le tasse e non attuare politiche liberiste come Lega, PD, SEL, M5S, Rivoluzione Civile, Autonomie Meridionali, parte del PdL.

Ma questo, a meno che Mario Monti non si fosse messo in disparte o schierato con il Centrodestra, lo sapevamo già dall’anno scorso. Come sappiamo già che l’unica governabilità possibile è in una Grosse Ammucchiata simil-germanica, ma Mario Monti non sembra affatto avere nè la tempra nè il talento per realizzare questo goal. Quanti indecisi sarebbero attratti da un asse PdL-Montiani?

Mala tempora currunt.

originale postato su demata

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