Pensioni, il postino bussa sempre due volte

4 Dic

Che l’intervento sulle pensioni di Elsa Fornero, attuato un anno fa, avesse portato più spese e più caos era ormai sotto gli occhi di tutti, inclusa la Corte dei Conti che, recentemente, aveva espresso preoccupazione ed incluso l’INPS con cui il ministro battibecca di consueto. Così arriva la Riforma Fornero bis che porta il limite dell’età pensionabile ordinaria a 70 anni, con uscita a 66 anni e tre mesi e chi vorrà potrà lavorare fino a 75.

Peccato che chiunque abbia iniziato a pagare contributi dall’età di diciotto anni (ovvero come dovrebbe essere normale) si ritrovi a compiere il 42esimo anno lavorativo all’età di 60 anni e non di 66 e tre mesi.

Dunque, la nuova riforma di Elsa Fornero colpirà solo coloro che abbiano iniziato a versare contributi dai 30 anni in poi, ovvero gli attuali quarantenni vessati da contratti e termine e precariato. Il tutto dopo aver colpito, dodici mesi fa, i nati tra il 1955 ed il 1965, che si son visti, per la seconda volta in 20 anni, allontanare di un bel tot l’età pensionabile.

Perchè questo intervento draconiano? Per due motivi, solo due motivi.

Il primo è quello di voler salvaguardare ad ogni costo i circa 700.000 pensionati che percepiscono pensioni superiori ai 3.000 euro mensili, di cui fanno parte, ad esempio, tanti medici e professionisti della stampa e della tv.

Il secondo è che non si vuole assolutamente introdurre, in Italia, la liberalizzazione del sistema assicurativo (previdenziale e sanitario), con il risultato incredibile che la metà degli italiani paga contributi mensili elevati – se raffontati ad USA ed Eurolandia – ricevendo una pensione ed un’assistenza sanitaria indegne di un paese come il nostro.

That’s Fornero. Se qualcuno volesse andare a votare a febbraio, l’occasione è buona …

Leggi anche Pensioni: 10 miliardi di troppo

originale postato su demata

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Una Risposta to “Pensioni, il postino bussa sempre due volte”

  1. Giò dicembre 4, 2012 a 9:25 am #

    Il buon senso, come al solito manca sempre ai nostri politici o tecnici che siano.
    Se quando hanno cominciato a parlare e ad attuare le varie riforme pensionistiche con scalini, scaloni e via discorrendo avessero mantenuto la discrezionalità di andarsene o restare dopo i famosi 40 anni, le persone al lavoro non sarebbero fuggite, non appena possibile in previsione di una situazione assai peggiore per il futuro.
    C’è gente che ama il proprio lavoro e ritiene l’ingresso in quiescenza quasi un affronto personale.
    Perchè obbligare a restare e non permettere invece di rimanere a chi lo avesse voluto?
    La solita scusa dell’Europa, naturalmente: l’Europa ciha detto di… Peccato che l’Italia abbia ottemperato ai ‘consigli’ europei preminentemente quando le ha fatto comodo..
    Quante multe europee abbiamo pagato? Quanti denari abbiamo sperperato? E sono soldi nostri, ovvero dei contribuenti, onesti, sfruttati e vilipesi.

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