PD al 40%? Un’altra barzelletta di Renzi …

22 Ott

Matteo Renzi, al PalaOlimpico di Torino annuncia «con me Pd al 40 per cento, con loro al 25». Numeri che non hanno il conforto dell’ufficialità e che, più che verificati, andrebbero interpretati.

Infatti, è del tutto impossibile che il Partito Democratico raggiunga il 40% dei voti, specialmente se i sondaggi SWG ormai declinano un ‘testa a testa’ con il Movimento Cinque Stelle per maggior numero di voti.

Dato che altri sondaggi ci dicono che il 60% degli italiani si asterrà o voterà M5S, l’unico modo per il quale il PD possa raggiungere un iperbolico 40% dei voti è quello di raccogliere – magari con un’apposita legge elettorale – il corpus post-democristiano del PdL che scalpita per arrivare ad una Grosse Koalition, per governare anche durante la prossima legislatura.

Un’idea che appare vecchia, nei tempi, e rabberciata, nei numeri, come quella di una premiership di Mario Monti futuro leader di coalizione, e che non tiene conto che nessun governo potrebbe sopravvivere in Parlamento sotto il fuoco incrociato di Lega, SEL, IdV, M5S e, forse, Autonomie e/o Forza Nuova.

Un’idea – quella di una III Repubblica fortemente consociativa – che Nicki Vendola stronca sul nascere, dai tipi dell’Unità: “a me sembra che coccolare i potenti che hanno fatto il bello e cattivo tempo, quelli che hanno cavalcato il puledro del berlusconismo, e che ora cercano nuovi puledri per continuare a vincere, descrive una prospettiva di trasformismo“.

Inoltre, le proposte che arrivano da Cofferati e Damiano sul salario minimo, almeno alle famiglie, e sullo svecchiamento della P.A. con pensionamento dopo 35 anni, sono gli strumenti di cui ci dovremo dotare, nel SudEuropa, per superare la Crisi nei prossimi anni.
Proposte, che sarebbero forse anche recepibile dal Terzo Polo, se non a Destra, se contenute entro il 50% dei salari reali, riformando il sistema ei contratti nazionali e potenziando la lotta al lavoro nero.

Ipotesi, tutte da verificare, che Renzi non menziona e non affronta. Eppure, non dimentichiamo che, negli Stati Uniti, per una decina di anni furono necessari aiuti, sussidi e persino gli ‘unemployed camp’, per chi non aveva più nulla, e travagliata da continui ed anche violenti scioperi. Come Mario Monti ben sa, gli aiuti sociali scaturiti dalla Grande Crisi ebbe effettiva fine in USA solo con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale e la nascita del ‘compesso industrial-militare’, ma questa è un’altra storia.

Che saranno ‘lacrime e sangue’ è cosa certa. Non a caso, Matteo Renzi, già fiero sostenitore di Mario Monti e delle misure adottate dal suo governo, si ricorda che «chi vi dice che la crisi è finita vi prende in giro. La crisi non ha una fine, è un cambiamento. Ed è anche una opportunità. Noi siamo di sinistra perché non abbiamo paura del futuro».

Beato Renzi e chi gli crede.

Fatto sta che Vendola gli ricorda che i “tuoi sponsor sono il vecchio che si ricicla” e la Camusso, ad ogni buon fine, sottolinea “voterò chi parla di lavoro“.

originale postato su demata

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