Pensioni: 10 miliardi di troppo

9 Nov

La scorsa estate, per l’esattezza venerdì 10 agosto 2012, l’ISTAT ha pubblicato i dati del 2010 riguardanti le pensioni, gli importi, la distribuzione eccetera.

Una statistica di cui nessuno ha parlato, che offre uno spaccato ‘very impressive’ del declino italiano.

Precisiamo, innanzitutto, che pressochè tutti i pensionati attuali arrivano dal ‘vecchio sistema’ che prevedeva che la pensione fosse pari – più o meno – all’ultimo stipendio e non computata in base a quanto versato, ovvero contributiva. Un distinguo importante visto che molti degli attuali pensionati non hanno effettivamente versato quanto ricevuto con il TFR e quanto ricevono e riceveranno come pensione, tredicesime incluse.

Cosa raccontano i dati?

Innanzitutto, che in Italia ci sono un paio di milioni di invalidi che se la passano abbastanza male, visto che le ‘pensioni’ al di sotto dei 500 euro mensili riguardano prevalentemente loro. Persone bisognose che avrebbero diritto ad un ‘salario minimo’ e che vengono bistrattate in nome di quel 0,1% – od anche meno – che i media chiamano ‘falsi invalidi’. Due milioni di persone che si arrangiano con poche centinaia di euro e che non fanno notizia.

Poi, prendiamo atto che due terzi dei pensionati vivono con un reddito netto inferiore ai 1.100 euro mensili, il che ci dimostra che tagliare le pensioni è un atto di iniqua follia e che la proposta Veltroni-Damiano sul salario minimo è sproporzionata.

Infine, scopriamo che ci sono 776.609 italiani che vivono nel lusso, nonostante la Crisi, percependo pensioni di almeno 3.000 euro mensili. E non pochi percepiscono pensioni ben oltre i 3.000 euro, per le quali è abbastanza difficile supporre che siano stati versati gli stessi contributi che stanno versando le generazioni attualmente al lavoro.

Una vera vergogna dato che, se i 776mila pensionati percepissero ‘solo’ 3.000 euro mensili di rendita, tredicesima inclusa, ne verrebbe un costo per lo Stato di 30.287.751.000 euro, dieci miliardi in meno di quanto spendiamo oggi. Ebbene si, se questi signori si accontentassero di una pensione netta di circa 2.500 euro mensili (equivalenti ai 3000 lordi), l’Italia risparmierebbe circa 10 miliardi l’anno.

Dieci miliardi che nessuno mai ha accantonato per intero e che, in dieci anni, rappresentano 100 miliardi di euro, ovvero circa metà dell’overflow del debito pubblico accumulato nel decennio. Non è un caso che Mario Monti ha promesso all’Europa il reiquilibrio dell’Italia a partire dal 2020, quando inizierà a sentirsi l’effetto delle generazioni ancora al lavoro, che percepiranno pensioni effettivamente accantonate, ed una buona parte di questi fortunati baby boomers avrà lasciato questa valle di lacrime.

Dieci miliardi che diventerebbero addirittura 15, se le pensioni ‘versione lusso’ venissero abolite e si fissasse un tetto di 2.500 euro lordi per tutti e tutto. Miliardi, tanti, che rappresentano una distorsione del sistema assicurativo italiano fin dal 1992, allorchè Giuliano Amato, riformando le pensioni in modo piuttosto discutibile, andò a creare questa situazione. Se qualcuno fosse a caccia delle cause del disavanzo italiano, è avvisato.

Non parliamo di diritti acquisiti, visto che nessuno versò sufficienti somme, se confrontate con le nuove generazioni. E non parliamo di pensionati sul lastrico, dato che con ‘soli’ 3.000 euro al mese la maggior parte degli abitanti di questo pianeta si sentirebbe più che benestante.

Una questione, visto che parliamo anche di soldi mai accantonati dai lavoratori, che poco o nulla dovrebbe avere a che vedere con la costituzionalità di eventuali tagli votati in Parlamento. Una questione che qualunque apparato, salvo il Parlamento, non può gestire od arbitrare, perchè opererebbe in conflitto di interessi, visto che si tratta anche delle loro pensioni.
Una questione che, dunque, dovrebbe essere di sola competenza del Parlamento. Anche per questo diamo i vitalizi ai parlamentari, per consentirgli la necessaria autonomia.

Un nodo generazionale che sta alimentando la crisi italiana e che impedisce di operare con equità, alimentando l’antipolitica, l’esasperazione popolare, le soluzioni giustizialiste.
Un atto di irresponsabilità e di iniquo egoismo da parte di una generazione, che ci impedisce di sostenere la nascita di un welfare sostenibile e solidale, ovvero come dovrebbe essere, e che è una delle concause del deficit italiano e del degrado sociale ed istituzionale in cui viviamo.
La causa principale del downgrade di un paese che in tal modo non può badare alla crescita ed al futuro e che può garantire stabilità solo a condizione di esaudire pedissequamente la Casta.

Un’ennesima prova che Mario Monti e questo Parlamento non stanno badando ad altro che a tutelare i cosiddetti ‘diritti acquisiti’, ovvero gli interessi delle banche e dell’anziano ceto dominante.
Esattamente coloro che hanno causato la situazione in cui siamo.

Qualcosa su cui ‘i giovani’ Renzi, Vendola, Alfano, Casini, Meloni, Maroni (come l’M5S, Forza Nuova od i partiti meridionali) dovrebbero aver, almeno loro, qualcosa da dire o da ridire.

originale postato su demata

9 Risposte to “Pensioni: 10 miliardi di troppo”

  1. fabiorandonneur novembre 9, 2012 a 4:02 pm #

    La mia pensione supera i 3000 euro al mese e, con tutti i contributi pagati in parte dai miei datori di lavoro ed in parte dal sottoscritto, ritengo di averla guadagnata fino all’ultimo centesimo. Tra l’altro percepisco lo stesso importo di 8 anni fà e non ho più diritto agli aumenti ISTAT. Chiunque tenti di espropriarmene un parte verrà da me considerato come un volgare brigante da strada. Ovviamente niente di personale caro Demata.

    • demata novembre 9, 2012 a 5:19 pm #

      Raccolgo l’osservazione e le faccio notare che lei ‘ritiene’ di aver versato (con i suoi datori di lavoro) quanto necessario a garantirle una rendita pensionistica superiore ai 3.000 euro.
      E’ una cosa possibile, ma a condizione che lei/loro abbiate sottoscritto qualche assicurazione pensionistica o qualche fondo apposito in epoche anteriori al 1995, dopo di che gli interessi sugli accantonamenti divennero inferiori al 4% effettivo.
      Nel caso così non fosse, dubito che sia stato possibile accantonare il capitale necessario ad una pensione over3000 più adeguato TFR.
      Ovviamente, non ne faccio un caso personale od individuale, sto parlando del sistema di accantonamento e riconoscimento.
      Non a caso Giuliano Amato dovette intervenire nel 1992 con la ben nota riforma: gli accantonamenti con il sistema di ‘quella generazione’ non bastavano a coprire il flusso pensionistico, vuoi perchè l’inflazione (ed il costo del denaro) andavano normalizzandosi cuoi perchè i babyboomers pensionandi erano troppi (e necessitavano di troppo) rispetto a chi nato dopo con una demografia calante.
      Per questo nel 1992 l’Italia passò al sistema contributivo. Purtroppo avrebbe dovuto farlo a 360 gradi, attuando il salario/pensione minimo (assistenza) per tutti quei pensionati che con il cambiamento si sarebbero trovati al di sotto degli attuali 600 euro. Invece si preferì la ‘strategia’ degli scaloni, grazie alla quale solo da poco affluiscono al sistema dei pensionati che abbiano maturato una certa parte della rendita con il contributivo.

      Quanto al resto io non parlo di espropri e nel caso userei il termine ‘requisizione’, che implica comunque l’intervento di una istituzione e non di una milizia.
      Penso però che esiste un overflow di circa 10 miliardi sulle pensioni, che con un gentlemen agreement tra nonni, padri, nipoti e pronipoti potrebbe tanto aiutare l’Italia: basterebbe ‘sforbiciare’ le pensioni al livello di 3000 lordi massimo.
      Tenga conto che chi è al lavoro vede stipendi, tasse, carriere e mobilità in recessione e chi è a scuola sa che preso un diploma od una laurea sarà dura.
      Uno sforzo da parte di chi vuo di mostrare, anche in età avanzata, di ‘esserci’ ed essere in grado di fare la propria parte. Un’intesa generazionale, in cui si parli non solo delle vostre pensioni, ma anche di quelle dei precari che ormai hanno 40-45 anni. Come degli stipendi di fasci alta che andrebebro adeguati al potenziale del paese, che non è più quello di 20 o 40 anni fa. Come i costi della politica ovviamente.
      Un debito al 130% non si ‘svuota’ – riportandolo al 70% – con 10-20 miliardi fortunosamente raschiati con pesantissime tasse e balzelli. E’ necessaria una manovra da 30-40 miliardi tra una tantum (patrimoniale, concessioni 99ennali) ed a regime (downgrade pensioni-stipendi topclass, -25% spese personale pubblico). Non solo soluzioni dettate da una preconcetta idea: è che qualunque altro scenario o non funziona o genera conseguenze peggiorative. Saluti.

      • fabiorandonneur novembre 9, 2012 a 8:17 pm #

        Salve,
        qualcuno ha utilizzato il mio account per lasciare il commento precedente. La prego di cancellarlo in quanto non è stato scritto da me.

  2. frank de ville novembre 10, 2012 a 7:44 pm #

    Si continua a parlare di sostenibilità dei conti INPS, ma, quando vado a segnalare una situazione sconcertante nei conti del bilancio INPS, nessuno da seguito a questa notizia.
    Quel nessuno comprende la maggior parte dei politici, giornalisti della carta stampata e televisiva, sindacati, ecc. ecc.

    Sostenibilità finanziaria conti INPS: Ecco dove, ogni anno, è possibile recuperare 4 MILIARDI DI EURO .

    Gli ex-dirigenti d’azienda in pensione, quest’anno procureranno alle casse dell’INPS un PASSIVO DI 4 MILIARDI DI EURO !!!

    I dirigenti in attività sono circa 38 mila, quelli in pensione sono solo 126 mila, ma percepiscono mensilmente una pensione media di 4.727 euro,
    a fronte di una pensione media dei lavoratori dipendenti operai ed impiegati di 1.206 euro.

    Breve cronologia:

    Il 1° gennaio 2003 l’ I N P D A I ( fondo pensione dei dirigenti d’azienda ) viene fatto confluire nell’ I N P S .
    Decisione dovuta al continuo deterioramento del conto economico del fondo INPDAI che inevitabilmente avrebbe portato in passivo il bilancio del fondo: cosa che si è puntualmente verificata.

    In questi ultimi 10 ANNI il passivo accumulato è quantificabile in circa 23 MILIARDI DI EURO.

    Per sanare questa sconcertante ed inconcepibile anomalia la ricetta è semplice: diminuire l’importo delle pensioni erogate ai dirigenti in pensione ed aumentare i contributi a carico dei dirigenti in attività.
    Per farlo occorre la volontà politica che , purtroppo in Italia manca.

    Per il fondo lavoratori dipendenti “in senso stretto” per l’anno 2012 si prevede un attivo di circa 10 MILIARDI !!!

    Se si vuole iniziare, cominciamo da qui e probabilmente la ministra fornero avrà meno contestazioni.

    Fonte dati bilancio di previsione 2012 INPS

    • demata novembre 11, 2012 a 8:24 am #

      Vero, verissimo.
      Anche io come lei sono a conoscenza dei 4 mld di deficit derivanti dall’assorbimento delle pensioni dei dirigenti d’azienda nell’INPS.
      E’ uno scandalo di cui nessuno parla.

    • Paolo novembre 11, 2012 a 9:26 am #

      Dirigenti in pensione quindi a spese di impiegati ed operai per dirla semplice. Altro che pensioni “guadagnate” fino all’ultimo centesimo. Per non parlare poi della fusione di Inpdap con Inps, altra vergogna nazionale. Più facile parlare dei “falsi invalidi” e di spesa “improduttiva” per i disabili. I parassiti sono altri e i conti lo dicono chiaro. Fornero e Monti alle Barbados.

  3. Paolo novembre 10, 2012 a 10:22 pm #

    Caro Demata ho 45 anni e mi rispecchio quasi perfettamente in ciò che dici. Dico quasi solo perché. ho la fortuna di un lavoro a tempo indeterminato. Ineccepibile il tuo articolo ed anche la tua risposta. sopra. Un analisi finalmente lucida sulle pensioni in Italia. Forse unica perché tocca un grande tabù: la pesante responsabilità – mascherata con il comodo alibi del “diritto “ – delle vecchie generazioni nello sfascio di questo Paese per di più scaricata sui figli. Se chi ha di più poi non ha nemmeno coscienza del prezzo al quale questo sta avvenendo allora la situazione è tanto più grave. Inutile sperare in una ripresa a breve di questo Paese in questo stato di cose. Grazie per lo splendido post.

  4. Valentino Amadio marzo 26, 2013 a 11:28 pm #

    Io penso che il sistema antecedente alla riforma Fornero era giusto; lo scalone Maroni avrebbe portato alla quota 100 (almeno 35 anni di versamenti sommati all’età anagrafica). Diciamo il reale motivo per cui si è fatta questa riforma, tra l’altro caldeggiata per favorire i giovani, quando tutti sanno che con i tempi che corrono nessun giovane arriverà mai ad avere una continuità di lavoro che lo porterà a versare contributi che oggi devono essere di 43 anni o almeno di 20 anni per chi vorrà l’assegno di almeno 500 €: il reale motivo è dato dal fatto che mandando in pensione un lavoratore che lavorava per una struttura privata con la riforma Maroni che aveva 61 anni e 36 anni di contributi nel 2014 (2015 avrebbe preso la pensione perchè c’era la finestra di un anno), se questo lavoratore stava versando €. 20.000 di contributi, non solo non avrebbe più dato luogo a questi versamenti, ma ne avrebbe presi altrettanti di pensione, per cui allo Stato sarebbe costato circa €. 40.000; lo Stato per recuperare questi €.40.000, doveva prevedere che l’Azienda privata assumesse almeno 3 nuove persone (visto che i salari dei nuovi assunti sono notevolmente più bassi da chi lavora da 36 anni), cosa impossibile visto lo stato di crisi. E allora che fare? Semplice, allungare i tempi pensionistici ad un problema che riemergerà fra 5-6 anni. Chiaramente a nessuno è fregato che quel lavoratore si era riscattata una laurea per arrivare alla pensione secondo legge vigente.Forse la migliore cosa sarebbe stata quella di rivedere alcuni errori fatti in precedenza e correggerli, tipo il famoso ricongiungimento per stranieri verso i loro figli e relativa elargizione di una pensione a chi non ha versato il minimo di un contributo. Ma di questo nessuno parla e vorrei capire perchè. E poi non mi si venga a dire che degli esodati nessuno sapeva nulla; destra e sinistra sapevano bene quale fosse il numero degli esodati, non vorrei pensare che non fosse così, altrimenti mi verrebbe da dire che sono emeriti incompetenti e che dovrebbero andarsene a casa, come lo slogan di Grillo spesso cita.

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