Europei indebitati fino al collo

14 Dic

Alla fine del 2010, secondo Bankitalia, il 50% delle famiglie italiane deteneva il 9,4% della ricchezza totale, che considera sia i redditi sia le proprietà, mentre al 10% andava il 45,9% della ricchezza complessiva. Praticamente, come negli USA dove il 20% dei cittadini controlla l’84% della ricchezza, un altro 20% ne controlla l’11%, ed il rimanente 60% controlla il 4.03%.

Una società sbilanciata, la nostra italiana. Peccato che, sotto questo punto di vista, nè Monti nè i nostri partiti auspicano o chiedono agli italiani di ‘mettersi sulla strada giusta’, nè lo fanno i nostri partner europei, che tanto afflato hanno se si tratta di tassarci e castigarci.
Sarà forse che siamo ben accompagnati dalle sobrie (e social) democrazie mitteleuropee, evidentementeben più contraddittorie di quanto vogliano apparire?

Andando al reddito medio, prendiamo atto che secondo Credit Suisse, quello italiano superava, nel 2011, i 200.000 euro pro capite anni, che sarebbero drasticamente inferiori, se si considerasse che le proprietà, per i ceti medio bassi, in realtà sono ventennalmente nominali, con un depauperante mutuo da pagare.
Non a caso, Bankitalia correttamente segnala, in questi giorni, che alla fine 2011 le passività finanziarie delle famiglie italiane erano pari a 900 miliardi di euro, di cui circa 380 miliardi (il 42%) erano rappresentati dai mutui per l’acquisto dell’abitazione.

In poche parole, il 7% circa della ricchezza ‘ufficiale’ degli italiani è in realtà un debito con tanto di ipoteca e, secondo tanti esterofili nostrani, saremmo un tantinello da ridimensionare.

O forse no, dato che sempre Bankitalia ci considera «relativamente poco indebitati», con un ammontare dei debiti pari al 71% del reddito disponibile, visto che i sobri francesi e tedeschi sono al 100%, mentre i consumisti statunitensi e giapponesi arrivano al 125%, per non parlare dei canadesi e dei britannici, i cui ‘pagherò’ raggiungono il 165% della ricchezza effettiva.

Ovvio è naturale che qualcuno possa chiedersi perchè l’Italia è in ginocchio – ufficialmente dissanguata dal debito e messa in quarantena con Grecia e Spagna – mentre, a conti fatti, inglesi e francesi stanno messi molto peggio di noi, con debiti complessivi delle famiglie ben superiori al nostro intero debito pubblico?

Come funziona il sistema di bilancio europeo, che il nostro Parlamento sta incautamente inserendo come vincolo di bilancio costituzionale, dopo aver aderito al Fiscal Compact?

Sembrerebbe, ma ci sbagliamo di sicuro, che i debiti dei privati vessati dal vizio, dal lusso o dalla miseria siano quasi un beneficio per una nazione, mentre, se il debito è pubblico (a prescindere se sia spreco, investimento od intervento sociale) è una dannazione anche per chi nascerà domani?

E’ questa l’Europa che dovremmo imitare?

originale postato su demata

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Una Risposta to “Europei indebitati fino al collo”

  1. Maurizio dicembre 14, 2012 a 5:12 pm #

    Io dico di no, ma io conto 1. Io non sono un amante del debito privato, né mio né degli altri. E nemmeno del debito pubblico a dirla tutta. Ma ció non toglie che la faccenda del debito pubblico è una colossale menzogna. State attenti che la cosa è sottile. Tutto sta nel fare il salto logico e porre l’uguaglianza “debito pubblico = debito privato”. A questo punto tutto si puó dire e fare. Si inizia col dire dire (Mario Deaglio a piú riprese sulla Stampa) che gli Stati DEVONO pagare i loro debiti. E poi che li devono pagare ai COSTI DI MERCATO (le banche e il sistema finanziario che vuole guadagnarci e comunque non perdere) e che NON devono contrarre di NUOVI DEBITI (i politici austeri). Mi pare che sia tutta qui l’austerità dei tempi attuali: devi pagare, il prezzo lo decide il mercato e non devi fare nuovi debiti. Ora perchè “salto logico”? Semplicemente il transfer avviene omettendo una cosa fondamentale: lo Stato puó battere moneta. Il privato no. Tutto qui? Si, tutto qui. SE uno capisce questo semplice concetto ALLORA ha fatto giá il 60% del lavoro. Pensateci sopra. Pensate a quante cose “ovvie” diventano un po’ meno ovvie.

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