Apple, ma quanto ci costa?

11 Dic

Mentre la Francia e l’Italia si affannano nel tentativo di imporre tasse e tributi a Google e Amazon, dagli USA arriva uno studio di Reuters che punta l’indice verso la Apple, produttrice dei costosissimi Ipod e Ipad.

Infatti, sono molti anni che il reddito degli americani ( edegli europei) è risucchiato da spese spesso poco sostenibili e non particolarmente necessarie per computer, tablet e telefonini. Una spesa che incide notevolmente sulla disponibilità di reddito per altre esigenze o consumi.

Secondo Reuters, la spesa media della famiglia statunitense per prodotti Apple nel 2011 è stata di 444 dollari e prevede che, se Apple introdurrà la nuova HDTV,  entro il 2015, la spesa familiare che finisce nelle casse dell’azienda di Cupertino potrebbe superare gli 850 dollari all’anno.
Una sorta di rata fissa, se consideriamo che, la vita media di questi apparecchi è di 3-4 anni, che il ricambio avviene ogni circa due, che con l’iPad e l’iPhone si scaricano brani musicali a pagamento da iTunes.

Secondo un sondaggio dell’italiano Ipsos un quarto degli intervistati è pronto a tagliare altre spese pur di potersi permettere un Ipad.

La problematica si aggrava se consideriamo che Apple si contende il mercato globale di smartphone, tablet e pc con la Samsung, che la supera nelle vendite (66,1 milioni di “smart device” venduti nel terzo trimestre del 2012 contro ‘soli’ 45,8 milioni di apparecchi venduti da Apple). Infatti, il prezzo medio di vendita di Apple per i suoi prodotti è di 310 dollari superiore a quello di Samsung.

Cosa offra Apple più di Samsung, Nokia e altri non è chiaro, dato che l’appeal dell’Ipod ed Ipad è dato da categorie merceologiche piuttosto effimere come ‘creativo’ o ‘nuovo’. Inoltre, nella sostanza, la marcia in più dei due device è la quantità di software messo a disposizione, che spesso trova equivalenti nei sistemi Android e Windows utilizzati dai concorrenti, con la sola differenza che vanno cercati on line e scaricati. Anche nella durevolezza, gli apparecchi della casa di Cupertino non si dimostrano particolarmente più longevi di quelli Samsung.

Ma c’è dell’altro.

Il 24 gennaio scorso Apple ha annunciato 13 miliardi di dollari di profitt nel trimestre ottobre-dicembre 2011, praticamente il PIL di un piccolo stato europeo, con ricavi annuali superiori ai  46 miliardi di dollari di ricavi.

Più o meno contemporaneamente, Charles Duhigg e David Barboza per il l New York Times  raccontano le condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi che producono hardware per Apple, tra cui il caso dei numerosi suicidi alla Foxconn, una delle principali ditte fornitrici, all’inizio del 2010. Numerosi suicidi (decine, centinaia?) che fanno notizia in una una delle più grandi aziende di tutta la Cina, con circa 1,2 milioni di dipendenti e fabbriche in tutto il paese, che produce o assembla circa il 40 per cento di tutta l’elettronica di consumo del mondo.

 All’inizio del 2010, almeno 137 operai di una fabbrica di proprietà della Wintek (ancora oggi tra le maggiori fornitrici di Apple) rimasero intossicati dal n-esano, che causa danni al sistema nervoso, e che gli veniva fatto usare per pulire gli schermi degli iPhone in costruzione perché evaporava tre volte più velocemente dell’alcool.

Nel 2011, a Chengdu e a Shanghai, si sono verificate esplosioni in due fabbriche che producono gli iPad con 4 morti e 77 feriti, la causa fu l’alta concentrazione nell’aria di polvere di alluminio, un problema facilmente risolvibile con un adeguato impianto di ventilazione. Un gruppo di difesa dei diritti dei lavoratori aveva avvertito Apple dei pericoli all’interno della fabbrica, senza ricevere risposta.

Nella fabbrica di Chengdu sono impiegate circa 120.000 persone, con turni che coprono tutte le 24 ore del giorno. Il New York Times racconta anche che a Chengdu – dove bastava un impianto di areazione per evitare il disastro – alle pareti si leggono scritte come “Lavora duro al tuo impiego oggi oppure lavora duro per trovartene un altro domani”. La Foxconn, a Chengdu, fornisce anche appartamenti in condizioni di serio sovraffollamento a circa 70.000 dipendenti.

Nell’articolo del New York Times si racconta che negli stabilimenti cinesi, che forniscono Aplle e non solo, i turni di lavoro sono molto gravosi, le pressioni che vengono fatte sugli operai sono eccessive, le loro condizioni di vita e di sicurezza molto carenti.

Apple si giustifica affermando che ha un codice di condotta sottoscritto dai suoi fornitori, che fissa il tetto dell’orario settimanale degli operai a 60 ore.  Peccato che il NYT racconti che un operaio qualificato guadagna circa 8-90 dollari al mese, mentre l’Istituto Nazionale Cinese di Statistica pubblica che il reddito medio di un abitante cinese delle aree urbane è di circa 316 dollari al mese.

Ad ogni modo, la casa di Cupertino ha imposto la restituzione di diversi milioni di dollari alle ditte che, addirittura, avevano chiesto agli operai come “contributo di assunzione” per ottenere il lavoro. Purtroppo, non ha ritenuto di approfondire maggiormente cosa potesse esserci dietro la richiesta di un oneroso balzello ai disoccupati da assumere. Caporalato? Ellis Island?

Apple ed i suoi beni voluttuari sono davvero un costo che l’Umanità può permettersi?

originale postato su demata

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