D’Alema, il rinnovatore?

17 Ott

Bersani, come riporta La Stampa, ha chiarito che “non chiederà di candidarsi” a Massimo D’Alema, ma anche che “D’Alema lo conosco bene, e dico che contro il concetto di rottamazione combatterà fino alla morte. Per quel che riguarda il concetto di rinnovamento, ci lavoreremo tutti assieme.”

Un colpo al cerchio ed uno alla botte, mentre la gerontocrazia di sinistra trema al pensiero che ‘si consegni il partito a Renzi’ e mentre decine tra ex ministri e veterani d’aula non sanno se saranno in lista, dato che le poltrone ‘blindate’ dalla cosiddetta lista di partito non saranno tutte, come col Porcellum, ma solo una quarantina.

Questa sì che è crisi della politica e dei partiti: meno sedie di quanti sono i fondoschiena, visto che si devono anche accorpare comuni e province.

Una titubanza del Partito Democratico che è leggibile anche nel Programma, che è un contenitore di contenuti solo enunciati, e nella reazione verso una Legge di Stabilità che così malferma e così ‘peggiore’ eravamo tutti bravi a farla: qualunque circolo del golf o del bridge ne avrebbe potuto produrre una simile.

E, come al solito, quando è l’ora di ‘avanzare’, quella di raccogliere i frutti del pessimo lavoro altrui, il Partito Democratico traballa e rinuncia a mettere in campo l’innovazione, il coraggio, l’imprenditorialità, l’equità, la tradizione mitteleuropea di cui si ammanta, evidentemente impropriamente.

Inoltre, il ‘fenomeno Renzi’ non esprime altro che un contesto socioculturale ben radicato nel Partito Democratico, seppure avulso alla sua tradizione, e non v’ altro da dire che ‘il partito’ farebbe bene ad interrogarsi su cosa è diventato, piuttosto che lanciare anatemi contro il futuro che è cresciuto al suo interno, in 20 anni di egemonia dalemiana e veltroniana. Il vuoto arriva da lontano.

Ed, in tutto questo, se i big sono Bersani, Renzi e Vendola, gli elettori – sinistri, destri e centristi – non possono altro che chiedersi quali tecnici e quali soluzioni ci aspettano, visto che non basta il buon Fassina a riformare l’Italia intera e visto che di errori dramamtici se ne son fatti, dalle riforme del lavoro di Bassolino e del compianto Biagi al caos del Titolo V della Costituzione, riformato da D’Alema ed Amato, al disastro pansioni-welfare di Amato e Damiano od alla voragine Sanità di Bindi-Balduzzi, per finire al famigerato Capitolone di Fioroni, dopo il quale le scuole non hanno visto più un soldo.

E qui ritorniamo al dunque: i candidati del Pd.
Veltroni, il sindaco delle buche stradali e della sovraesposizione finanziaria, ha fatto il beau geste, si spera riconoscendo qualche suo errore.
Perchè dovrebbero candidarsi od essere candidati personaggi come D’Alema, Amato, Bindi, Damiano, Ferrero, Turco, Fioroni e quant’altri che siano stati promotori di leggi dimostratesi disastrose o scellerate?

Per quale motivo un partito si dovrebbe avventurare alle elezioni con una tale caduta di immagine?

A proposito, notavo che Bersani ha parlato di “concetto di rinnovamento”, non di ‘rinnovamento’ in se e per se …

originale postato su demata

 

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